DAVID LEVITHAN.
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OGNI GIORNO.
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Titolo originale: EVERY DAY.
Traduzione di: ALESSANDRO MARI.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ogni giorno un corpo diverso. Ogni giorno una vita diversa. Ogni giorno innamorato della stessa ragazza.
Da quando  nato, A si risveglia ogni giorno in un corpo diverso. Per ventiquattro ore abita il corpo di un suo coetaneo, che poi  costretto ad abbandonare quando il giorno finisce. Affezionarsi alle esistenze che sfiora  un lusso che non pu permettersi, influenzarle un peccato di cui non vuole macchiarsi. Quando per conosce Rhiannon, chiudere gli occhi e riprendere il cammino da nomade  impossibile: per la prima volta innamorato, A cerca di stabilire un contatto, di spiegare la sua maledizione, fino a convincere Rhiannon che  tutto vero, che quello che ogni giorno si presenta da lei  la stessa persona, anche se in un corpo diverso. Rhiannon sinnamora a sua volta dellanima di A, ma dimenticare il suo involucro  difficile, e pian piano la relazione con i mille volti di A si fa pi delicata di un vetro sottile. Nel disperato tentativo di non perderla, A tradisce le sue regole, inizia a lasciare nelle esistenze quotidiane tracce e strascichi del suo passaggio, e qualcuno se ne accorge.
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L'AUTORE.
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David Levithan  nato nel 1972 in New Jersey.  direttore editoriale di Scholastic Press e fondatore di PUSH, il marchio Scholastic specializzato nella ricerca di nuove voci e nuovi autori. Con Rizzoli ha pubblicato Boy Meets Boy, vincitore del Lambda Literary Award. Alluscita in libreria, Ogni giorno si  assestato stabilmente nella classifica del New York Times dei libri pi venduti. Il suo sito internet   www.davidlevithan.com
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A Paige. Che tu possa trovare la felicit ogni giorno.
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Giorno 5994.
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Mi sveglio.
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Devo immediatamente capire chi sono. E non mi riferisco solo al corpo. Non basta aprire gli
occhi e scoprire se la carnagione del mio braccio  chiara o scura, se ho i capelli lunghi o corti, se sono
grasso o magro, maschio o femmina, se ho cicatrici o una pelle liscia e vellutata. Il corpo  la cosa pi
semplice a cui adattarsi quando si  abituati ad averne uno nuovo a ogni risveglio.  la vita, il contesto
attorno al corpo, che a volte  difficile comprendere.
Ogni giorno sono una persona diversa. Sono me stesso  so di essere me stesso  ma nello
stesso tempo sono qualcun altro.
 sempre stato cos.
Le informazioni di cui ho bisogno sono l che mi aspettano. Mi sveglio, apro gli occhi, mi rendo
conto che questo  un nuovo mattino, un nuovo posto. Ecco affiorare i dettagli biografici, un regalo di
benvenuto da parte di quellangolo della mente che non mi appartiene. Oggi sono Justin. Non so come,
ma lo so. Mi chiamo Justin. Allo stesso tempo, per, so di non essere davvero Justin. Mi limiter a
prendere in prestito la sua vita per un giorno. Con unocchiata capisco di trovarmi in camera sua.
Questa  casa sua. La sveglia si disattiver fra sette minuti.
Non sono mai la stessa persona due volte, ma in passato sono gi stato un tipo simile a Justin:
vestiti sparsi dappertutto; molti pi videogiochi che libri. Justin dorme in boxer. Fuma, a giudicare dal
sapore che ha in bocca, ma non tanto da desiderare una sigaretta appena sveglio.
Buongiorno, Justin dico per ascoltare il suono della sua voce. Basso. La voce nella mia mente
 sempre diversa.
Justin non si prende molta cura di s. Il cuoio capelluto prude. Gli occhi non vogliono saperne
di restare aperti. Non ha dormito molto.
Ho gi la sensazione che questa giornata non mi piacer.
Quando capito nel corpo di qualcuno che non mi va a genio, devo comunque rispettarlo, per
quanto sia difficile. In passato ho rovinato la vita ad alcune persone, e ho scoperto che ogni errore
commesso finisce per tormentarmi. Perci cerco di fare attenzione.
Per esperienza posso dire che abito sempre individui della mia et. Non passo da un sedicenne a
un sessantenne; al momento ci sono soltanto sedicenni. Non so di preciso come funziona, o perch. Ho
smesso di domandarmelo da un bel pezzo. Non arriver mai a capirlo, cos come chiunque altro non
capir mai la propria vita. Insomma, dopo un po non resta che accettare pacificamente che si esiste.
Non c modo di comprenderne la ragione. Si possono avere delle teorie, ma non si potr mai contare su una prova concreta.
Ho accesso ai fatti, non ai sentimenti. So che questa  la stanza di Justin, ma non so se a lui
piaccia. Ha in mente di uccidere i genitori nella camera qui accanto, o si sentirebbe perso se sua madre
non entrasse come al solito per assicurarsi che sia sveglio? Proprio non posso dirlo.  come se una
precisa parte di me andasse a sostituire quella stessa, precisa parte della persona in cui mi trovo. E
anche se sono felice di poter continuare a ragionare con la mia mente, un indizio su come ragiona
laltro ogni tanto tornerebbe utile. Custodiamo tutti dei misteri, specie se ci guardiamo da dentro.
La sveglia finalmente si zittisce. Recupero una maglia e un paio di jeans, ma qualcosa mi dice
che ho scelto la stessa maglia che Justin indossava ieri. Ne prendo unaltra. Porto i vestiti in bagno, e
dopo la doccia mi vesto. I genitori di Justin sono in cucina. Non immaginano che qualcosa sia cambiato.
Sedici anni sono un bel po di tempo per fare pratica. Di regola non commetto errori. Non pi.
 facile decifrare i suoi genitori. Di mattina Justin non parla molto, quindi non sono tenuto a
farlo. Ormai sono diventato piuttosto bravo a intuire le aspettative o lindifferenza altrui. Butto gi un paio di cucchiaiate di cereali, abbandono la tazza nel lavello senza risciacquarla, recupero le chiavi dellauto di Justin ed esco.
Ieri ero una ragazza di una citt a due ore da qui; il giorno prima un ragazzo a tre ore di distanza da lei. Comincio gi a dimenticare i dettagli delle loro vite. Devo farlo, altrimenti non ricorderei chi sono davvero.
Lautoradio di Justin  sintonizzata su una pessima stazione che trasmette pessima musica, e i
deejay fanno pessime battute nel tentativo di tirare mezzogiorno. Non mi serve sapere altro, davvero.
Accedo alla mente di Justin solo per capire come arrivare a scuola, dove parcheggiare, a quale
armadietto andare. La combinazione. I nomi degli studenti che Justin riconosce nei corridoi.
A volte non riesco proprio a sostenerla, questa trafila: mi manca la voglia di andare a scuola e di
capire come arrivare a sera. In quei casi dico che non mi sento bene e rimango a letto, a leggere un po.
Ma anche questa routine pu diventare noiosa, e la prospettiva di una nuova scuola, di nuovi amici per
un giorno, torna a intrigarmi. Per un giorno.
Sto prendendo i libri di Justin dallarmadietto quando avverto una presenza. Mi volto, e mi
ritrovo davanti una ragazza trasparente: esitante e in attesa, nervosa e adorante. Non mi serve un
accesso per sapere che si tratta della ragazza di Justin. Nessun altro reagirebbe cos di fronte a lui. 
carina, ma non se ne rende conto; nasconde il viso dietro i capelli,  un po felice e un po no di vedermi.
Si chiama Rhiannon. E per un istante  la frazione di un secondo  penso che s,  il nome
appropriato. Non so perch. Non la conosco. Eppure mi sembra appropriato.
Non si tratta di un pensiero di Justin.  mio. Provo a ignorarlo. Non  con me che Rhiannon vuole parlare.
Ehi dico con estrema disinvoltura.
Ehi mormora lei di rimando.
Tiene gli occhi bassi, sulle sue Converse: le ha personalizzate, disegnando tutto attorno alle
suole il profilo di una citt. Tra lei e Justin  successo qualcosa, ma non so bene cosa. Probabilmente
qualcosa di cui Justin non si  neppure accorto.
Tutto bene? chiedo.
Per quanto si sforzi, Rhiannon non riesce a mascherare il suo stupore. Non  una domanda che Justin le rivolge spesso.
Ma anche se  strano, voglio saperlo davvero. E il fatto che a Justin non interesserebbe, me lo fa desiderare ancora di pi.
Certo dice lei, nientaffatto sicura.
Trovare il suo sguardo  difficile. Per esperienza so che ogni ragazza dallaria qualunque
custodisce dentro di s una verit decisiva. Rhiannon nasconde bene la propria, ma vorrebbe che io la
notassi. O meglio, vorrebbe che Justin la notasse. Quella verit  l, poco al di fuori della mia portata.
Un suono che aspetta di farsi parola.
Rhiannon  cos triste che non si accorge nemmeno di quanto sia evidente la sua infelicit. La
capisco  s, per un momento ne ho la pretesa; poi per da dentro quella tristezza brilla un sorprendente
lampo di determinazione. Dimpavidit, persino.
Leva gli occhi da terra e incrocia il mio sguardo. Chiede: Ce lhai con me?
Non mi viene in mente nessuna ragione per avercela con lei. Semmai ce lho con Justin che la
tratta cos. La mortificazione  evidentissima, il linguaggio corporeo di Rhiannon non fa che
sottolinearlo. Quando  in compagnia di Justin, questa ragazza rimpicciolisce.
No dico. Per niente.
Le dico ci che vuole sentire, ma non mi crede. Le offro le parole giuste, ma  sospettosa e teme
che nascondano una minaccia.
Non sono affari miei. Lo so. Sono qui per un giorno. Non posso risolvere i problemi del
fidanzato di chicchessia. Non dovrei alterare la vita di nessuno.
Mi volto, recupero i libri, chiudo larmadietto. Rhiannon non si muove, paralizzata dalla
profonda, disperata solitudine di una pessima relazione.
Hai ancora voglia di pranzare con me, oggi? chiede.
Risponderle di no semplificherebbe le cose. Mi succede spesso: la vita dellaltra persona
comincia a risucchiarmi, e io mi precipito nella direzione opposta.
Eppure c qualcosa in Rhiannon  quella citt sulle scarpe, quel lampo di determinazione,
quellinutile tristezza  che ha ormai acceso in me la voglia di scoprire quale sia la parola a cui dar
forma quel suono, quando smetter di essere soltanto un suono. Nel corso degli anni ho incontrato
parecchie persone senza arrivare a conoscerle per davvero, e invece stamattina, in questo luogo, alla
presenza di questa ragazza, avverto il pi languido dei richiami: voglio sapere. E in un momento di
debolezza o di audacia, decido di assecondare quel richiamo. Decido di saperne di pi.
Certo dico. Perfetto.
Ancora una volta decifrare Rhiannon  un gioco da ragazzi. Sono stato troppo entusiasta. Justin non  mai entusiasta.
Pu andare aggiungo.
 sollevata. O quantomeno prova quel po di sollievo che  disposta a concedersi. Una forma
molto prudente di sollievo. Accedo in Justin, scopro che stanno insieme da un annetto buono. Nulla di
pi. Justin non ricorda date precise.
Rhiannon mi prende per mano.  una sensazione davvero bella, e proprio non me laspettavo.
Sono felice che tu non ce labbia con me dice. Voglio solo che vada tutto bene.
Annuisco. Se la vita mi ha insegnato qualcosa,  che il nostro unico desiderio  che tutto vada
bene. Non ci spingiamo a immaginare qualcosa di fantastico, meraviglioso o strabiliante; ci
accontentiamo di sperare che tutto vada bene perch, il pi delle volte, quel bene  abbastanza.
La campanella della prima ora sta suonando.
A dopo dico.
 una promessa elementare, ma agli occhi di Rhiannon rappresenta il mondo.
Allinizio era difficile vivere senza instaurare legami duraturi, e senza poter mai incidere sulla
vita degli altri. Anni fa desideravo amicizia e intimit. Mi gettavo a capofitto nelle relazioni senza
preoccuparmi di quanto in fretta, e drasticamente, si sarebbero poi concluse. Prendevo sul personale la
vita degli altri. Milludevo che i loro amici potessero essere i miei, che i loro genitori potessero essere i
miei. Ma dopo qualche tempo ho dovuto smetterla. Vivere cos tante separazioni mi spezzava il cuore.
Sono un vagabondo, e anche se la mia condizione comporta un certo grado di solitudine, mi
regala un notevole senso di liberazione. Non sar mai costretto a definire me stesso a partire da qualcun
altro. Non soffrir mai la pressione delle occhiate, il fardello delle aspettative dei genitori. Ai miei
occhi ogni individuo si presenta come la parte di un tutto, e io posso concentrarmi su quel tutto meglio
di chiunque altro. Non sono accecato dal passato, n motivato dal futuro. Mi concentro sul presente
perch  la sola dimensione che sono destinato a vivere.
Imparo. Capita che minsegnino qualcosa che mi  gi stato insegnato dozzine di volte, ma capita anche che mi insegnino qualcosa di nuovo. Accedendo a un corpo, a una mente, scopro quali informazioni vi sono custodite, e quando lo faccio, imparo. La conoscenza  lunica cosa che tengo con me quando vado via.
Conosco molte cose che Justin ignora, e che non imparer mai. Mi siedo al suo banco per lora
di matematica, apro il suo quaderno, scrivo alcune frasi che Justin non ha mai avuto occasione di
ascoltare. Shakespeare, Kerouac e Dickinson. Domani, un giorno o magari mai, Justin si trover
davanti queste parole scritte di suo pugno, e si domander da dove provengano, e di chi siano.
 lunica interferenza che posso concedermi.
Tutto il resto devessere fatto senza lasciare tracce.
Rhiannon  ancora con me. Alcuni suoi particolari, intendo. Brandelli della memoria di Justin.
Piccole cose, come la piega naturale dei suoi capelli, quel modo di mangiarsi le unghie, la sua voce
carica di determinazione e arrendevolezza. Dettagli casuali. La vedo ballare col nonno di Justin, che
aveva chiesto di danzare con una bella ragazza; la vedo coprirsi gli occhi durante un film dellorrore e
sbirciare attraverso le dita per godersi la paura. Sono i ricordi belli. Non guardo gli altri.
Prima di pranzo mimbatto in lei una volta sola. Un incontro frettoloso in corridoio, tra la prima
e la seconda ora. Lei si avvicina, io mi ritrovo a sorriderle, e lei ricambia. Tutto qui. Semplice e
complicato, come gran parte delle cose vere. Dopodich mi sorprendo a cercarla alla fine della seconda
ora, e al termine della terza e della quarta. Ho la sensazione di non governare i miei impulsi. Voglio
vederla. Semplice. Complicato.
Allora di pranzo sono esausto. Il corpo di Justin  stremato dal poco sonno e io, dentro di lui,
sono stremato dallirrequietezza e dai troppi pensieri.
Aspetto Rhiannon allarmadietto. Ecco il suono della prima campanella. E il secondo. Rhiannon
non c. Forse lappuntamento era da unaltra parte. Forse Justin ha dimenticato il loro solito ritrovo.
Se  cos, per, Rhiannon deve essere abituata alla sbadataggine di Justin, e difatti, quando sono
ormai sul punto di rinunciare,  lei a trovarmi. Il corridoio  quasi deserto, la campanella  suonata da
un po. Rhiannon si avvicina pi di quanto non abbia fatto la prima volta.
Ehi dico.
Ehi dice lei.
Mi studia.  Justin a prendere liniziativa.  Justin a sapere sempre che cosa fare.  Justin a
decidere per tutti e due.
 deprimente.
Lho visto succedere troppe volte. La devozione incondizionata. Tollerare la paura di essere con
la persona sbagliata perch non si vuole affrontare quella di stare soli. Una speranza colorata dal
dubbio, un dubbio colorato di speranza. Riconoscere un sentimento cos sul viso di qualcuno mi
sconforta. Ma i lineamenti di Rhiannon non comunicano solo semplice delusione. Parlano anche di
dolcezza. Una dolcezza che Justin non arriver mai e poi mai ad apprezzare. Per me  limpida, ma
nessunaltro sembra riconoscerla.
Infilo i libri nellarmadietto. Le vado incontro e le appoggio con delicatezza la mano sul
braccio.
Non rifletto sulle mie azioni. Mi limito ad agire.
Andiamo da qualche parte dico. Dove hai voglia di andare?
Sono abbastanza vicino per notare che ha gli occhi azzurri; abbastanza vicino per rendermi
conto che nessuno si avvicina mai abbastanza per notare che ha gli occhi azzurri.
Non lo so risponde.
La prendo per mano.
Andiamo dico.
Non sono pi irrequieto: adesso sono avventato. Stiamo gi camminando mano nella mano,
ormai corriamo mano nella mano. Ci abbandoniamo alla sensazione vertiginosa di tenere il passo
dellaltro, attraversiamo la scuola a rotta di collo, e il mondo attorno a noi non  altro che un
susseguirsi di immagini sfocate. Ridiamo, c allegria. Lasciamo i libri di Rhiannon nel suo armadietto
e usciamo fuori. Dove c la luce del sole. Gli alberi. Dove tutto  meno opprimente. Salendo a bordo
dellauto di Justin infrango tutte le regole. Le infrango girando la chiave nel quadro dellaccensione.
Dove hai voglia di andare? le chiedo di nuovo. Dico davvero, dove ti piacerebbe andare?
Sulle prime non mi rendo conto di quanto tutto dipenda dalla sua risposta: se dicesse, andiamo
al centro commerciale, mi disconnetterei; se dicesse, portami a casa tua, mi disconnetterei; se dicesse, a
dire la verit non vorrei perdere la lezione della sesta ora, mi disconnetterei. E farei bene. Non dovrei
comportarmi cos.
Ma Rhiannon dice: Alloceano. Portami alloceano.
E allora ecco stabilirsi fra di noi una connessione.
Impieghiamo unora per arrivare.  fine settembre nel Maryland. Le foglie non hanno ancora
cominciato a ingiallire, ma sembra che ci stiano pensando; le tonalit di verde sono smorzate, sbiadite.
Il colore  dietro langolo.
Lascio che sia Rhiannon a occuparsi dellautoradio, e anche se la mia decisione sembra stupirla,
non me ne preoccupo. Non ne posso pi del chiasso e dellimpertinenza della stazione preferita di
Justin, e ho la sensazione che anche Rhiannon ne abbia abbastanza. E difatti eccola portare in macchina
un po di melodia. Una canzone che conosco. La canto.
And if I only could, Id make a deal with God
Adesso Rhiannon passa dalla sorpresa al sospetto. Justin non canta mai.
Che ti succede? chiede.
 la musica le dico.
Ah.
No, davvero.
Mi guarda a lungo. Poi sorride.
Se  cos dice, e con un colpetto sui tasti dellautoradio trova unaltra canzone.
Presto ci ritroviamo a cantare a squarciagola. Una canzone pop leggera come un palloncino, ma
che per questo ci solleva sempre di pi mentre la intoniamo.
 come se ogni precedente tensione si allentasse. Rhiannon smette di pensare a quanto sia
strano questo momento. Si concede di esserne parte.
Voglio regalarle una bella giornata. Solo una bella giornata. Ho vagato a lungo senza uno
scopo, eppure ho la sensazione che oggi invece uno, per quanto fugace, mi sia stato affidato: questo.
Ho a disposizione una giornata, e perch non renderla una giornata piacevole? Perch non condividerla
con qualcuno? Perch non lasciarmi rapire dalla musica, e vedere quanto a lungo pu durare
questattimo? Le regole si possono cancellare. Posso prendere. Posso dare.
Alla fine della canzone Rhiannon abbassa il finestrino e fa danzare la mano nellaria, e una
nuova musica penetra nellabitacolo. Allora io abbasso gli altri finestrini, accelero finch il vento non
ci scompiglia i capelli, dandoci limpressione che lauto non esista pi: siamo noi la velocit; questa
corsa siamo noi. Ecco unaltra bella canzone, rialzo i finestrini, e stavolta prendo la mano di Rhiannon.
Guido cos per miglia, facendole qualche domanda. Come stanno i suoi genitori. Come va a casa, ora
che sua sorella  al college. Come vanno le cose a scuola questanno.
Fatica a rispondere. Esordisce sempre con la frase non saprei. Ma il pi delle volte lo sa, devo
solo concederle il tempo e lo spazio necessari per articolare una risposta. Sua madre sta bene; suo padre
pi o meno. Sua sorella non chiama mai, ma la capisce. La scuola  la scuola: Rhiannon vorrebbe che
finisse presto, e la prospettiva non la spaventa, perch cos potr capire cosa la aspetta.
Mi chiede come la penso io, e cos le dico: Cerco di vivere giorno per giorno.
Non  molto, ma  qualcosa. Guardiamo gli alberi, il cielo, i cartelli, la strada. Non smettiamo
di cantare. Il mondo, adesso, siamo noi. E cantiamo con lo stesso senso di abbandono, senza badare
troppo a inseguire le note e le parole giuste. E mentre cantiamo, ci guardiamo. Non siamo due solisti:
siamo un duo che non si prende troppo sul serio.  una forma di conversazione: si pu imparare molto
su una persona dalle storie che racconta, ma anche da come canta, se preferisce che i finestrini siano
abbassati oppure no, se vive seguendo gli schemi o allavventura, se sente il richiamo delloceano.
 lei a spiegarmi la strada. Luscita dellautostrada. Strade secondarie e deserte. Non  estate,
non  un weekend. Siamo nel bel mezzo di un luned, e nessunaltro sta andando alla spiaggia.
Dovrei essere a lezione dinglese dice Rhiannon.
Io di biologia dico, accedendo in Justin e dando unocchiata al suo orario.
Proseguiamo. Stamattina, quando ci siamo incontrati, Rhiannon sembrava sulle spine, mentre
adesso si muove in un territorio meno selvaggio, pi accogliente.
Sono conscio del pericolo. Justin non si comporta bene con lei.  chiaro. Se accedo ai brutti
ricordi trovo lacrime, litigi e qualche momento passabile. Lei c sempre stata per lui, e Justin lo
apprezza, cos come apprezza che Rhiannon piaccia ai suoi amici. Ma non si tratta di amore. Rhiannon
 rimasta aggrappata alla speranza tanto a lungo da non accorgersi che non resta pi molto in cui
sperare. Insieme non condividono silenzi, soltanto chiasso. In particolare quello di Justin. E se mi
sforzassi, potrei scendere in profondit nelle loro discussioni e riesumare i cocci che Justin ha
collezionato dopo averla fatta a pezzi molte volte. Se fossi lui, troverei in Rhiannon qualcosa che non
va. Proprio adesso. Glielo direi. Glielo griderei in faccia. La distruggerei. La rimetterei al suo posto.
Ma non ce la faccio. Non sono Justin. Anche se lei non lo sa.
Divertiamoci e basta dico.
Ci sto ribatte lei. Non sai quante volte ho pensato di scappare e finalmente lo sto facendo.
Per un giorno.  bello essere al di l del vetro invece che guardare dalla finestra. Non mi capita
spesso.
C molto, di lei, che vorrei sapere. Mentre parliamo, per, ho anche la sensazione che
Rhiannon abbia in s qualcosa che conosco gi. E quando capir di cosa si tratta, allora noi due ci
riconosceremo. Ci ritroveremo.
Parcheggiamo, e ci incamminiamo verso loceano. Ci siamo sfilati le scarpe, le abbiamo lasciate
sotto i sedili, e una volta sulla sabbia, mentre mi chino per arrotolare i jeans, Rhiannon corre via. Cos,
quando risollevo lo sguardo, la vedo sulla spiaggia, mentre fa una piroetta, scalcia la sabbia e mi
chiama. Per un istante tutto  leggerezza. Rhiannon  cos felice che non posso fare a meno di
fermarmi, e ammirarla. Testimoniare. Impormi di ricordare.
Forza grida. Vieni!
Non sono chi credi che io sia, vorrei dirle. Ma come posso dirglielo?  ovvio che non ci sia un
modo.
La spiaggia  tutta per noi, loceano  tutto per noi. Lei  tutta per me. Io sono tutto per lei.
Una parte dellinfanzia  infantile, unaltra  sacra, e noi due ritroviamo questultima
allimprovviso, mentre corriamo sulla battigia con il primo schiaffo dacqua gelida contro le caviglie,
per poi tuffare le mani in acqua e catturare qualche conchiglia prima che la corrente ce la porti via. Io e
Rhiannon torniamo in un mondo capace di uno scintillio, e lo esploriamo passo dopo passo.
Allarghiamo le braccia come se volessimo abbracciare il vento. Rhiannon mi schizza per gioco, io mi
preparo al contrattacco. Ci bagnamo pantaloni e magliette, ma non importa. Non abbiamo pensieri.
Mi chiede di aiutarla a costruire un castello di sabbia, e quando mi chino mi racconta di lei e
della sorella; insieme non hanno mai fatto un castello di sabbia, perch tra loro c sempre stata
competizione: sua sorella si preoccupava che fosse il pi grande possibile, mentre a Rhiannon
interessavano i dettagli, e tentava di trasformare ogni castello in una casa per le bambole, quella che
non ha mai posseduto. Colgo uneco della vita passata di Rhiannon, come vedo affiorare le torrette
dalle sue mani che si schiudono. Nei miei ricordi non c traccia di castelli di sabbia, ma la mia
memoria deve conservarne unidea, perch ho limpressione di sapere come farne uno.
Una volta finito, torniamo alloceano per risciacquarci le mani. Mi guardo indietro e osservo le
nostre orme fondersi in un unico sentiero.
Cosa c? mi chiede Rhiannon notando la mia espressione.
Come spiegarle? Lunico modo che conosco : Grazie.
Mi guarda come se non avesse mai sentito questa parola prima dora.
Per cosa? domanda.
Per questo dico. Per tutto questo.
La fuga. Lacqua. Le onde. Lei.  come se avessimo allungato una gamba, e con un passo
fossimo usciti dal tempo. Anche se forse una dimensione del genere non esiste.
Una parte di Rhiannon resta guardinga, in attesa di un capovolgimento, del momento in cui tutta
la gioia si trasformer in dolore.
Tranquilla le dico.  bello essere felici.
I suoi occhi si gonfiano di lacrime. La stringo fra le braccia.  la cosa peggiore da fare. E la
migliore. Devo fidarmi delle mie parole: la mia felicit  sempre cos effimera che nel mio vocabolario
non c nemmeno, come parola.
Sono felice dice Rhiannon. Davvero.
Justin si prenderebbe gioco di lei. Justin la butterebbe nella sabbia, e ne farebbe ci che vuole.
Justin non sarebbe mai venuto qui.
Ne ho abbastanza di non provare emozioni. Voglio poter stabilire una connessione tra di noi.
Voglio essere qui con lei. Voglio incarnare un ragazzo allaltezza delle sue aspettative, anche se per il
poco tempo che mi  concesso.
Loceano suona la sua musica, il vento inscena la sua danza, e noi prendiamo parte allo
spettacolo; dapprima concentrandoci su noi stessi, poi lasciandoci pervadere dalla sensazione che stia
accadendo qualcosa di pi grande. Di maestoso.
Che cosa succede? chiede Rhiannon.
Shhh dico. Non chiederlo.
Mi bacia.  da anni che non bacio qualcuno.  da anni che non mi concedo un bacio. Le labbra
di Rhiannon sono morbide come petali di fiore, e tuttavia racchiudono una grande intensit. Io la bacio
con lentezza, lascio che ogni istante si riversi nel successivo. Assaporo la sua pelle, il respiro. Mi godo
il nostro contatto, indugio in quel calore. Lei ha chi occhi chiusi, io aperti. Voglio ricordare tutto, non
una singola sensazione. Voglio ricordare questesperienza per intero.
 un bacio. Niente di pi, e niente di meno. Ogni tanto Rhiannon sembra volerlo spingere pi in
l, ma io non voglio. Faccio correre le dita lungo il profilo delle sue spalle, lei muove le sue
carezzandomi la schiena. Le bacio il collo. Lei mi bacia poco sotto lorecchio. Ci prendiamo una pausa,
ci sorridiamo. Vertiginosa incredulit, incredula vertigine. Rhiannon dovrebbe essere a lezione
dinglese. Io di biologia. Non saremmo dovuti venire alloceano. Ci siamo ribellati alla giornata che ci
aspettava.
Camminiamo sulla spiaggia mano nella mano, e il sole intanto si abbassa nel cielo. Non penso
al passato. N al futuro. Sono immensamente grato al sole, allacqua, alla sensazione dei miei piedi che
affondano nella sabbia, e della mia mano che stringe la sua.
Dovremmo farlo ogni luned dice. E marted. E mercoled. E gioved. E venerd.
Cos finiremmo per annoiarci ribatto.  meglio una sola volta.
Quindi non lo rifaremo mai pi? La mia risposta non le  piaciuta.
Be, mai dire mai.
Io mai non lo dico mai.
In spiaggia  arrivato qualcuno. Anziani che si godono una passeggiata pomeridiana. Alcuni ci
rivolgono un cenno, altri salutano. Noi ricambiamo. Nessuno ci domanda perch siamo qui. Nessuno ci
chiede nulla. Siamo solo parte del momento, come tutto il resto.
Il sole cala, e lo stesso fa la temperatura. Rhiannon inizia a tremare, cos smetto di tenerle la
mano e la cingo con un braccio. Lei mi chiede di tornare alla macchina e prendere la coperta
dellamore. La trovo nel bagagliaio, sepolta sotto bottiglie di birra vuote e altra robaccia di Justin. Mi
domando quante volte sia servita allo scopo, ma non accedo per rievocare quei particolari ricordi.
Invece porto con me la coperta e la stendo sulla spiaggia. Mi siedo, la faccia rivolta al sole; Rhiannon
mi si sdraia accanto. Osserviamo le nuvole. Ci separa un solo respiro, e noi ce ne riempiamo i polmoni.
 una delle nostre migliori giornate dice Rhiannon.
Trovo la sua mano senza voltare la testa.
Parlami di altre giornate cos le dico.
Non saprei
Solo una. La prima che ti viene in mente.
Rhiannon ci riflette per un secondo. Dopodich scuote la testa.  sciocco.
Dai.
Si volta, avvicina la mano al mio petto; disegna dei cerchi. Non so perch, ma la prima che mi
viene in mente  una sfilata madre-figlia. Prometti che non riderai?
Prometto.
Mi studia. Si convince della mia sincerit.
Ero in quarta elementare, o gi di l. Da Renwick avevano organizzato una raccolta di
beneficienza per le vittime di un uragano, e avevano invitato la nostra classe a partecipare. Non ho
chiesto il permesso a mia madre, ho firmato e basta, e quando sono tornata a casa per dirglielo be,
conosci mia madre: era terrorizzata. Andare al supermercato era gi troppo. Ma una sfilata di moda? Di
fronte a degli estranei? Ha reagito come se le avessi chiesto di posare per Playboy. Oddio, non farmici
pensare.
Adesso la sua mano riposa sul mio petto. Rhiannon guarda il cielo.
Per non ha detto di no, e forse mi rendo conto solo adesso di cosa le ho fatto passare.
Comunque non mi ha costretto a tornare dallinsegnante, e a farmi depennare dalla lista dei
partecipanti. No, quando  arrivato il giorno, siamo andate da Renwick e ci siamo fatte trovare dove ci
avevano detto di farci trovare. Credevo che ci avrebbero dato degli abiti coordinati, uno per ciascuna, e
invece no. In pratica ci hanno messo a disposizione lintero negozio. E siccome eravamo l, abbiamo
provato tutto. Io sono finita in un abito azzurrino, tutto balze. Sofisticatissimo.
Sono sicuro che fosse di gran classe.
Mi d un buffetto. Sta zitto. Lasciami raccontare.
Le trattengo la mano sul mio petto. Mi tiro su e le do un bacio veloce.
Va avanti dico.  una sensazione magnifica. Nessuno mi ha mai raccontato una storia. Di
regola mi limito a scoprirle da solo perch so bene che, se qualcuno racconta una storia, lo fa perch
venga ricordata. E io non ho garanzie da offrire a proposito. Non posso sapere se una storia rimarr nel
corpo che mi ospita, dopo che lavr abbandonato. E lasciare che qualcuno si fidi, per vedere poi tradita
quella fiducia,  una crudelt. Di regola non mi assumo una responsabilit del genere.
Ma Rhiannon  irresistibile.
E cos eccomi nel mio vestito da aspirante reginetta del ballo. Poi  venuto il turno di mamma.
Mi ha lasciato di stucco, perch anche lei ha provato parecchi abiti. Non lavevo mai vista cos in
ghingheri. E la cosa pi stupefacente  che, ai miei occhi, Cenerentola era lei. Non io.
Dopo la scelta dellabito siamo passate al trucco, e al resto. Mi aspettavo che mia madre desse
di matto, invece si  divertita; non hanno esagerato col trucco, le hanno messo giusto un po di colore.
Era bella. Conoscendola adesso  difficile crederlo, ma quel giorno sembrava una star del cinema. Tutte
le altre mamme si sono complimentate con lei. E quando  arrivato il momento della sfilata, siamo
andate in passerella, e il pubblico ha applaudito. Io e mamma sorridevamo, ed era tutto vero, capisci?
Non abbiamo tenuto i vestiti, ma durante il viaggio di ritorno mamma non faceva che ripetere
che la sfilata era stata indimenticabile. Una volta a casa, pap ci ha guardato come se fossimo delle
aliene, ma poi ha deciso di stare al gioco; insomma, invece di perdere la pazienza ha cominciato a
chiamarci supermodelle, e ci ha pregato di ripetere la sfilata in soggiorno per lui. E noi lo abbiamo
fatto. Non immagini le risate. E basta, tutto qui. Fine della giornata. Da allora mamma non si  pi
truccata. E io non sono diventata una supermodella. Ma questo pomeriggio mi ricorda quel giorno.
Unevasione da tutto il resto, dico bene?
Penso di s rispondo.
Non riesco a credere di avertelo raccontato.
Perch?
Perch? Non saprei.  una sciocchezza.
No,  una bella giornata.
E tu? Cosa mi racconti?
Non ho mai partecipato a una sfilata madre-figlia scherzo. Anche se, a dire il vero, in un paio
di occasioni mi  capitato.
Mi d un colpetto sulla spalla. Dai, raccontami una giornata simile a questa.
Accedo alla memoria di Justin e scopro che si  trasferito in citt a dodici anni. Perci un
qualunque avvenimento anteriore, che non coinvolge Rhiannon, non dovrebbe espormi ad alcun
pericolo. Potrei trovare un ricordo di Justin e condividerlo, ma non mi va. Ho voglia di regalare a
Rhiannon qualcosa di mio.
C stato un giorno, quando avevo undici anni. Mi sforzo di ricordare il nome del ragazzino a
cui apparteneva il corpo che mi ospitava, ma non mi viene. Giocavo a nascondino con degli amici. E
sto parlando della versione pi brutale del nascondino. Eravamo in un bosco, e chiss perch ho deciso
di arrampicarmi su un albero. Non mi ero mai arrampicato prima, credo. Per ce nera uno con alcuni
rami pi bassi, e ho iniziato a salire; mi  venuto naturale come camminare. Nella mia mente
quellalbero  alto centinaia di metri. Migliaia. A un certo punto ho superato la linea delle altre chiome.
Mi arrampicavo, e attorno a me non cerano pi alberi. Cero solo io, aggrappato al tronco, lontano da
terra.
Riaffiorano altri dettagli. Laltezza. La citt sotto di me.
 stato magico dico. Non saprei come altro descriverlo. I miei amici venivano scoperti,
gridavano, e la partita era ormai alla fine, ma io ero altrove. Dominavo il mondo, ed  unesperienza
straordinaria quando accade la prima volta. Non avevo mai volato. E non sono neanche sicuro che
allepoca fossi gi salito su un grattacielo. Cos eccomi al di sopra di tutto ci che conoscevo. Ero in un
posto speciale, ed ero arrivato lass da solo. Nessuno si era offerto di portarmici. Nessuno mi aveva
detto di farlo. Mi ero arrampicato, non mi ero dato per vinto, ed ecco la mia ricompensa: vedere il
mondo dallalto, ed essere solo con me stesso. Era proprio ci di cui avevo bisogno.
Rhiannon si accoccola contro di me.  meraviglioso sussurra.
Gi.
 successo in Minnesota?
A dire il vero in Carolina del Nord, ma accedendo in Justin scopro che s, per lui devessersi
trattato del Minnesota. Annuisco.
Sai quale altro giorno mi ricorda questo? chiede Rhiannon, accoccolandosi meglio, pi
vicino.
Sistemo il braccio, cos stiamo tutti e due pi comodi. Dimmi.
Il nostro secondo appuntamento.
Ma questo  il nostro primo appuntamento, penso, per quanto sia ridicolo.
Davvero? chiedo.
Ricordi?
Cerco di capire se Justin abbia memoria del loro secondo appuntamento. No.
La festa da Dack? suggerisce lei.
Ancora niente.
Gi temporeggio.
Non so se vale come secondo appuntamento, ma era la seconda volta che uscivamo insieme. E
tu eri cos dolce. Prometti di non arrabbiarti?
Mi domando dove ci porter tutto questo.
Prometto, nulla potrebbe farmi arrabbiare in questo momento. Mi segno sul cuore per
rassicurarla.
Sorride. Daccordo.  che negli ultimi tempi  come se fossi sempre di corsa. In pratica 
come fare sesso e non essere davvero intimi. Non che mi dispiaccia. Cio,  divertente, ma di tanto
in tanto  bello trascorrere anche dei momenti cos. E alla festa di Dack sembrava che tu avessi a
disposizione tutto il tempo del mondo, e che avessi voglia di passarlo con me.  stato fantastico.
Allepoca mi guardavi per davvero. Era come be, come se ti fossi arrampicato su quellalbero e
avessi trovato me in cima, e avessi voluto condividere con me quellattimo. Ricordi? A un certo punto
mi hai fatto spostare un po perch il chiaro di luna milluminasse. Fa risplendere la tua pelle hai
detto. E io mi sentivo risplendere perch tu e la luna mi guardavate.
Mi domando se Rhiannon si renda conto che adesso, invece,  la calda luce dellorizzonte a
farla risplendere, mentre questo non-pi-giorno diventa non-ancora-notte. Mi chino su di lei diventando
unombra. La bacio una volta, poi ci abbracciamo, chiudiamo gli occhi, scivoliamo nel sonno. E cos
provo una sensazione a me sconosciuta. Una vicinanza non soltanto fisica. Una connessione che stride
col fatto che ci siamo incontrati una sola volta. Una sensazione che pu provenire solo dal pi euforico
dei sentimenti: un senso di reciproca appartenenza.
Com lattimo in cui ci sinnamora? Come pu una frazione di tempo cos infinitesimale
racchiudere una tale immensit? Dun tratto capisco perch le persone credano nei dj-vu e nelle vite
passate: tutti gli anni che trascorriamo sulla terra non potrebbero mai contenere ci che provo adesso.
Lattimo in cui ci sinnamora sembra preceduto da secoli, generazioni:  come se ogni particella si
riordinasse affinch questa precisa, memorabile intersezione si avveri. Nel cuore, nelle ossa, non
importa quanto lo si ritenga sciocco, ecco schiudersi la sensazione che il passato non poteva che
condurci qui; ogni freccia segreta puntava in questa direzione. Luniverso e il tempo erano allopera da
decenni, e adesso non resta che prenderne atto. Adesso non resta che arrivare l dove si era da sempre
destinati ad arrivare.
 il telefono a svegliarci unora pi tardi.
Tengo gli occhi chiusi. Sento Rhiannon mugugnare. Dice a sua madre che torner presto.
Lacqua ormai  diventata scura, il cielo  inchiostrato di blu. Laria gelida ci si avvinghia
intorno con tutto il suo peso, cos raccogliamo la coperta e lasciamo unaltra serie dimpronte sulla
sabbia.
Rhiannon  il navigatore, io il pilota. Lei parla, io ascolto. Cantiamo ancora. Alla fine mi si
appoggia alla spalla, e io le permetto di restare l e dormicchiare un altro po. Di sognare un altro po.
Cerco di non pensare a ci che accadr.
Cerco di non pensare alla conclusione di questa storia.
Non ho mai guardato gli altri dormire. Non cos. Rhiannon  lesatto contrario della ragazza che
ho incontrato stamattina; la sua vulnerabilit adesso  assoluta, eppure d limpressione di sentirsi al
sicuro. Osservo il suo petto sollevarsi e riabbassarsi, la vedo agitarsi e poi rilassarsi. La sveglio soltanto
per chiederle quale strada prendere.
Negli ultimi dieci minuti mi parla di ci che ci aspetta domani.  difficile prendere parte alla
conversazione.
So che non potremo rifarlo, ma voglio vederti per pranzo dice.
Annuisco.
E magari potremmo inventarci qualcosa dopo la scuola.
Magari. Scusa, ma adesso non riesco a pensare a domani.
Per lei  comprensibile. Capisco. Domani  domani. Lasciamo che questa giornata si concluda
con una nota felice.
Una volta rientrato nei confini della citt, posso accedere alla mente di Justin e trovare la strada
senza doverle chiedere aiuto. Per vorrei perdermi. Per prolungare questo momento. Per fuggirlo.
Eccoci dice Rhiannon mentre ci avviciniamo al vialetto di casa sua.
Accosto. Apro la serratura centralizzata.
Lei si sporge e mi bacia. Il suo sapore, lodore, il suono del suo respiro, la vista del suo corpo
che si allontana da me ridesta ciascuno dei miei sensi.
Ecco la nota felice dice. E prima che io possa aggiungere altro, scende dallauto e svanisce.
Non ho tempo di dirle addio.
Suppongo, a ragione, che i genitori di Justin siano abituati al fatto che il figlio sia spesso fuori
casa e che manchi per cena. Lo rimproverano, ma ho limpressione che tutti si comportino in modo
meccanico, e quando Justin si precipita in camera sua, va in scena lultimo atto della replica dello
stesso spettacolo.
Dovrei sbrigare i compiti di Justin  sono molto scrupoloso riguardo a queste cose, se sono in
grado di farle  ma il pensiero di Rhiannon mi assilla. La immagino a casa sua. La immagino
camminare a un metro da terra, felice della giornata trascorsa insieme. La immagino convincersi che le
cose sono finalmente cambiate, e anche Justin.
Non avrei dovuto. So che non avrei dovuto. Ma mi  parso che fosse luniverso a suggerirmi di
farlo.
Mi tormento per ore. Non posso tornare indietro. Non posso dimenticare.
Una volta mi sono innamorato, o perlomeno cos avevo creduto fino a oggi. Si chiamava
Brennan, e malgrado la relazione si basasse soprattutto sulle parole, mi era parsa reale. Come uno
sciocco, avevo immaginato un futuro insieme. Ma io e Brennan non avremmo mai potuto avere un
futuro. Avevo cercato di lasciarmi trasportare dalla corrente, ma non ne ero stato capace.
In ogni caso si era trattato di unesperienza assai meno complicata di quella vissuta oggi. Una
cosa  innamorarsi, unaltra invece  avere la sensazione che qualcuno si sia innamorato di te, e sentirsi
responsabili nei confronti di quellamore.
Non potr restare in questo corpo. Anche se non andassi a dormire, il passaggio avverr. Un
tempo credevo che rimanendo sveglio sarei potuto restare, ma quando ci avevo provato, ero stato
comunque strappato via dal corpo, ed era stato un vero e proprio strappo: ogni singola terminazione
nervosa aveva sofferto il dolore della rottura, e dopo il dolore si era amalgamato per formare qualcosa
di nuovo. Da allora vado a dormire ogni notte.  inutile opporsi.
Devo chiamarla. Il suo numero  qui, nel telefono di Justin. Non posso lasciarle credere che
domani ricapiter.
Ehi risponde.
Ehi dico.
Grazie ancora per oggi.
Gi.
Non vorrei farlo. Non vorrei rovinare tutto. Ma quali alternative ho?
Proseguo. A proposito di oggi.
Non starai per dirmi che non possiamo bigiare tutti i giorni? Non  da te.
Non  da me.
Gi dico. Per non potr andare sempre cos. Lo sai. Non pu.
Rhiannon tace. Ha intuito che qualcosa non va.
Certo dice poi con circospezione. Ma forse le cose possono migliorare.
Non saprei ribatto. In ogni caso volevo dirtelo. Quello che  successo oggi, be,  successo
oggi.
Lo so.
Okay.
Okay.
Sospiro.
Esiste leventualit che, chiss come, sia riuscito a lasciare un segno in Justin. Esiste
leventualit che la sua vita possa cambiare per davvero. Che lui possa cambiare. Ma non potr mai
saperlo. Quasi mai incontro di nuovo un corpo gi visitato. E, comunque, di solito accade mesi o anni
dopo. Sempre che me ne renda conto.
Voglio che Justin la tratti meglio. Ma devo impedire a Rhiannon di crearsi delle aspettative.
Tutto qui dico. Sembra una cosa che direbbe Justin.
Be, ci vediamo domani.
S.
Grazie ancora per oggi. Non so in che guaio ci siamo cacciati con la scuola, ma non importa.
Qualunque cosa accada domani, ne  valsa la pena.
Gi.
Ti amo dice.
E vorrei dirlo a mia volta. Vorrei risponderle ti amo anchio. Adesso, in questo preciso
momento, ogni parte di me lo desidera. Ma  una sensazione che durer solo per qualche altra ora.
Dormi bene la saluto. E appendo.
C un appunto sulla scrivania di Justin.
Ricordati che ami Rhiannon, ho scritto di suo pugno.
Dubito che Justin ricorder di averlo fatto.
Mi metto davanti al suo computer. Apro il mio account di posta elettronica, digito il nome di
Rhiannon, il suo numero di telefono, lindirizzo email, e anche lemail e la password di Justin. Prendo
nota della giornata. E mi spedisco tutto.
Poi cancello la cronologia di Justin.
 dura.
Ormai sono abituato a ci che sono. Alla mia vita.
Non ho mai voglia di restare. Sono sempre pronto ad andare via.
Ma non stasera.
Stasera sono tormentato dal fatto che domani Justin sar qui, e io no.
Avrei voglia di restare.
Prego di poter restare.
Chiudo gli occhi e mi auguro di restare.
...
.
...
Giorno 5995.
...
.
...
Mi sveglio ripensando a ieri. Ricordare mi d gioia; il dolore, invece, proviene dalla
consapevolezza che si sia trattato di ieri.
Non sono pi nel letto di Justin, non sono pi nel suo corpo.
Oggi sono Leslie Wong. Non ho sentito la sveglia, e sua madre  furiosa.
Alzati! grida scrollando il mio nuovo corpo. Tra venti minuti Owen se ne va!
Va bene, mamma mi lamento.
Mamma! Non voglio neanche immaginare cosa direbbe tua madre se fosse qui!
Accedo in tutta fretta in Leslie. Nonna, allora. La mamma  gi andata al lavoro.
Mentre sono sotto la doccia, per quanto mi sforzi di tenere a mente che devo sbrigarmi, mi
assento per un minuto; sono certo di aver sognato Rhiannon, e mi domando: se il sogno  cominciato
mentre mi trovavo ancora nel corpo di Justin, lui ha continuato a sognarla? Si sveglier con pensieri
dolci su di lei?
Oppure  stato un sogno tutto mio?
Leslie! Spicciati!
Esco dalla doccia, mi asciugo, mi vesto in fretta. Da quanto posso notare, Leslie non  una
ragazza popolare. Le poche fotografie di amici che ha in camera sembrano tutto fuorch ispirate, e il
suo guardaroba  pi adatto a una tredicenne piuttosto che a una regazza di sedici.
Vado in cucina, e nonna mi scruta.
Non dimenticare il clarinetto mi ammonisce.
Non preoccuparti mugugno.
Al tavolo c un ragazzo che mi guarda in cagnesco. Presumo che sia il fratello di Leslie. Poi ne
ho la certezza. Owen. Pi grande. Il mio passaggio per la scuola.
Ho imparato che quasi tutte le mattine, in quasi tutte le famiglie, si somigliano. Borbottii attorno
al tavolo. O, se i genitori dormono ancora, quello sgattaiolare fuori in punta di piedi. Lunico modo per
rendere linizio di una giornata ancora interessante  cercare delle variazioni.
E le variazioni di stamattina sono riconducibili a Owen, che accende uno spinello non appena
saliamo in macchina. Devessere parte della sua routine quotidiana, cos mi assicuro che Leslie non
appaia sorpresa quanto me.
Nondimeno, dopo tre minuti al volante, Owen se ne esce con: Non dire una parola. Io guardo
fuori dal finestrino. Due minuti pi tardi eccolo ribadire: Ascolta, non ho bisogno del tuo giudizio, ci
siamo capiti? Lo spinello  finito, ma non lha affatto rilassato.
Preferisco essere figlio unico. Ammetto che i fratelli, nel lungo periodo, possano dimostrarsi un
valido aiuto: qualcuno con cui condividere i segreti di famiglia, qualcuno della tua generazione che ti
rassicuri sulla veridicit dei ricordi, qualcuno che ti vede a otto anni, a diciotto e a quarantotto allo
stesso tempo, e che non ti giudica. Lo capisco. Ma nel breve periodo i fratelli sono, nella migliore delle
ipotesi, una seccatura; nella peggiore, un incubo. Quasi tutti gli abusi che ho subito durante la mia
singolare vita sono da imputare a fratelli e sorelle. E i fratelli e le sorelle maggiori sono i pi perfidi.
Allinizio ero ingenuo, pensavo che fratelli e sorelle fossero alleati per nascita, compagni naturali, e a
volte le circostanze mi davano regione: se capitavo in una famiglia in vacanza, per esempio, o in una
domenica fiacca  situazioni in cui lunica occasione di divertimento per i miei fratelli era quella di fare
comunella con me. Nella quotidianit per la regola  la competizione, non la collaborazione. E mi
domando se fratelli e sorelle non siano, in effetti, creature in grado di intuire che qualcosa, in chiunque
mi ospiti, non torna, e che quindi tentino di trarne vantaggio. Quando avevo otto anni, una sorella
maggiore mi disse che saremmo fuggiti insieme, ma arrivati in stazione si dimentic del dettaglio
insieme e mi lasci l a vagare da solo per ore, troppo spaventato per chiedere aiuto. Da ragazzo ho
avuto molti fratelli  maggiori e minori  che mi malmenavano, colpivano, prendevano a calci,
mordevano, spintonavano, e che mi hanno affibbiato pi nomignoli di quanti ne ricordi.
Il meglio che posso sperare  un fratello mite, proprio quello che mi era sembrato Owen; invece
comincio a sospettare di aver commesso un errore. Una volta a scuola, capisco che la prima
impressione era giusta. In presenza di altre persone Owen si ritrae nellinvisibilit. Mentre ci
avviciniamo allingresso tiene la testa bassa e mi lascia indietro  nessun arrivederci, o buona giornata;
solo unocchiata per accertarsi che la mia portiera sia chiusa prima di far scattare le serrature.
Che cosa guardi? chiede una voce alle mie spalle mentre osservo Owen entrare a scuola.
Mi volto, e accedo alla memoria di Leslie.
Carrie. La mia migliore amica sin dalla quarta elementare.
Mio fratello.
Perch?  un tale spreco di tempo.
Ecco la cosa strana: pensavo le stesse parole, ma quando le sento pronunciare dalla bocca di
Carrie mi metto sulla difensiva.
Non  vero dico.
Non  vero? Hai voglia di scherzare?
Penso: lei sa qualcosa che io non so. Ma decido di mordermi la lingua.
Carrie sembra sollevata di poter cambiare argomento.
Che coshai fatto ieri sera? chiede.
Alcuni ricordi frammentari di Rhiannon affiorano alla mia mente. Tenerli a bada non  facile.
Una volta sperimentata limmensit, ce la troviamo ad aspettarci ovunque posiamo lo sguardo o in ogni
parola che diciamo.
Niente di particolare proseguo, senza prendermi il disturbo di tentare un accesso in Leslie.
Questa risposta funziona sempre, a prescindere dalla domanda. E tu?
Non hai ricevuto il mio messaggio?
Farfuglio che mi  morto il telefonino.
Ecco perch non mi hai chiesto niente! Indovina Corey mi ha contattato! Abbiamo chattato
per quasi unora.
Wow.
Gi sospira Carrie, soddisfatta. Dopo tutto questo tempo! Non credevo che conoscesse il
mio nickname. Glielhai dato tu?
Altri accessi.  il genere di domanda che pu indurre allerrore. Magari non adesso, ma in
futuro. Se Leslie rispondesse di non aver parlato con Corey, e Carrie poi scoprisse il contrario, la loro
amicizia potrebbe risentirne, proprio come accadrebbe se Leslie dichiarasse di aver parlato con Corey,
e Carrie scoprisse che non  andata cos.
Corey  Corey Handlemann, un ragazzo del terzo anno per cui Carrie ha una cotta da almeno tre
settimane. Leslie non lo conosce bene, e non riesco a trovare un ricordo in cui gli comunica il nickname
di Carrie. Penso di non correre dei rischi.
No dico scrollando la testa. Non sono stata io.
Be, credo che si sia dato parecchio da fare per scoprirlo dice. (Oppure, penso io, lha
semplicemente trovato sul tuo profilo Facebook.)
Il sarcasmo mi fa subito sentire in colpa. Laspetto peggiore del rapporto con quei migliori
amici con cui non ho alcun legame  che non concedo loro il beneficio del dubbio. E lamicizia si fonda
anzitutto sul beneficio del dubbio.
Carrie  al settimo cielo per la faccenda di Corey, quindi mi fingo emozionato per lei. Solo
quando ci dividiamo per andare alla lezione della prima ora, avverto una sensazione molesta che
milludevo di poter tenere a bada: gelosia. Dentro di me non si esplicita in maniera cos precisa, ma
sono geloso perch Carrie pu avere Corey, mentre io non posso avere Rhiannon.
Ridicolo, mi mortifico. Sei ridicolo.
Uno che vive come me, non pu cedere alla gelosia. Se commetti questerrore, la gelosia ti fa a
pezzi.
Alla terza ora c lezione di musica. Dico allinsegnante di aver dimenticato il clarinetto a casa
malgrado sia nellarmadietto. Leslie si becca una nota e deve comunque partecipare alla lezione come
si trattasse di unora di studio, ma non mi dispiace.
Non ho idea di come si suoni il clarinetto.
Le voci su Carrie e Corey corrono. I nostri amici ne parlano, e quasi tutti ne sono contenti; ma
non saprei dire se siano contenti perch quei due formano una coppia perfetta o perch, finalmente,
Carrie smetter di parlarne.
Quando incontro Corey allora di pranzo sono sorpreso di scoprire quanto sia insignificante. Di
rado le persone si dimostrano attraenti quanto lo sono agli occhi di chi  innamorato di loro. E
suppongo che sia giusto cos.  piuttosto incoraggiante pensare che laffetto agisca sulla percezione
proprio come ogni altra influenza. Corey viene al nostro tavolo, ma anche se gli facciamo posto non si
ferma a mangiare con noi. Si limita a un saluto. Carrie non sembra prenderla male;  gi stordita dal
fatto che sia passato, e di non aver sognato la chiacchierata virtuale. Stenta a credere che la chat si sia
trasformata in una conversazione reale e chiss che non possa diventare altro. Come sospettavo,
per, la combriccola di Leslie non  affatto sfrenata; queste ragazze pensano ai baci, non al sesso. Le
labbra sono i cancelli del loro desiderio.
Vorrei scappare, e saltare la seconda met della giornata.
Ma senza Rhiannon non sarebbe la stessa cosa.
Mi sembra di perdere tempo. Voglio dire,  sempre stato cos. Ho limpressione che la mia vita
non abbia uno scopo.
Anche se per un pomeriggio lha avuto.
Ieri era un altro mondo. Vorrei tornarci.
Allinizio della sesta ora, dopopranzo, laltoparlante invita mio fratello a presentarsi in
presidenza.
Credo di aver sentito male, ma poi gli altri mi guardano, compresa Carrie, i cui occhi sono
carichi di piet. Devo aver sentito bene.
Non sono spaventato. Se si trattasse di qualcosa di spiacevole, avrebbero chiamato tutti e due.
Non  morto alcun membro della famiglia.
Carrie mi passa un biglietto. Cos successo?
Le rivolgo una scrollata di spalle. Come potrei saperlo?
Spero solo di non aver perso il mio passaggio per tornare a casa.
La sesta ora finisce. Raccolgo i libri e vado alla lezione dinglese. Largomento di oggi 
Beowulf, quindi sono molto preparato; lho gi studiato in pi occasioni.
Sono a dieci passi dallaula, per, quando qualcuno mi afferra.
Mi volto, ed ecco Owen.
Owen, sanguinante.
Shh dice. Vieni con me.
Cos successo? chiedo.
Sta zitta, va bene?
D unocchiata in giro per assicurarsi che nessuno lo stia seguendo. Decido di assecondarlo.
Dopotutto  pi emozionante di Beowulf.
Arriviamo a uno sgabuzzino. Owen sintrufola.
Mi prendi in giro?
Leslie.
Non c da discutere. Lo seguo. Trovo in fretta linterruttore della luce.
Ha il respiro pesante. Tace.
Dimmi cos successo.
Forse sono nei guai.
Be, ti hanno chiamato in presidenza. Perch non ci sei andato?
Ci sono andato. Prima che mi chiamassero allaltoparlante. Ma poi sono scappato.
Te la sei squagliata dalla presidenza?
Gi. Dalla sala dattesa. Sono sicuro che siano andati a controllare il mio armadietto.
Sanguina da una ferita sopra locchio.
Chi ti ha colpito?
Non importa. Sta zitta e ascoltami, va bene?
Ti ascolto, ma tu non stai dicendo niente!
Non credo che Leslie di solito gli risponda cos, ma non mi preoccupo di aver esagerato. Owen
non mi sta comunque dando retta.
Telefoneranno a casa, e ho bisogno che tu mi copra. Mi allunga le chiavi dellauto. Dopo la
scuola torna a casa e vedi com la situazione. Io poi ti chiamo.
Per fortuna so guidare. Che Leslie abbia la patente, per,  ancora da vedere.
Siccome non sollevo obiezioni, Owen interpreta la mia reazione come un tacito assenso.
Grazie dice.
Torni dal preside, adesso?
Se ne va senza rispondere.
Prima della fine della giornata Carrie ha ormai appreso la notizia. Se si tratti della verit non
importa;  questa la versione della storia che circola, e lei  orgogliosa di riferirmela.
Tuo fratello e Josh Wolf erano al campetto durante lora di pranzo, e a quanto pare hanno
litigato per una questione di droga. Dicono che tuo fratello  uno spacciatore o roba del genere. Be,
sapevo che gli piaceva lerba, ma non immaginavo che la spacciasse. Hanno portato lui e Josh in
presidenza, ma poi Owen se l svignata. Lhanno convocato, ma non credo che abbia intenzione di
tornare.
Chi te ne ha parlato? chiedo.  su di giri, si vede.
Corey! Lui non cera, ma dei ragazzi che frequenta hanno assistito alla rissa e a tutto il resto.
La vera notizia, insomma,  che Corey gliene abbia parlato. Carrie non  tanto egoista da
pretendere che mi congratuli con lei, considerato che mio fratello  nei guai. Per  chiaro quale sia
lordine delle sue priorit.
Devo tornare a casa in macchina dico. Durante la settima ora ho controllato il portafogli, e ho
scoperto con gioia che la patente c.
Ti accompagno? si offre Carrie. Non voglio che te la debba sbrigare da sola.
Per un secondo sono tentato. Ma poi immagino Carrie esibirsi in un resoconto dettagliato a
Corey di quanto accadr a casa mia. Non  certo un pensiero leale nei suoi confronti, eppure mi lascia
intendere che non la voglio con me.
Non ce n bisogno dico. Se non altro, avr loccasione di sembrare la figlia prediletta.
Carrie ridacchia, ma pi per manifestarmi il suo sostegno che per la battuta.
Di a Corey che lo saluto mi congedo scherzosamente chiudendo larmadietto.
Lei ride ancora. Stavolta di felicit.
Dov?
Linterrogatorio inizia non appena entro in cucina.
Ci sono la madre, il padre e la nonna di Leslie; non mi serve un accesso per capire che si tratta
di una situazione insolita, per le tre del pomeriggio.
Non ne ho idea dico. Sono felice che Owen non me lo abbia detto, cos non sar costretto a
mentire.
Non ne hai idea? Cosa intendi? chiede mio padre.  il capo inquisitore della famiglia.
Voglio dire che non ne ho idea. Mi ha dato le chiavi della macchina, ma non mi ha detto cosa
stava succedendo.
E tu lhai lasciato andare via?
Non  che avesse la polizia alle costole mi giustifico. Dopodich mi domando se, in effetti,
gli agenti non gli stiano dando la caccia.
Nonna sbuffa infastidita.
Lo difendi sempre cantilena mio padre. Ma stavolta no. Stavolta ci dirai tutto.
Non si rende conto di avermi aiutato. Adesso so che Leslie prende sempre le parti di Owen. Il
mio intuito non sbagliava.
Probabilmente ne sai pi di me dico.
Perch tuo fratello e Josh Wolf avrebbero dovuto litigare? chiede mia madre, sinceramente
sconcertata. Sono buoni amici!
La mia immagine mentale di Josh Wolf  quella di un ragazzo di dieci anni, e dunque mio
fratello probabilmente era un suo buon amico. Un tempo.
Siediti ordina mio padre, indicando una delle sedie della cucina.
Ubbidisco.
Allora dov?
Davvero non lo so.
Sta dicendo la verit interviene mia madre. So riconoscere quando mente.
Non ho mai preso in considerazione lipotesi di drogarmi perch ho sempre troppi fattori da
tenere sotto controllo, ma comincio a capire perch a Owen piaccia farlo.
Bene prosegue mio padre, allora rispondimi: tuo fratello  uno spacciatore?
 unottima domanda. Listinto mi dice di no. Ma molto dipende da quanto  successo al
campetto con Josh Wolf.
Perci non rispondo. Mi limito a fissarlo.
Josh Wolf dice che a vendergli la droga trovata nel suo zaino  stato tuo fratello mi incalza
mio padre. Credi che sia andata cos?
Hanno trovato della droga addosso a Owen? chiedo.
No risponde mia madre.
E nel suo armadietto? Hanno ispezionato il suo armadietto, no?
Mia madre scuote la testa.
E in camera sua? Avete trovato qualcosa in camera sua?
Mia madre sembra incredula.
So benissimo che avete frugato nella sua stanza.
Non abbiamo trovato niente dice mio padre. Non ancora. Dobbiamo guardare anche
nellauto. Quindi, se vuoi darci le chiavi
Spero che Owen sia stato abbastanza furbo da ripulire lauto. In ogni caso, non dipende da me.
Consegno le chiavi.
Da non crederci. Hanno rovistato anche in camera mia.
Mi dispiace dice mia madre dal corridoio, gli occhi gonfi di lacrime. Ha pensato che forse
tuo fratello laveva nascosta a tua insaputa.
Non c problema taglio corto per invitarla ad andarsene. Adesso mi toccher rimettere tutto
a posto.
La mia prontezza per non  sufficiente. Il telefono comincia a squillare. Cerco di evitare che
mia madre legga il nome di Owen sul display.
Ciao, Carrie dico.
Perlomeno Owen tiene la voce bassa per non farsi sentire.
Hanno dato di matto? sussurra.
Avrei voglia di ridere. Tu cosa credi?
Sono furiosi?
Hanno cercato in camera sua, ma non hanno trovato niente. Stanno ispezionando la
macchina.
Non dirle niente! sibila mia madre. Spegni il telefono.
Scusa. C mia madre, e non le va che ti parli della faccenda. Tu dove sei? A casa? Posso
richiamarti?
Non so cosa fare.
Gi, alla fine dovr tornare, no?
Ascolta, ci vediamo tra mezzora ai giardinetti, daccordo?
Adesso devo proprio andare. Ma s, lo far.
Chiudo la chiamata. Mia madre mi tiene ancora docchio.
Non sono io, quella con cui sei infuriata! le ricordo. La povera Leslie dovr rimettere in
ordine domattina  non ho voglia di capire quale sia il posto di ogni cosa. Richiederebbe troppi accessi,
e la priorit  scoprire a quali giardinetti si riferisse Owen. Forse a quelli vicini alla scuola elementare a
quattro isolati da qui. Presumo che il posto sia quello.
Uscire di casa  unimpresa. Aspetto che i tre tornino in camera di Owen per farla a pezzi di
nuovo, dopodich ne approfitto e sgattaiolo fuori dalla porta sul retro.  una manovra azzardata  non
appena si accorgeranno che sono andato via, si scatener linferno. Ma se riporter Owen a casa con
me dimenticheranno tutto.
Dovrei concentrarmi, eppure non posso fare a meno di pensare a Rhiannon. Anche la sua
giornata di scuola devessere ormai finita. Adesso  con Justin? E se  cos, lui la sta trattando bene?
Qualcosa di ieri  rimasto?
Lo spero, ma non ci conto.
Non c traccia di Owen, perci vado alle altalene e me ne resto sospeso a mezzaria per un po.
Alla fine eccolo materializzarsi sul marciapiede. Si avvicina.
Scegli sempre laltalena dice, e si siede su quella accanto alla mia.
Davvero? dico.
Gi.
Aspetto che aggiunga dellaltro. Non lo fa.
Owen chiedo allora. Cos successo?
Scuote il capo. Non vuole dirmelo.
Smetto di dondolare e pianto i piedi a terra.
 assurdo. Hai cinque secondi per sputare il rospo o me ne torno dritta a casa, e allora dovrai
cavartela da solo. Qualunque cosa accada.
Owen  sbigottito. Ma credo che le circostanze possano giustificare la furia di Leslie.
Che vuoi che dica? Josh Wolf mi procura lerba. E oggi abbiamo litigato. Secondo lui gli
dovevo dei soldi, ma non  cos. Mi ha spintonato, e ho reagito. Poi ci hanno beccato. Josh aveva la
droga, e se n uscito dicendo che glielavevo appena venduta. Il bastardo. Ho cercato di spiegare, ma
lui frequenta quei corsi avanzati e tutto il resto, perci a chi pensi che crederanno?
Ormai  davvero convinto che sia questa la verit; quando abbia cominciato a essere la verit, o
se lo sia, non saprei.
Be dico. Devi tornare. Pap ha rivoltato la tua camera da cima a fondo, ma non ha trovato
nulla. Lo stesso nel tuo armadietto, anche nella tua macchina, credo, altrimenti a questora lo saprei.
Perci per il momento la situazione  sotto controllo.
Te lo dicevo. Non c droga. Ho usato lerba stamattina. Ecco perch ne volevo altra da Josh.
Lo stesso Josh che una volta era il tuo miglior amico.
Di che parli? Non siamo pi amici da quando avevamo otto anni.
Ho la sensazione che quella sia stata lultima volta in cui Owen ha avuto un miglior amico.
Andiamo gli dico. Non  la fine del mondo.
Fai presto a dirlo.
Non mi aspettavo che pap colpisse Owen, ma non appena lo vede entrare in casa, lo manda al
tappeto.
Credo di essere lunica persona presente davvero sconvolta.
Coshai fatto? grida pap. Che idiozia, che idiozia hai combinato?
Io e mia madre interveniamo. Nonna resta in disparte e si limita a osservare; ha laria di essere
moderatamente appagata.
Non ho fatto niente! protesta Owen.
Ah, allora  per questo che sei scappato e che ti espelleranno? Perch non hai fatto niente?
Non potranno espellerlo finch non avranno ascoltato la sua versione della storia faccio
notare io, piuttosto sicuro che corrisponda al vero.
Restane fuori! mi avverte pap.
Perch non ci sediamo e ne discutiamo? suggerisce mia madre.
La rabbia si propaga da mio padre come unondata di calore. Indietreggio in un modo che credo
non sia insolito per Leslie, quando si trova in compagnia della famiglia.
 in momenti come questi che ho nostalgia per quellattimo del mattino, il risveglio, in cui non
so ancora quanta bruttezza abbia in serbo la giornata per me.
Finalmente ci sistemiamo in soggiorno. O meglio, io, Owen e mamma ci sediamo  io e Owen
sul divano, mamma su una poltrona; pap invece incombe su di noi. E nonna rimane sulla porta come
fosse di guardia.
Sei uno spacciatore! grida pap.
Non sono uno spacciatore ribatte Owen. Tanto per cominciare, se fossi uno spacciatore
avrei un mucchio di soldi. E se avessi un nascondiglio per la droga, a questora lavreste trovato.
Owen, suppongo, dovrebbe tenere la bocca chiusa.
Era Josh Wolf lo spacciatore preciso senza che nessuno me labbia chiesto. Non Owen.
Quindi tuo fratello che faceva: la comprava?
La droga non centra dice Owen. Glielhanno solo trovata addosso.
E allora perch tu e Josh avete litigato? domanda mamma, come se la lite tra quei due amici
dinfanzia fosse il fatto pi incredibile della giornata.
Una ragazza dice Owen. Litigavamo per una ragazza.
Mi domando se Owen lavesse preparata, o se gli sia venuta spontanea. In ogni caso, forse era
lunico argomento capace di rendere i nostri genitori dun tratto felici forse  troppo, ma sollevati s.
Non riuscivano ad accettare lidea che il figlio vendesse o comprasse droga, che avesse maltrattato
qualcuno o fosse stato maltrattato, ma litigare per una ragazza?  uneventualit accettabile. In
particolare perch, suppongo, Owen non ha mai menzionato una ragazza prima dora.
Owen capisce di aver guadagnato terreno, e insiste. Se lo scoprisse Oddio, non deve
scoprirlo. Certe ragazze sono felici che ci si batta per loro, ma lei no. Assolutamente.
Mamma annuisce in segno di approvazione.
Come si chiama? chiede pap.
Devo dirvelo?
S.
Natasha. Natasha Lee.
Wow, lha addirittura inventata cinese. Sbalorditivo.
Tu la conosci? mi chiede pap.
S dico.  meravigliosa. Poi mi volto e scocco unocchiataccia a Owen, trafiggendolo con
frecce immaginarie. Ma il nostro Romeo, qui, non mi ha mai detto che gli piaceva. Ora che lo ha
ammesso, la storia comincia ad avere un senso. Negli ultimi tempi si  comportato in maniera molto strana.
Mamma annuisce ancora. Infatti.
Quegli occhi iniettati di sangue, vorrei precisare. Quello strafogarsi di Cheetos. Quel fissare il
vuoto. Quel mangiare altre Cheetos. Devessere lamore. Cosaltro potrebbe essere?
Si preannunciava una guerra senza quartiere, e invece ecco un consiglio di guerra: i nostri
genitori stanno gi valutando quali strategie adottare e cosa dire al preside, soprattutto in merito alla
fuga. Per il bene di Owen, spero che Natasha Lee sia davvero una studentessa del liceo. Che lui abbia
una cotta per lei o no. Non riesco ad accedere ad alcun ricordo su Natasha. Se il suo nome fa suonare
un campanello, quel campanello suona nel vuoto.
Siccome pap ha intravvisto un modo per salvare la faccia, ormai  diventato quasi amabile. La
punizione esemplare di Owen consiste nel riordinare la camera prima di cena.
Non credo che avrei goduto di una simile reazione, se Leslie si fosse azzuffata con unaltra
ragazza per via di un ragazzo. Ma comunque non si tratta di una questione in agenda per oggi.
Seguo Owen di sopra. Una volta in camera sua, senza genitori nei paraggi, gli dico: Brillante,
devo ammetterlo.
Owen mi guarda con palese insofferenza, e dice: Non so di cosa stai parlando. Esci di qui.
Ecco perch preferisco essere figlio unico.
Leslie lascerebbe correre, quindi dovrei farlo anchio.  una regola che ho istituito apposta per
me: non scombussolare lesistenza che ti ritrovi a vivere. Lasciala quanto pi possibile com.
Ma poich sono infuriato mi discosto un po dalla regola. Penso, perversamente, che Rhiannon
vorrebbe cos. Anche se lei non ha la minima idea di chi siano Owen e Leslie. O di chi sia io.
Ascoltami dico, stronzetto bugiardo strafatto. Sarai gentile con me. Non solo perch ti ho
parato il culo, ma perch sono la sola persona al mondo che in questo momento  premurosa con te.
Hai capito?
Scioccato, e forse un po mortificato, Owen mugugna di s.
Ottimo dico, buttando gi alcune cose dalle mensole. Adesso metti in ordine.
A cena nessuno fiata.
Non credo sia cos insolito.
Aspetto che tutti siano a letto prima di mettermi al computer. Recupero lindirizzo email e la
password di Justin dalla mia casella di posta elettronica, e mi loggo come se fossi lui.
C una mail da parte di Rhiannon, inviata alle 22.11
J.
Non capisco.  per qualcosa che ho fatto?
ieri era tutto perfetto, e oggi sei di nuovo arrabbiato con me.
se  per qualcosa che ho fatto, ti prego di dirmelo.
cercher di rimediare. voglio che stiamo insieme. voglio che tutte le nostre giornate finiscano
con una nota felice. non come stasera.
con il cuore,
R.

Mi abbandono contro lo schienale. Vorrei cliccare rispondi, e rassicurarla che tutto andr per il
meglio, ma non posso. Non sei pi Justin, ricordo a me stesso. Non sei l.
E poi penso: Cosho fatto?
Sento Owen aggirarsi in camera. Sta nascondendo le prove? Oppure  la paura a tenerlo
sveglio?
Mi chiedo se domani se la caver.
Non lo sapr mai.
Vorrei tornare da lei. Vorrei tornare a ieri.
...
.
...
Giorno 5996.
...
.
...
E invece tutto ci che ottengo  il domani.
Scivolando nel sonno mi era balenata unidea, ma al risveglio quel barlume non emana pi
alcuna luce.
Oggi sono un ragazzo. Skylar Smith. Un calciatore, ma non un fuoriclasse. Stanza ordinata, ma
non in maniera ossessiva. Una console per i videogiochi in camera. Skylar  gi pronto per alzarsi. I
suoi genitori dormono ancora.
Vive in una citt a circa quattro ore di viaggio da dove abita Rhiannon.
Non  abbastanza vicino.
 una giornata priva di eventi significativi, come molte altre. La sola suspense deriva dalla
rapidit con cui devo accedere alla mente di Skylar.
Lallenamento  il momento pi difficile. Il mister infatti non la smette di urlare i nostri nomi,
quindi devo lanciarmi in ripetuti accessi, allimpazzata, per riuscire a capire chi  chi; non  il miglior
allenamento di Skylar, ma non lho neppure messo in imbarazzo con la squadra.
Pratico molti sport, ma conosco i miei limiti. Li ho imparati a undici anni, nel peggiore dei
modi. Mi sono svegliato nel corpo di un ragazzo nel bel mezzo di una settimana bianca. E siccome
sciare mi era sempre parso divertente, mi ero illuso di poterci riuscire.  con la pratica che simpara,
no? Non poteva essere tanto difficile.
Il ragazzo aveva gi superato le piste bianche; e io non avevo neanche idea che esistessero delle
piste bianche. Credevo che sciare fosse come andare in slittino: una discesa  una discesa.
Ruppi la gamba del ragazzo in tre punti.
Il dolore fu piuttosto spiacevole. E in tutta onest mi chiesi se, quando mi sarei svegliato il
mattino dopo, avrei continuato ad avvertirlo anche in un altro corpo. Invece del dolore, per, avevo
provato qualcosa di altrettanto doloroso: il peso spietato e vivido di un senso di colpa terrificante. Era
come se avessi investito quel povero ragazzo con una macchina. Ero consumato dalla consapevolezza
che uno sconosciuto giaceva in ospedale per colpa mia.
E se fosse morto chiss se sarei morto anchio. Non potevo saperlo, ma non era quel pensiero
a tormentarmi; se fossi morto, o se mi fossi svegliato la mattina dopo come se nulla fosse accaduto, la
morte del ragazzo mi avrebbe comunque distrutto.
Dunque sono prudente. Calcio, baseball, hockey su prato, football, softball, pallacanestro,
nuoto, atletica: tutti questi sport vanno bene. Ma mi sono svegliato anche nel corpo di un giocatore di
hockey sul ghiaccio, di uno schermidore, di un fantino e una volta, di recente, di un ginnasta.
Non pratico queste discipline.
Una cosa per cui ho un gran talento sono i videogiochi. Rappresentano una costante, come la
tiv o internet; in qualunque luogo mi trovi, di solito ho a disposizione questo genere di distrazioni, e i
videogiochi vanno benissimo per calmare la mente.
Dopo lallenamento, gli amici di Skylar passano da lui per giocare a World of Warcraft.
Parliamo della scuola e delle ragazze (fatta eccezione per Chris e David, che parlano di ragazzi).
Questo, ho scoperto,  il modo migliore di perdere tempo, perch il tempo non  mai davvero sprecato
quando si  in compagnia di amici e si chiacchiera di scemenze, e talvolta di cose serie, con degli snack
a portata di mano e qualcosa sullo schermo.
Potrei persino divertimi, se solo riuscissi a disancorarmi dal posto in cui vorrei essere.
...
.
...
Giorno 5997.
...
.
...
Linizio della giornata successiva ha qualcosa di magico.
Mi sveglio presto, alle sei del mattino.
Mi sveglio, e sono una ragazza.
Una ragazza con unauto. E la patente.
In una citt che dista unora da quella di Rhiannon.
Mezzora dopo essermi alzato, mi allontano da casa di Amy Tran e la imploro di perdonarmi;
quella che sto mettendo in atto  una singolare forma di sequestro.
Ho per il sospetto che a Amy Tran non dispiacerebbe. Vestendomi stamattina non ho avuto
altra scelta che il nero, il nero o il nero. E non quel nero gotico  da guanti di pizzo, per intenderci 
ma qualcosa di pi rock n roll. Nella raccolta nellautoradio di Amy si susseguono Janis Joplin, Brian
Eno e i Death Cab for Cutie, e chiss come linsieme suona alla grande.
Dato che stiamo andando in un posto dove Amy non  mai stata, non potevo affidarmi alla sua
memoria, cos dopo la doccia ho cercato una mappa su Google; ho inserito lindirizzo della scuola di
Rhiannon, e calcolato il percorso. Facilissimo. Ho stampato la mappa, poi ho cancellato la cronologia.
Sono diventato bravo a cancellare le cronologie.
Non dovrei. Invece di guarire una ferita, la sto allargando. Non potr mai avere un futuro
insieme a Rhiannon.
Tutto ci che faccio  prolungare il passato ancora per un giorno.
Le persone normali non sono chiamate a decidere cosa valga la pena di ricordare. Hanno a
disposizione gerarchie e personaggi ricorrenti, possono contare sullaiuto della ripetitivit e delle
aspettative, del lungo respiro della storia. Io, invece, devo decidere limportanza di ogni singolo
ricordo. Ho memoria di pochissime persone, e mi costa una gran fatica tenerle con me, perch la mia
esistenza non prevede alcuna ripetitivit: lunico modo per rivederle  radunarle nella mia mente.
E se devo scegliere chi ricordare, allora scelgo Rhiannon. Scelgo lei ancora e ancora, la rievoco
perch lasciarla andare, anche solo per un istante, vorrebbe dire farla svanire.
Ecco la canzone che abbiamo ascoltato nellauto di Justin. And if I only could, Id make a deal
with God
Ho la sensazione che luniverso mi stia dicendo qualcosa. E non importa se sia vero o no. Ci
che conta  che lo sento, e ci credo.
Limmensit cresce dentro di me.
Luniverso annuisce a tempo di musica.
Cerco di preservare pochi ricordi mondani, quotidiani. Indicazioni utili. Libri che ho letto,
informazioni di cui potrei aver bisogno. Le regole del calcio, per esempio. La trama di Romeo e
Giulietta. Il numero per le emergenze.
Ma che fine fanno le migliaia di ricordi e promemoria giornalieri che una persona accumula? Il
posto delle chiavi di casa. Il compleanno della mamma. Il nome del primo animale domestico. La
combinazione dellarmadietto. Qual  il cassetto delle posate. Su che canale  sintonizzata MTV. Il
cognome del tuo migliore amico.
Per me sono informazioni inutili, e difatti a ogni risveglio non ne trovo traccia perch la mia
mente, durante la notte, si resetta.
Quindi  notevole  anche se non sorprendente  che invece ricordi con precisione dove si trova
larmadietto di Rhiannon.
Ho gi in mente la mia copertura: se dovessero chiedermelo, sono in visita alla scuola perch i
miei genitori forse si trasferiranno in citt.
Comunque non credo che qualcuno si prender il disturbo. Allingresso controllano sempre gli
adulti, pi raramente i ragazzi, e mai nelle scuole di periferia.
Non ricordo se ci siano dei posti riservati, perci lascio la macchina in fondo al parcheggio. E
poi entro. Sono una delle tante ragazze qualunque che si aggirano per i corridoi; le matricole
penseranno che sia una degli studenti pi grandi, i pi grandi che sia una matricola. Ho con me lo
zainetto di Amy  nero, con spillette in stile anime, zeppo di libri che qui non servirebbero a nulla. Ho
laria di avere una destinazione. E difatti ce lho.
Se luniverso vuole che tutto ci accada, allora trover Rhiannon al suo armadietto.
Mi dico cos ed eccola. Proprio l, di fronte a me.
Talvolta i ricordi si fanno beffe di noi. Talvolta la bellezza  migliore da lontano. Ma gi da qui,
a venti metri di distanza, so che Rhiannon  in carne e ossa  corrisponder ai miei ricordi.
Quindici metri.
Persino nel corridoio affollato c qualcosa, in lei, che si irradia verso di me.
Dieci.
Sta cercando di cavarsela al meglio anche oggi, e non  un compito facile.
Cinque.
Potrei fermarmi, e lei non avrebbe idea di chi io sia. Vedo gi che la tristezza  tornata. E non si
tratta di una tristezza bella: la tristezza bella  un mito. La tristezza trasforma i lineamenti in argilla,
non in porcellana. Rhiannon sincammina per il corridoio trascinando i piedi.
Ehi dico, la voce esile, estranea a questo luogo.
Sulle prime non si rende conto che sto parlando con lei. Poi s.
Ehi ribatte.
Lesperienza minsegna che la maggioranza delle persone si comporta in maniera istintivamente
ostile nei confronti degli altri; il passare degli anni rafforza la convinzione che ogni approccio
equivalga a un attacco, ogni domanda a unintromissione. Ma per Rhiannon non  cos. Non ha idea di
chi io sia, ma non ha intenzione di ritorcere la cosa contro di me. Non presume il peggio.
Non ti preoccupare, tu non mi conosci mi affretto a spiegarle.  solo che oggi  il mio
primo giorno. Sono in visita alla scuola. E mi piacciono la tua gonna e la tua borsa. Cos ho pensato,
sai, potrei dirle ciao. Perch se devo essere sincera, al momento mi sento davvero sola.
Di nuovo, alcuni si lascerebbero intimorire, ma non Rhiannon; lei mi offre la mano, si presenta
quando gliela stringo, dopodich mi domanda perch nessuno mi stia mostrando la scuola.
Non saprei dico.
Be, potrei accompagnarti in segreteria. Sinventeranno qualcosa.
Il panico mi assale. No! esclamo. Poi cerco di dissimulare, e di prolungare quanto pi
possibile questo momento in sua compagnia. Scusa, ma in realt non dovrei essere qui. I miei
genitori non lo sanno. Mi hanno detto che ci trasferiremo in citt, e io volevo dare unocchiata prima
di decidere se dare di matto.
Rhiannon annuisce. Comprensibile. Hai saltato la scuola per dare unocchiata alla scuola?
Esatto.
A che anno sei?
Il terzo.
Come me. Allora cercheremo di sbrigarcela da sole. Ti va di restare con me oggi?
Sarebbe grandioso.
 soltanto cortese, lo so, ma provo lirrazionale desiderio che mi abbia chiss come
riconosciuto. Ho voglia di credere che Rhiannon possa vedermi malgrado questo corpo, vedermi
dentro, e capire che sono la stessa persona con cui ha trascorso un pomeriggio in spiaggia.
La seguo. Mi presenta alcuni amici, e sono felice dincontrarli e di scoprire che nella sua vita ci
sono altri oltre a Justin. Il suo modo di coinvolgermi e di lasciare che unestranea entri nel suo mondo,
anzi di renderla parte di quel mondo, me la fa piacere ancora di pi.  gentile. E si tratta di una qualit
del carattere pi decisiva della mera cortesia: la gentilezza rimanda intimamente alla persona che sei,
mentre la cortesia rimanda a come vuoi essere visto dagli altri.
Justin fa la sua prima apparizione tra la seconda e la terza ora. Lo incrociamo in corridoio. A
stento si accorge di Rhiannon, e ignora me. Neppure si ferma, si limita a un cenno. Lei  ferita  lo
vedo  ma non ne fa parola.
Alla quarta ora, matematica, la giornata  ormai diventata una sofisticata forma di tortura. Sono
accanto a Rhiannon, ma non posso fare niente. Mentre linsegnante ci abbatte a colpi di teoremi, devo
tacere. Le scrivo un biglietto pur di avere una scusa per toccarle la spalla e per offrirle una manciata di
parole, che sono per sconclusionate. Sono le parole di un ospite.
Vorrei sapere se lho cambiata. Vorrei sapere se quel giorno lha cambiata, anche solo per un
giorno.
Vorrei che mi vedesse, anche se so che non pu.
Lui si unisce a noi per pranzo.
E se  stato strano rivedere Rhiannon e misurarla con il ricordo che ne conservo,  ancora pi
strano ritrovarmi seduto di fronte allidiota che mi ha ospitato nel suo corpo tre giorni fa. Vederlo dal
vivo non  come guardarlo allo specchio.  pi attraente di quanto pensassi, e pi malvagio. Ha
lineamenti seducenti, ma i modi in cui se ne serve non lo sono. Possiede quellaria di corrucciata
superiorit comune a chi stenta a celare il proprio senso dinferiorit. I suoi occhi sono carichi di una
rabbia indiscriminata, la sua postura comunica la spavalderia di chi  sempre sulla difensiva.
Devo averlo reso irriconoscibile.
Rhiannon gli spiega chi sono, e da dove vengo. Justin mette in chiaro che non gliene potrebbe
fregare di meno. Le dice di aver dimenticato il portafogli, cos Rhiannon si alza e gli offre qualcosa per
pranzo. Quando ritorna al tavolo, Justin la ringrazia, e io ne sono quasi deluso; quel singolo grazie
percorrer una lunga strada nella mente di Rhiannon, non ho dubbi.
Voglio sapere quanto ricorda di tre giorni fa.
 lontano loceano?
 strano che tu lo chieda dice Rhiannon. Ci siamo stati laltro giorno. Ci vuole allincirca
unora.
Tengo docchio Justin per cogliere una qualunque reazione, ma lui continua imperterrito a
mangiare.
Siete stati bene? insisto allora.
 Rhiannon a rispondere.  stato meraviglioso.
Ancora nessuna risposta da parte di Justin.
Ci riprovo. Hai guidato tu?
Mi guarda come se stessi facendo delle domande stupide, cosa che credo anchio.
S, ho guidato io  tutto ci che mi concede.
Siamo stati benissimo ripete Rhiannon. Ricordare la rende felice. Il che non fa che intristirmi
ancora di pi.
Non avrei dovuto venire. Non avrei dovuto cacciarmi in questa situazione. Devo andare via.
Ma non posso. Sono insieme a lei. Cerco di fingere che sia lunica cosa che conta.
Continuo a recitare.
Non voglio amarla. Non voglio innamorarmi.
Di solito si d per scontata la continuit dellamore, e con essa la continuit del proprio corpo.
Non ci si rende conto che la qualit migliore dellamore  la sua persistenza. Una volta sbocciata, una
storia damore getta delle seconde fondamenta a sostegno della vita; e se non si pu contare su quella
presenza costante, allora non rimangono che le sole fondamenta che ci hanno sempre sostenuti.
 seduta accanto a me, e vorrei accarezzarle il braccio. Vorrei baciarla sul collo. Vorrei
sussurrarle la verit allorecchio.
Invece la osservo coniugare verbi mentre laula viene invasa da una lingua straniera; ascolto
parole pronunciate di fretta e malamente. Cerco di disegnare il viso di Rhiannon sul quaderno, ma non
sono un artista, e cos mi viene un profilo sbagliato, linee sbagliate. Mi  impossibile conservare
qualcosa che parli di lei.
Il suono dellultima campanella. Rhiannon mi chiede dove ho parcheggiato. Ci siamo,  finita.
Mi scrive il suo indirizzo email su un pezzetto di carta.  un addio. Per quanto ne so, i genitori di Amy
Tran potrebbero aver chiamato la polizia; a unora da qui forse  gi cominciata una caccia alluomo.
Comportarmi cos nei confronti di Amy  brutale, ma non mimporta: vorrei che Rhiannon mi
chiedesse di andare al cinema, che mi invitasse a casa sua, che mi proponesse di andare alla spiaggia.
Ma poi ecco Justin. Impaziente. Non so quali siano i loro programmi, ma ho un brutto presentimento;
Justin non sarebbe cos insistente, se non ci fosse di mezzo il sesso.
Mi accompagni?
Rhiannon guarda Justin per ottenere il permesso.
Intanto prendo la macchina dice lui.
Ci resta un momento lungo quanto il parcheggio. Ho bisogno che mi dia qualcosa, ma non so
bene cosa.
Raccontami qualcosa di te che nessunaltro conosce dico.
Mi scruta con aria spaesata. Cosa?
 una cosa che chiedo sempre a tutti: raccontami qualcosa di te che nessunaltro conosce. Non
devessere una cosa importante. Ma qualcosa.
Finalmente capisce, e siccome la sfida lanciatale dalla domanda le piace, Rhiannon mi piace
ancora di pi.
Daccordo esordisce. A dieci anni ho tentato di bucarmi lorecchio con un ago. Sono
arrivata a met, poi sono svenuta. In casa non cera nessuno, non mi hanno soccorso, perci quando ho
ripreso i sensi avevo sangue su tutta la maglia, e lago ancora infilato nellorecchio. Lho estratto, mi
sono disinfettata, e non ci ho pi riprovato. Ho aspettato di compiere quattordici anni per andare al
centro commerciale insieme a mia madre e farmi fare il buco. Lei non ha mai sospettato nulla. E tu che
mi dici?
Sono molte le vite tra cui scegliere, ma la maggior parte le ho dimenticate.
E poi non ricordo se Amy Tran abbia i buchi alle orecchie, quindi non dovr essere un ricordo
sullargomento.
A otto anni ho rubato Per sempre di Judy Blume a mia sorella dico. Ero sicura che fosse un
bel libro, perch lautrice era la stessa di Superfudge. Invece mi sono resa conto molto presto del
perch mia sorella lo tenesse sotto il letto. Forse non lho capito fino in fondo, ma mi  sembrato
ingiusto che il ragazzo avesse un nome per il suo, uhm, organo, e la ragazza no. Cos ho deciso di darne
uno al mio.
Rhiannon ride. Come si chiama?
Helena. Lho presentata a tutti quella sera, a cena.
Ormai siamo arrivati alla macchina. Rhiannon non sa ancora che  la mia, ma  la pi lontana, e
non possiamo continuare a camminare per sempre.
Sono davvero contenta di averti conosciuta dice. Spero di ritrovarti qui lanno prossimo.
Gi dico. Anche per me  stato fantastico.
La ringrazio infinitamente. Poi Justin arriva e suona il clacson.
Il nostro tempo  scaduto.
I genitori di Amy Tran non si sono rivolti alla polizia. Anzi, non sono neanche rincasati.
Ascolto la segreteria telefonica, ma da scuola non hanno lasciato messaggi.
 la sola fortuna che mi sia capitata in tutto il giorno.
...
.
...
Giorno 5998.
...
.
...
Lindomani, appena sveglio, ho limmediata sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato.
Qualcosa di chimico.
Tanto per cominciare, non  mattina: il mio nuovo corpo ha dormito fino a mezzogiorno perch
ieri notte ha tirato tardi per sballarsi. E vorrebbe sballarsi di nuovo. Adesso.
Sono gi stato nel corpo di un drogato. E mi sono svegliato con i postumi di una sbronza altrui.
Ma stavolta  peggio. Molto peggio.
Oggi niente scuola. Nessuno verr a svegliarmi. Sono da solo, in una stanza lurida, abbandonato
su un materasso sudicio, coperto da un lenzuolo che ha laria di essere stato rubato a un bambino. Dalle
altre stanze delle case giungono delle grida.
A volte il corpo prende il sopravvento. A volte le sue urgenze, i suoi bisogni, arrivano a
condizionare la vita. Non ci si rende conto di consegnare le chiavi dellesistenza al corpo, eppure gliele
si d, e da quel momento in poi si  sottomessi. Si pasticcia con i collegamenti del sistema, e una volta
compromesso, il sistema prende il comando.
Prima dora avevo avuto un assaggio, mentre adesso sperimento questa condizione appieno. La
mia mente tenta di contrastare subito il corpo, ma non  unimpresa facile. Qualunque piacere mi 
precluso, e devo aggrapparmi a ci che ne conservo nella memoria; alla consapevolezza che rester qui
solo per un giorno, e che quindi devo stringere i denti.
Vorrei riaddormentarmi, ma il corpo me lo impedisce. Il corpo  desto, e sa cosa vuole.
Non ho piena coscienza di ci che accade, e tuttavia so anchio cosa fare. Anche se non mi sono
mai trovato in una situazione del genere,  gi capitato che dovessi vedermela con il corpo. In passato
sono stato malato, molto, e anche in quel caso non avevo alternative: dovevo tenere duro. In realt,
allinizio mi ero illuso che, nel corso di una sola giornata, avrei potuto fare qualcosa che migliorasse la
situazione. Ma ho imparato i miei limiti. I corpi non cambiano in un giorno, soprattutto quando la
mente non  pi al comando.
Non voglio uscire da qui. Se uscissi da questa stanza potrebbe accadere di tutto, potrei
incontrare chiunque. Mi guardo disperatamente attorno in cerca daiuto. C uno scaffale decrepito con
qualche libro, vecchie edizioni economiche. Potrebbero salvarmi. Apro un thriller e mi concentro sulla
prima riga. Le tenebre erano scese su Manassas, Virginia
Il corpo non ha voglia di leggere.  come se fosse tenuto sveglio da un filo spinato elettrificato.
E mi sta dicendo che esiste un solo modo per sopravvivere, un solo modo per porre fine al dolore e
sentirmi meglio. Se non gli dar ascolto, mi uccider. Il corpo sta urlando. Il corpo agisce secondo una
logica tutta sua.
Leggo la frase successiva.
Chiudo la porta a chiave.
Leggo la terza frase.
Il corpo passa al contrattacco. Le mani tremano. La vista si annebbia.
Non so se avr la forza di resistere.
Devo convincermi che Rhiannon mi attende. Devo convincermi che la mia esistenza non  priva
di significato, malgrado ci che dice il corpo.
Per essere pi persuasivo, il corpo ha cancellato i suoi ricordi, perci accedervi sar inutile;
dovr affidarmi ai miei ricordi personali, quelli indipendenti dalle circostanze.
Non devo lasciarmi risucchiare.
Leggo la frase successiva, e la seguente. Non mi concentro sulla storia. Mi muovo da parola a
parola, combatto il corpo parola per parola.
Ma  inutile. Il corpo mi comunica lurgenza di defecare e vomitare. Dapprima con avvisaglie
consuete, dopodich mi trasmette la necessit di defecare dalla bocca e di vomitare dallaltra estremit.
 tutto sottosopra. Ho voglia di graffiare i muri. Di gridare. Di prendermi a pugni.
Devo pensare la mente come qualcosa di fisico, come unentit capace di controllare il corpo.
Devo immaginare la mente che schiaccia il corpo col suo peso, tenendolo bloccato a terra.
Leggo unaltra frase.
Unaltra.
Colpi alla porta. Urlo che sto leggendo.
Mi lasciano in pace.
Qui dentro non ho quello che chiedono.
L fuori hanno quello che voglio.
Non devo lasciare questa stanza.
Devo impedire al corpo di uscire da questa stanza.
La immagino camminare per i corridoi. La immagino seduta accanto a me. Immagino i suoi
occhi nei miei.
Poi la immagino salire a bordo dellauto di Justin, e non vado oltre.
Il corpo mi sta infettando. Sento montare la rabbia. Rabbia perch mi trovo qui. Rabbia perch
la mia vita  questa. Rabbia perch troppe opportunit mi sono precluse.
Rabbia contro me stesso.
Non vuoi che tutto finisca? mi chiede il corpo.
Devo allontanarmi il pi possibile da lui.
Anche se ci sono dentro.
Devo andare in bagno. Devo andare in bagno per davvero.
Alla fine faccio pip dentro una bottiglietta. Schizzo dappertutto.
 comunque meglio che lasciare la stanza.
Se uscissi da questa stanza, non potrei pi impedire al corpo di ottenere ci che vuole.
Ho letto novanta pagine del libro. Non ricordo nulla.
Parola per parola.
La lotta sta estenuando il corpo.
Sto vincendo.
Pensare al corpo come un contenitore  sbagliato. Il corpo  attivo quanto la mente, quanto
lanima. E pi gli si concede, pi la vita si complica. Sono stato nel corpo di persone che si privavano
del cibo o che se ne liberavano a forza dopo averlo ingerito, di ghiotti e tossici di vario genere.
Ciascuno era convinto che le sue azioni rendessero la vita migliore, ma il corpo alla fine aveva sempre
avuto la meglio.
Devo solo assicurarmi che la sconfitta non si avveri mentre mi trovo qui dentro.
Sono riuscito ad arrivare al tramonto. Duecentosessantacinque pagine. Tremo sotto la coperta
sudicia. Non so se per colpa della temperatura nella stanza, o se per colpa mia.
Ci sono quasi, dico a me tesso.
C solo un modo per uscirne, mi risponde il corpo.
A questo punto non sono sicuro se intenda la droga o la morte.
Al corpo ormai potrebbe non importare pi nulla, a questo punto.
Finalmente il corpo vuole dormire.
Glielo concedo.
...
.
...
Giorno 5999.
...
.
...
La mia mente  ancora sottosopra, ma posso dire che Nathan Daldry ha dormito profondamente
o di gusto.
Nathan  un bravo ragazzo. La sua camera  in ordine. E malgrado sia sabato mattina ha gi
fatto i compiti per luned. Ha puntato la sveglia alle otto per non sprecare la giornata. Probabilmente 
andato a letto alle dieci.
Mi metto al computer e controllo la posta, prendo nota degli ultimi giorni per potermene
ricordare. Dopodich mi loggo nella casella email di Justin e scopro che stasera ci sar una festa a casa
di Steve Mason. Per lindirizzo di Steve  sufficiente una ricerca su Google. E quando controllo sulla
mappa quanto  lontana casa di Nathan da quella di Steve, scopro che in macchina ci vuole unora e
mezza.
A quanto pare Nathan stasera andr a una festa.
Innanzitutto, devo convincere i suoi genitori.
Sono tornato alle mie email, e sto rileggendo gli appunti della giornata trascorsa con Rhiannon
quando la madre di Nathan fa irruzione; sono costretto a chiudere la finestra in fretta e furia, e appena
lei mi ricorda che oggi non  giornata di computer, e che devo scendere per la colazione, la accontento.
Scopro subito che i genitori di Nathan sono una coppia molto affabile, la cui affabilit non deve
per essere messa in discussione n sollecitata.
Posso prendere la macchina? chiedo. Stasera c il musical della scuola, e non vorrei
perdermelo.
Hai fatto i compiti?
Annuisco.
Le faccende domestiche?
Le far.
E tornerai per mezzanotte?
Annuisco. E siccome credo che non lo troverebbero rassicurante, tengo per me che se non
tornassi per mezzanotte, verrei comunque strappato via da questo corpo.
Naturalmente stasera non avranno bisogno dellauto. Sono quel genere di genitori che non
credono di dover avere una vita sociale. Hanno la tiv.
Trascorro gran parte della giornata impegnato nelle faccende domestiche. Poi, dopo aver cenato
con la famiglia, sono pronto.
La festa da Steve comincer alle sette, quindi dovr arrivare alle nove. A quellora gli invitati
saranno abbastanza numerosi per passare inosservato. E se dovessi scoprire che si tratta di una festa
solo per una decina di ragazzi, girer sui tacchi; ma non credo che sia questo, il genere di festa che
piacerebbe a Justin.
La festa tipo per Nathan, invece, credo che preveda giochi da tavolo e Dr. Pepper. Mentre torno
da Rhiannon, accedo ad alcuni dei suoi ricordi. Appartengo a quella categoria di persone che crede
fermamente che ciascuno, giovane o vecchio, abbia almeno una buona storia da raccontare. Lunica
vibrazione emotiva che scovo nella vita di Nathan per risale a quando aveva nove anni, e il suo cane
April  morto. Da allora nulla sembra averlo pi turbato. Molti dei suoi ricordi hanno a che fare con i
compiti a casa. Ha degli amici, ma non fanno molto al di fuori della scuola. Ha abbandonato lo sport al
termine dei campionati della categoria pulcini. Non ha mai assaggiato qualcosa di pi forte di quella
birra bevuta durante un barbecue per la Festa del Pap, su invito dello zio.
Di regola, li interpreterei come parametri. Di regola, resterei nella zona di sicurezza di Nathan.
Ma non oggi. Non se ho la possibilit di rivedere Rhiannon.
Ricordo ieri. La scia di luce che mi ha condotto fuori dalle tenebre era in qualche modo
collegata a Rhiannon.  come quando si ama qualcuno, e questultimo diventa la nostra ragione di vita,
anche se per me forse  il contrario: mi serviva una ragione di vita, e allora mi sono innamorato di lei.
Per non credo che sia andata cos. Se non mi fosse capitato di incontrarla, avrei proseguito per la mia
strada.
Oggi permetto alla mia vita di mettere in secondo piano quella degli altri per un giorno. Non
rester allinterno dei parametri altrui. Per quanto sia pericoloso.
Sono da Steve Mason alle otto, ma lauto di Justin non si vede. A dirla tutta non ci sono molte
auto parcheggiate di fronte alla casa, perci aspetto e mi guardo attorno. Dopo un po comincia ad
arrivare qualcuno; ho trascorso un giorno e mezzo nella scuola di questi ragazzi, eppure non riconosco
nessuno. Sono tutte comparse.
Poco dopo le nove e mezzo, ecco lauto di Justin. Come speravo Rhiannon  con lui. Vanno
verso la porta dingresso; Justin cammina pi avanti, lei lo segue. Esco dallauto e mi accodo.
Temevo di trovare qualcuno di guardia alla porta, ma la festa  gi degenerata in una particolare
forma di caos; i primi arrivati sono gi oltre la soglia dellubriachezza, e i ritardatari stanno
recuperando terreno. So di sembrare fuori luogo: il guardaroba di Nathan  pi adatto a una tribuna
politica, piuttosto che a una festa del sabato sera. Nessuno per sembra notarlo. Sono tutti troppo
concentrati su altre persone o su se stessi per accorgersi di uno sfigato qualunque.
Le luci sono soffuse, la musica assordante, non  facile trovare Rhiannon. Ma essere nello
stesso posto in cui si trova lei mi elettrizza.
Justin  in cucina, chiacchiera con altri ragazzi. Ha laria rilassata, sembra nel suo elemento.
Finisce una birra e ne cerca subito unaltra.
Mi faccio largo, me lo lascio alle spalle ed entro in soggiorno. E nellistante in cui metto piede
nella stanza, ho la sensazione che lei sia qui. La musica prorompe da un computer portatile collegato
alle casse, eppure Rhiannon sta passando in rassegna la collezione di CD; rovista fra le custodie col
pollice. Due ragazze chiacchierano poco lontano, e ho limpressione che Rhiannon facesse parte della
conversazione, ma che a un certo punto abbia deciso di scivolarne fuori.
Mi avvicino per controllare se nel CD che sta guardando c la canzone che abbiamo ascoltato
insieme in macchina.
Mi piacciono proprio dico, indicandole il CD. A te?
Trasalisce, come se ci trovassimo in una stanza silenziosa e io fossi un rumore improvviso. Ti
ho notato, vorrei dirle. Anche quando nessuno lo fa, io lo faccio. Lo far.
S dice. Piacciono anche a me.
Inizio a canticchiare la canzone, quella dellauto. Poi dico: A me piace questa in particolare.
Ci conosciamo?
Sono Nathan dico, che non  un s, e neppure un no.
Sono Rhiannon dice lei.
 un bel nome.
Grazie. Una volta lo detestavo.
Perch?
 difficile farne lo spelling. Mi guarda pi attentamente. Frequenti lOctavian?
No. Sono qui per il weekend. Sono venuto a trovare mio cugino.
Chi  tuo cugino?
Steve.
 una bugia rischiosa, perch non ho idea di chi, tra i presenti, sia Steve, e non ho modo di
accedere a queste informazioni.
Oh, questo spiega tutto.
Sta per allontanarsi, cos come si  allontanata dalle ragazze che, qui accanto, chiacchierano
ancora.
Lo odio, mio cugino dico.
Ho richiamato la sua attenzione.
Odio come si comporta con le ragazze. Odio che pensi di poter comprare i suoi amici con feste
del genere. Detesto che ti rivolga la parola solo quando ha bisogno di te. Detesto che sembri incapace
di amare.
Mi rendo conto che sto parlando di Justin, non di Steve.
E allora perch sei qui? chiede Rhiannon.
Perch quando tutto si sfascer, non voglio perdermi lo spettacolo. Se la festa verr interrotta 
e se il baccano rimane questo, verr interrotta presto  voglio esserci. Come testimone. Ma ovviamente
mi terr a distanza di sicurezza.
Quindi, secondo te, Steve non  capace di amare Stephanie? Per sono insieme da pi di un
anno.
Dopo aver offerto le mie scuse mute a Stephanie e Steve, dico: Non conta. Insomma, quando
si sta con qualcuno per pi di un anno forse lo si ama o forse si  in trappola.
Ho paura di essermi spinto oltre. Rhiannon ha recepito le mie parole, ma non so cosa ne stia
facendo. Il suono delle parole, quando le si pronuncia,  diverso dal suono che assumono nelle orecchie
di chi le ascolta, perch chi ascolta coglie in esse anche il suono di qualcosa che proviene da dentro di
s.
Alla fine mi chiede: Parli per esperienza personale?
 ridicolo pensare che Nathan  che, da quanto mi risulta, non  pi uscito con qualcuno dalla
terza media  parli per esperienza personale. Rhiannon, per, non lo conosce, quindi posso
comportarmi come se fossi me stesso. Ma neanche io ho molta esperienza. Solo quella di un
osservatore.
Sono parecchi i motivi che possono spingerci a non rompere una relazione le spiego. Paura
di stare da soli. Paura di creare scompiglio nellordine che abbiamo dato alla vita. Altre volte ci
accontentiamo di qualcosa di passabile perch non siamo sicuri di poter ottenere qualcosa di meglio. O
forse si tratta della convinzione irrazionale che tutto migliorer, anche se sappiamo benissimo che lui
non cambier.
Lui?
Gi.
Capisco.
A tutta prima non so cosabbia capito, perch ovviamente stavo parlando di lei, ma poi arrivo l
dove quel pronome ha condotto Rhiannon.
 un problema? le domando, chiedendomi se fare di Nathan un gay lo renda meno
minaccioso.
Affatto.
E che mi dici di te? chiedo. Frequenti qualcuno?
S dice. Poi, impassibile: Da pi di un anno.
E perch siete ancora insieme? Paura di restare sola? Hai deciso di accontentarti? Vuoi
comunque credere che lui cambier?
S. S. E s.
Allora
Per sa anche essere dolcissimo. E sono sicura che per lui, in fondo in fondo, io sono tutto.
In fondo in fondo? Mi sembra accomodante. Non ci si dovrebbe avventurare in fondo in fondo
per riconoscere lamore.
Possiamo cambiare argomento? Non  il pi adatto per una festa. Era meglio quando cantavi.
Vorrei accennare unaltra delle canzoni ascoltate durante il nostro viaggio in auto  nella
speranza che questo possa riportarla chiss come indietro  quandecco risuonare alle mie spalle la
voce di Justin. E questo chi ? In cucina mi era parso tranquillo, adesso  irritato.
Non ti preoccupare, Justin dice Rhiannon.  gay.
Gi, lo si capisce da come si veste. Che ci fai qui?
Nathan, lui  Justin, il mio ragazzo. Justin, lui  Nathan.
Dico ciao. Lui non risponde.
Hai visto Stephanie? chiede Justin a Rhiannon. Steve la sta cercando. Ci risiamo.
Forse  nel seminterrato.
Impossibile, disotto si balla.
Rhiannon sembra gradire la notizia.
Vuoi andare disotto? gli chiede.
Diavolo, no! Non sono venuto per ballare. Sono venuto per bere.
Magnifico dice Rhiannon rivolgendosi a me (credo), piuttosto che a Justin. Ti dispiace se
vado a ballare con Nathan?
Sicuro che sei gay?
Potrei cantarti qualche brano tratto da un musical mi offro.
Justin mi d una pacca sulla schiena. No, amico, evitiamo. Va pure a ballare.
E cos Rhiannon mi guida nel seminterrato di Steve Mason. Scendendo le scale sentiamo i bassi
rimbombarci sotto i piedi; la colonna sonora della festa qui  diversa  unondata di vibrazioni e di
ritmo. Sono poche le luci accese, rosse, perci non si vedono altro che profili di corpi che si fondono.
Ehi, Steve! grida Rhiannon. Mi piace tuo cugino!
Un ragazzo che devessere Steve la guarda e annuisce; non saprei dire se non abbia sentito, o se
sia sbronzo. Hai visto Stephanie? urla.
No! ribatte Rhiannon.
Dopodich ci ritroviamo in pista. Lamara verit  che, come ballerino, ho la stessa esperienza
di Nathan. Tento di perdermi nella musica, ma non funziona; al contrario, dovrei perdermi in
Rhiannon. Devo concentrarmi su di lei: essere la sua ombra, ci che la completa, laltra met di questo
dialogo fra corpi. Rhiannon si fa pi vicina.
E cos, perdendo me stesso, conquisto lei. Il dialogo si avvera. Troviamo il nostro ritmo e lo
cavalchiamo. Tutto a un tratto sto cantando per Rhiannon, e lei lo apprezza. Ritorna una persona
spensierata, e io mi tramuto in una persona il cui unico pensiero  lei.
Non sei niente male! grida per sovrastare la musica.
Tu sei fantastica! ribatto.
Justin non scender nel seminterrato. Rhiannon  in compagnia del cugino gay di Steve Mason,
al sicuro, e io mi sento sicuro al pensiero che nessuno interferir. I brani si amalgamano in ununica,
lunga canzone:  come se un cantante attaccasse l dove il precedente si  interrotto, dandogli il
cambio. Le onde sonore ci spingono, ci avvicinano, ci si avvolgono intorno come fossero colori. Siamo
attratti luno dallaltra, siamo attratti dallimmensit. Il seminterrato non ha soffitto; il seminterrato non
ha pareti.  lo spazio sconfinato della nostra euforia, e noi lo percorriamo con movimenti minimi, a
volte senza neanche staccare i piedi dal pavimento. Proseguiamo cos a lungo, come fuori dal tempo,
finch la musica non sinterrompe. Qualcuno accende le luci e dice che la festa  finita, i vicini si sono
lamentati. Forse sta arrivando la polizia.
Rhiannon ha laria contrariata quanto me.
Devo trovare Justin dice. Starai bene?
No, vorrei dirle. Non star bene finch non potrai venire con me, dovunque sar.
Le chiedo lindirizzo email, e quando lei solleva un sopracciglio, le ripeto di non preoccuparsi.
Sono ancora gay.
Che peccato dice. Vorrei che aggiungesse dellaltro, ma poi mi d lindirizzo, e per
ricambiare gliene do uno che dovr creare non appena arriver a casa.
Il fuggifuggi  gi in atto. In lontananza si sentono le sirene, che probabilmente svegliano tante
persone quante ne ha gi svegliate la festa. Rhiannon mi abbandona per trovare Justin, e promette che
sar lei a guidare. Corro alla mia auto. Non li rivedo. So che  tardi, ma capisco quanto solo dopo aver
acceso lauto e aver dato unocchiata allorologio sul cruscotto.
23.15.
Non arriver mai in tempo.
Settanta miglia allora.
Ottanta miglia allora.
Ottantacinque.
Vado pi veloce che posso, ma non basta.
Alle 23.50 accosto. Se chiudo gli occhi, dovrei addormentarmi prima di mezzanotte. Ecco uno
dei vantaggi di una vita come la mia: sono in grado di addormentarmi nel giro di pochi minuti.
Povero Nathan Daldry. Si sveglier sul ciglio di una superstrada, a unora da casa. Non riesco a
immaginare il suo terrore.
Soltanto un mostro gli farebbe una cosa del genere.
Ma ho le mie ragioni.
...
.
...
Giorno 6000.
...
.
...
Per Roger Wilson  ora di andare in chiesa.
Mi sbrigo a infilarmi il completo della domenica, che il ragazzo o sua madre hanno lasciato
appositamente fuori dallarmadio ieri sera, dopodich scendo di sotto e faccio colazione insieme a mia
madre e alle mie tre sorelle. Di un padre nemmeno lombra. Non serve accedere ai ricordi di Roger per
capire che suo padre se n andato poco dopo la nascita dellultima figlia, e che da allora sua madre non
se la passa granch.
C un solo computer in casa, e prima di accenderlo devo aspettare che la madre di Roger aiuti
le ragazze a prepararsi. Devo creare lindirizzo di posta elettronica che ho dato a Rhiannon ieri sera;
spero che non abbia gi tentato di scrivermi.
Roger! chiamano;  il momento di andare. Esco dallaccount, cancello la cronologia e salgo
in macchina dove le mie sorelle mi aspettano. Impiego alcuni minuti per memorizzare i loro nomi 
Pam, undici anni, Lacey, dieci e Jenny, otto. Soltanto Jenny sembra su di giri allidea di andare in
chiesa.
Arrivati a destinazione, le ragazze vanno alla scuola domenicale mentre io mi unisco alla madre
di Roger nellassemblea. Siccome parteciper a una funzione battista, cerco di ricordare in che cosa sia
diversa dalle altre.
Durante gli anni, ho partecipato a numerose funzioni e sono servite tutte a convincermi che le
religioni abbiamo in comune pi di quanto non vogliano ammettere. Le credenze sono suppergi le
stesse; solo le storie differiscono. Tutti vogliono credere in un potere superiore. Tutti vogliono
appartenere a qualcosa di pi grande, e tutti chiedono di farlo in compagnia. Tutti reclamano la
presenza di una forza buona sulla Terra, e per unirsi a quella forza hanno bisogno di un incentivo.
Desiderano manifestare la propria fede e il proprio senso di appartenenza attraverso i rituali e la
devozione. Vogliono toccare con mano limmensit.
Soltanto scendendo nei dettagli la faccenda si fa pi complicata e controversa, perch entra in
gioco lincapacit di accettare che gli esseri umani si somigliano per il 98 percento, a prescindere dalla
loro religione e dal sesso, dalla razza o dallestrazione culturale. Certo, le differenze tra maschio e
femmina esistono, sono di natura biologica, ma se si guarda alla biologia come a una questione di
percentuali, allora le differenze non sono poi cos notevoli. La razza rappresenta una differenza solo in
termini assoluti, come costrutto sociale, non come diversit genetica ereditaria. E per quanto riguarda la
religione, be che si creda in Dio, Yahve, Allah o qualcosaltro, qualunque fedele cerca allincirca la
stessa cosa. Per chiss quale ragione, per, noi preferiamo concentrarci sul 2 percento che ci
differenzia, e la stragrande maggioranza dei conflitti nel mondo avviene per tale ragione.
Per vivere unesistenza come la mia, per, quel 98 percento che le vite hanno in comune 
indispensabile.
 questo il pensiero che ho in mente mentre entro in chiesa per la funzione della domenica
mattina. Osservo la madre di Roger, cos stanca, affaticata; questa donna mispira la stessa fede che ho
in Dio: se la perseveranza umana non viene mai meno, neppure quando luniverso la incalza prova
dopo prova,  certamente degna di fede. E forse  questa, una delle qualit che ho intravvisto in
Rhiannon  la sua volont di perseverare.
Al termine della funzione andiamo a casa della nonna di Roger. Niente computer, qui, e anche
se non fossi a quattro ore da Rhiannon, non avrei comunque la possibilit di raggiungerla. Cos vivo
questa domenica come un giorno libero. Gioco con le mie sorelle, e mi unisco al resto della famiglia
quando  il momento di ringraziare tenendosi per mano.
Lunica occasione di discordia si presenta sulla via del ritorno. Una lite scoppia sul sedile di
dietro. In quanto sorelle,  probabile che le mie abbiano in comune il 99 percento, ma non sono
disposte ad ammetterlo, e difatti preferiscono litigare su quale animale domestico prendere anche se
la madre di Roger non ha dato loro modo di pensare che nel prossimo futuro della famiglia ci sia un
animale.  una lite fine a se stessa.
Una volta a casa, mi prendo tutto il tempo necessario prima di chiedere il permesso di usare il
computer.  in soggiorno, e prima di controllare la posta elettronica devo essere sicuro che i membri
della famiglia siano da unaltra parte. Perci, mentre le tre ragazze corrono per casa, mi rifugio in
camera di Roger e faccio i compiti per il luned meglio che posso. Confido sul fatto che Roger debba
andare a letto pi tardi delle sorelle, e non sbaglio. Dopocena, di domenica, alle ragazze  concessa
unora di tiv, e il televisore  nella stessa stanza del computer. Poi la madre di Roger dice alle ragazze
che  il momento di prepararsi per la notte. Si leva qualche protesta, che per si spegne contro orecchie
sorde.  una sorta di rituale, da cui la mamma esce sempre vincitrice.
Mentre la madre di Roger aiuta le figlie a infilarsi il pigiama e prepara loro i vestiti per
lindomani, approfitto di un po di solitudine. Controllo in fretta lindirizzo email aperto stamattina, ma
non trovo messaggi di Rhiannon. Mi dico che prendere liniziativa non avr conseguenze dannose, in
questo caso, cos digito il suo indirizzo e, prima di riuscire a impedirmelo, le scrivo unemail.
Ciao Rhiannon,
volevo solo dirti che  stato bello incontrarti, e ballare con te. Mi dispiace che la polizia ci
abbia interrotti. Non sei il mio tipo, sessualmente parlando, ma di sicuro sei il mio tipo, umanamente
parlando. Restiamo in contatto.
N.
Mi pare innocua. Intelligente, ma non troppo autocelebrativa. Sincera, ma non prepotente. Sono
poche righe, ma le rileggo almeno una dozzina di volte prima di inviarle. Lascio che le parole si
allontanino da me e mi domando quali ricever. Se mai ne arriveranno.
Intanto le mie sorelle non sembrano intenzionate ad andare a dormire  in camera si  accesa
una discussione a proposito del capitolo a cui mia madre era arrivata ieri con la lettura della buona
notte  perci entro nella mia casella di posta personale.
 un gesto ordinario. Un click, ed ecco i messaggi in arrivo disposti nelle solite righe.
Ma stavolta  come entrare in una stanza e trovarci una bomba.
L, sotto la newsletter di una libreria, c un messaggio da  nientemeno che  Nathan Daldry.
Loggetto del messaggio  ATTENZIONE
Leggo:
Non so chi sei, o cosa sei, o cosa mi hai fatto ieri, ma voglio che tu sappia che non te la
caverai. Non ti permetter di impossessarti di me o di distruggere la mia vita. Non rimarr in silenzio.
So cos successo, e so che tu ne sei in qualche modo il responsabile. Non ho intenzione di ospitarti
dentro di me mai pi.
Tutto bene?
Mi volto, e trovo la madre di Roger sulla porta.
Sto bene dico nascondendo lo schermo con il corpo.
Perfetto. Hai dieci minuti, poi voglio che mi aiuti a svuotare la lavastoviglie. Dopodich a
letto. Sar una lunga settimana.
Okay, mamma. Dieci minuti e arrivo.
Ritorno alla posta elettronica. Non so come rispondere, o se devo. Ho un vago ricordo della
madre di Nathan che faceva irruzione in camera mentre ero al computer: devo aver chiuso la finestra
senza cancellare la cronologia. Cos, quando Nathan si  collegato, devessergli apparso il mio
indirizzo sullo schermo. Per non conosce la mia password, quindi il mio account  ancora sicuro.
Comunque sar meglio cambiare password e spostare le vecchie mail al pi presto.
Non rimarr in silenzio.
Chiss cosa intende.
Non posso inoltrare tutte le vecchie mail nei dieci minuti di cui dispongo, ma comincio a
selezionarne alcune.
Roger!
La madre di Roger mi reclama, dovrei andare, ma cancellare la cronologia e spegnere il
computer non interrompe il flusso dei miei pensieri. Immagino Nathan svegliarsi sul ciglio della strada.
Mi sforzo di immedesimarmi e di capire cosa pu aver provato. Ma la verit  che non ne ho idea. Ha
avuto la sensazione di essersi cacciato in quella situazione da solo? O ha capito subito che qualcosa non
tornava, che doveva esserci stato qualcun altro al comando? Ne era gi sicuro quando si  messo al
computer e ha visto comparire il mio indirizzo di posta elettronica?
Chi crede che io sia?
Cosa crede che io sia?
Entro in cucina, e la madre di Roger mi lancia unocchiata carica di apprensione. Tra lei e
Roger c confidenza.  una madre che sa leggere suo figlio. Nel corso degli anni ci sono sempre stati
luno per laltra. Lui le ha dato una mano a crescere le ragazze. E lei ha cresciuto lui.
Se fossi Roger potrei raccontarle tutto. Se fossi Roger, per quanto difficile da capire, lei sarebbe
dalla mia parte. Ferocemente. Incondizionatamente.
Ma non sono suo figlio, o il figlio di qualcun altro. Non posso rivelarle i turbamenti di Roger
perch non avranno alcuna relazione con lo stato danimo con cui lui si sveglier domani. Perci libero
la madre di Roger dalle preoccupazioni dicendole che va tutto bene, poi laiuto a tirare fuori i piatti
dalla lavastoviglie. Lavoriamo in un muto cameratismo finch non raggiungiamo il nostro scopo, e il
sonno chiama.
Ma per un po, non riesco ad addormentarmi. Mi corico nel letto, fisso il soffitto. Ecco lironia:
anche se ogni mattina mi sveglio in un corpo diverso, ho sempre avuto la sensazione di avere tutto sotto
controllo.
Adesso invece ho la sensazione di non avere pi alcun controllo.
Adesso altre persone sono coinvolte.
...
.
...
Giorno 6001.
...
.
...
La mattina dopo al risveglio sono ancora pi lontano da Rhiannon.
Apro gi occhi a quattro ore di distanza, nel corpo di Margaret Weiss. Per fortuna Margaret ha
un portatile che posso usare prima di andare a scuola.
C unemail di Rhiannon.
Nathan!
Sono contentissima che tu mi abbia scritto: ho perso il pezzo di carta con il tuo indirizzo. Anche
per me  stato meraviglioso parlare e ballare con te. La polizia non avrebbe dovuto interromperci:
come hanno osato! Anche tu sei il mio tipo, umanamente parlando. Anche se non credi nelle relazioni
che durano pi di un anno. (Non dico che hai torto, cmq. La giuria deve ancora esprimere il verdetto.)
Non avrei mai pensato di arrivare a dirlo, ma spero che Steve dia presto unaltra festa. Almeno
potresti essere testimone della sua cattiveria.
Con affetto,
Rhiannon
Immagino che abbia sorriso, mentre scriveva, e questo fa sorridere me.
Poi apro laltro account di posta e trovo unaltra email di Nathan.
Ho dato questo indirizzo email alla polizia. Non pensare di cavartela cos.
La polizia?
Cerco subito su internet. Saltano fuori un paio di risultati in un motore di ricerca; la data  di
stamattina.
COSTRETTO DAL DIAVOLO
Fermato dalla polizia, un ragazzo parla di possessione demoniaca.
I poliziotti che hanno trovato Nathan Daldry, 15 anni, residente al 22 di Arden Lane, che
dormiva in auto sul ciglio della Route 23 sabato sera, non immaginavano di certo la storia che il
ragazzo avrebbe raccontato loro. Un adolescente qualunque avrebbe ammesso un abuso di alcolici,
ma Daldry ha detto di non sapere come fosse finito l. La risposta, ha aggiunto, era forse una
possessione demoniaca.
 stato come essere sonnambulo ha dichiarato Daldry al Crier. Per tutto il giorno, questa
creatura ha controllato il mio corpo. Mi ha costretto a mentire ai miei genitori, e a raggiungere una
citt dove non ero mai stato per partecipare a una festa. Non ricordo i particolari. So solo che non ero
in me.
Per rendere la faccenda ancor pi misteriosa, Daldry dice di aver trovato lindirizzo email di
uno sconosciuto sul proprio computer.
Non ero io dice.
Lagente Lance Houston ha spiegato che a Daldry non sono state mosse accuse perch non
risultava un abuso di alcolici, n pendono a suo carico denunce per il furto del veicolo.
Mi creda, il ragazzo deve avere un motivo per dire quello che dice. Da parte mia, mi limito a
rilevare che non ha fatto nulla di illegale ha dichiarato Houston.
Ma questo non basta a Daldry, che invece ha rivolto un appello: Se altri hanno vissuto
esperienze simili, vorrei che si facessero avanti. Non posso essere lunico.
 il sito web di un quotidiano locale, nulla di cui preoccuparsi. E la polizia non sembra dare
troppo peso alla vicenda. Eppure sono nervoso. In questi anni nessuno mi aveva mai fatto una cosa del
genere.
Posso immaginarmi che cosa sia successo: Nathan  sul ciglio della strada e un poliziotto lo
sveglia bussando al finestrino. Forse ci sono addirittura i lampeggianti, che inondano di blu e di rosso
loscurit. In pochi secondi Nathan si rende conto del guaio in cui si trova: mezzanotte  passata, e i
suoi genitori lo uccideranno. Non ricorda di aver bevuto, o di essersi drogato, ma i suoi vestiti puzzano
di fumo e di alcol. Si  risvegliato in un vuoto, come un sonnambulo. Per mi ha percepito. Forse il
vago ricordo di non essere stato del tutto in s. Cos, quando lagente gli chiede spiegazioni, Nathan
risponde che non sa, e quando lagente gli domanda dove  stato, lui risponde di non sapere neppure
quello. Lagente lo invita a scendere dallauto, gli fa un test per il tasso alcolemico, e Nathan risulta
sobrio. Lagente, per, vuole delle risposte, e allora Nathan gli racconta la verit, cio che il suo corpo
 stato posseduto. Solo che Nathan non riesce a pensare a qualcuno in grado di impossessarsi di un
corpo fuorch il diavolo. Ecco dunque quale sar la sua storia.  un bravo ragazzo:  sicuro che tutti lo
sosterranno. Che gli crederanno.
Al poliziotto interessa solo che Nathan torni a casa sano e salvo, forse decide persino di
scortarlo dopo aver avvertito i suoi genitori, che stanno aspettando il figlio. Sono arrabbiati,
preoccupati, ma Nathan ripete la sua versione della storia, e loro non sanno cosa credere. Nel
frattempo, un reporter ha gi la notizia; forse lha appresa al distretto di polizia, oppure ha origliato la
comunicazione dellagente sulla radio a onde corte: un adolescente va di nascosto a una festa e poi
cerca di scaricare la colpa sul diavolo. Il reporter telefona a casa Daldry domenica, e Nathan accetta di
parlare. Perch render la faccenda ancora pi reale, no?
Mi sento colpevole, e minacciato. Colpevole per ci che ho fatto a Nathan, qualunque fossero le
mie intenzioni; minacciato perch non lho costretto io a reagire cos, il che peggiora la sua situazione,
se non la mia.
Nelleventualit  una su un milione  che Nathan abbia convinto qualcuno a rintracciare le mie
email, non potr pi controllare il mio account da casa; potrebbero localizzare le abitazioni per cui
sono passato nel corso degli ultimi due o tre anni il che porterebbe a parecchi discorsi sconclusionati.
Una parte di me vorrebbe rispondere a Nathan per dargli una spiegazione. Ma non sono sicuro
che una generica spiegazione sar sufficiente. Soprattutto perch non ho delle risposte. Ho smesso di
inseguire i perch molto tempo fa. E ho la sensazione che Nathan non moller tanto facilmente.
Il ragazzo di Margaret Weiss, Sam, adora baciarla. Parecchio. In pubblico, in privato: non fa
differenza. Se vede unoccasione, la coglie.
Ma io non sono dellumore.
Cos Margaret si ritrova presto con un raffreddore. I baci sinterrompono, ma a sostituirli ecco
altre effusioni. Sam  piuttosto innamorato, e circonda Margaret con le dolci sabbie mobili del suo
amore. I ricordi di Margaret mi dicono che anche lei nutre lo stesso sentimento nei confronti di Sam.
Tutto assume unimportanza secondaria, rispetto a lui.  un miracolo che abbia ancora degli amici.
C un test di scienze. A giudicare da ci che trovo accedendo in Margaret, sembra che io ne
sappia pi di lei sullargomento.  il suo giorno fortunato.
Muoio dalla voglia di utilizzare uno dei computer della scuola, ma devo liberarmi di Sam.
Malgrado abbia diviso la coppia allaltezza delle labbra, non riesco a tenere separati i loro bacini: a
pranzo, Sam infila la mano in una delle tasche sul sedere di Margaret mentre mangia, e poi mette il
broncio quando lei non ricambia. Dopo hanno tutti e due unora libera, e Sam la passa ad accarezzarla e
a parlarle del film che hanno visto ieri sera.
Lottava ora  lunica che non frequentano assieme, cos ne approfitto. Non appena Sam lascia
Margaret sulla porta dellaula, decido di presentarmi dallinsegnante per chiederle il permesso di
andare in infermeria. Quindi corro in biblioteca.
Anzitutto finisco di inoltrare le email del mio vecchio account. Restano solo i messaggi di
Nathan; non riesco a cancellarli. E non riesco neppure a chiudere laccount. Per qualche ragione voglio
che possa contattarmi. Mi sento molto responsabile.
Entro nella nuova casella di posta elettronica con lintenzione di rispondere a Rhiannon, ma con
mia grande sorpresa trovo un suo nuovo messaggio. Frastornato, lo apro.
Nathan,
a quanto pare Steve non ha un cugino di nome Nathan, e nessuno dei suoi cugini si trovava alla
festa. Ti dispiace darmi una spiegazione?
Rhiannon
Non rifletto. Non valuto le alternative. Mi limito a digitare e spedire.
Rhiannon,
in effetti ho una spiegazione. Possiamo vederci?  il genere di spiegazione che devessere data
di persona.
Con affetto,
Nathan
Non ho intenzione di raccontarle la verit. Voglio solo avere il tempo di escogitare la menzogna
migliore.
Suona la campanella dellultima ora, presto Sam si metter alla ricerca di Margaret. Quando lo
trovo davanti al suo armadietto, Sam si comporta come se non ci vedessimo da settimane. E mentre lo
bacio immagino di esercitarmi per Rhiannon. Mentre lo bacio, ho la sensazione di commettere un atto
sleale nei confronti di Rhiannon. Mentre lo bacio, la mia mente  a ore da qui, con lei.
...
.
...
Giorno 6002.
...
.
...
A quanto pare luniverso, la mattina dopo,  dalla mia, perch quando mi sveglio sono nel corpo
di Megan Powell. A unora da Rhiannon.
E quando controllo la posta elettronica, ecco un messaggio da parte sua.
Nathan,
sar meglio che si tratti di unottima spiegazione. Vediamoci al caff della libreria Clover alle
17.
Rhiannon
Rispondo cos:
Rhiannon,
ci sar. Ma non nel modo che ti aspetti. Abbi pazienza, e fidati di me.
A
Megan Powell dovr lasciare in anticipo gli allenamenti delle cheerleader. Passo in rassegna
larmadio e scelgo qualcosa che Rhiannon indosserebbe; ho scoperto che le persone tendono a fidarsi di
chi si veste come loro. E qualunque cosa decida di fare, avr bisogno di tutta la fiducia che potr
ottenere.
Per tutto il giorno penso a cosa dire, e a cosa potr rispondere Rhiannon. La verit  un azzardo.
Non ho mai confessato la verit. Non ci sono mai andato neppure vicino.
Ma nessuna bugia mi pare appropriata. E pi arranco tra le possibili menzogne, pi ho la
sensazione di avviarmi lungo la strada che mi condurr a dirle tutto. Sto imparando che la vita non 
reale, se qualcun altro non ne conosce leffettiva realt. E voglio che la mia vita sia vera.
Se mi sono abituato a questesistenza non potrebbe farlo anche qualcun altro?
Se Rhiannon avr fiducia in me, se percepir limmensit che io ho percepito, allora mi creder.
E se non dovesse credermi, se non percepir limmensit, allora sembrer solo uno dei tanti
folli che vagano liberi per il mondo.
Non ho molto da perdere.
Eppure ho la sensazione di essere sul punto di perdere tutto, per quanto tenti di convincermi del
contrario.
Minvento un appuntamento dal dottore per Megan, e alle quattro in punto sono sulla strada che
porta alla citt dove abita Rhiannon.
Purtroppo c traffico, mi perdo, e cos arrivo alla libreria con dieci minuti di ritardo. Sbircio
dalla vetrina del caff e vedo Rhiannon seduta; sta sfogliando una rivista, di tanto in tanto lancia
unocchiata alla porta. Vorrei preservarla cos, ricordarla com in questo momento. Ogni cosa sta per
cambiare, e ho paura che un giorno rimpianger questi minuti  lattimo prima che tutto sia detto  e
che avr voglia di viaggiare indietro nel tempo per cancellare ci sta per accadere.
Megan non  la persona che Rhiannon si aspetta e difatti, quando mi avvicino al tavolino e mi
siedo, ne resta sorpresa.
Mi spiace, ma il posto  occupato dice.
Non preoccuparti la rassicuro. Mi manda Nathan.
Ha mandato te? Dov? Rhiannon perlustra il locale come se mi stessi nascondendo dietro
uno scaffale di libri o chiss dove.
Anchio mi guardo attorno. Ci sono altri clienti, ma nessuno sembra tanto vicino da ascoltare.
Forse dovrei invitare Rhiannon a fare una passeggiata, perch non dovrei parlarle in pubblico. Ma non
sono certo che Rhiannon mi seguirebbe; se glielo domandassi, probabilmente la spaventerei. Dovr
dirglielo qui.
Rhiannon esordisco. La guardo negli occhi, e la ritrovo: laffinit. La sensazione che ci sia
molto, oltre a noi due. Quel senso di reciproco riconoscimento.
Non so se anche Rhiannon lo avverta, eppure rimane seduta. Ricambia il mio sguardo. Non
interrompe la connessione fra noi.
S? sussurra.
Devo dirti una cosa. Ti sembrer assurda. Davvero. Ma ho bisogno che ascolti tutta la storia.
Forse ti verr voglia di andare via. Di metterti a ridere. Ma ho bisogno che tu la prenda sul serio. Ti
sembrer incredibile, ma  la verit. Intesi?
Nei suoi occhi adesso c paura. Vorrei allungare la mano per stringere le sue, ma non posso.
Non ancora.
Mantengo un tono di voce pacato. Sincero.
Ogni mattina mi sveglio in un corpo diverso.  cos da quando sono nato. Stamattina mi sono
svegliato nel corpo di Megan Powell, che vedi seduta di fronte a te. Tre giorni fa, sabato, ero Nathan
Daldry. Due giorni prima ero Amy Tran, che hai incontrato a scuola, e con cui hai passato una giornata.
E il luned prima ancora ero Justin, il tuo ragazzo. Tu credi di essere andata alloceano con lui, ma ero
io. Era la prima volta che ci incontravamo, e non lho pi dimenticato.
Minterrompo.
Mi stai prendendo in giro, vero? dice Rhiannon.  uno scherzo.
La incalzo. In spiaggia mi hai raccontato della sfilata madre-figlia, e mi hai detto che quella 
stata lultima volta in cui hai visto tua madre truccata. Quando Amy ti ha chiesto di raccontarle
qualcosa che non avevi mai detto a nessuno, le hai confidato di quando hai provato a bucarti lorecchio
da sola a dieci anni, e lei invece ti ha parlato di Per sempre di Judy Blume. Nathan si  presentato
mentre curiosavi tra i CD, ti ha canticchiato la canzone che tu e Justin avevate cantato mentre andavate
alloceano. Ti ha raccontato di essere il cugino di Steve, ma era alla festa per vederti. Avete parlato
delle relazioni che durano pi di un anno, e tu gli hai detto che in fondo in fondo Justin tiene molto a te,
e lui ti ha risposto che in fondo in fondo non basta. Ci che sto cercando di spiegarti  che dentro
quelle persone cero io. Sono stato loro per un giorno. Adesso sono Megan Powell, e devo dirti la verit
prima di cambiare ancora. Perch credo che tu sia eccezionale. E non voglio continuare a incontrarti nei
panni di altre persone. Voglio incontrarti come me stesso.
Nel suo sguardo c solo incredulit. Cerco un segnale che mi dica che Rhiannon  disposta a
fidarsi di me, ma non riesco a trovarlo.
Ti ha convinto Justin? sbotta disgustata. Lo trovi divertente?
No, non  divertente dico.  la verit. Non mi aspetto che tu lo capisca adesso. So che
sembra assurdo. Ma  la verit. Lo giuro,  la verit.
Perch lo fai? Nemmeno ti conosco!
Ascoltami. Ti prego. In cuor tuo sai che con te, quel giorno, non cera Justin. Non si 
comportato da Justin. Non ha fatto le cose che Justin fa di solito. Perch ero io. Non avevo intenzione
di farlo. Non volevo innamorarmi di te. Ma  successo. E non posso tornare indietro. Non posso fingere
che non sia accaduto. Ho finto per tutta la vita, e tu sei la creatura che mi ha fatto desiderare di
smettere.
Sul suo volto, nel suo corpo, c ancora paura. Ma perch io? Non ha senso.
Perch sei meravigliosa. Perch sei gentile con una sconosciuta appena arrivata a scuola.
Perch anche tu vorresti vivere la vita invece di immaginarla, essere al di l del vetro. Perch sei bella.
Perch ballare con te nel seminterrato di Steve, sabato sera, ha acceso dentro di me i fuochi dartificio.
E quando ero sdraiato accanto a te in spiaggia ho avvertito una pace perfetta. So che credi che Justin ti
ami, in fondo in fondo. Ma io ti amo in tutto e per tutto
Basta! Salendo di volume, la voce di Rhiannon si spezza.  solo che basta cos, okay?
Credo di capire quello che vuoi dirmi, ma comunque non pu avere alcun senso.
Sai che non era lui quel giorno, vero?
Io non so niente! Lo dice a voce abbastanza alta perch alcune delle persone intorno a noi si
voltino a guardarci; Rhiannon se ne accorge, e la riabbassa. Non lo so. Davvero, non lo so.
Sta per scoppiare a piangere. Le prendo la mano. Non le piace, ma non la ritrae.
So che  incredibile dico. Davvero.
No,  impossibile sussurra.
Invece no. Io ne sono la prova.
Quando questa mattina mi sono immaginato la scena, mi si erano prospettate due possibili
conclusioni: curiosit o repulsione. Ma per ora siamo bloccati a met strada. Rhiannon non crede che le
stia dicendo la verit  o quantomeno non tanto da fidarsi del tutto  e tuttavia non ha dato in
escandescenze; non sospetta pi che si tratti di uno scherzo perverso.
Adesso me ne rendo conto: non la convincer. Non cos. Non qui.
Ascolta dico. Perch non ci incontriamo di nuovo domani, a questora? Non sar nello
stesso corpo, ma sar la stessa persona. Per te sarebbe pi facile capire?
 scettica. Potresti dire a qualcun altro di venire.
S, ma perch? Non si tratta di una farsa. Non  uno scherzo.  la mia vita.
Sei pazza.
Lo dici solo per dire. Sai che non lo sono. Lo puoi intuire.
Adesso  lei a guardarmi dritto negli occhi. A giudicarmi. Cerca una connessione.
Come ti chiami? chiede.
Oggi  Megan Powell.
No. Come ti chiami davvero.
Mi manca il respiro. Nessuno me lha mai chiesto. E, da parte mia, non lho mai confidato a
nessuno.
A dico.
Solo A?
Solo A. Lho scelto da ragazzino. Era un modo per preservarmi durante il passaggio da un
corpo allaltro, da una vita allaltra. Avevo bisogno di qualcosa di puro. Perci ho scelto la lettera A.
Cosa ne pensi del mio nome?
Ne abbiamo parlato laltra sera. Lo trovo meraviglioso, ma tu pensi che sia difficile farne lo
spelling.
Si alza. Io faccio lo stesso.
Rhiannon rimane ferma, in piedi. Sta prendendo in considerazione parecchie ipotesi, ma non ho
idea di quali siano. Innamorarsi di qualcuno non significa capire meglio come si senta; significa solo
conoscere le proprie sensazioni.
Rhiannon dico.
Mi zittisce con un gesto della mano.
Basta dice. Non ora. Domani. Ti concedo domani. Sar un modo come un altro per capire,
no? Se quello che dici  vero, mi servir sicuramente pi di un giorno.
Grazie le dico.
Mi ringrazierai se mi far rivedere dice.  assurdo.
Lo so.
Indossa il giubbotto e si avvia alluscita. Ma esita per unultima volta.
Sai una cosa? dice. Laltro giorno ho avuto la sensazione che Justin non fosse del tutto in s.
Ed  come se lui non ci fosse stato. Non se ne ricorda. Potrebbero esserci un milione di spiegazioni, ma
eccoci qui.
Eccoci qui convengo.
Scuote il capo.
A domani dico.
A domani dice. Sembra un po meno di una promessa, e qualcosa di pi di uneventualit remota.
...
.
...
Giorno 6003.
...
.
...
Non sono solo, quando mi sveglio il giorno dopo.
Divido la stanza con altri due ragazzi  i miei fratelli, Paul e Tom. Paul ha un anno pi di me.
Tom  il mio gemello. Mi chiamo James.
James  grosso, un giocatore di football. Tom  suppergi della stessa taglia. Paul  addirittura
pi grosso.
La stanza  pulita, ma ancor prima di capire in quale citt mi trovo, so di non essere nel
quartiere migliore. Siamo una grande famiglia in una piccola casa. Non trover un computer. E di certo
James non ha una macchina.
 compito di Paul  una sua iniziativa o chiss  farci alzare; nostro padre non  ancora
rincasato dal turno di notte, e nostra madre  gi sulla via del lavoro. Le nostre due sorelle sono in
bagno, ma hanno quasi finito. Poi tocca a noi.
Accedo ai ricordi di James e scopro di essere nella citt vicina a quella di Nathan, a pi di
unora da Rhiannon.
Sar una lunga giornata.
Il tragitto in autobus dura quarantacinque minuti, e dopo ci precipitiamo in mensa per riscuotere
la nostra colazione gratis. Lappetito di James  sbalorditivo: io ammucchio pancake su pancake, ma lui
ha ancora fame. Tom mi risponde morso su morso.
Fortunatamente la prima ora  libera. Sfortunatamente ieri James non ha finito i compiti. Li
sbrigo il pi in fretta che posso, e prima della fine dellora mi rimangono dieci minuti di computer.
C un messaggio da parte di Rhiannon, scritto alluna del mattino.
A,
vorrei crederti, ma non so come.
Rispondo:
Rhiannon,
non devi trovare un modo. Basta che tu scelga di credermi, e accadr.
Mi trovo a Laurel, a pi di unora da te. Sono nel corpo di un giocatore di football di nome
James. So che pu sembrare strano. Ma, come tutto il resto,  la verit.
Con affetto,
A
Mi resta a malapena il tempo di controllare laltra casella di posta elettronica. C una nuova
email di Nathan.
Non puoi evitare le mie domande per sempre. Voglio sapere chi sei. Voglio sapere perch fai
ci che fai.
Dimmelo.
Non gli rispondo neanche stavolta. Non sono certo di dovergli una spiegazione. Probabilmente
gli devo qualcosa, ma non sono certo che si tratti di una spiegazione.
Riesco ad arrivare allora di pranzo. Vorrei filare dritto in biblioteca per mettermi di nuovo al
computer, ma James ha fame, e Tom  con lui, e se saltassi il pranzo, ho paura che non avr nulla da
mettere sotto di denti fino a cena. Do unocchiata nel portafogli: ci sono tre miseri dollari, spiccioli
inclusi.
Riscuoto il mio pranzo gratis e lo divoro. Poi mi alzo dicendo che devo andare in biblioteca,
offrendo a Tom una battuta su un piatto dargento: Le biblioteche sono da femmine ridacchia. Un
vero fratello, al quale ribatto con: Be, ecco perch non ne rimedi mai una. Ne segue un incontro di
lotta. Perdo altro tempo prezioso.
I computer della biblioteca sono tutti occupati, perci devo incombere su una matricola per due
minuti per convincerla a sloggiare. Controllo i mezzi pubblici, e scopro che ci vogliono tre autobus per
arrivare alla citt di Rhiannon. Sarei anche disposto ad affrontare il viaggio, ma quando apro la casella
di posta, trovo un altro messaggio.  stato spedito due minuti fa.
A,
hai la macchina? Altrimenti potrei venire io. C uno Starbucks a Laurel. Ho sentito dire che
da Starbucks non accade mai nulla di male. Fammi sapere se possiamo incontrarci l.
Rhiannon
Scrivo:
Rhiannon,
se potessi venire tu, lo apprezzerei molto. Grazie,
A
Due minuti dopo, ecco una nuova email:
A,
sar l per le 17. Muoio dalla voglia di vedere che aspetto hai oggi.
(Ancora non ci credo).
Rhiannon
La prospettiva mi elettrizza. Rhiannon ha avuto tempo di pensarci, eppure non sembra volersi
tirare indietro.  pi di quanto speravo. Ma non devo esserne troppo grato, nel caso in cui tutto finisca
nel peggiore dei modi.
Il resto della giornata scolastica scorre senza che accada nulla di rilevante a eccezione di un
momento durante la settima ora. Mrs French, linsegnante di biologia, aveva assegnato come compito a
casa un esperimento, e si accanisce contro un ragazzo che non ha presentato nulla.
Non so cosa mi sia capitato se ne esce il fannullone. Il demonio devessersi impossessato di
me.
Il resto della classe sghignazza, e persino Mrs French scuote il capo.
Gi, anchio sono stato posseduto dal diavolo gli fa eco un compagno. Dopo aver bevuto
sette birre.
 la loro versione dei fatti: la storia di Nathan si sta divulgando.
Ehi dico a Tom mentre andiamo allallenamento di football. Hai sentito di quel tipo di
Monroeville che dice di essere stato posseduto dal demonio?
Amico risponde, ne parlavamo ieri. Era in cima alle notizie.
Gi. Ma oggi hai sentito qualcosaltro?
E che altro c da dire? Il tipo ha raccontato una bugia assurda, e adesso non sa pi come
uscirne. E i fanatici religiosi vogliono trasformarlo nel loro ragazzo immagine. Sono quasi dispiaciuto
per lui.
Questo, credo, non  un bene.
Il nostro allenatore deve accompagnare la moglie al corso di Lamaze, e per quanto se ne lamenti
in lungo e in largo, non potr sottarsi allimpegno. Quindi ci congeda in anticipo. Dico a Tom che far
un salto da Starbucks, e lui mi guarda come se mi fossi infemminito del tutto, e irrimediabilmente.
Contavo sulla sua disapprovazione, e sono sollevato nel riceverla.
Quando arrivo Rhiannon non c ancora, cos prendo un caff nero piccolo  non posso
permettermi altro  e mi siedo. La aspetto. Il locale  pieno, e devo difendere la sedia libera al mio
tavolo con le unghie e con i denti.
Finalmente, alle cinque e venti, eccola. Studia gli avventori, e io le faccio un cenno. Lavevo
avvisata che oggi sono un giocatore di football, ma  un po sbigottita. Comunque si avvicina.
Daccordo dice sedendosi. Prima di tutto dammi il telefono. Devo avere unaria confusa,
perch Rhiannon aggiunge: Voglio controllare le chiamate delle ultime settimane. Quelle fatte e
quelle ricevute. Se non si tratta di uno scherzo, non hai niente da nascondere.
Le passo il cellulare di James, e lei dimostra di saperlo utilizzare meglio di me.
Adesso ti faccio qualche domanda dice restituendomelo. Primo: cosa indossavo quando
Justin mi ha portato alla spiaggia?
Mi sforzo, tento di rievocare i dettagli. Ma sono gi svaniti. Rammento lei, non cosa indossava.
Non lo so dico. Tu ricordi cosa indossava Justin?
Ci pensa su. Giusta considerazione. Abbiamo fatto lamore?
Scrollo la testa. No, abbiamo usato la coperta dellamore, ma non labbiamo fatto. Ci siamo
baciati. Nientaltro.
E cosa ti ho detto prima di scendere dalla macchina?
Ecco la nota felice.
Corretto. Veloce: qual  il nome della ragazza di Steve?
Stephanie.
A che ora  finita la festa?
Undici e un quarto.
E quando eri nel corpo della ragazza che ho portato con me alle lezioni, cosa diceva il biglietto
che mi hai passato?
Qualcosa del tipo: le lezioni qui sono noiose come quelle della mia scuola.
E cosa raffiguravano le spillette che aveva sullo zaino quel giorno?
Gattini in stile anime.
Be, o sei un grande bugiardo, oppure cambi corpo ogni giorno. Non so proprio quale sia la
verit.
La seconda.
Alle spalle di Rhiannon, una donna ci osserva con aria interrogativa. Ha origliato?
Forse abbiamo trovato una spettatrice sussurro. Andiamo fuori.
Rhiannon mi guarda scettica. S, se tu fossi ancora una piccola e graziosa cheerleader. Forse
non te ne rendi conto, ma oggi sei un tipo enorme, minaccioso. Sento la voce di mia madre che mi
ripete forte e chiaro: Niente angoli bui.
Indico fuori dalla vetrina, una panchina ai bordi della strada.
In pubblico, ma senza che ci ascoltino.
Daccordo.
Vedendoci andare via, la donna che origliava sembra contrariata. Mi accorgo di quante persone
sedute attorno a noi abbiano laptop e portatili aperti, e spero che nessuno di loro abbia preso appunti.
Arrivati alla panchina, Rhiannon lascia che sia io a sedermi per primo, cos pu decidere quanto
lontana da me mettersi. Che  parecchio.
Allora sei cos da quando sei nato?
S. Non ricordo che sia mai stato diverso.
E come funziona? Non ti fa impazzire?
Mi ci sono abituato. Allinizio credevo che la mia vita fosse simile a quella degli altri. Voglio
dire, da bambini non diamo molta importanza a chi si prende cura di noi, perlomeno finch c
qualcuno che lo fa. Quandero piccolo pensavo che si trattasse di una specie di gioco, e la mia mente ha
imparato ad avere accesso  sai, a frugare tra i ricordi di un corpo  in maniera naturale. Perci sapevo
sempre come mi chiamavo, e dove vivevo. Ma a sei o sette anni mi sono reso conto di essere diverso, e
a nove o dieci anni ho desiderato che smettesse.
Davvero?
Certo. Immaginati di provare nostalgia di casa, ma di non avere una casa. Ecco come mi
sentivo. Volevo degli amici, una madre, un padre, un cane, per non potevo averli per pi di un giorno.
 stato straziante. Alcune notti ricordo di aver pianto, urlato, pregato i miei genitori di non lasciarmi
andare a dormire; ma loro non comprendevano le mie paure. Pensavano a un mostro sotto il letto, a un
capriccio per estorcere altre storie della buonanotte. Non sono mai riuscito a farmi capire. Non volevo
dire loro addio, e quando cercavo di spiegarglielo, loro mi rassicuravano che non si trattava di un addio,
ma solo della buonanotte. Io insistevo che per me era la stessa cosa, ma loro mi dicevano di non fare lo
sciocco.
Alla fine lho accettato. E ho trovato pace. Dovevo. La mia vita  questa, e non potevo farci
nulla. Non potevo oppormi alla marea, cos ho deciso di nuotare nella corrente.
Quante volte hai raccontato questa storia?
Mai. Lo giuro.  la prima volta.
Queste parole dovrebbero farla sentire speciale  sono pensate perch Rhiannon si senta
speciale  e invece sembrano spaventarla.
Devi pur avere dei genitori, no? Tutti abbiamo dei genitori.
Mi stringo nelle spalle. Non saprei. Penso di s. Per non  che possa chiederlo a qualcuno.
Non ho mai incontrato nessuno come me. E non  detto che, nel caso, lavrei riconosciuto.
A giudicare dalla sua espressione, Rhiannon pensa che la mia storia sia triste. Tristissima. Non
so come spiegarle che, invece, non  stato tutto cos triste.
Ho avuto la possibilit di vivere realt diverse dico. Poi mi ammutolisco. Non so come
proseguire.
Va avanti dice lei.
 solo che So che sembra una vita orribile, ma ho visto moltissime cose. Se si resta sempre
nello stesso corpo,  pi difficile intuire cosa sia davvero la vita, perch si  molto pi radicati in ci
che si . Ma cambiando ogni giorno si entra in contatto con luniversale. Persino con i particolari pi
banali. Si pu capire quanto diverso sia il gusto delle ciliegie per ciascuno di noi. E le tonalit del blu.
Si notano gli assurdi rituali con cui i ragazzi dimostrano affetto pur senza ammetterlo. Simpara che
labitudine di leggere una storia ai figli alla fine della giornata fa di un genitore un buon genitore, o
quantomeno  un indizio che lo sia, perch capita di vederne molti altri che non trovano mai tempo per
farlo. Si d valore a ogni singolo giorno perch sono tutti diversi. Per gran parte delle persone, la
differenza tra un luned e un marted sta in cosa hanno mangiato per cena; non per me. Vedendo il
mondo da prospettive diverse, ricavo unimpressione migliore della sua tridimensionalit.
Per non puoi mai vedere le cose nel corso del tempo, vero? chiede Rhiannon. Non voglio
sminuire ci che hai detto. Tento solo di capire. Non hai mai avuto un amico che hai visto per dieci
giorni di fila. Non hai mai visto invecchiare il tuo cane o il tuo gatto. N quanto si pu incasinare
lamore dei genitori durante gli anni. E non sei mai stato coinvolto in una relazione per pi di un
giorno, figuriamoci per pi di un anno.
Dovevo aspettarmelo. Sapevo che saremmo tornati sullargomento.
Ma ho visto molte relazioni dico. Le ho osservate. So come funziona.
Dallesterno? Non credo che si possa capire.
Credo che tu sottovaluti quanto sia prevedibile una relazione.
Lo amo dice. So che non riesci a capirlo, ma  cos.
Non dovresti. Io lho visto da dentro. Lo so.
Per un giorno. Lhai visto soltanto per un giorno.
E per un giorno ho visto come pu essere. Te ne sei innamorata di pi quando lui era me.
Provo a prenderle la mano, ma stavolta Rhiannon dice: No, non farlo.
Mimmobilizzo.
Ho un ragazzo dice. A te non piace, e certe volte non piace neanche a me, ma  cos che
stanno le cose. Per lo ammetto, mi hai convinto: sei la stessa persona che ho incontrato in cinque corpi
diversi. E ci significa che forse sono pazza quanto te. Dici di amarmi, ma non mi conosci. Mi conosci
da una settimana. A me serve pi tempo.
Ma quel giorno in spiaggia non lhai sentito? Non hai avuto la sensazione che fosse giusto?
Riecco il richiamo delloceano, la canzone delluniverso. Una bugiarda migliore lo negherebbe,
ma alcuni di noi non vogliono vivere la propria vita da bugiardi. Rhiannon si morde le labbra e
annuisce.
S. Ma non so chi  la persona per la quale ho provato quei sentimenti. E se anche ammettessi
che eri tu, devi capire che la mia storia con Justin ha avuto un ruolo. Non mi sarei mai sentita cos in
compagnia di un estraneo. Non sarebbe stato cos perfetto.
Come puoi saperlo?
Eccoci al dunque: non lo so.
Guarda il telefono.  il segnale della sua imminente partenza, che debba andare oppure no.
Devo tornare per cena dice.
Grazie per esserti fatta tutta questa strada.
 imbarazzante. Davvero imbarazzante.
Ti rivedr? chiedo.
Lei annuisce.
Be, devo dimostrarti che cosa vuol dire davvero dice.
Cosa?
Lamore.
La situazione la impaurisce? La mette a disagio? Le fa nutrire qualche speranza?
Non saprei. Tra di noi non c ancora quellintimit che mi permetterebbe di capirlo.
Quando rientro, Tom  molto dispiaciuto  in parte perch sono andato da Starbucks, in parte
perch, per tornare a casa, ho dovuto camminare per due miglia e cos ho fatto tardi per cena, cosa per
cui nostro padre mi rimprovera selvaggiamente.
Spero che, chiunque lei sia, ne valga la pena mi prende in giro.
Faccio finta di non capire.
Non dirmi che sei andato da Starbucks per il caff, o per le canzoni folk che mettono su da
quelle parti. Ti conosco.
Rimango in silenzio.
Tocca a me lavare i piatti. Intanto sento la radio, e quando arriva il notiziario locale, ecco il
momento di Nathan Daldry.
Allora, Nathan, raccontaci: cosa ti  successo sabato scorso? chiede lintervistatore.
Sono stato posseduto. Non c altro modo per spiegarlo. Non avevo pi il controllo del mio
corpo. Mi considero fortunato di essere ancora vivo. E vorrei invitare chiunque sia stato posseduto per
un giorno a contattarmi. Voglio essere onesto con te, Chuck: molti mi credono pazzo. A scuola mi
prendono in giro. Ma io so cos successo. So di non essere lunico.
So di non essere lunico.
Questa frase mi d il tormento. Vorrei esserne altrettanto sicuro.
Vorrei non essere lunico.
...
.
...
Giorno 6004.
...
.
...
Lindomani mi sveglio nella stessa stanza.
Nello stesso corpo.
Stento a crederci. Non capisco. Dopo tutti questi anni.
Osservo le pareti. Le mie mani. Le lenzuola.
Dopodich mi giro sul fianco e vedo James, addormentato nel suo letto.
James.
E allora capisco: non sono nello stesso corpo. Non sono dallo stesso lato della stanza.
No, stamattina sono il gemello, Tom.
Non ho mai avuto una simile opportunit. James sta riemergendo dal sonno, fa ritorno dopo una
giornata lontano dal suo vecchio corpo, perci cerco di cogliere un segno di quel senso di dimenticanza
 la perplessit del risveglio. Ci che vedo, tuttavia,  la scena familiare di un giocatore di football che
comincia la giornata stiracchiandosi. Se si sente strano, in qualche modo diverso, di certo non lo d a
vedere.
Amico, che hai da guardare?
Non  James a parlare, ma laltro fratello, Paul.
Mi sto solo alzando mugugno.
In realt non tolgo gli occhi di dosso a James, e continuo a sorvegliarlo mentre andiamo a
scuola. E a colazione. Ha laria assente, ma nulla che non si possa spiegare con una pessima notte di
sonno.
Come stai? gli chiedo.
Grugnisce. Bene. Grazie dellinteressamento.
Decido di recitare la parte dello sciocco. E siccome James si aspetta che Tom sia uno sciocco,
non dovrebbe essere unimpresa ardua.
Ieri coshai fatto dopo lallenamento?
Sono andato da Starbucks.
Con chi?
Mi guarda come se gli avessi appena cantato la domanda in falsetto.
Avevo voglia di un caff, daccordo? Non ero l con nessuno.
Lo osservo cercando di capire se sta nascondendo la conversazione con Rhiannon. Ma il suo
volto tradirebbe una tale doppiezza.
Non ricorda davvero di averla incontrata. Di averle parlato. Di essere stato con lei.
Allora perch ci hai messo tanto? chiedo.
Cosa? Mi stavi cronometrando? Sono commosso.
Be, a chi hai scritto unemail a pranzo?
Stavo solo controllando la posta.
La tua?
E di chi altro? Mi stai facendo delle domande davvero strambe. Vero, Paul?
Paul mastica del bacon. Quando voi due parlate mi sintonizzo da unaltra parte. Lo giuro. Non
ho la minima idea di cosa stavate dicendo.
Paradossalmente vorrei essere ancora nel corpo di James per avere accesso ai suoi ricordi di
ieri. Da dove siedo, ho limpressione che rammenti dov stato, ma deve aver elaborato una versione
alternativa dellaccaduto, una che si adattasse meglio alla sua vita. Forse  opera della sua mente. Una
sorta di adattamento? Oppure  stata la mia mente, un attimo prima di abbandonare il suo corpo, ad
aver lasciato dietro di s questa storia?
James non ha la sensazione di essere stato posseduto dal diavolo.
Crede che ieri sia stato solo un giorno come un altro.
Per lennesima volta, le ore del mattino si trasformano nella ricerca di qualche minuto per
controllare le email.
Avrei dovuto darle il mio numero di telefono, penso.
E poi mi fermo nel bel mezzo del corridoio, scioccato.  una considerazione normalissima,
eppure mi paralizza perch, nel contesto della mia esistenza,  unaffermazione illogica. Non avrei mai
potuto darle un numero di telefono. Lo so. Ma ciononostante quellidea ordinaria sinsinua nella mia
mente. Per un momento mi prendo in giro da solo al pensiero che anchio, forse, sono stato ordinario,
normale.
Non so di preciso che cosa significhi, ma ho il sospetto che sia pericoloso.
A pranzo dico a James che vado in biblioteca.
Le biblioteche sono da femmine dice.
Non ci sono nuovi messaggi di Rhiannon, cos le scrivo.
Rhiannon,
oggi mi riconoscerai. Mi sono svegliato nel corpo del fratello gemello di James. Credevo che
mi aiutasse a capire un po di cose, ma finora non ho avuto fortuna.
Ho voglia di rivederti.
A
Neppure Nathan mi ha scritto, cos decido di inserire di nuovo il suo nome in un motore di
ricerca; mi aspetto un altro po di articoli a proposito della sua storia.
Trovo oltre duemila risultati. Tutto in soli tre giorni.
Il passaparola. Molti risultati provengono da siti evangelici che hanno fatto incetta delle
dichiarazioni di Nathan sul diavolo. Per loro, lui  lennesima riprova di come il mondo stia diventando
un inferno.
Stando ai miei ricordi dinfanzia, nessuna delle versioni de Il ragazzo che gridava al lupo si
soffermava molto sullo stato emotivo del protagonista, soprattutto quando alla fine il lupo entra in
scena, eppure i pensieri di Nathan mi interessano; vorrei sapere se crede davvero in quello che
racconta. Gli articoli o i blog non mi sono daiuto: Nathan ripete la stessa versione, e la gente lo
dipinge sia come un fenomeno da baraccone, sia come un oracolo; nessuno si  preso il disturbo di
approfondire, e di trattarlo da ragazzo. Evitano di rivolgergli le vere domande preferendo quelle pi
sensazionali.
Apro la sua ultima email.
Non puoi evitare le mie domande per sempre. Voglio sapere chi sei. Voglio sapere perch fai
ci che fai.
Dimmelo.
Come potrei rispondergli senza confermare almeno in parte la sua storia? Ho la sensazione che
abbia ragione: non potr eludere le sue domande per sempre. Inizieranno a scavarmi dentro. Mi
seguiranno ovunque mi sveglier. Ma qualunque mia risposta rappresenter agli occhi di Nathan una
conferma che so di non dovergli dare. Perch cos non lo allontanerei dalla strada che ha intrapreso.
La soluzione migliore, per lui,  credere di essere diventato pazzo. Anche se  una cosa orribile
da augurare a qualcuno, in particolare quando non  davvero pazzo.
Vorrei chiedere consiglio a Rhiannon. Ma ho paura di sapere cosa direbbe. O forse sto solo
proiettando la parte migliore di me in lei. Conosco la risposta: lautoconservazione  un principio che
non vale nulla, se non si pu convivere con quel s che si cerca di preservare.
Nathan  una mia responsabilit perch sono responsabile di ci che gli  accaduto.
Per quanto lo detesti,  cos.
Non scriver subito. Devo riflettere. Devo riuscire ad aiutarlo senza confermargli nulla.
Alla fine, quando  ormai giunta lultima ora, penso di aver trovato il modo.
So chi sei. Ho letto la tua storia. Non ha nulla a che vedere con me. Devi aver commesso un
errore.
Per mi pare che tu non stia prendendo in considerazione tutte le possibilit. Sono sicuro che
ci che ti  successo  molto stressante. Ma incolpare il diavolo non  la soluzione.
La invio prima dellallenamento di football.
Controllo anche se ci siano dei messaggi di Rhiannon.
Nulla.
Il resto della giornata  insignificante, e cos rieccomi alla domanda: quand che ho cominciato
a credere che le mie giornate sarebbero state scandite da eventi degni di nota? Finora mi ero votato a
unesistenza insulsa, e avevo scoperto una certa soddisfazione nellaffinare larte di preservarla.
Ripetere meccanicamente gli stessi gesti permette di avere parecchio tempo a disposizione per
esaminare gli automatismi. Una volta trovavo tutto ci interessante. Adesso questa vita mi sembra priva
di senso.
Partecipo agli allenamenti di football. Trovo un passaggio per tornare a casa. Faccio un po di
compiti. Ceno. Guardo la tiv con la famiglia.
Avere qualcosa per cui vivere  una trappola: tutto il resto sembra senzanima.
I primi ad andare a letto siamo io e James. Paul  in cucina, parla con nostra madre di un lavoro
in programma per il weekend. Io e James ci mettiamo il pigiama senza aprire bocca, e restiamo in
silenzio anche quando andiamo e torniamo dal bagno.
Appena mi infilo sotto le coperte, James spegne la luce; aspetto che si sdrai anche lui, invece lo
sento temporeggiare al centro della stanza.
Tom?
S?
Perch mi hai chiesto cosho fatto ieri?
Mi metto seduto. Non saprei. Mi sei sembrato un po assente.
Ho pensato che fosse tutto molto strano; le tue domande, intendo.
Va verso il letto. Sento il suo peso crollare sul materasso.
Quindi non  successo niente di strano? insisto, nella speranza che qualcosa  qualunque cosa
 riesca a risalire in superficie.
Non mi viene in mente niente. Snyder  andato via prima dagli allenamenti per accompagnare
la sua baby mamma al corso preparto, ed  stato uno spasso. Tutto qui. Per ti sono sembrato assente
anche oggi?
La verit  che non gli ho prestato molta attenzione. Non dopo colazione.
Perch me lo chiedi?
Cos. Mi sento bene. Ma non volevo dare limpressione che qualcosa non andasse, quando non
c nulla che non va.
Mi sembra che tu stia bene lo rassicuro.
Perfetto dice rigirandosi nel letto, trovando la giusta posizione sul cuscino.
Vorrei dire di pi, ma non so quali parole scegliere. Queste fragili conversazioni notturne mi
commuovono. Le parole assumono una forma differente, quando non c luce nella stanza. Ritorno con
la memoria a quelle rare, fortunatissime notti in cui mi  capitato di terminare la giornata dormendo a
casa di un amico, o dividendo la camera con un fratello o con una persona a cui mi ero affezionato.
Durante queste conversazioni sento di potermi aprire completamente, nonostante il mio segreto; e
quando poi cala la notte, ho sempre la sensazione di scivolare dolcemente nel sonno, invece che di
piombarvi.
Buonanotte dico a James, ma vorrei dirgli addio. Sto partendo, lascio la famiglia. Sono stati
due giorni soltanto, ma  il doppio di quanto non mi conceda solitamente la mia vita.  un indizio  il
pi piccolo  di ci che potrebbe significare risvegliarsi ogni mattina nello stesso posto.
Devo lasciarmi tutto alle spalle.
...
.
...
Giorno 6005.
...
.
...
Alcuni ritengono che le malattie mentali dipendano dallumore o dalla personalit. Ai loro occhi
la depressione  una forma di tristezza, e il disturbo ossessivo-compulsivo una particolare
irrequietudine. Pensano che sia lanima a essere malata, e non il corpo. Silludono che una malattia
mentale si possa combattere con la sola forza di volont.
Quant sbagliato.
Da bambino non capivo. Mi svegliavo in un corpo nuovo e non riuscivo a capacitarmi del fatto
che la realt sembrasse cos muta, e confusa. O al contrario mi ritrovavo sovreccitato, distratto, come
una radio che passa rapidamente da una stazione allaltra, a tutto volume. E siccome non avevo accesso
alle emozioni del corpo che mi ospitava, presumevo che fossero emozioni mie. Alla fine, per, mi ero
reso conto che queste inclinazioni, le compulsioni, facevano parte del corpo come il colore degli occhi
o la voce. Certo, i sentimenti di per s sono intangibili, amorfi, ma la ragione di quei sentimenti attiene
alla chimica, alla biologia.
 un circolo vizioso: il corpo trama contro di te, e questo genera ulteriore disperazione, che a
sua volta amplifica lo squilibrio. Convivere con tali stati danimo richiede una forza eccezionale, ma mi
 gi capitato di trovarla dentro di me; quando chi mi ospita  alle prese con questi problemi, io devo
riverberare la sua forza, e a volte superarla, perch sono meno preparato.
Ormai riconosco i sintomi. So quando devo cercare dei medicinali e quando lasciare che il
corpo se la cavi da solo. Non sono io, devo ricordare a me stesso.  la chimica.  la biologia. Non
dipende da me. Non dipende da chiunque mi ospiti.
La mente di Kelsea Cook  un luogo tenebroso. Me ne rendo conto ancor prima di aprire gli
occhi. La sua  una mente inquieta, dove parole e pensieri e impulsi cozzano luno contro laltro. E
quando i miei pensieri cercano di imporsi in mezzo a quel frastuono, il corpo reagisce imperlandosi di
sudore; provo a restare calmo, ma il corpo cospira contro di me, cerca di sprofondarmi nellalterazione.
Il malessere di solito non  cos forte di primo mattino; se  cos adesso, devessere malaccio
sempre.
Sotto la superficie dellalterazione c un desiderio di dolore. Apro gli occhi, e trovo le cicatrici.
Non solo sul corpo, anche se quelle ci sono: sottilissime fratture nel tessuto della pelle, quella rete che
annodiamo con le nostre mani per catturare la morte. Per la ragazza che vive in questa stanza ogni cosa
ha perduto importanza. I poster penzolano staccati per met. Lo specchio  rotto. I vestiti giacciono
abbandonati. Le persiane sono chiuse. I libri sono appoggiati di sbieco sulle mensole, come file di denti
trascurati. A un certo punto Kelsea deve aver rotto una penna e deve averla fatta mulinare nellaria,
perch si notano piccole lacrime dinchiostro asciutto sulle pareti e sul soffitto.
Accedo ai suoi ricordi e mi colpisce il fatto che si sia ridotta cos senza che nessuno se ne
accorgesse o diagnosticasse la sua condizione. Lhanno lasciata sola, e la solitudine ha avuto il
sopravvento.
Sono le cinque del mattino. Non mi sono svegliato perch  suonata la sveglia. Mi sono
svegliato perch la mia mente ha cominciato a urlare, e ce lha con me.
Mi sforzo di ritrovare il sonno, ma il corpo me lo impedisce.
Due ore pi tardi mi alzo.
La depressione pu essere paragonata sia a una nuvola nera, sia a un cane nero. Nel caso di
Kelsea, la metafora pi adatta  la nuvola nera. Kelsea ne  circondata, immersa, e non riesce a
scorgere alcuna via duscita. Dovrebbe cercare di contenerla, darle la forma di un cane nero; quel cane
la seguirebbe dappertutto, non labbandonerebbe mai, ma almeno sarebbe unentit separata da lei, e la
seguirebbe come si segue una guida.
Mi trascino fino al bagno e vado sotto la doccia.
Cosa fai? chiede una voce maschile. Non ti sei fatta la doccia ieri sera?
Fingo di non aver sentito. Ho bisogno della sensazione del picchiettio dellacqua contro il mio
corpo. Ho bisogno di uno stimolo per cominciare la giornata.
Quando esco dal bagno trovo il padre di Kelsea in corridoio. Mi scruta.
Vestiti dice in tono minaccioso. Mi stringo nellasciugamano.
Una volta vestita, raduno i libri di scuola. Nello zaino c un diario ma non ho tempo per
leggerlo. E non ho neppure tempo di controllare le email. Anche se il padre il Kelsea  in unaltra
stanza, ne avverto limpazienza.
Sono loro due soltanto. Accedo nella memoria di Kelsea, e scopro che lei gli ha raccontato una
bugia pur di essere accompagnata a scuola; si  inventata che il percorso dellautobus  cambiato, ma la
verit  che non vuole finire intrappolata con gli altri ragazzi. Il suo, per, non  un caso di bullismo.
Kelsea non subisce prepotenze:  troppo impegnata a maltrattarsi da sola, per preoccuparsi delle azioni
altrui. Il suo problema  il senso di reclusione, limpossibilit di andarsene.
Labitacolo dellauto non  meglio dellautobus, ma almeno qui c solo suo padre, che non
smette di trasudare impazienza nemmeno quando ci mettiamo in movimento. Resto sempre allibito da
come le persone, pur sapendo che qualcosa non va, insistano nellignorarla, come se cos facendo
potessero allontanare il problema. Evitano di affrontarlo, ma finiscono comunque per macerare nel
risentimento.
Ha bisogno daiuto, vorrei dirgli. Ma non  compito mio, soprattutto perch non sono sicuro di
come il padre di Kelsea potrebbe reagire.
Cos, lungo il tragitto, Kelsea tace. E da come suo padre risponde al suo silenzio, mi viene da
pensare che le loro giornate inizino sempre cos.
Kelsea pu entrare nella casella di posta elettronica dal telefono, ma dopo lerrore con Nathan
ho paura che possano rintracciarmi.
Perci cammino per i corridoi e mi presento alle lezioni in attesa di unoccasione. Devo fare
appello a tutta la mia tenacia per far s che Kelsea sopravviva alla giornata; ogni volta che mi distruggo,
il peso della sua esistenza si ripresenta e mi trascina a fondo. Sarebbe troppo facile dire che mi sento
invisibile; al contrario, mi sento dolorosamente visibile e incompreso. Gli altri si rivolgono a Kelsea,
ma  come se fossero allesterno di una casa e parlassero attraverso una finestra chiusa. Ci sono degli
amici, ma si tratta di persone con cui trascorrere il tempo, non con cui condividerlo. Dentro di lei vive
una bestia ingannevole che, come un istinto, rimarca linutilit di tutto ci che accade.
Lunica persona che pare interessarsi a me  Lena, la compagna di laboratorio di Kelsea. Siamo
a lezione di fisica, e abbiamo il compito di costruire un sistema di leve. Lho gi fatto altre volte, perci
non mi perdo danimo, ma Lena  stupita dallintraprendenza di Kelsea. Temo di aver oltrepassato il
limite: questo non  il genere di cose per cui Kelsea si lascerebbe entusiasmare. Ma Lena non mi
permette di fare marcia indietro. Quando cerco di farfugliare una scusa e di sottrarmi, lei insiste perch
io prosegua.
Sei brava dice. Pi di me.
Mentre dispongo gli elementi, regolo le pendenze e le spiego i diversi tipi di attrito, Lena mi
parla di un ballo, mi chiede che programmi ho per il weekend, mi racconta che forse andr a DC coi
suoi genitori.  colpita dal mio atteggiamento: suppongo che le conversazioni tra lei e Kelsea, di
regola, si concludano ben prima. Tuttavia lascio che parli, e che la sua voce controbilanci le urla mute e
insistenti della mia mente distorta.
Poi la lezione finisce, e le nostre strade si dividono. Non la rivedo per tutto il giorno.
Trascorro la pausa pranzo al computer, in biblioteca; non credo che qualcuno sentir la mia
mancanza, ma forse si tratta di un pensiero di Kelsea. Un aspetto decisivo della crescita  impedire che
la nostra percezione della realt dipenda esclusivamente dalla mente, e ho la sensazione che la mente di
Kelsea non le abbia permesso di capirlo. E chiss che lo stesso non stia succedendo a me.
Loggarmi nella casella di posta  un bello scossone, perch mi ricorda che io sono io, non
Kelsea. E poi ci sono novit da parte di Rhiannon. Sono contento, perlomeno finch non leggo il
messaggio.
A,
Allora, oggi chi sei?
Che domanda strana. Ma penso che abbia senso. Se qualcosa, di tutto questo, pu avere senso.
Ieri  stata una giornata difficile. La nonna di Justin  malata, ma piuttosto che ammettere di
essere preoccupato per lei, Justin se la prende ancora di pi col mondo. Cerco di stargli vicino, ma
non  facile.
Non so se hai voglia che ti racconti queste cose. So cosa provi nei confronti di Justin. Se vuoi
che ti tenga alloscuro di questa parte della mia vita, lo far. Ma non credo che sia ci che vuoi.
Dimmi come procede la tua giornata.
Rhiannon
Le rispondo parlandole di Kelsea, e spiegandole i suoi problemi. Poi concludo cos:
Rhiannon,
Voglio che tu sia sincera con me. Anche se fa male. Anche se preferirei che non facesse male.
Con affetto,
A
Poi entro nellaltro account e trovo una risposta di Nathan.
So di non aver commesso un errore. So cosa sei. E scoprir chi sei. Il reverendo dice che ci sta
lavorando.
Vuoi farmi dubitare di me stesso. Ma non sono lunico. Vedrai.
Confessa adesso, prima che ti troviamo.
Fisso lo schermo per un minuto nel tentativo di riconciliare il tono di questa email con Nathan,
ossia con il ragazzo che mi ha ospitato nel suo corpo per un giorno. Sembrano due persone diverse. Mi
domando se qualcuno non si sia impossessato del suo account. Mi domando chi sia il reverendo.
La campanella suona:  finita la pausa pranzo. Quando ritorno in classe la nuvola nera si
riaddensa.  difficile concentrarmi sulla lezione.  difficile dare importanza a ci che accade nellaula.
Ci che insegnano qui non render la vita meno dolorosa. Nessuno dei presenti render la vita meno
dolorosa. Mi accanisco sulle cuticole delle dita con precisione spietata.  lunica sensazione che mi
sembra autentica.
Il padre di Kelsea non viene a prenderla alluscita di scuola.  al lavoro. Perci Kelsea torna a
piedi pur di evitare lautobus. Sarei tentato di interrompere il rituale, ma Kelsea non ricorda pi quale
sia il suo autobus perch  da troppo che non lo prende. Cos mincammino.
E di nuovo mi ritrovo a sperare in quella normalit che mi permetterebbe di chiamare Rhiannon
al telefono per riempire la prossima ora di vuoto con la sua voce.
Invece devo vedermela con Kelsea e con le sue percezioni alterate. Il ritorno a casa 
impegnativo: forse la camminata  unaltra forma deliberata di punizione. Dopo mezzora, e con
altrettanta strada davanti, decido di fermarmi un attimo in un parchetto. I genitori presenti mi lanciano
occhiate preoccupate perch non sono n uno di loro n un bambino, quindi mi tengo alla larga dai
giochi, dalle altalene e dalla sabbia, e finisco infondo al parchetto; mi siedo su unaltalena che ha laria
di essere stata bandita per la sua cattiva condotta.
Potrei fare i compiti, ma mi interessa di pi il diario di Kelsea. Ci che potrei trovarvi mi
spaventa, per mincuriosisce; se non posso avere accesso ai suoi sentimenti, sar almeno in grado di
leggere la loro parziale trascrizione.
Dopo una pagina o due mi rendo conto che non si tratta di un diario nel senso tradizionale del
termine. Non ci sono fantasie su qualche ragazzo, o ragazza; non ci sono liti con il padre o con gli
insegnanti; non ci sono segreti da condividere, o sfoghi per ingiustizie subite.
Al contrario ci sono modi per uccidersi, catalogati con cura e dettagli minuziosi.
Coltelli nel cuore. Coltelli nelle braccia. Cinture attorno al collo. Sacchetti di plastica. Salti nel
vuoto. Ustioni mortali. Tutti ricercati con metodo. Corredati di esempi e illustrazioni: illustrazioni
rozze, dove la cavia  chiaramente Kelsea. Autoritratti della sua morte.
Salto pagine di dosaggi e istruzioni; in fondo ci sono ancora delle pagine bianche, ma prima ne
trovo una con scritto DEADLINE, e sotto da una data a sei giorni da oggi.
Sfoglio il diario per trovare altre deadline fallite.
Ma c soltanto quella.
Scendo dallaltalena e mi allontano dal parchetto. Ho la sensazione di essere la creatura che i
genitori temono, quelleventualit che si sforzano di evitare; no, non solo evitare: prevenire. Non mi
vogliono vicino ai loro figli, e non posso farne loro una colpa. Ho la sensazione di poter danneggiare
qualunque cosa tocchi.
Sono indeciso. Al momento non rappresento una minaccia: sono nel pieno possesso del mio
corpo, e finch dominer il corpo, non gli permetter di farsi del male; ma tra sei giorni non lo
controller pi.
Non dovrei interferire.  la vita di Kelsea, non la mia.  ingiusto, ai miei occhi, fare qualcosa
che limiti la sua scelta, che la induca a ripensarci.
Un impulso infantile mi fa desiderare di non aver mai aperto il diario.
Ma lho fatto.
Tento un accesso, vorrei trovare un ricordo di Kelsea in lacrime, ma quando si piange in cerca
daiuto devesserci qualcuno vicino. Suo padre invece vede solo ci che vuole vedere, e Kelsea non
sembra intenzionata a interrompere la messinscena per lasciar parlare i fatti. Sua madre se n andata
anni fa. I parenti sono lontani. Gli amici esistono al di fuori della nuvola nera. Il fatto che Lena si sia
dimostrata gentile durante la lezione di fisica non significa che debba accollarsi questo peso, o che
saprebbe come comportarsi con Kelsea.
Ritorno alla sua casa deserta, sudato ed esausto. Accendo il computer e nella cronologia trovo
subito ci che cercavo: i siti da cui Kelsea ha attinto i suoi piani e trovato le informazioni. Eccole, a un
clic di distanza da dove tutti potrebbero vederle. Solo che nessuno sta guardando.
Abbiamo bisogno entrambi di parlare con qualcuno.
Scrivo unemail a Rhiannon.
Ho davvero bisogno di parlarti. Sono nel corpo di una ragazza che vuole uccidersi. Non  uno
scherzo.
Le lascio il numero di casa di Kelsea. Confido nel fatto che nessuno rintraccer la telefonata, o
che possano comunque credere che Rhiannon abbia sbagliato numero.
Dieci minuti pi tardi Rhiannon chiama.
Pronto? rispondo.
Sei tu? chiede.
S. Ho dimenticato che non conosce la mia voce di oggi. Sono io.
Ho ricevuto la tua email. Wow.
Gi, wow.
Come lo sai?
Le racconto in fretta del diario.
Poverina dice Rhiannon. Cosa farai?
Non ne ho idea.
Non dovresti dirlo a qualcuno?
Non  che mi sia preparato per una situazione del genere, Rhiannon. Non saprei.
So soltanto di aver bisogno di lei, ma ammetterlo mi spaventa; se lo ammettessi, potrei
spaventarla e farla scappare.
Dove sei? chiede.
Le dico la citt.
Non  cos lontano. Non ci metter molto. Sei da solo?
S. Suo padre non torner fino alle sette.
Dammi lindirizzo.
Le dico via e numero civico.
Sar l tra poco dice.
Non ho neanche dovuto chiederglielo. Rhiannon non sa quanto ci conti per me.
Chiss cosa succederebbe se riordinassi camera sua. Chiss cosa succederebbe se Kelsea si
risvegliasse domattina e trovasse ogni cosa a posto. Le donerebbe un po di pace? Le dimostrerebbe
che la vita non devessere per forza caos? Oppure Kelsea si limiterebbe a dare unocchiata e
distruggerebbe tutto di nuovo? Perch sarebbe quella la reazione chimica; la biologia le ordinerebbe di
fare cos.
Suonano alla porta. Ho passato gli ultimi dieci minuti a fissare le macchie dinchiostro sulle
pareti nella speranza che prendessero la forma di una risposta, anche se sapevo che era impossibile.
La nuvola nera  cos spessa, ormai, che neppure la presenza di Rhiannon riesce a dissolverla.
Sono felice di vederla sulla soglia, ma la mia felicit somiglia pi a una rassegnata gratitudine, che a un
piacere.
Lei intanto strabuzza gli occhi, prende familiarit col mio aspetto. Ho dimenticato che non si
aspetta una persona diversa ogni giorno, non  ancora abituata; una cosa  accettarlo in linea teorica,
unaltra  trovare una ragazza magra e tremante in piedi dallaltra parte del burrone.
Grazie per essere venuta dico.
Sono le cinque appena passate: non ci rimane molto tempo prima che il padre di Kelsea rincasi.
Andiamo in camera. Rhiannon nota il diario sul letto e lo prende. Resto a guardare, aspetto che
lo legga.
 roba seria dice. Ho fatto anchio dei brutti pensieri. Ma nulla di simile.
Si siede sul letto. Mi siedo accanto a lei.
Devi fermarla dice.
Ma come?  davvero la cosa giusta? La decisione non dovrebbe spettare a lei?
E allora? La lascerai morire, soltanto perch non vuoi farti coinvolgere?
Le prendo la mano.
Non sappiamo se la deadline sia vera. Magari  il suo modo per liberarsi da questi pensieri. Li
ha messi su carta per non metterli in pratica.
Mi osserva. Ma tu non credi che sia cos, altrimenti non mi avresti chiamato.
Rhiannon studia le nostre mani.
 strano dice.
Cosa?
Ne stringe una, poi ritrae la sua. Questo.
Che cosa intendi?
Non  come laltro giorno. Voglio dire,  unaltra mano. Tu sei diverso.
No, invece.
Come puoi dirlo? S, dentro sei la stessa persona, ma le apparenze contano.
Tu sei la stessa, non importa attraverso quali occhi ti guardo. Provo gli stessi sentimenti.
 la verit, ma non era ci che intendeva Rhiannon.
Non ti fai mai coinvolgere dalla vita delle persone che ti capita di abitare?
Scrollo la testa.
Cerchi di vivere le vite cos come le trovi.
Gi.
E Justin, allora? Per quale ragione ti sei comportato in maniera diversa?
Tu dico.
 una parola sola, ma finalmente Rhiannon ci arriva.  una parola sola, ma finalmente la porta
che conduce allimmensit si spalanca.
Non ha senso dice.
Per dimostrarle il contrario e materializzare limmensit non posso far altro che avvicinarmi e
baciarla. Come lultima volta, e nientaffatto come lultima volta. Non  il nostro primo bacio, ma 
anche il nostro primo bacio. Le mie labbra sulle sue mi trasmettono una sensazione diversa, i nostri
corpi si completano in maniera diversa. E c dellaltro attorno a noi, insieme allimmensit: la nuvola
nera. Non sto baciando Rhiannon perch lo desidero, non la sto baciando perch ne ho bisogno: la
bacio per una ragione che trascende desideri e bisogni, ma elementare per le nostre esistenze, una
componente molecolare su cui costruire il nostro universo. Non  il nostro primo bacio, ma  il primo
bacio da quando lei ha scoperto chi sono, quindi questo  un primo bacio pi di quanto non lo sia stato
il primo.
Spero che anche Kelsea senta ci che provo. Forse ci riuscir. Certo non  abbastanza. Non  la
soluzione. Ma ne alleggerisce il peso per un momento.
Rhiannon non sorride quando ci ritraiamo. Non c nulla della vertigine del nostro primo bacio.
 del tutto assurdo.
Perch?
Perch sei una ragazza? Perch ho un ragazzo? Perch siamo qui per parlare del suicidio di
qualcun altro?
Nel tuo cuore tutto questo ha importanza? Nel mio non ce lha.
S. Ce lha.
Cosa?
Tutto. Quando ti bacio, non  te che bacio. Tu sei l dentro, ma io bacio lesteriorit. E in
questo momento, malgrado ti senta l sotto, provo solo tristezza. Bacio lei e mi viene voglia di urlare.
Non  quello che volevo le dico.
Lo so. Ma  cos.
Si alza e d unocchiata in giro. Cerca indizi di un suicidio non ancora avvenuto.
Se stesse morendo dissanguata in strada cosa faresti?
Non  la stessa cosa.
Se avesse intenzione di uccidere qualcun altro?
La denuncerei.
Allora perch questa situazione  diversa?
 la sua vita. Non  quella di un altro.
Ma qualcuno comunque morir.
Se davvero lo vuole, non c nulla che io possa fare per impedirlo.
Mi basta dirlo per capire che c qualcosa di sbagliato.
Daccordo proseguo prima che Rhiannon mi corregga. Disseminare qualche ostacolo
potrebbe aiutarla. Coinvolgere altre persone. Portarla dai dottori giusti.
Come se avesse il cancro, o se stesse morendo dissanguata.
Ecco ci di cui avevo bisogno. Dire a me stesso queste parole non mi bastava; avevo bisogno di
sentirle dire da qualcuno di cui mi fido.
Allora a chi ne devo parlare?
Lo psicologo della scuola, magari?
Guardo lorologio. La scuola  chiusa. E abbiamo tempo fino a mezzanotte, non
dimenticarlo.
Chi  la sua migliore amica?
Scuoto la testa.
Ragazzo? Ragazza?
No.
Una linea telefonica dedicata ai suicidi?
Se chiamiamo, daranno un consiglio a me, non a lei. Non sapremo mai se avr qualche effetto,
e se Kelsea se ne ricorder domani. Credimi, ho preso in considerazione molte ipotesi.
Allora non resta che suo padre. Giusto?
Penso che sia uscito di scena tempo fa.
Be, allora dovrai costringerlo a rientrare.
Lo fa sembrare semplice. Ma tutti e due sappiamo che non  cos.
Cosa dovrei dire?
Pap, voglio uccidermi. Dillo e basta.
E se mi chiede perch?
Gli dirai che non lo sai. Non metterlo in relazione con qualcosa. Dovr essere lei a capirlo, a
partire da domani.
Ci hai pensato mentre venivi, vero?
Ho trovato traffico.
E se suo padre se ne infischiasse? Se non dovesse crederle?
Allora prenderai le chiavi della macchina e andrai allospedale pi vicino. Porta il diario con
te.
E quando glielo sento dire, tutto ha senso.
Si risiede sul letto.
Vieni dice. Ma stavolta non ci baciamo. Rhiannon abbraccia il mio fragile corpo.
Non so se ce la far sussurro.
Certo che ce la farai mi dice. Certo che ce la farai.
Sono da solo in camera di Kelsea quando suo padre rincasa. Lo sento lasciar cadere le chiavi e
prendere qualcosa dal frigorifero. Lo sento avviarsi in camera da letto e poi tornare indietro. Non
saluta. Non so neanche se si  accorto che sono a casa.
Passano cinque minuti. Dieci. Alla fine eccolo urlare: La cena!
Non ho sentito rumori in cucina, perci quando trovo un sacchetto del fast food sul tavolo non
sono sorpreso. Lui ha gi addentato una coscia di pollo.
Immagino che di solito vada cos. Lui porta la cena in soggiorno, di fronte alla tiv. Lei porta la
sua in camera. E il resto della serata procede sulla stessa falsa riga.
Ma stasera  diverso. Stasera Kelsea dice: Voglio uccidermi.
Sulle prime ho limpressione che non mi abbia sentito.
So che non vuoi ascoltarmi dico. Ma  la verit.
Il padre di Kelsea lascia cadere una mano lungo il fianco, regge ancora la coscia di pollo.
Coshai detto?
Voglio morire ribadisco.
Ma smettila dice. Parli sul serio?
Se fossi Kelsea probabilmente me ne andrei. Mi arrenderei.
Ci penso da tempo gli dico. Devi trovare qualcuno che mi aiuti. Poso il diario sul tavolo, lo
spingo verso di lui. Potrebbe essere il mio pi grande tradimento nei confronti di Kelsea. Mi sento
orribile, ma poi rievoco la voce di Rhiannon. Dice che sto facendo la cosa giusta.
Il padre di Kelsea lascia cadere la coscia di pollo e prende il diario. Inizia a leggerlo. Cerco di
decifrare la sua espressione. Non vorrebbe vedere ci che ha davanti.  irritato. Odia tutta questa
situazione. Ma non odia Kelsea. E continua a leggere perch, per quanto detesti ci che le sta
accadendo, non detesta lei.
Kelsea boccheggia.
Vorrei che lei potesse vedere com scioccato. La sua espressione. La sua vita che si sgretola.
Perch cos si renderebbe conto, anche solo per un istante, che se a lei non importa pi nulla del
mondo, al mondo invece importa ancora di lei.
Non  uno scherzo? chiede suo padre.
Scrollo la testa.  una domanda stupida, ma non ho intenzione di farglielo notare.
Allora cosa facciamo?
Ci siamo. Posso contare su di lui.
Dobbiamo chiedere aiuto gli spiego. Domattina dobbiamo trovare un consulente che riceva
di sabato e decidere il da farsi. Probabilmente mi serviranno dei farmaci. E ho senzaltro bisogno di
parlare con un dottore. Ho vissuto cos troppo a lungo.
Perch non me ne hai mai parlato?
Perch non te ne sei accorto? vorrei ribattere, ma non  il momento. Ci arriver da solo, se
ancora non ci  arrivato.
Ormai non ha importanza. Dobbiamo concentrarci sul presente. Ho bisogno daiuto. Trova
qualcuno in grado di aiutarmi.
Sicura di poter aspettare fino a domattina?
Stanotte non far niente. Ma domani tienimi docchio. Se dovessi cambiare idea, costringimi.
Potrei cambiare idea e fingere che non ci siamo mai parlati. Tieni il diario.  la verit. Se dovessi
oppormi, tu tieni duro. Chiama unambulanza.
Unambulanza?
La situazione  seria, pap.
 lultima parola ad andare a segno. Non credo che Kelsea se ne serva spesso.
Suo padre ormai  in lacrime. Rimaniamo l a guardarci.
Alla fine dice: Mangia qualcosa.
Prendo del pollo dal secchiello e lo porto in camera. Ho detto tutto ci che dovevo.
Kelsea dovr dirgli il resto.
Lo sento aggirarsi per casa. Lo sento parlare al telefono; spero che si stia confidando con
qualcuno capace di aiutarlo, come Rhiannon ha aiutato me. Lo sento indugiare di fronte alla mia porta,
timoroso di aprirla, ma in ascolto. Faccio un po di trambusto, perch sappia che sua figlia  sveglia.
Viva.
Mi addormento cullato dai rumori della sua apprensione.
...
.
...
Giorno 6006.
...
.
...
Il telefono squilla.
Lo afferro allistante pensando che si tratti di Rhiannon.
Anche se  impossibile.
Leggo il nome sul display. Austin.
Il mio ragazzo.
Pronto? rispondo.
Hugo! Questa  la sveglia delle 9. Sar l fra unora. Fatti bello.
Come vuoi farfuglio.
C molto da fare in unora.
Anzitutto la solita routine: alzarsi, fare la doccia, vestirsi. I miei genitori parlano a voce alta in
cucina.  una lingua che non conosco; somiglia allo spagnolo, ma non lo . Forse  portoghese. Le
lingue straniere mi confondono: ne conosco alcune a livello elementare, ma non sono in grado di
accedere alla memoria di una persona con la rapidit necessaria per parlarle in modo fluente. Con un
accesso scopro che i genitori di Hugo provengono dal Brasile; linformazione non mi servir per capirli
meglio. Perci mi tengo alla larga dalla cucina.
Austin passer a prendere Hugo per una gita ad Annapolis, dov previsto un raduno del Gay
Pride. William e Nicolas, due amici, si uniranno a noi. Lappuntamento  segnato sul calendario di
Hugo, e anche nella sua mente.
Per fortuna Hugo ha un laptop in camera: correr il rischio perch durante il weekend i
computer della scuola non sono unalternativa. Apro laccount di posta e trovo un messaggio di
Rhiannon;  stato spedito dieci minuti fa.
A,
spero che ieri sia andato tutto bene. Ho chiamato Kelsea, ma a casa non ha risposto nessuno:
pensi che si siano fatti aiutare? Voglio leggerlo come un buon segno.
Intanto eccoti un link. Dovresti dargli unocchiata.  fuori controllo.
Dove sei oggi?
R
Clicco sul link sotto la sua iniziale, e vengo reindirizzato al sito di una grande rivista di
Baltimore. Ecco lo strillo:
IL DIAVOLO  FRA NOI.
 la storia di Nathan, ma non c solo la sua storia. Stavolta altre cinque o sei persone che
abitano dalle sue parti affermano di essere state possedute dal diavolo. Per fortuna nessuno, tranne
Nathan, mi suona familiare; sono tutti pi grandi di me, e molti sostengono di essere stati posseduti per
pi di un giorno.
Comunque dal reporter mi sarei aspettato un atteggiamento pi critico; si  bevuto tutto senza
dare prova del minimo scetticismo. Anzi, ha addirittura collegato le testimonianze ad altri episodi di
presunta possessione demoniaca: criminali nel braccio della morte che hanno dichiarato di essersi
trovati sotto linfluenza di forze sataniche; politici e uomini di chiesa che, colti in situazioni
compromettenti, hanno sostenuto che qualcosa di molto insolito si  impadronito di loro.
Giustificazioni molto convenienti.
Cerco Nathan in rete e trovo pi informazioni. La storia, a quanto pare, si  ingigantita, e a
trattarla non sono pi soltanto i giornali e i blog, ma anche la comunit evangelica.
In ogni articolo  citata una persona che sostanzialmente ripete sempre la stessa cosa.
Non ho dubbi che si tratti di possessioni demoniache dice il Reverendo Anderson Poole, che
sta aiutando Daldry. Sono casi da manuale. Il diavolo  tutto fuorch imprevedibile.
Questi episodi non dovrebbero stupirci afferma Poole. Noi, in quanto societ, abbiamo
lasciato la porta spalancata. E perch il diavolo non avrebbe dovuto entrare?
Gli credono. Gli articoli e i commenti lasciati nei blog sono moltitudini, e sono stati lasciati da
gente che vede il diavolo allopera dovunque.
Dovrei documentarmi meglio, invece invio unemail fulminea a Nathan.
Non sono il diavolo.
Clicco su invia, ma non mi sento affatto meglio.
Scrivo a Rhiannon, le racconto di com andata col padre di Kelsea. Le spiego anche che oggi
sar ad Annapolis, e le dico quale T-shirt indosser e che aspetto ho.
Un clacson strombazza. Fuori c unauto. Devessere Austin. Mi precipito in cucina e saluto in
tutta fretta i genitori di Hugo. Dopodich salgo a bordo; il ragazzo sul sedile passeggero (William) si
sposta dietro con laltro (Nicolas) perch io possa sedermi accanto al mio compagno. Austin mi
squadra, non sembra gradire il mio abbigliamento: Hai intenzione di venire al Pride vestito cos?
Credo che mi stia prendendo in giro.
Durante il tragitto, in macchina si chiacchiera, ma io tengo la bocca chiusa. La mia mente 
altrove.
Non avrei dovuto mandare quellemail a Nathan.
 una sola riga, ma ammette gi troppo.
Ad Annapolis Austin  nel suo elemento.
Non fa che chiedere: Non  uno spasso?
Io, William e Nicolas annuiamo. In realt i raduni del Pride ad Annapolis non sono
manifestazioni tanto sofisticate: in pratica sembra che la Marina sia diventata gay e lesbica per un
giorno, e che una comitiva variegata e disorganizzata sia venuta a salutarla. C un bel sole, laria 
fresca, e mette ancora pi allegria. Ad Austin piace tenermi la mano e farla dondolare mentre
camminiamo per le vie lastricate di mattoncini gialli. Di regola mi lascerei incantare; Austin ha tutto il
diritto di sentirsi orgoglioso e di godersi la giornata. Non  colpa sua se sono cos distratto.
Cerco Rhiannon nella folla. Non posso farne a meno. Di tanto in tanto Austin se ne accorge.
Hai visto qualcuno che conosci? mi domanda.
No gli rispondo sincero.
Rhiannon non c. Forse non ce lha fatta. E mi sento sciocco per aver sperato il contrario. Non
pu trascurare la sua vita secondo la mia disponibilit; la sua giornata non  meno importante della mia.
Arriviamo a un incrocio dove alcuni protestano contro il raduno. Stento a capirli.  come
protestare contro chi ha i capelli rossi.
Lesperienza mi dice che il desiderio  il desiderio. Lamore  lamore. Non mi sono mai
innamorato di un genere sessuale. Mi sono innamorato dindividui. Per alcuni pu essere difficile
comprenderlo, ma da parte mia non capisco perch sia tanto difficile se  cos ovvio.
Ripenso a come ha esitato Rhiannon a baciarmi quando ero nel corpo di Kelsea. Spero che la
ragione non avesse a che fare con questo; avrebbe potuto avere mille altri motivi.
Uno dei cartelli di protesta cattura il mio sguardo; dice: Lomosessualit  opera del diavolo. E
cos mi ritrovo per lennesima volta a pensare a come le persone si servano del diavolo come
abbreviazione per qualunque loro paura. Causa ed effetto, al contrario. Il diavolo non costringe
nessuno. Sono le persone ad agire, e a incolpare poi il diavolo.
Comera prevedibile, Austin si ferma di fronte ai dimostranti per baciarmi. Tento di
compiacerlo. A livello filosofico sono con lui, ma non sono in quel bacio.  impossibile riprodurre
meccanicamente lintensit.
Austin lo nota. Non dice nulla, ma lo nota.
Vorrei controllare la posta elettronica dal telefono di Hugo, ma Austin non mi perde di vista. E
quando William e Nicolas ci propongono di mangiare qualcosa, Austin dice che noi due andremo un
po per conto nostro.
Presumo che abbia in mente un pranzo, invece mi trascina in un negozio e trascorre lora
seguente a provare capi dabbigliamento allultimo grido; io resto fuori dai camerini per offrirgli il mio
parere, ma a un certo punto Austin mi tira dentro e mi bacia. Io ricambio, ma nel frattempo penso che,
se resto qui, Rhiannon non mi trover mai.
Mentre Austin cerca di capire se il paio di jeans aderenti che sta provando sono abbastanza
aderenti, penso a Kelsea. Mi domando se si stia liberando dal suo peso attenendosi alla decisione, o se
invece stia disubbidendo; chiss se nega di aver mai chiesto aiuto. Immagino Tom e James in una sala
giochi, ignari che la loro settimana sia stata scombussolata. Penso a Roger Wilson, che stasera
preparer i vestiti per la funzione domenicale in chiesa.
A cosa pensi? chiede Austin.
Ti stanno benissimo dico.
Non mi hai neanche guardato.
Non posso negarlo. Ha ragione. Non lho fatto.
Lo guardo. Devo fare pi attenzione.
Mi piacciono gli dico.
Be, a me no dice. Dopodich si precipita di nuovo nel camerino.
Finora non mi sono dimostrato un ospite degno della vita di Hugo. Accedo ai suoi ricordi e
scopro che lui e Austin si sono fidanzati durante il weekend del raduno di un anno fa. Erano amici da
un po, ma non avevano mai parlato dei rispettivi sentimenti. Temevano tutti e due di rovinare
lamicizia, ma invece di migliorare la situazione, la paura aveva finito per renderla insopportabile.
Cos, alla fine, vedendo passare una coppia di ragazzi sulla ventina che si tenevano mano nella mano,
Austin se nera uscito con: Ehi, potremmo essere noi tra dieci danni.
E Hugo aveva detto: O tra dieci mesi.
E Austin aveva detto: O tra dieci giorni.
E Hugo aveva detto: O tra dieci minuti.
E Austin aveva detto: O tra dieci secondi.
Dopodich avevano contato fino a dieci, e si erano tenuti per mano per il resto della giornata.
Linizio.
Hugo avrebbe dovuto ricordarsene.
Ma io non lho fatto.
Austin si accorge che qualcosa  cambiato; torna dal camerino senza vestiti tra le braccia, mi
guarda e prende una decisione.
Usciamo da qui dice. Non voglio parlarne in questo dannato negozio.
Fa strada fino al mare, si allontana dalla festa e dalla folla. Devia verso una panchina piuttosto
appartata, e io lo seguo. Una volta seduti tutto viene a galla.
Oggi hai proprio la testa da unaltra parte dice. Non hai ascoltato una parola. Continui a
guardarti attorno in cerca di chiss chi. E baciarti  come baciare un pezzo di legno. E tra tutti i giorni
possibili, hai scelto oggi! Credevo che volessi dare una chance alla nostra relazione. Avevi detto che ti
stavi lasciando alle spalle qualunque cosa ti avesse ammorbato nelle ultime settimane. Sono sicuro di
ricordare che avevi detto che non cera nessun altro. Magari, per, mi sbaglio. Per te farei i salti
mortali, Hugo. Ma non puoi chiedermi di fare i salti mortali e, contemporaneamente, di camminare. Di
fare i salti mortali e, contemporaneamente, di parlare. Insomma, non credo di essere cos elastico.
Mi dispiace, Austin dico.
Almeno mi ami?
Non ho idea se Hugo lo ami o no. Se ci provassi, potrei avere accesso ai momenti in cui lo ama,
e a quelli in cui non lo fa. Ma non posso rispondere alla domanda e risultare credibile agli occhi di
Austin. Sono in trappola.
I miei sentimenti non sono cambiati dico. Oggi sono un po distratto, tutto qui. Non ha a che
fare con te.
Austin ride. Il nostro anniversario non ha nulla a che fare con me?
Non  quello che ho detto. Parlavo del mio umore.
Austin scuote la testa.
Non posso andare avanti cos, Hugo. Non ce la faccio.
Mi stai lasciando? chiedo, con una paura sincera nella voce. Stento a credere di aver fatto una
cosa del genere a entrambi.
Austin si accorge del mio terrore, mi guarda, forse nota qualcosa per cui vale la pena di
continuare.
Non volevo che la giornata prendesse questa piega dice. Ma credo che nemmeno tu lo
volessi.
Non penso che Hugo avesse in programma di lasciare Austin oggi. Se anche fosse, dovr farlo
domani.
Vieni qui dico. Austin si avvicina, e io mi appoggio alla sua spalla. Restiamo seduti cos per
un po, quardiamo le barche nella baia. Gli prendo la mano. Quando mi volto verso di lui, Austin cerca
di ricacciare indietro le lacrime.
Lo bacio, e stavolta c qualcosa in quel bacio. Austin lo percepisce e lo interpreta come amore.
 il mio ringraziamento per non averla chiusa qui.  il mio ringraziamento per aver concesso alla
relazione un giorno in pi.
Restiamo fuori fino a tardi, e per il resto della giornata mi comporto da buon fidanzato. Alla
fine mi perdo un po nella vita di Hugo, e quando gli organizzatori del raduno fanno suonare In the
Navy dei Village People, ballo insieme a Austin, William, Nicolas e a qualche altro migliaio di gay e
lesbiche.
Continuo a cercare Rhiannon, ma solo quando Austin si distrae. E a un certo punto mi arrendo.
Una volta a casa trovo una sua email.
A,
Scusa, ma non ce lho fatta a venire. Dovevo sbrigare alcune cose.
Magari domani?
R
Mi domando cosa fossero le cose che doveva sbrigare. Presumo che avessero a che fare con
Justin, altrimenti me ne avrebbe parlato.
Sono concentrato su questa considerazione quando Austin mi manda un messaggio per dirmi
che alla fine ha passato una bella giornata. Gli rispondo che per me  stato lo stesso. E spero che sia
cos per Hugo, e che se ne ricordi, perch se domani dovesse negarlo, Justin disporr di una prova in
cui lui afferma il contrario.
La madre di Hugo entra in camera e mi chiede qualcosa in portoghese. Capisco met di ci che
dice.
Sono stanco taglio corto in inglese. Dovrei andare a letto.
Non credo di aver risposto alla domanda, perch la madre di Hugo scuote la testa  sono un
adolescente tipico, poco incline a parlare  e torna in camera sua.
Prima di andare a letto decido di controllare se Nathan mi abbia risposto.
Lha fatto.
Una parola.
Dimostramelo.
...
.
...
Giorno 6007.
...
.
...
La mattina dopo mi sveglio nel corpo di Beyonc.
Non la vera Beyonc, ma in un corpo altrettanto eccezionale. Tutte le curve sono al posto
giusto.
Quando ho aperto gli occhi, in realt, non ho visto altro che forme sfocate, e non ho trovato un
paio di occhiali sul comodino. Ma dopo essermi trascinato fino al bagno ho messo le lenti a contatto.
E mi sono guardato allo specchio.
Non sono bella. Sono stupenda.
Magnifica dalla testa ai piedi.
Sono pi felice quando non sono troppo attraente, ma nella media. Perch gli altri non mi
troveranno brutto. Perch far comunque unimpressione positiva. Perch la mia vita non sar definita
dal fascino, che oltre a dei vantaggi, comporta anche delle seccature.
La vita di Ashley Ashton invece  definita dal fascino. La bellezza  un fatto naturale, ma non si
 favolosi per caso: un viso cos, un corpo cos richiedono molto lavoro. Sono certo che esista unintera
routine mattutina che dovrei rispettare prima di iniziare la giornata.
Per non voglio avere un ruolo nella faccenda. Alle ragazze come Ashley vorrei dare una
scrollata e dire loro che non importa quanto si impegnino: questaspetto da adolescenti non durer per
sempre; esistono fondamenta migliori su cui costruire la propria vita, piuttosto che la bellezza. Ma non
potr recapitare il messaggio. Lunico atto di ribellione che posso concedermi  non strapparmi le
sopracciglia per un giorno.
Accedo per capire dove mi trovo, e scopro di essere a una quindicina di minuti da Rhiannon.
Buon segno.
Entro nellaccount di posta elettronica e trovo un suo messaggio.
A,
oggi sono libera, e ho la macchina. Ho detto a mia madre che ho delle commissioni da fare.
Ti va di essere una delle mie commissioni?
R
Le rispondo di s. Un milione di volte s.
I genitori di Ashley sono fuori citt per il weekend. Suo fratello maggiore, Clayton,  al
comando. Temevo che potesse darmi qualche noia, invece continua a ripetere di avere certi impegni.
Gli assicuro che non gli star fra i piedi.
Esci cos? chiede.
Di regola, se un fratello maggiore lo chiede, intende dire che la gonna  troppo corta o che la
scollatura  troppo profonda; in questo caso, per, credo che Clayton voglia dire che sono vestita come
la Ashley privata, e non come la sua versione pubblica.
Vorrei infischiarmene, ma per Ashley  importante, e molto, probabilmente. Devo rispettarla, e
cos torno in camera, mi cambio, mi trucco persino un po. La prospettiva di scoprire quale vita
conduca uno schianto come Ashley mintriga.  come quando si  molto bassi, o molto alti, e si gode di
tuttaltra prospettiva sul mondo. Se gli altri ti vedono in maniera diversa, anche tu finirai per vedere
loro in maniera diversa.
Persino Clayton dimostra nei confronti di Ashley una premura che non avrebbe, se sua sorella
avesse un aspetto normale. Non batte ciglio quando gli dico che trascorrer la giornata in compagnia
della mia migliore amica Rhiannon.
Se la bellezza  indiscutibile, molte altre cose lo diventano.
Quando salgo in macchina, Rhiannon scoppia a ridere.
Vuoi scherzare? dice.
Cosa? chiedo. Poi ci arrivo.
Cosa? mi scimmiotta lei. Sono contento che si senta a suo agio quanto basta per prendermi in
giro, ma non mi va a genio che lo faccia.
Devi essere comprensiva, sei la prima persona che mi conosce in pi di un corpo. Non ci sono
abituato. Non so come reagirai.
Rhiannon si fa pi seria.
Mi dispiace.  che oggi sei uno schianto. Una ragazza di colore da urlo.  difficile crearmi
unimmagine mentale di te. Devo continuare a cambiarla.
Pensami come preferisci. Perch  probabile che la tua idea di me sia pi vera dei corpi in cui
mi trovo.
Credo che alla mia immaginazione serva un po di tempo per abituarsi alla situazione, okay?
Okay. Allora, dove andiamo?
Siamo gi stati alloceano, cos pensavo che oggi potremmo andare nei boschi.
E cos andiamo nei boschi.
Non  come lultima volta. Lautoradio  accesa, ma non cantiamo. Dividiamo lo stesso spazio,
ma i nostri pensieri fuggono in altre direzioni.
Vorrei tenerle la mano, ma ho la sensazione che non funzioner. So che Rhiannon non cercher
la mia, anche se ne avrei bisogno. Ecco il problema di essere troppo belli: si diviene intoccabili. Ed
ecco il problema di ritrovarsi ogni giorno in un corpo nuovo: dentro vi  custodita una storia che
dallesterno non si vede. Questo nostro incontro  diverso dallultimo perch io sono diverso.
Parliamo di Kelsea. Ieri Rhiannon ha chiamato per capire cosa fosse successo. Ha risposto suo
padre, e quando Rhiannon si  presentata come unamica della figlia, lui le ha detto che Kelsea era
uscita perch aveva alcuni impegni, e non aveva spiegato di pi. Sia io che Rhiannon lo crediamo un
buon segno.
Parliamo daltro, argomenti senza importanza. Vorrei aprirmi una strada dentro
questimbarazzo, far s che Rhiannon mi tratti di nuovo come il suo ragazzo, o la sua ragazza. Ma non
ce la faccio. Non sono n luno n laltra.
Arrivati al parcheggio, proseguiamo per allontanarci dai turisti del weekend. Rhiannon trova
una zona picnic un po appartata, e mi lascia senza parole quando, aperto il bagagliaio, prende
loccorrente per il pranzo.
La vedo estrarre tutto da un paniere: formaggio, pane in cassetta, hummus, olive, insalata,
patatine, salsa piccante.
Sei vegetariana? chiedo, basandomi sulle prove davanti a me.
Annuisce.
Perch?
Perch ho questa teoria: quando saremo morti, ogni animale che abbiamo mangiato avr la
possibilit di rimangiarci. Quindi, se sei carnivoro, ti ritroverai contro tutti gli animali che hai
mangiato insomma, ti masticheranno per un bel po. Un lungo purgatorio.
Davvero?
Ride. No. Ma sono stanca della domanda. Sono vegetariana perch trovo sbagliato mangiare
altre creature senzienti. E poi  dannoso per lambiente.
Capisco. Non le racconto di quante volte mi  capitato di mangiare accidentalmente della
carne mentre ero nel corpo di un vegetariano. Non sempre ricordo di controllare. Di regola  la
reazione degli amici ad allarmarmi. Una volta ho stomacato un vegano da McDonalds.
Durante il pranzo chiacchieriamo, ma arriviamo al dunque dopo aver messo via gli avanzi ed
esserci incamminati fra gli alberi.
Devo sapere cosa vuoi.
Voglio che stiamo insieme dico prima ancora di averci riflettuto.
Lei continua a camminare. Io continuo a camminarle al fianco.
Ma non possiamo stare insieme. Lo capisci, no?
No. Non lo capisco.
Rhiannon si ferma. Mi posa la mano sulla spalla.
Devi accettarlo. Posso affezionarmi a te. E tu puoi affezionarti a me. Ma non possiamo stare
insieme.
 ridicolo, e tuttavia lo chiedo: Perch?
Perch? Perch una mattina potresti svegliarti dallaltra parte del Paese. Perch ho la
sensazione di incontrare una persona diversa ogni volta che ti vedo. Perch non ci puoi essere per me.
Perch non credo che tu possa piacermi nonostante tutto. Non cos.
Perch non posso piacerti cos?
 troppo. Adesso sei una ragazza perfetta. E non posso immaginare di stare con una come
te.
Ma non guardare lei. Guarda me.
Non riesco a guardare oltre alle apparenze, va bene? E poi c Justin. Devo pensare a Justin.
No, non devi.
Non puoi dirlo con certezza. Quante ore hai trascorso dentro di lui da sveglio? Quattordici,
quindici? E mentre eri nel suo corpo hai capito tutto di lui? E di me?
Ti piace perch  dannato. Credimi, lho gi visto accadere. E sai che fine fanno le ragazze
innamorate dei dannati? Si dannano a loro volta. Non c scampo.
Non sai niente di me.
Ma so come vanno queste cose! So che tipo  Justin. Non tiene a te quanto tu tieni a lui. Tanto
stai a cuore a me, tanto poco stai a cuore a lui.
Basta! Basta cos!
Non posso tacere. Se Justin dovesse incontrarmi mentre sono in questo corpo, come credi che
si comporterebbe? Cosa succederebbe se noi tre uscissimo insieme? Quanta attenzione dedicherebbe a
te? Perch a Justin non interessa chi sei. Io invece credo che tu sia mille volte pi attraente di Ashley.
Sei convinta che Justin terrebbe le mani a posto, se gli si presentasse loccasione?
Non  quel genere di ragazzo.
Ne sei sicura? Ne sei davvero sicura?
Bene dice Rhiannon. Allora lo chiamo.
Nonostante le mie immediate proteste, Rhiannon compone il numero e, quando Justin risponde,
gli dice che una sua amica  in citt. Vuole presentargliela. Gli va di cenare insieme? Justin accetta solo
quando Rhiannon dice che sar lei a offrire.
Finita la telefonata rimaniamo come sospesi.
Soddisfatto? chiede Rhiannon.
Non ne ho idea le dico in tutta onest.
Io neanche.
A che ora  lappuntamento?
Alle sei.
Va bene dico. Nel frattempo ti racconter tutto, e in cambio voglio che tu mi racconti tutto.
 molto pi facile quando parliamo di cose reali. Non dobbiamo ricordare a noi stessi quale sia
il vero argomento della conversazione perch ci siamo gi.
Mi domanda quando me ne sono accorto per la prima volta.
A quattro anni, forse cinque. Mi ero gi reso conto del passaggio da un corpo allaltro,
ovviamente, e ogni giorno avevo una mamma e un pap diversi. O nonne, babysitter o chiss chi altro.
Cera sempre qualcuno a prendersi cura di me, quindi ho cominciato a credere che la vita fosse cos:
una nuova esistenza ogni mattina. Se sbagliavo qualcosa  un nome, un posto, una regola  gli altri mi
correggevano. Non  mai stato un problema. Non mi pensavo come un ragazzo o una ragazza; non lho
mai fatto. Mi limitavo a pensare a me stesso come ragazzo o ragazza per un giorno. Era come indossare
abiti diversi.
Ma poi mi sono imbattuto nellidea del domani. Nel tempo mi sono accorto che gli altri
parlavano sempre di cose da fare lindomani. Insieme. E se obiettavo, ricevevo delle occhiatacce. Per
gli altri sembrava che ci fosse sempre un domani da trascorrere insieme, ma non per me. Se dicevo: Io
non ci sar, loro ribattevano: Certo che ci sarai. Poi mi svegliavo, e loro non cerano. E i miei nuovi
genitori non avevano idea del perch fossi turbato.
Le alternative erano due: o cera qualcosa di sbagliato negli altri, o cera qualcosa di sbagliato
in me. In altre parole, o gli altri silludevano che ci fosse un domani da trascorrere insieme, o io ero
lunico destinato ad andarmene.
Rhiannon chiede: Hai mai cercato di opporti al passaggio?
Certo rispondo. Ma non ne conservo ricordi particolari. So di aver pianto e protestato  te ne
ho parlato. Ma non sono sicuro del resto. Voglio dire, hai molti ricordi di quando avevi cinque anni?
Scrolla la testa. No. Ricordo quando mia madre port me e mia sorella al negozio di scarpe per
comprarne un paio nuovo prima dellinizio dellasilo. Ricordo di aver imparato che la luce verde
significa avanti, e la rossa stop. Ricordo di aver utilizzato quei colori per disegnare, e che la maestra ha
incontrato qualche difficolt per spiegarci il giallo. Penso che ci abbia detto di comportarci come col
rosso.
Ho imparato lalfabeto molto presto le racconto. Le maestre erano molto sorprese del fatto
che lo conoscessi. E immagino che siano rimaste altrettanto sorprese nello scoprire che, il giorno dopo,
lo avevo dimenticato.
Un bambino di cinque anni probabilmente non si accorge di essersi assentato per un giorno.
Probabilmente. Non saprei.
Ho chiesto a Justin di raccontarmi del giorno in cui sei stato dentro di lui, sai? I suoi falsi
ricordi sono incredibilmente nitidi. Non obietta quando gli dico che siamo andati alla spiaggia, ma non
ricorda molto.
Anche James, il gemello di Tom, si  comportato cos. Non ha notato nulla di strano. Per
quando gli ho chiesto dellincontro con te, non se lo ricordava. Sapeva solo di essere stato da
Starbucks: la sua mente deve aver elaborato una storia che giustificasse il passare del tempo, senza per
registrare ci che  davvero successo.
Forse ricordano ci che tu vuoi che ricordino.
Ci ho pensato. Mi piacerebbe saperlo.
Passeggiamo ancora. Tracciamo cerchi con le dita attorno al tronco di un albero.
Che mi dici dellamore? chiede. Ti sei mai innamorato?
Non so se tu lo definiresti amore dico. Ho avuto qualche cotta. E certi giorni mi 
dispiaciuto andare via. Ho anche cercato di ricontattare una o due persone, ma non ha funzionato. La
relazione pi vicina allamore  stata con Brennan.
Parlami di lui.
 successo pi o meno un anno fa. Lavoravo in un cinema, Brennan era in citt per far visita a
suo cugino, e quando  venuto a comprare i pop-corn abbiamo flirtato un po. Poi  scoccata la
scintilla. Era un piccolo cinema, con una sola sola, e durante la proiezione il lavoro era fiacco. Brennan
si  perso il secondo tempo per chiacchierare con me, e ho dovuto raccontargli come andava a finire il
film perch potesse fingere di essere rimasto in sala. Prima di salutarmi mi ha chiesto lindirizzo di
posta elettronica, e ho creato un account.
Come hai fatto per me.
Esatto. E quella sera Brennan mi ha inviato unemail, e lindomani  partito per tornare nel
Maine. Era la situazione ideale, perch la nostra relazione  sbocciata online. Nel cinema indossavo un
cartellino col nome, Brennan lo conosceva, cos ho dovuto inventare un cognome e creare un profilo
servendomi di alcune foto recuperate dal vero profilo del ragazzo in cui mi trovavo. Si chiamava Ian,
credo.
Oh! Eri un ragazzo?
Gi dico. Ha importanza?
No dice. Non credo. Invece ho limpressione che sia il contrario. Rhiannon deve operare
nuovi aggiustamenti alla sua immagine mentale di me.
Ci siamo scritti quasi ogni giorno. Abbiamo persino chattato. E anche se non potevo
raccontargli ci che mi accadeva per davvero  gli mandavo email da posti davvero strani  ho avuto la
sensazione che l fuori, nel mondo, ci fosse qualcosa di profondamente mio. Era una sensazione inedita
per me. Lunico problema  che Brennan voleva di pi. Altre foto. Skype. E dopo un mese dintense
conversazioni ha parlato della possibilit di venirmi a trovare. Gli zii lavevano invitato di nuovo, e per
lestate sarebbe tornato da loro.
Oh-oh.
Gi, oh-oh. Non avevo idea di come tirarmene fuori. E pi tergiversavo, pi Brennan
sinsospettiva. Ogni volta finivamo per parlare di noi due. Di tanto in tanto cambiavamo argomento, ma
lui ci tornava sempre. Quindi ho dovuto chiudere. Non avremmo mai potuto avere un domani.
Perch non gli hai raccontato la verit?
Perch non credevo che fosse in grado di accettarla. Perch non mi fidavo abbastanza di lui,
credo.
Quindi hai dovuto tirarti indietro.
Gli ho detto che avevo incontrato un altro. Ho preso alcune foto del ragazzo in cui mi trovavo
in quel momento. Ho cambiato lo stato del mio profilo fittizio. Brennan non ha pi voluto parlarmi.
Poverino.
Gi. Da allora non mi lascio coinvolgere in altre relazioni virtuali; per quanto sembrino
semplici, sono complicate: qual  lo scopo di qualcosa di virtuale, se non di tramutarsi in qualcosa di
reale? E io non sono in grado di offrire una relazione reale. Non faccio altro che ingannare le persone.
Come fingere di essere il loro ragazzo dice Rhiannon.
Gi. Ma tu sei leccezione alla regola. E non volevo che il nostro rapporto si basasse
sullinganno. Per questo sei la prima a cui racconto la verit.
Buffo, lo dici come se averne parlato una sola volta fosse una cosa tanto insolita. Scommetto
che molti vivono senza mai dire la verit, anche se si svegliano nello stesso corpo e vivono la stessa
vita ogni mattina.
Perch dici cos? Cosa mi nascondi?
Rhiannon mi guarda negli occhi. Se ti nascondo qualcosa, ho i miei motivi. Il fatto che tu ti
fidi di me, non significa che io debba automaticamente fidarmi di te. Non  cos che funziona la
fiducia.
Mi pare giusto.
Lo so. Ma basta cos. Parlami, non so, delle elementari.
Andiamo avanti a chiacchierare. Rhiannon scopre perch devo accedere alle informazioni sulle
allergie prima di mangiare (quando a nove anni per poco non sono stato rimasto ucciso a causa di una
fragola), e io scopro da dove nasce il suo terrore per i coniglietti (una creatura assai malvagia di nome
Swizzle, a cui piaceva fuggire dalla gabbia e dormire sulla faccia delle persone). Rhiannon scopre qual
 la migliore madre che abbia mai avuto (centrava un parco di divertimenti acquatico), e io scopro gli
alti e bassi del vivere con la stessa madre per tutta la vita  di come nessuno possa farti arrabbiare di
pi, e di come non si possa amare qualcuno di pi. Rhiannon scopre che non sono mai stato nel
Maryland, e che percorro grandi distanze solo se mi trovo in un corpo che percorre grandi distanze. Io
scopro che non  mai salita su un aereo.
Mantiene ancora una certa distanza tra di noi: non ci saranno n spalle su cui appoggiarsi, n
mani che si stringono. Per quanto i nostri corpi restino separati, per, le parole ci avvicinano. E non mi
dispiace.
Torniamo alla macchina e prendiamo ci che resta del picnic. Dopodich passeggiamo ancora, e
parliamo. Sono sconcertato dal numero di vite che riesco a ricordare pur di raccontarle a Rhiannon, e
lei  meravigliata di come la sua singola esistenza racchiuda in s tante storie quanto la mia esistenza
multipla. La sua vita ordinaria, per me,  estranea e intrigante, cos comincia a essere un po pi
interessante anche per lei.
Potrei continuare cos fino a mezzanotte, ma alle cinque e un quarto Rhiannon guarda il
telefono e dice: Dobbiamo andare. Justin ci aspetta.
Chiss come lo avevo dimenticato.
La conclusione  scontata. Io sono uno schianto. E Justin  un tipico ragazzo arrapato.
Spero che la teoria di Rhiannon sia giusta, e che Ashley ricorder solo ci che io voglio che
ricordi, o ci che la sua mente vorr ricordare. Non che abbia intenzione di andare fino in fondo: tutto
ci di cui ho bisogno  la conferma che Justin ci starebbe. Non serve un vero contatto.
Rhiannon ha scelto un ristorante di pesce poco lontano dallautostrada.
Mi attengo al protocollo e mi accerto che Ashley non soffra di alcuna allergia ai crostacei. In
realt Ashley si racconta di essere allergica a parecchi alimenti per rendere ancor pi ferrea la sua
dieta. Ma i crostacei non compaiono mai tra quel genere di divieti.
Quando entro nel locale, tutte le teste si voltano verso di me. La maggior parte  attaccata al
collo di uomini una trentina danni pi vecchi di Ashley. Sono sicuro che lei ci  abituata, ma la cosa
mi d sui nervi.
Rhiannon teme che Justin abbia dovuto aspettarci, ma lui arriva dieci minuti dopo. E quando mi
adocchia, il suo volto assume unespressione impagabile: Ashley non  certo la persona che aveva
immaginato quando Rhiannon gli ha detto che una sua amica era in citt. Saluta Rhiannon, ma continua
a guardare me a bocca aperta.
Ci sediamo. Allinizio sono cos concentrato sulla reazione di Justin da non accorgermi di
quella di Rhiannon. Si sta ritraendo in se stessa. Tutto a un tratto  taciturna, schiva. Non saprei dire se
dipenda dalla presenza di Justin, o dal fatto che seduti al tavolo ci siamo sia io che lui.
Ashley e Rhiannon si sono lasciate assorbire a tal punto dalla giornata trascorsa insieme da non
aver concordato un piano, e cos quando Justin attacca con le solite domande  come ci siamo
conosciute, e come mai non ha mai sentito parlare di me  devo intervenire. Per Rhiannon la menzogna
 un atto di meditazione. Per me, mentire  parte della mia inevitabile natura.
Minvento che la madre di Rhiannon e la mia erano migliori amiche ai tempi delle superiori. Io
vivo a Los Angeles (perch no?), faccio provini per la tiv (perch posso permettermelo); mia madre 
venuta sulla costa orientale per una settimana, ed era curiosa di sapere come se la passasse la sua
vecchia amica. Nel corso degli anni io e Rhiannon ci siamo viste, ma questa  la prima volta da un po.
Justin pende dalle mie labbra, ma in verit non ascolta una parola. Gli sfioro accidentalmente
la gamba sotto il tavolo. Lui finge di non essersene accorto, e cos fa Rhiannon.
Sono sfacciato, ma attento alla mia sfacciataggine. Parlando tocco la mano a Rhiannon, cos
quando faccio lo stesso con Justin non sembra tanto insolito; accenno a una star di Hollywood che ho
baciato a una festa, ma spiego che non si  trattato di nulla di importante.
Vorrei che Justin rispondesse alle mie avances, ma lui non ne sembra capace. Soprattutto
quando si ritrova la cena davanti. Ecco lordine delle sue priorit: cibo, Ashley, Rhiannon. Intingo il
mio tortino di granchio nella salsa tartara, e immagino Ashley implorarmi di non farlo.
Al termine della cena Justin torna a concentrarsi su di me; Rhiannon si rianima e imita le mie
mosse, anzitutto prendendogli la mano. Justin non la ritrae, ma non ne sembra felice; si comporta come
se Rhiannon lo stesse mettendo in imbarazzo. Credo che sia buon segno.
A un certo punto Rhiannon dice di dover andare al bagno.  loccasione per convincere Justin a
fare qualcosa dirrimediabile, e dimostrare a Rhiannon chi sia davvero.
Inizio con un movimento della gamba. Stavolta, mentre Rhiannon non c, Justin non si sottrae.
Ciao gli dico.
Ciao risponde. E sorride.
Che fai dopo? gli chiedo.
Dopocena?
Gi, dopocena.
Non so.
Magari potremmo fare qualcosa insieme suggerisco.
Gi. Sicuro.
Magari solo noi due.
Clic. Finalmente ci arriva.
Passo allattacco. Gli tocco la mano. Dico: Ci divertiremo.
Voglio che si avvicini. Voglio che si dia per vinto e prenda ci che vuole. Voglio che faccia un
passo. Serve soltanto un s.
Justin si guarda velocemente intorno, controlla che Rhiannon non sia nei paraggi e che gli altri
ragazzi del locale si accorgano di ci che sta succedendo.
Non saprei dice.
Va tutto bene insisto. Mi piaci.
Si sistema meglio contro lo schienale. Scrolla la testa. Uhm no.
Ho fatto tutto tropo in fretta. Devo fargli credere che si tratti di una sua idea.
Perch no? chiedo.
Mi guarda come se fossi un deficiente.
Perch? chiede. E Rhiannon dove la metti? Dannazione.
Mi sforzo di pensare a una risposta, ma non la trovo. E ormai non servirebbe, perch Rhiannon
sta tornando al tavolo. Questa storia non mi piace dice. Basta.
Justin, come uno scemo, pensa che stia parlando con lui.
Non ho fatto niente! protesta, tenendo la gamba ben lontana dalla mia. La tua amica, qui, 
fuori controllo.
Basta ripete Rhiannon.
Daccordo dico. Scusami.
Scusami! grida Justin. Cavolo, non so come siate abituati in California, ma qui non ci si
comporta cos. Si alza. Gli lancio unocchiata allinguine e ho la prova che, nonostante il suo rifiuto,
le mie avances hanno sortito un effetto. Ma non posso farlo notare a Rhiannon.
Me ne vado dice. Poi, come se dovesse dimostrare chiss che, bacia Rhiannon. Grazie,
piccola dice. Ci vediamo domani.
Non si prende il disturbo di salutarmi.
Io e Rhiannon ci risediamo.
Scusami le ripeto.
No,  colpa mia. Avrei dovuto immaginarlo.
Resto in attesa di Te lo avevo detto ed eccolo.
Te lavevo detto che non potevi capire. Non puoi comprendere la nostra relazione dice.
Arriva il conto. Cerco di pagare, ma Rhiannon fa cenno di no.
Non sono soldi tuoi dice. E questo mi ferisce come tutto il resto.
Vuole che la serata finisca. Vuole lasciarmi a casa per chiamare Justin e chiedergli scusa,
rimettere le cose a posto.
...
.
...
Giorno 6008.
...
.
...
La mattina dopo, appena sveglio, mi metto al computer. Rhiannon non mi ha scritto, cos le
mando altre scuse; altri ringraziamenti per la giornata trascorsa insieme. A volte, quando si clicca su
invia, ci si convince che il messaggio arrivi dritto al cuore di una persona; altre, e questa  una di
quelle, si ha invece la sensazione che le parole cadano nel vuoto.
Apro i siti dei social-network per fare qualche ricerca. Austin e Hugo nei loro profili dichiarano
di essere ancora insieme; buon segno. La pagina di Kelsea  chiusa ai non-amici. Sono prove di una
cosa che ho cercato di salvare e di unaltra dove il salvataggio rientra ancora nellordine delle
possibilit.
Devo ricordare a me stesso che non va tutto cos male.
Poi c Nathan. Le notizie su di lui si moltiplicano. Il reverendo Poole scova nuove
testimonianze ogni giorno, e i siti di informazione le divorano. Perfino lOnion ha ormai preso parte
alla messinscena col titolo: WILLIAM CARLOS WILLIAMS AL REVERENDO POOLE: IL
DIAVOLO MI HA COSTRETTO A MANGIARE LA PRUGNA. Se i pi arguti ne fanno la parodia,
significa che i meno arguti iniziano a crederci.
Ma cosa posso fare? Nathan pretende una prova, ma non sono sicuro di potergliene offrire una.
Tutto ci che ho  la mia paura, e che razza di prova sarebbe?
Oggi sono un ragazzo che si chiama AJ. Ho il diabete, dunque ho ben altro in cima alla lista
delle solite preoccupazioni. Sono stato diabetico un paio di volte, e la prima  stata un tormento. Non
tanto perch il diabete sia ingestibile, ma perch avevo dovuto affidarmi alla sola memoria del corpo
che mi ospitava per capire da cosa tenermi alla larga, e come affrontare la situazione. Alla fine avevo
finto di non sentirmi bene, perch mia madre restasse a casa e mi aiutasse a tenere sotto controllo il mio
stato di salute. Oggi invece ho la sensazione di potermela cavare, anche se devo fare attenzione a ci
che il corpo mi comunica, molta pi di quanto non faccia di solito.
AJ  ricco didiosincrasie che a lui, forse, non paiono pi tali.  un fanatico dello sport: gioca a
calcio nella seconda squadra della scuola, ma il suo vero amore  il baseball. Ha la testa zeppa di
statistiche, dati e cifre estrapolate attraverso migliaia di combinazioni e confronti, ma camera sua  un
santuario dei Beatles, e a quanto sembra il suo preferito  George. Non  difficile capire come vestirmi,
perch il suo guardaroba si compone di blue jeans e di molteplici versioni della medesima camicia coi
bottoni al colletto; i cappelli da baseball sono pi di quanti chiunque potrebbe mai indossare, ma credo
che ad AJ non sia permesso di portarli a scuola.
 un sollievo, per certi aspetti, essere un ragazzo che non ha nulla in contrario a salire
sullautobus, che ha amici che lo aspettano, che non deve affrontare problemi pi complessi della fame
che sente malgrado abbia fatto colazione.
 un giorno qualunque, e cerco di perdermici.
Tra la terza e la quarta ora per torno al punto di partenza perch l, in mezzo al corridoio, ecco
Nathan Daldry.
Sulle prime penso di sbagliarmi. Molti degli studenti della scuola potrebbero somigliare a
Nathan. Poi noto come gli altri reagiscono alla sua presenza:  come se si trovassero al cospetto di una
barzelletta vivente. Nathan si sforza di ignorare le risate, i risolini sotti i baffi, i commenti sarcastici,
ma non riesce a nascondere il suo disagio.
Penso: Se lo merita. Non doveva aprire bocca. Avrebbe dovuto lasciar correre.
E penso:  colpa mia. Sono io ad avergli fatto tutto questo.
Accedo in AJ e scopro che lui e Nathan erano buoni amici ai tempi delle elementari, e lo sono
ancora. Perci quando mi passa accanto non  poi tanto strano che lo saluti. E che lui contraccambi.
A pranzo sono seduto con un po di amici. Alcuni mi chiedono della partita di ieri sera, e io
rispondo in maniera vaga, costretto ad accedere per tutto il tempo.
Con la coda dellocchio mi accorgo di Nathan.  seduto a un tavolo, mangia da solo. Ricordavo
che fosse noioso, ma non che gli mancassero degli amici; in ogni caso, adesso ha laria di non averne.
Vado da Nathan dico ai miei compagni.
Uno di loro si lamenta. Davvero? Non ne posso pi.
A quanto pare adesso va in tiv interviene un altro.
Il diavolo dovrebbe avere cose pi importanti da fare che rubare una Subaru per una gita del
sabato sera.
Hai ragione.
Prendo il mio vassoio prima che la conversazione degeneri, e dico a tutti e due che ci vedremo
pi tardi.
Nathan mi vede arrivare, ma sembra sorpreso quando mi siedo.
Posso? chiedo.
Certo dice.
Sono indeciso sul da farsi. Ripensando alla sua ultima email  DIMOSTRAMELO  ho quasi la
sensazione che quella parola mi esca dagli occhi: mi ha lanciato una sfida, ed eccomi. Sono io la prova.
E sono proprio di fronte a lui. Ma Nathan non lo sa.
Allora come stai? chiedo, e prendo una patatina nel tentativo di comportarmi come se si
trattasse di una conversazione tra amici durante un pranzo qualunque.
Bene, credo. Ho limpressione che nessuno gli abbia ancora chiesto come si senta, malgrado
tutta lattenzione che si ritrova addosso.
Ci sono delle novit?
Nathan lancia unocchiata alle mie spalle. I tuoi amici ci stanno osservando.
Mi volto, e di rimando tutti quelli seduti al mio vecchio tavolo distolgono lo sguardo.
Lasciali perdere dico. Non ti preoccupare.
Lo capisco. Voglio dire, capisco che loro non capiscano.
Lo so.
Devessere opprimente, il peso di tutte queste attenzioni. I blog e il resto. Quel reverendo.
Mi domando se non mi sia spinto oltre, ma Nathan sembra felice di parlarne. AJ  un bravo
ragazzo.
Gi, ma lui mi capisce. Sapeva che avrebbero potuto ferirmi. Mi ha detto di resistere.
Intendiamoci: sopportare che qualcuno ti prenda in giro non  come sopravvivere a una possessione.
Sopravvivere a una possessione. Non ho mai considerato ci che faccio in questi termini. Non
avevo mai pensato al mio passaggio in un corpo come a qualcosa cui si dovesse sopravvivere.
Nathan mi vede pensieroso. Cosa c? mi chiede.
Sono curioso: cosa ricordi di quel giorno?
Adesso un po di cautela sinsinua nella sua espressione.
Perch me lo chiedi?
Curiosit, suppongo. Non metto in dubbio quello che dici. Anzi. Dopo aver letto tutte le
notizie e sentito ci che dicono gli altri, ho la sensazione di non aver mai ascoltato la tua versione. 
sempre una storia di seconda, terza, e forse settima od ottava mano, cos ho pensato di chiedertelo
direttamente.
Cammino su un terreno pericoloso. Tra AJ e Nathan non dovr instaurarsi troppa confidenza,
perch domani AJ potrebbe aver dimenticato questa conversazione, e Nathan si insospettirebbe. Allo
stesso tempo, per, voglio sapere cosa ricorda.
Nathan ha voglia di parlare. Lo intuisco. Si  reso conto di essere ormai uscito dal seminato, e
non si tirer indietro, per quanto un po se ne penta: non aveva mai immaginato che la sua vita potesse
prendere una tale piega, credo.
 stata una giornata normale dice. Ero a casa con i miei genitori e ho sbrigato delle
faccende, quel genere di cose. E poi, be, devessere successo qualcosa. Me ne sono uscito con quella
storia del musical e ho preso lauto dei miei; non ricordo il particolare del musical, me lhanno riferito
dopo. Comunque, a bordo dellauto, ho avvertito una volont. Come se qualcuno mi stesse
trascinando da qualche parte.
Si zittisce.
Dove? chiedo.
Scrolla la testa. Non saprei. Ecco laspetto pi strano. Alcune ore sono completamente vuote.
Ho la sensazione di non aver avuto pieno controllo del mio corpo, tutto qui. Ho qualche flash, ricordi
frammentari di una festa, ma non ho idea di dove si sia svolta, o chi altri ci fosse. Poi allimprovviso un
poliziotto mi ha svegliato. Non avevo bevuto neanche un goccio. E non mi ero drogato. Mi hanno fatto
dei test, sai.
Magari hai avuto un mancamento. Non ti sei sentito bene.
Pu anche darsi, ma perch ho chiesto lauto ai miei? Qualcosa ha cercato di impossessarsi di
me, ne sono sicuro. Secondo il reverendo ho lottato con il diavolo. Come Giacobbe. Devo essermi reso
conto che il mio corpo serviva per scopi malvagi, e mi sono opposto. E quando ho vinto, il diavolo mi
ha lasciato sul ciglio della strada.
Ci crede. Ci crede sul serio.
E non posso spiegargli che non  vero. Non posso raccontargli che cosa  successo. Se lo
facessi, metterei AJ in pericolo. Io stesso sarei in pericolo.
Non devessere stato per forza il diavolo dico.
Nathan si mette sulla difensiva. Io lo so, daccordo? Non sono lunico. Molti, l fuori, hanno
vissuto la stessa esperienza. Ho parlato con alcuni di loro.  terribile: abbiamo molte cose in comune.
Hai paura che possa ricapitare?
No. Stavolta sar pronto. Se il diavolo si avviciner di nuovo sapr come comportarmi.
Resto seduto di fronte a lui e ascolto.
Non mi riconosce.
Non sono il diavolo.
Ecco le parole che riecheggiano nella mia mente per il resto della giornata.
Non sono il diavolo, ma potrei esserlo.
Da lontano, dal punto di vista di Nathan, posso apparire spaventoso: cosa potrebbe impedirmi di
compiere azioni malvage? Come potrebbero punirmi, se decidessi di afferrare una matita e di piantarla
nellocchio della ragazza seduta accanto a me durante lora di chimica? O peggio. Sarebbe il crimine
perfetto. Il corpo responsabile dellomicidio verrebbe catturato, ma lassassino resterebbe libero.
Perch non ci ho mai pensato?
Ho il potenziale per essere il diavolo.
Ma poi mi dico: Basta cos. Penso: No. Un simile comportamento mi renderebbe davvero
diverso dagli altri? Certo, potrei farla franca, ma ogni essere umano ha il potenziale per commettere un
crimine, e ciononostante sceglie di non farlo. E rimane fermo su quella decisione giorno dopo giorno.
Io non sono diverso.
Non sono il diavolo.
Non ci sono messaggi da parte di Rhiannon. E non ho modo di sapere se il suo silenzio sia
frutto della confusione o del desiderio di liberarsi di me.
Le scrivo per dirle semplicemente:
Devo rivederti.
A.
...
.
...
Giorno 6009.
...
.
...
Neppure la mattina dopo ho sue notizie.
Mi metto al volante e parto.
Lauto appartiene ad Adam Cassidy. Dovrebbe essere a scuola, ma ho chiamato la segreteria
fingendomi suo padre: ho detto che Adam ha un appuntamento dal dottore.
Potrebbe volerci tutto il giorno.
Sono due ore di viaggio. E anche se dovrei impiegare il tempo per conoscere meglio Adam
Cassidy, al momento la sua vita mi pare un dettaglio secondario. Una volta entravo nelle esistenze
altrui cos: mi bastava il minimo indispensabile per cavarmela per un giorno. Ero diventato talmente
bravo da poter arrivare a sera senza mai tentare un accesso. Sono certo che quei giorni siano sembrati
vuoti anche per i corpi che mi hanno ospitato, perch sono stati giorni straordinariamente vuoti anche
per me.
Lungo la strada penso a Rhiannon. Mi domando come poterla riavvicinare. Come riconquistarla
Come far funzionare il nostro rapporto.
E questultima domanda  la pi dura.
Arrivato alla scuola, parcheggio nello stesso posto in cui aveva parcheggiato Amy Tran. Siamo
nel bel mezzo della mattinata di scuola, e decido di entrare e buttarmi nella mischia. Sono arrivato
nellintervallo tra una lezione e laltra, e non ho che due minuti per trovarla.
Non so dov. E non so neanche quale lezione ha adesso Mi avventuro per i corridoi. Gli altri
studenti mi sfiorano, mi dicono di guardare dove metto i piedi. Me ne infischio. Ci sono gli altri, e c
lei. Sono concentrato su di lei.
Lascio che sia luniverso a guidarmi. Mi affido allistinto, e sono consapevole che questo
particolare istinto viene da lontano, da un luogo al di fuori di questo corpo.
Rhiannon sta per entrare in classe, ma si ferma. Alza gli occhi. Mi guarda.
 difficile spiegarlo. Sono come unisola in mezzo al corridoio, gli altri sgomitano attorno a me,
e Rhiannon  unaltra isola. Io la guardo, e lei sa chi sono. Non pu esserne sicura. Eppure lo .
Si allontana dallaula, si avvicina. Suona unaltra campanella, gli altri studenti scivolano via, ci
lasciano soli.
Ehi dice.
Ehi dico.
Immaginavo che saresti venuto.
Sei matta?
No, non sono matta. D unocchiata allaula. Ma Dio solo sa quanto tu faccia male al mio
registro delle presenze.
Rovino il registro delle presenze di chiunque.
Come ti chiami oggi?
A le dico. Per te  sempre A.
Rhiannon non pu saltare la prossima ora perch ha una verifica, quindi non ci allontaniamo
troppo. Quando incontriamo altri studenti  ragazzi con unora libera, oppure che stanno bigiando  si
fa pi cauta.
Justin  a lezione? le chiedo dando un nome alle sue paure.
Forse. Se ha deciso di andarci.
Troviamo unaula vuota. A giudicare dal materiale shakespeariano alle pareti, deve trattarsi di
unaula di letteratura inglese. O di teatro.
Ci sediamo nellultima fila di banchi, lontano dalla finestrella della porta.
Come sapevi che ero io? devo chiederle.
Da come mi hai guardato dice. Non poteva essere un altro.
Ecco ci che fa lamore: fa venir voglia di riscrivere il mondo. Fa venir voglia di scegliere i
personaggi, costruire la scenografia, guidare la trama. La persona che ami  seduta di fronte a te, e tu
vuoi fare tutto ci che  in tuo potere perch quellattimo duri in eterno. Quando siete voi due soli in
una stanza, puoi fingere che non cambier mai, e che andr avanti cos per sempre.
Le prendo la mano, e Rhiannon non la ritrae. Fa cos perch tra noi qualcosa  cambiato, o solo
perch  cambiato il mio corpo? Per lei  pi facile toccare la mano di Adam Cassidy?
Latmosfera non  cos elettrica. Non ci aspetta nulla di pi che unonesta chiacchierata.
Mi dispiace per laltra sera le ripeto.
Mi merito met della colpa. Non avrei dovuto chiamarlo.
Cosha detto? Dopo?
Ha continuato a chiamarti quella stronza nera.
Che tesoro.
Penso che avesse intuito che si trattava di una trappola. Non so come, ma sapeva che qualcosa
non tornava.
Ecco perch ha superato la prova.
Rhiannon si allontana. Sei ingiusto.
Scusa.
Mi domando perch abbia la forza sufficiente per dire di no a me, ma non quella per dire di no a
lui.
Che cosa vuoi fare? le chiedo.
Mi guarda dritto negli occhi. Che cosa vuoi che faccia?
Voglio che tu faccia qualunque cosa sia giusta per te.
 la risposta sbagliata mi dice.
Perch?
Perch  una bugia.
Sei cos vicina, penso. Cos vicina, ma non riesco a raggiungerti.
Torniamo alla domanda iniziale dico. Che cosa vuoi fare?
Non voglio gettarmi alle spalle nulla di ci che ho per qualcosa dincerto.
E io che cosa avrei di cos incerto?
Ride. Dici sul serio? Devo davvero spiegartelo?
Lasciamo perdere. Tu sei la persona pi importante che abbia mai incontrato: ecco una
certezza.
Mi conosci da due settimane. Ecco lincertezza.
Tu sai di me pi di quanto ne sappia chiunque altro.
Ma io non posso dire la stessa cosa di te. Non ancora.
Non puoi negare che tra noi c qualcosa.
No. C. Quando ti ho visto oggi, be, non sapevo di averti aspettato finch non sei arrivato. E
poi tutto quel senso di attesa si  concentrato in un secondo.  qualcosa ma non so se si tratta di una
certezza.
So quello che ti sto chiedendo, vorrei dirle, ma mi trattengo. Perch mi rendo conto che sarebbe
unaltra bugia. E Rhiannon la smaschererebbe.
Guarda lorologio. Devo prepararmi per la verifica. E devo tornare allaltra mia vita.
Non riesco a trattenermi, devo chiederglielo: Non avevi voglia di vedermi?
Temporeggia. S. E no. Tu credi che semplifichi le cose, ma in realt le complica.
Quindi non avrei dovuto venire?
Limitiamoci alle email. Va bene?
E cos, senza preavviso, luniverso si sgretola. Senza preavviso limmensit si riduce a una palla
che fluttua via, troppo lontano perch io possa afferrarla.
Io la avverto, e lei no.
Oppure io la avverto, e lei non vuole avvertirla.
...
.
...
Giorno 6010.
...
.
...
Mi sveglio a quattro ore da lei.
Oggi sono una ragazza di nome Chevelle, e non sopporto lidea di andare a scuola. Perci dico
che non sto bene e strappo il permesso di restare a casa. Cerco di leggere, provo con qualche
videogioco, navigo su internet, faccio ci che faccio di solito per riempire il tempo.
 tutto inutile. Il tempo resta vuoto.
Continuo a controllare la posta.
Nulla da parte sua.
Nulla.
Nulla.
...
.
...
Giorno 6011.
...
.
...
Sono soltanto a mezzora da lei.
Mia sorella mi scrolla e grida il mio nome, Valeria.  lalba.
Penso di essere in ritardo per la scuola.
Ma non  cos. Sono in ritardo per il lavoro.
Valeria non parla inglese, quindi i pensieri cui riesco ad avere accesso sono in spagnolo.
Capisco a malapena cosa sta accadendo. Mi ci vuole del tempo per tradurre ci che succede.
Nellappartamento siamo in quattro. Indossiamo una divisa, e un furgoncino viene a prenderci.
Sono la pi giovane, la meno rispettata. Mia sorella mi parla, io annuisco. Mi sembra che lo stomaco
mi si stia rivoltando, e a tutta prima credo dipenda dallo shock causato dalla situazione in cui mi trovo.
Poi mi rendo conto che il mio stomaco si sta torcendo per davvero. Crampi.
Trovo le parole, lo dico a mia sorella.  comprensiva, ma dovr comunque lavorare.
Altre donne salgono a bordo del furgoncino. C una ragazza della mia et. Alcune
chiacchierano, io e mia sorella restiamo zitte.
Il furgoncino scarica alcune di noi di fronte a una casa, e altre di fronte alla successiva: due per
volta, pi di rado tre o quattro. Io faccio coppia con mia sorella.
Mi spettano i bagni. Devo strofinare le tazze. Togliere i peli dalle docce. Lustrare gli specchi
fino a farli risplendere.
Abbiamo una stanza a testa. Non parliamo. Non ascoltiamo musica. Lavoriamo e basta.
Sudo nella divisa. I crampi non passano. Larmadietto dei medicinali  zeppo, ma sono qui per
pulire, non per prendere qualcosa. Nessuno si accorgerebbe che ci sono due anti-dolorifici in meno, ma
 un rischio.
Quando arrivo al bagno padronale, la signora di casa  ancora in camera da letto e parla al
telefono. Sillude che non capisca un accidente di ci che dice. Le prenderebbe un colpo se Valeria
entrasse in camera con passo deciso e le parlasse in un inglese impeccabile delle leggi della
termodinamica, o della vita di Thomas Jefferson.
Ce la sbrighiamo in due ore. Credevo che tutto si concludesse cos, ma restano altre quattro
case. Alla fine riesco a malapena a muovermi e mia sorella, quando mi vede cos, mi aiuta con i bagni.
Siamo una squadra, e quel legame  lunico ricordo degno di tutta la giornata.
Una volta a casa, fatico a parlare. Mi sforzo di mangiare, ma  una cena silenziosa. Dopodich
vado a letto, e faccio spazio affinch mia sorella si sdrai accanto a me.
La posta elettronica  fuori discussione.
...
.
...
Giorno 6012.
...
.
...
Sono a unora da lei.
Apro gli occhi di Sallie Swain e ispeziono la camera in cerca di un computer. Ho ancora gli
occhi mezzi chiusi dal sonno, ma sto gi controllando la posta elettronica.
A,
mi dispiace, ieri non sono riuscita a scriverti. Avrei voluto, ma sono successe alcune cose
(niente dimportante, mi hanno solo tenuta impegnata).
Rivederti  stato difficile, ma anche bello. Davvero. Per credo di dovermi prendere una pausa
di riflessione.
Com stata la tua giornata? Coshai fatto?
R
Le interessa davvero, o me lo chiede soltanto per cortesia? Ho limpressione che Rhiannon
avrebbe potuto rivolgersi cos a chiunque. E se un tempo credevo di desiderare questo tono ordinario,
quotidiano, adesso che lho ottenuto, la normalit mi delude.
Le rispondo raccontandole gli ultimi due giorni. Poi le dico che devo andare: non posso saltare
la scuola perch Sallie Swain ha unimportante gara di corsa campestre, e non deve perderla. Non
sarebbe giusto.
Corro. Sono fatto per correre. Perch quando si corre si pu essere chiunque. Ci si concentra sul
corpo, nulla di pi e nulla di meno. Se si corre per vincere, non si hanno altri pensieri che quelli del
corpo. Non si hanno obiettivi che non siano quelli del corpo. Ci si annienta in nome della velocit. Ci si
annulla pur di tagliare il traguardo.
...
.
...
Giorno 6013.
...
.
...
Sono a unora e mezza da lei, e faccio parte di una famiglia felice.
La famiglia Stevens non vuole che i sabato vadano sprecati. No, Mrs. Stevens sveglia Daniel
alle nove in punto e gli dice di prepararsi. Quando esco dalla doccia, Mr. Stevens ha gi caricato la
macchina, e le due sorelle di Daniel sono ansiose di partire.
La prima tappa  Baltimore, il museo darte. Una mostra di Winslow Homer. Poi un pranzo da
Inner Harbor, seguito da una visita allacquario. Poi un film Disney per le ragazze in un cinema IMAX,
e una cena in un ristorante di pesce talmente rinomato che non ha bisogno di mettere rinomato nel
nome dellinsegna.
C qualche momento di tensione  una sorella annoiata dai delfini, un attimo in cui pap si
innervosisce perch non trova parcheggio. Nel corso della giornata, comunque, la felicit resta quasi
intatta. Sono tutti cos presi dalla felicit da non rendersi conto che io non ne prendo parte. Io vagolo in
periferia. Somiglio alle persone ritratte nei dipinti di Winslow Homer: si trovano nella stessa stanza, ma
non sono davvero l. Somiglio a un pesce da acquario, penso in un linguaggio differente, mi adatto a
una vita molto diversa dal mio habitat naturale. Sono come i passeggeri a bordo delle altre automobili,
ciascuno con la propria storia, ma che sfrecciano via troppo in fretta per essere notati o compresi.
 una giornata piacevole, pi utile di una pessima giornata. In certi momenti non penso a
Rhiannon, e neppure a me stesso. In certi momenti mi limito a restare seduto nella cornice, a
galleggiare nella vasca, a viaggiare a bordo della mia auto senza dire nulla. Senza pensare a nulla che
possa stabilire una connessione tra me e qualunque altra cosa.
...
.
...
Giorno 6014.
...
.
...
Sono a quaranta minuti da lei.
 domenica, cos decido di controllare cosa sta facendo il Reverendo Poole.
Di domenica Orlando, il ragazzo in cui mi trovo, di rado si alza prima di mezzogiorno, perci se
continuo a digitare piano sulla tastiera, i suoi genitori mi lasceranno in pace.
Il reverendo ha aperto un sito rivolto a chiunque voglia raccontare esperienze di possessione. Ci
sono gi migliaia di post e di video.
Il post di Nathan  sbrigativo, un riassunto delle sue dichiarazioni precedenti. Non c un video.
Non trovo nulla di nuovo.
Le altre storie sono pi elaborate. Alcune sono chiaramente opera di tipi strambi, persone con
unattitudine clinica alla paranoia che avrebbero bisogno di unassistenza qualificata, piuttosto che
arene pubbliche dove dare libero sfogo alle loro iperboliche teorie di cospirazione. Altre testimonianze,
per, sono dolorosamente sincere. C una donna che ha avuto davvero la sensazione che Satana si sia
abbattuto su di lei mentre era in fila alla cassa di un supermercato, instillandole limpulso irrefrenabile
di rubare. E c un uomo, il cui figlio si  ucciso, che crede che il figlio sia stato posseduto da demoni
reali, piuttosto che dai demoni pi metaforici dellanimo contro cui ha dovuto lottare.
Siccome i corpi che mi ospitano appartengono sempre a individui allincirca della mia et,
cerco gli adolescenti. Ma Poole deve aver selezionato i materiali, perch nel sito non c traccia di
parodie, n di sarcasmo: gli adolescenti sono rari, e sparpagliati. In ogni caso ce n uno del Montana la
cui storia mi fa rabbrividire. Non gli  capitato nulla di eccezionale, ma sa di non essere stato in pieno
possesso del suo corpo.
Non sono mai stato nel Montana. Ne sono sicuro.
Ma la descrizione di ci che ha subito  molto simile a ci che faccio io.
Nel sito di Poole c un link:
SE CREDI DI AVERE IL DIAVOLO DENTRO DI TE,
CLICCA QUI O CHIAMA QUESTO NUMERO.
Ma se si ha davvero il diavolo in corpo perch mai si dovrebbe cliccare o chiamare?
Controllo la vecchia mail e scopro che Nathan ha cercato di contattarmi.
Allora, nessuna prova?
Fatti aiutare.
Ha incollato il link del sito di Poole. Vorrei rispondergli, fargli notare che abbiamo parlato
luned. Vorrei che chiedesse al suo amico AJ. Vorrei che arrivasse a temermi. Potrei essergli vicino in
qualunque momento; potrei essere chiunque.
No, penso. Non fare cos.
Quando non avevo desideri, la mia vita era migliore.
Non ottenere ci che si vuole pu renderci crudeli.
Controllo laltra casella di posta e trovo un messaggio di Rhiannon. Mi racconta vagamente del
suo weekend e mi chiede altrettanto vagamente del mio.
Cerco di dormire per il resto della giornata.
...
.
...
Giorno 6015.
...
.
...
Mi sveglio, e non sono a quattro ore da lei. E neppure a unora. N a quindici minuti.
No, mi sveglio in casa sua.
In camera sua.
Nel suo corpo.
Allinizio credo di sognare perch, aprendo gli occhi, ho limpressione di trovarmi nella camera
di una ragazza qualunque: un luogo dove lei vive da tempo, e in cui le bambole Madame Alexander
convivono con eyeliner e riviste di moda; e siccome accedendo alla mia identit mi appare solo
Rhiannon, mi convinco che il mondo dei sogni mi stia prendendo in giro. Ho mai fatto un sogno cos
prima? Probabilmente no. Per non sarebbe tanto assurdo: se il mio primo pensiero  Rhiannon, se  lei
lassillo che si nasconde in ogni mio momento di veglia, allora perch non potrebbe permeare anche le
mie ore di sonno?
Ma non sto sognando. Sento la pressione del cuscino contro il viso. Avverto le lenzuola attorno
alle gambe. Respiro. Nei sogni nessuno si preoccupa di respirare.
Un istante dopo mi sembra che il mondo sia di vetro. Ogni attimo  fragile. Ogni movimento 
un rischio. Rhiannon non mi vorrebbe qui. So quale orrore proverebbe. La totale perdita di controllo.
Ogni mio gesto potrebbe rompere qualcosa. Ogni parola che dir. Ogni mossa che compir.
Mi guardo attorno. Certi ragazzi e ragazze, crescendo, rendono irriconoscibile la propria
camera; pur di convincersi di abitarne una nuova arrivano a bandire qualunque incarnazione di chi
erano da piccoli. Rhiannon invece  in pace col passato. Ci sono fotografie che la ritraggono quando
aveva tre anni, otto, dieci, quattordici, sempre insieme alla sua famiglia. Un coniglio di peluche
sorveglia ancora il suo letto. E nella libreria J. D. Salinger  infilato accanto a Dr. Seuss.
Prendo una delle fotografie. Se lo volessi, potrei accedere al ricordo del giorno in cui  stata
scattata. Da quanto vedo, lei e la sorella dovevano trovarsi a una fiera di paese; sua sorella indossa una
coccarda. Sarebbe facile scoprire di che cosa si trattava. Ma cos non sarebbe Rhiannon a
raccontarmelo.
Vorrei averla accanto come guida perch mi sento un intruso.
Per potermela cavare oggi, devo comportarmi come Rhiannon si aspetterebbe da me. Se sapesse
che sono qui  e ho il presentimento che lo sapr  vorrei che fosse sicura che non ho approfittato della
situazione. Listinto mi dice che non  cos che posso conoscerla meglio. Non  cos che otterr ci che
voglio.
Quindi mi ritrovo assediato dalla paura di perdere tutto.
Ecco la sensazione che d sollevare il suo braccio.
Ecco la sensazione che d battere le sue ciglia.
Ecco la sensazione che d voltare la sua testa.
Ecco la sensazione che d passare la lingua sulle sue labbra, posare i suoi piedi a terra.
Ecco il suo peso. La sua altezza. Ecco la prospettiva dalla quale guarda il mondo.
Ciao.
Ecco com la sua voce sentita dallinterno.
Ecco com la sua voce quando  sola.
Sua madre strascica i piedi in corridoio, mi passa accanto;  sveglia, ma non per sua volont. Ha
passato una lunga nottata, perci la attende una mattina cortissima. Dice che prover a tornare a
dormire, ma aggiunge che non ci riuscir.
Il padre di Rhiannon  in cucina, pronto per il lavoro; il suo buongiorno  meno lamentoso,
ma ha fretta, e suppongo che Rhiannon non otterr di pi. Mentre lui cerca le chiavi della macchina, io
mangio dei cereali, poi un mio ciao fa eco al suo sbrigativo saluto.
Decido di non fare la doccia, e neanche di cambiarmi la biancheria della notte. In bagno tengo
gli occhi chiusi. Mi sento gi abbastanza nudo guardandomi allo specchio e vedendo il viso di
Rhiannon. Non posso spingermi oltre. Passare una mano fra i suoi capelli  gi un gesto troppo intimo.
Truccarsi. Persino mettermi le scarpe. Sperimentare lequilibrio del suo corpo nel mondo, la sensazione
della sua pelle dallinterno, toccare il suo viso e avvertire il tocco da tutte e due le parti, dentro e fuori:
 tutto inevitabile, e incredibilmente intenso. Mi sforzo di pensare con la mia mente, ma non posso
ignorare la sensazione di essere lei.
Per trovare le chiavi della macchina ho bisogno di un accesso, e anche per trovare la strada per
la scuola. Forse dovrei restare a casa, ma non sono sicuro di poter resistere a lungo nei panni di
Rhiannon senza distrazioni. Non me lo aspettavo, ma lautoradio  sintonizzata su un canale
dinformazioni. Appeso allo specchietto retrovisore c il fiocco del diploma di sua sorella.
Lancio unocchiata al sedile del passeggero. L dovrebbe esserci Rhiannon che mi guarda, e che
mi dice dove andare.
Tenter di evitare Justin. Arrivo presto al mio armadietto, prendo i libri, dopodich tiro dritto
alla prima lezione. I miei amici entrano alla spicciolata, e mi sforzo di scambiare qualche battuta;
nessuno sembra notare alcuna differenza, e non perch non tengano a Rhiannon, ma solo perch 
presto, e sono tutti ancora mezzo addormentati. Mi sono concentrato a tal punto su Justin da non
essermi reso conto di quante persone abitino il mondo di Rhiannon. Finalmente capisco di aver
imparato qualcosa sulla sua vita soltanto il giorno in cui ho visto la scuola nel corpo di Amy Tran. Non
sono questi amici ci da cui Rhiannon fugge, quando decide di farlo.
Hai fatto biologia? mi chiede la sua amica Rebecca. Penso che mi stia chiedendo di farle
copiare i compiti, ma poi mi rendo conto che me li sta offrendo; Rhiannon ha ancora qualche problema
da risolvere, perci ringrazio Rebecca e comincio a copiare.
Quando la lezione inizia e linsegnante attacca, non devo far altro che ascoltare e prendere
appunti.
Ricordatene, dico a Rhiannon. Ricordati quanto tutto ci sia normale.
 impossibile evitare di dare unocchiata a ci che non avevo ancora avuto modo di vedere. I
suoi appunti, scarabocchi di alberi e montagne; la lieve impronta che le calze le lasciano sulle caviglie;
la piccola voglia rossa alla base del suo pollice sinistro. Ci sono cose di cui probabilmente Rhiannon
non si  mai accorta. Ma siccome lei  nuova ai miei occhi, io noto tutto.
Ecco qual  la sensazione di tenere una matita tra le sue dita.
Ecco la sensazione di riempire i suoi polmoni daria.
Ecco la sensazione di premere la sua schiena contro lo schienale.
Ecco la sensazione di toccare il suo orecchio.
Ecco qual  il suono del mondo per lei. Ecco ci che sente ogni giorno.
Mi concedo un ricordo. Non lo scelgo. Affiora spontaneo, e non lo ricaccio indietro.
Rebecca  seduta accanto a me, mastica una gomma, e a un certo punto  cos annoiata dalla
lezione da toglierla dalla bocca per giocarci facendola passare fra le dita. E il gesto mi riporta a quando
aveva fatto cos in prima media. Allepoca linsegnante lo aveva notato e Rebecca, che non si aspettava
di essere colta il flagrante, era saltata sulla sedia, e la gomma le era scappata di mano ed era finita nei
capelli di Hannah Walker. Hannah non se ne era accorta, ma gli altri ragazzini avevano cominciato a
prenderla in giro, facendo imbestialire linsegnante. Ero stata io a sporgermi verso di lei, e a spiegarle
che aveva una gomma tra i capelli; ero stata io a recuperarla con le dita, attenta a non spingerla ancora
di pi tra le ciocche. Lavevo tirata fuori. Ricordo di averla tirata fuori.
A pranzo cerco di evitare Justin, ma inutilmente.
Sono in corridoio, a distanza di sicurezza dai nostri armadietti o dalla mensa, quandeccolo
arrivare. Non sembra felice di vedermi, n infelice; si limita a registrare la mia presenza come un fatto.
Ho la stessa importanza della campanella fra le lezioni.
Ti va di mangiare fuori? chiede.
Certo rispondo, senza davvero sapere se sono daccordo.
Mangiare fuori significa una pizzeria a due isolati dalla scuola. Prendiamo qualche trancio e
una Coca. Lui paga per s, e non si offre di pagare per me. Il che va bene.
Oggi  pi loquace. Parla del suo argomento preferito, suppongo: le ingiustizie perpetrate nei
suoi confronti da chiunque, sempre.  una cospirazione piuttosto ampia, perch coinvolge persone e
cose: la fatica ad accendersi della sua macchina, suo padre che lo assilla a proposito del college, quel
modo gay di parlare dellinsegnante dinglese. Fatico a seguire la conversazione, e seguire  la parola
adatta, perch la conversazione ha lo scopo di farmi restare indietro almeno di cinque passi. Justin non
vuole la mia opinione. E se gliela offro lui lascia che muoia l, sul tavolo che ci separa, senza
raccoglierla.
La tirata prosegue, arriva a toccare il comportamento da stronza che Stephanie ha riservato a
Steve; Justin non la smette di agitarsi la pizza davanti alla faccia, continua a guardare il tavolo invece
che me, e cos devo trattenermi dal compiere unazione drastica. Lui forse non se ne rende conto, ma
ho il coltello dalla parte del manico. Basterebbe un minuto  meno  per mettere fine alla relazione.
Basterebbero poche e meditate parole per spezzare la catena. Justin potrebbe passare al contrattacco
con le lacrime, la rabbia o qualche promessa, ma io potrei resistere a tutto.
Lo vorrei, ma tengo tutto per me. Non approfitto del mio potere. Perch una simile conclusione
non porterebbe allinizio che desidero. E se mi permettessi di chiudere la loro relazione cos, Rhiannon
non me lo perdonerebbe mai; potrebbe ricucire con Justin gi domani, dopodich mi rinfaccerebbe il
mio tradimento finch rimarr nella sua vita. E non vi resterei per molto.
Devo mantenermi in carreggiata; per quanto la prospettiva di unesplosione sia allettante, non
devo sterzare bruscamente e andare a schiantarmi.
Spero che lei se ne renda conto: Justin non si  accorto di nulla. Lei pu vedermi in qualunque
corpo, ma lui non pu vedere che lei non c. Non sta guardando con attenzione.
Justin la chiama Argento. Andiamo, Argento dice alla fine del pranzo. Penso di aver capito
male, ma mi basta un accesso ed eccolo, un momento intimo tra loro. Leggevano I ragazzi della 56a
Strada per la lezione di letteratura inglese, distesi luno accanto allaltra sul letto, una copia per
ciascuno in mano. Rhiannon era pi avanti, e pensava che il romanzo fosse una reliquia dellepoca in
cui i membri di una gang di piagnoni legavano fra loro leggendosi brani di Via col vento, ma teneva la
bocca chiusa perch Justin, al contrario, sembrava appassionarsene. Anzi, arrivata allultima pagina,
Rhiannon aveva ricominciato daccapo. Quando Justin aveva poi finito il libro, lo aveva chiuso e se ne
era uscito con: Wow. Nulla che sia doro resta. Quant vero! Rhiannon non se lera sentita di
rovinare il momento, n di chiedergli cosa intendesse. E per ricompensarla Justin le aveva sorriso
dicendo: Penso che voglia dire che dobbiamo essere dargento. Quella sera, quando Rhiannon se
nera andata, lui laveva salutata cos: Ciao, Argento. E il nomignolo era rimasto.
Ritorniamo a scuola, ma non ci teniamo per mano. Non parliamo. Quando le nostre strade si
separano, Justin non mi augura buon pomeriggio, n mi ringrazia per il tempo trascorso insieme. Non
dice neanche a dopo. Lo d per scontato.
So bene  mentre lui se ne va, mentre attorno a me ci sono altre persone  il rischio che sto
correndo. A ogni mia interazione, un effetto farfalla minaccia di agitare le sue ali: riflettendoci bene e
studiando a fondo tutti i potenziali riverberi, ogni passo potrebbe rappresentare una scelta errata, ogni
mossa potrebbe condurre a conseguenze impreviste.
Tralascio qualcosa che non dovrei tralasciare? Taccio invece di parlare? Non ho notato qualcosa
che invece dovrei assolutamente notare? Mentre sono in corridoio, in pubblico, quali linguaggi privati
non riesco a cogliere e interpretare?
Quando guardiamo la folla, i nostri occhi si posano naturalmente su certe persone, conosciute o
meno, ma in questo momento i miei occhi si perdono nel vuoto. Riconosco ci che vedo, ma non lo
interpreto come farebbe lei.
Il mondo  ancora di vetro.
Ecco la sensazione di leggere le parole attraverso i suoi occhi.
Ecco la sensazione di voltare le pagine con la sua mano.
Ecco la sensazione di incrociare le caviglie.
Ecco la sensazione di abbassare la testa cos che i capelli proteggano i suoi occhi da sguardi
indiscreti.
Ecco com la sua grafia. Ecco come prende forma. Ecco come Rhiannon scrive il proprio
nome.
C una verifica durante lora di inglese.  su Tess dei dUrberville, che ho gi letto. Credo che
Rhiannon otterr un buon voto.
Accedo alla sua mente quanto basta per sapere che non ha fatto progetti per dopo la scuola.
Justin la scova prima dellultima ora, e le chiede se ha voglia di fare qualcosa. Mi  subito chiaro a cosa
alluda, e non ne vedo alcun vantaggio.
Tu coshai voglia di fare? chiedo.
Mi guarda come se fossi uno stupido cucciolo.
Tu cosa pensi?
Compiti a casa?
Sbuffa. Chiamalo cos, se ti va.
Mi serve una bugia. In realt vorrei dirgli di s e poi mandarlo in bianco. Ma potrebbero esserci
delle ripercussioni domani. Cos gli dico che devo accompagnare mia madre dal dottore per dei
problemi di sonno.  una seccatura, ma le daranno dei medicinali, e probabilmente non sar in grado di
guidare fino a casa.
Be, se le danno un po di pillole dice. Adoro le pillole di tua madre.
Si sporge per un bacio, e devo farlo.  incredibile: i due corpi sono gli stessi di tre settimane fa,
eppure il bacio  cos diverso. La prima volta, quando le nostre lingue si erano toccate e io ero dallaltra
parte, mi era sembrato che si trattasse di unaltra forma di conversazione. Adesso sembra che Justin stia
spingendo qualcosa di alieno e corpulento dentro la mia bocca.
Va a prendere qualche pillola dice quando ci stacchiamo.
Spero che mia madre abbia qualche pillola del giorno dopo da rifilargli.
Siamo stati insieme alloceano, e nei boschi. Oggi andremo in montagna.
Con una rapida ricerca trovo il posto pi vicino per fare unescursione. Non so se Rhiannon ci
sia mai stata, ma non sono sicuro che importi.
Anche se non ha i vestiti adatti  le sue Converse sono a brandelli  non mi do per vinto. Prendo
una bottiglia dacqua e il telefono, e lascio il resto in macchina.
 di nuovo luned, e i sentieri sono deserti. Di tanto in tanto incrocio un altro escursionista sulla
via del ritorno, e ci facciamo un cenno, ci salutiamo come si salutano le persone circondate da acri di
silenzio. Il percorso  tracciato a casaccio, o forse sono io a non prestare attenzione. Percepisco la
pendenza, la misuro con i muscoli delle gambe di Rhiannon. Il suo respiro si fa pi pesante. Continuo a
salire.
In questo nostro pomeriggio voglio dare a Rhiannon un assaggio della solitudine di cui ha
bisogno. Non la letargia che si sperimenta restando sdraiati sul divano, o la noiosa monotonia di
addormentarsi durante lora di matematica. Non il vagabondaggio di mezzanotte in una casa immersa
nel sonno, o il dolore di ritrovarsi da soli in una stanza dopo che la porta  stata chiusa di colpo. Questa
solitudine non  una variazione delle altre. Si tratta invece di dare ascolto al corpo, e di non usarlo per
distrarre la mente. Di muoversi con uno scopo, senza foga. Di conversare con gli elementi anzich con
la persona accanto a noi. Di sudare, percepire la fatica, salire, assicurarsi di non scivolare o cadere. Di
non perdersi troppo, solo quanto basta.
E infine, la sosta. In cima, il panorama. Resistere agli ultimi ripidi tratti in salita, superare il
tornante finale del sentiero, e ritrovarsi al di sopra di tutto. Non c una vista spettacolare; non  come
se avessimo conquistato la vetta dellEverest. Ma eccoci qui, sul punto pi alto che locchio umano
possa incontrare, fatta eccezione per le nuvole, laria e il sole ozioso. Ho di nuovo undici anni; siamo in
cima a quellalbero. Laria sembra pi pulita perch quando il mondo  sotto di noi ci permettiamo di
respirare a fondo. Quando non c nessuno, ci apriamo allinfinito stupore che limmensit pu offrire.
Ricordatelo, imploro Rhiannon lasciando spaziare lo sguardo sugli alberi, e rifiatando. Ricorda
questa sensazione. Ricordati che siamo stati qui.
Mi siedo su un masso e bevo un po dacqua. Sono nel suo corpo, ma ho la netta sensazione che
lei sia qui con me. Come se fossimo due persone distinte, insieme, e condividessimo tutto questo.
Ceno con i suoi genitori. E quando mi chiedono del pomeriggio, racconto loro dellescursione.
Sono sicuro di dire pi di quanto non farebbe Rhiannon, pi di quanto non le sia concesso in un giorno.
Sembra meraviglioso dice sua madre.
Fa attenzione l fuori aggiunge suo padre prima di spostare la conversazione su una cosa che
gli  capitata al lavoro. E cos, dopo essersi guadagnata per un istante lattenzione dei genitori di
Rhiannon, la mia giornata torna di nuovo mia, mia soltanto.
Faccio i suoi compiti al meglio. E non controllo la sua posta elettronica perch temo di poter
trovare qualcosa che, secondo lei, non dovrei vedere. Non controllo neanche la mia perch  Rhiannon
la sola persona da cui voglio ricevere notizie. C un libro sul comodino, ma non lo leggo, perch temo
che Rhiannon non ricorder ci che legger e dovr quindi rileggerlo. Sfoglio qualche rivista.
Alla fine decido di scriverle.  lunico modo per farle sapere che sono stato qui e toglierle ogni
dubbio. Certo, potrei cedere alla tentazione di fingere che non sia accaduto, e negare le eventuali
accuse che Rhiannon vorr muovermi basandosi su ci che rester nella sua memoria. Ma voglio essere
sincero. Lassoluta sincerit  la nostra unica via.
Cos le racconto tutto. Allinizio della lettera le chiedo di non proseguire nella lettura prima di
aver cercato di ricordare quanti pi dettagli della giornata, perch le mie parole non alterino troppo ci
che  rimasto nella sua mente. Poi le spiego che non avrei mai scelto il suo corpo:  un processo che
non controllo. Le racconto dei miei sforzi di rispettare la sua ruotine quotidiana, secondo quanto
sapevo. Spero di non aver portato scompiglio nella sua esistenza. Poi, con la sua grafia, le abbozzo la
nostra giornata.  la prima volta che scrivo alla persona a cui ho occupato la vita, e sapere che sar
Rhiannon a leggere le mie parole  una consapevolezza singolare e insieme confortante. Non ho
bisogno di dilungarmi troppo in giustificazioni. Il fatto che le stia scrivendo una lettera costituisce gi
una prova della mia fiducia nei suoi confronti, e nella convinzione che la fiducia conduce alla fiducia, e
che la verit conduce alla verit.
Ecco la sensazione che d chiudere le sue palpebre.
Ecco il sapore che ha il sonno per lei.
Ecco come il buio sfiora la sua pelle.
Ecco come i rumori della notte le cantano la ninnananna.
Ecco larrivederci che sente ogni sera. Ecco come finisce la sua giornata.
Mi raggomitolo nel letto, ho ancora i vestiti addosso. Ora che il giorno  quasi finito, il mondo
di vetro si allontana, la minaccia di un effetto farfalla diminuisce. Immagino di essere con lei nello
stesso letto, il mio corpo invisibile  accoccolato contro il suo. I nostri respiri hanno lo stesso ritmo, i
nostri petti si sollevano e si riabbassano allunisono. Non abbiamo bisogno di sussurrare, perch a
questa distanza  sufficiente pensare. I nostri occhi si chiudono nello stesso istante. Abbiamo sulla pelle
le stesse lenzuola, avvertiamo la stessa notte. Il nostro respiro rallenta. Le nostre strade si separano
mentre scivoliamo in due versioni dello stesso sogno. Il sonno ci fa suoi nello stesso istante.
...
.
...
Giorno 6016.
...
.
...
A,
credo di ricordare tutto. Dove sei oggi?
Preferirei parlare, invece di scrivere una lunga email.
R
Sono allincirca a due ore da lei quando leggo il messaggio. Mi trovo nel corpo di un ragazzo di
nome Dylan Cooper, fanatico del design digitale. Camera sua  un frutteto di prodotti Apple. Con un
accesso scopro che quando una ragazza gli piace, ma gli piace davvero, Dylan crea un font e gli d il
suo nome.
Scrivo a Rhiannon per dirle dove mi trovo. Mi risponde subito  aspettava al computer. Mi
chiede se possiamo incontrarci dopo la scuola. Ci mettiamo daccordo di vederci alla libreria Clover.
Dylan ha fascino. A quanto mi risulta frequenta tre ragazze, cos trascorro la giornata cercando
di non comprometterlo con nessuna di loro. Dovr capire da solo quale font preferisce.
Arrivo alla libreria con mezzora di anticipo, ma sono troppo nervoso per leggere qualcosa di
diverso dai volti delle persone che ho attorno.
Rhiannon entra. Anche lei  in anticipo, e non devo alzarmi per salutarla. D unocchiata in
giro, vede me e come la guardo, e capisce.
Ehi dice.
Ehi rispondo.
 come avere i postumi di una sbronza dice.
Lo so dico.
Ordina un caff per tutti e due, e rimaniamo seduti l, con la tazza tra le mani.
Rivedo alcuni particolari notati ieri  la voglia, i brufoli sparsi sulla fronte. Non minteressano
quanto la figura intera.
Rhiannon non ha perso la testa. Non  neanche arrabbiata. Semmai sembra in pace con ci che 
accaduto. Confidiamo sempre che una persona, superato lo shock, si dimostri ancora capace di
comprensione, e con Rhiannon sembra che questa capacit sia riaffiorata presto. I dubbi si sono gi
dissolti.
Mi sono svegliata, e prima ancora di vedere la tua lettera ho avuto limpressione che qualcosa
fosse diverso dice. Non ero disorientata e non ho avuto la sensazione di aver perso un giorno. Invece
 come se mi fossi svegliata e qualcosa fosse stato aggiunto. Poi ho visto la lettera e quando ho
cominciato a leggerla ho capito subito che era vera. Era successo. Mi sono fermata quando mi hai
suggerito di farlo, e ho cercato di ricordare. Cera tutto. Non le cose che dimentico di solito, come
alzarmi e lavarmi i denti. Ma la montagna. Il pranzo con Justin. La cena con i miei. Persino la scrittura
della lettera, per quanto sia assurdo: perch mai avrei dovuto scrivere una lettera da leggere
lindomani? Per, nella mia mente, aveva un senso.
Mi hai percepito nei tuoi ricordi?
Scrolla la testa. Non come credi. Non ho la sensazione che sia stato tu a governare gli eventi, o
il mio corpo, o chiss che altro. Ho la sensazione che tu sia stato con me. Avvertivo la tua presenza, ma
dallesterno. Si interrompe. Riprende. Parlarne  una follia.
Desidero saperne di pi.
Volevo che ricordassi tutto le dico. E mi pare che la tua mente labbia accettato. O forse
anche lei voleva ricordare.
Non saprei. Sono solo felice di ricordarlo.
Parliamo ancora della giornata, e di quanto tutto ci sia strano. Rhiannon conclude dicendo:
Grazie per non avermi rovinato la vita. E per esserti tenuto i vestiti addosso. Ma forse hai sbirciato, e
hai fatto in modo che non me ne ricordassi.
Nessuna sbirciata.
Ti credo.  assurdo, ma ti credo.
Vuole aggiungere dellaltro.
Cosa c? le chiedo.
 solo che hai la sensazione di conoscermi meglio? Perch per quanto sembri inverosimile,
io sento di conoscerti meglio. Per ci che hai fatto, e per ci che non hai fatto. Non  strano? Pensavo
che avresti scoperto qualcosa di pi su di me ma non sono sicura che sia cos.
Ho conosciuto i tuoi genitori dico.
E che impressione ti hanno fatto?
Penso che ti vogliano bene, a modo loro.
Ride. Ben detto.
Comunque  stato bello incontrarli.
Dovr ricordarmene quando te li presenter davvero. Mamma e pap, questo  A. Voi credete
di non averlo mai conosciuto, ma in verit lavete gi incontrato, quandera nel mio corpo.
Sar un successo.
Eppure sappiamo tutti e due che non succeder. Non potr mai conoscere i suoi. Non come me
stesso.
Non lo dico, e neanche Rhiannon. Anzi, non so neppure se  quello che pensa nel momento di
silenzio che segue. Per quanto mi riguarda, s.
Non ricapiter, vero? chiede alla fine. Non sei mai stato la stessa persona due volte.
Esatto. Non succeder pi.
Senza offesa, ma mi rasserena lidea di addormentarmi senza la preoccupazione che al
risveglio potresti esserci tu al comando. Una volta va bene, ma non facciamone unabitudine, okay?
Promesso. Vorrei che fosse unabitudine stare insieme, ma non cos.
Siamo arrivati al dunque. Dovevo introdurre largomento: come ci dobbiamo comportare dora
in avanti? Abbiamo superato il passato, il presente ci piace, ma siccome sentivo di dovermi spingere
pi in l, finiamo per inciampare nel futuro.
Hai visto la mia vita dice. Come pensi che possa funzionare?
Troveremo un modo le dico.
Non  una risposta.  una speranza.
La speranza ci ha portato fin qui. Non le risposte.
Accenna un sorriso. Gi. Beve un sorso di caff. Ho il presentimento che stia per arrivare
unaltra domanda.  strano, per non posso fare a meno di pensarci: davvero non sei un ragazzo, o
una ragazza? Voglio dire, quando eri dentro di me ti sei sentito a casa? Pi di quanto non ti succeda nel
corpo di un ragazzo?
 interessante che sia questo, ci che la tormenta.
Sono me stesso le dico. Mi sento sempre a casa, e mai.  solo cos che va.
E quando baci qualcuno?
Stessa cosa.
E durante il sesso?
Dylan  paonazzo? chiedo. Sta arrossendo?
Gi dice Rhiannon.
Bene. Perch sto arrossendo anchio.
Non lhai mai fatto?
Non sarebbe stato leale da parte mia
Mai!
Sono felice che lo trovi divertente.
Scusa.
Una ragazza c stata.
Davvero?
Gi. Ieri. Mentre ero nel tuo corpo. Non ricordi? Potresti averla messa incinta.
Non  divertente! dice. Ma sta ridendo.
Ho occhi soltanto per te dico.
Sono cinque parole, ma la conversazione torna a farsi seria; lo avverto come fosse uno
spostamento daria, una nuvola che oscura il sole. Le risate si spengono, e noi restiamo seduti nella loro
eco.
A esordisce. Non voglio sentire ci che sta per dire. Non voglio che mi parli di Justin,
dellimpossibilit o di qualunque altra ragione per cui non potremmo stare insieme.
Non adesso le dico. Accontentiamoci della nota felice.
Daccordo dice.
Vuole sapere cosaltro ho notato mentre ero in lei, e cos le racconto della sua voglia, degli
studenti che hanno catturato la mia attenzione, e delle preoccupazioni dei suoi genitori. Condivido il
ricordo di Rebecca, giurandole che  stato lunico. Non le riferisco le mie impressioni su Justin, perch
gi le conosce, che sia disposta ad ammetterlo o no. E non le parlo delle lievi rughe attorno ai suoi
occhi, o dei foruncoli, perch se ne dispiacerebbe, malgrado aggiungano alla sua bellezza qualcosa di
reale.
Dobbiamo tornare tutti e due per cena, ma non la lascer andare finch non le avr strappato la
promessa che passeremo altro tempo insieme. Domani. O, se non domani, il giorno dopo.
Potrei dirti di no? risponde. Muoio dalla voglia di scoprire come sarai.
So che  una battuta, ma devo ricordarglielo: Sar sempre A.
Si alza e mi bacia sulla fronte.
Lo so dice. Ecco perch ti voglio rivedere.
Andiamo via con una nota felice.
...
.
...
Giorno 6017.
...
.
...
Ho trascorso due giorni senza pensare a Nathan, ma Nathan non ha fatto altrettanto.
19.30, luned
Voglio una prova.
20.14, luned
Perch non vuoi parlare con me?
11.43, luned.
MI HAI MESSO TU IN QUESTA SITUAZIONE. MI DEVI UNA SPIEGAZIONE.
6.13, marted
Non riesco a dormire. Mi chiedo se tornerai. Mi chiedo cosa hai intenzione di farmi. Sei
arrabbiato?
14.30, marted
Devi essere il diavolo. Solo il diavolo mi lascerebbe in questo stato.
2.12, mercoled.
Hai unidea di come mi sento?
Il peso che avverto  la responsabilit.  un peso insidioso che mi rende pi lento, mi zavorra.
Cos mimpedisce di andare alla deriva in un mondo senza senso.
Sono le sei del mattino; Vanessa Martinez si  alzata presto. Dopo aver letto le email di Nathan,
ripenso alle parole di Rhiannon, alle sue paure. Nathan si merita almeno una risposta.
Non riaccadr. Mai pi. Non sono in grado di spiegartelo, ma posso dirti una cosa: capita solo
una volta. Poi si va avanti.
Mi risponde due minuti pi tardi.
Chi sei? Come posso fidarmi di te?
Qualunque risposta mi esporr al rischio di essere postato sul sito del reverendo Poole entro
pochi secondi. Non voglio dargli il mio vero nome. E tuttavia ho la sensazione che, con un nome,
somiglierei meno al diavolo, e pi a ci che sono davvero: una persona come lui.
Il mio nome  Andrew. E devi credermi perch sono lunico in grado di capire cosa ti 
successo.
Non sono sorpreso dalla sua risposta.
Provamelo.
Gli racconto:
Sei stato a una festa. Non hai bevuto. Hai parlato con una ragazza. Alla fine ti ha chiesto se
volevi ballare con lei nel seminterrato. Lhai fatto. Avete ballato per pi o meno unora. Hai perso la
cognizione del tempo. E di te stesso. Ed  stato uno dei momenti pi incredibili della tua vita. Forse
non lo ricordi, ma se un giorno dovessi ballare ancora cos, allora avvertirai un senso di familiarit, e
capirai di averlo gi fatto. E quel giorno ti lascerai tutto alle spalle. E cos te ne riapproprierai.
Non  abbastanza.
Ma perch sono andato l?
Cerco di mantenermi sul semplice.
Eri l per parlare con una ragazza. Quel particolare giorno avevi voglia di parlare con una
ragazza.
Nathan chiede:
Come si chiama?
Non posso coinvolgere Rhiannon. Non posso raccontargli tutta la storia. Cerco di mantenermi
sul vago.
Non  importante. Ci che importa  che ne valeva la pena. Ti sei divertito tanto da perdere la
cognizione del tempo. Ecco perch ti sei ritrovato sul ciglio della strada. Non hai bevuto. Non hai
avuto un incidente. Hai soltanto finito il tempo a tua disposizione.
Sono sicuro che sia stato terribile. Mi rendo conto che per te  difficile capire. Ma non
ricapiter.
Le domande senza una risposta possono distruggerti. Non ci pensare pi.
 la verit, ma non basta.
Per te sarebbe facile, vero? Se non ci pensassi pi.
Qualunque opportunit gli offra, qualunque parte di verit gli confidi, il peso opprimente della
mia responsabilit si alleggerisce. Mi dispiace che Nathan sia confuso, ma la sua ostilit mi lascia del
tutto indifferente.
Nathan, ci che fai o non fai non mi riguarda. Cerco solo di aiutarti. Sei un bravo ragazzo. Non
sono tuo nemico. Non lo sono mai stato. Le nostre strade si sono accidentalmente incrociate. Ma ormai
si sono divise.
Adesso devo andare.
Chiudo la schermata e ne apro unaltra: chiss se vi apparir Rhiannon. Oggi non ho ancora
controllato quanto siamo lontani, e scoprire che ci separano quattro ore mi scoraggia. Le dico tutto per
email, e unora pi tardi mi risponde che oggi sarebbe comunque difficile vedersi. Rimandiamo a
domani.
Intanto devo occuparmi di Vanessa Martinez. Corre almeno due miglia tutte le mattine, e sono
gi in ritardo; dovr accontentarsi di un miglio, e quasi la sento che mi rimprovera. A colazione,
comunque, nessuno ne fa parola: i genitori e la sorella di Vanessa sembrano sinceramente intimoriti da
lei.
 il primo indizio di ci che scoprir nel corso della giornata: Vanessa Martinez non  una bella
persona.
Quando incontra le sue amiche prima della lezione, rieccoci: anche loro la temono. Non sono
tutte vestite allo stesso modo, ma  chiaro che i loro abiti rientrino nei precetti della moda dettati da
voi-sapete-chi.
Vanessa  velenosa, e anchio ne subisco gli effetti. Quando serve un parere, tutti mi guardano
perch Vanessa dica la sua. Anche gli insegnanti. E cos mi ritrovo in trappola tra quei silenzi carichi di
attesa, con le parole sulla punta velenosa della lingua. Noto chi non veste rispettando le indicazioni di
Vanessa, e capisco quanto sarebbe facile per lei farlo a pezzi.
Quello di Lauren  uno zainetto? Continuer a comportarsi come una bambina delle elementari
finch non le crescer un po il seno? E, oddio, perch Felicity ha quelle calze? Sono dei gattini?
Credevo che solo i pedofili in carcere avessero il permesso di indossarle. E il top di Kendall? Non c
niente di pi triste di una racchia che tenta di vestirsi in modo sexy.  cos avvilente. Dovremmo fare
una raccolta di beneficienza per Kendall. Sono sicura che dopo averle dato unocchiata, le vittime di
un tornado direbbero: No, davvero, non abbiamo bisogno dei vostri soldi: dateli a quella poveretta.
Non vorrei questi pensieri, ma se tento di respingerli, se non permetto a Vanessa di dare loro
voce, le persone attorno a me non provano affatto sollievo, ma delusione. Sono annoiate. E la loro noia
 ci che alimenta la meschinit di Vanessa.
Il suo ragazzo, un atleta che si chiama Jeff, pensa che siano quei giorni del mese. La sua
migliore amica nonch prima seguace, Cynthia, le chiede se  morto qualcuno. Tutti hanno la
sensazione che qualcosa non torni, ma non indovineranno mai la vera ragione. Di certo non penseranno
che il diavolo si sia impossessato di Vanessa; al contrario, potrebbero sospettare che il diavolo si sia
preso un giorno di vacanza.
Da parte mia sarebbe sciocco tentare di cambiarla. Nel pomeriggio potrei svignarmela per
qualche ora e iscriverla come volontaria a una mensa dei poveri, ma sono sicuro che Vanessa,
arrivandoci domani, si prenderebbe gioco dellabbigliamento dei senzatetto e della qualit della zuppa.
Il meglio che potrei fare, forse, sarebbe mettere Vanessa in una posizione compromettente, affinch
qualcuno possa poi ricattarla. (Avete visto il video in cui Vanessa Martinez cammina per i corridoi con
indosso della biancheria intima di pelle cantando canzoni di Sesame Street? E poi corre in bagno,
infila la testa nel gabinetto e tira lo sciacquone.) Ma cos mi abbasserei al suo livello, e ritorcerle
contro il suo veleno avvelenerebbe un po anche me.
Perci evito di cambiarla. Mi limito a reprimere la sua ira per un giorno. Far s che una persona
malvagia si comporti bene  unattivit spossante, e ti permette di capire perch sia pi facile, per
quella persona, essere malvagia.
Vorrei raccontare la mia giornata a Rhiannon. Quando mi succede qualcosa  lei la persona a
cui vorrei raccontarla. Il pi elementare indicatore dellamore.
Potrei scriverle unemail, ma unemail non sarebbe abbastanza. Sono stanco di affidarmi alle
parole. Sono cariche di significato, ma mancano di sensazioni. Scrivere non  come guardare il viso di
Rhiannon che mi sta a sentire. Leggere la sua risposta non  come ascoltare la sua voce. Sono grato alla
tecnologia, ma ho limpressione che adesso mi sia dintralcio. Sembra esserci un ostacolo in qualunque
interazione digitale. Vorrei essere con Rhiannon, e il desiderio mi spaventa. Ora che ho conosciuto il
grande conforto della sua presenza, le sporadiche consolazioni del passato non funzionano pi.
Per di pi Nathan mi ha inviato unemail, comera prevedibile.
Non posso lasciar perdere adesso. Ho altre domande.
Non ho il coraggio di fargli notare che guarda il mondo dalla prospettiva sbagliata. Ci saranno
sempre altre domande. Ogni risposta conduce ad altre domande.
Lunico modo di sopravvivere  lasciarle perdere.
...
.
...
Giorno 6018.
...
.
...
Oggi sono un ragazzo di nome George, e vivo a quarantacinque minuti da lei. Rhiannon mi
manda unemail, dice che potrebbe svignarsela da scuola per pranzo.
Per me, invece, sar pi difficile. Oggi ho lezione a casa.
La madre di George  casalinga, suo padre lavora a casa, e George e i suoi due fratelli
trascorrono ogni singolo giorno in loro compagnia. La taverna, che nelle altre case funge di solito da
stanza dei giochi, qui  invece la scuola  cos  stata soprannominata dalla famiglia di George. I
genitori lhanno anche arredata con tre banchi che sembrano reperti di unaula scolastica di fine
Ottocento.
Qui non si va a dormire tardi. Tutti si svegliano alle sette, ed esiste persino un protocollo che
regola chi deve fare la doccia e quando. Mi procuro di nascosto alcuni minuti da trascorrere al
computer per leggere il messaggio di Rhiannon e risponderle che dovremo aspettare levolversi della
giornata. Poi, alle otto, io e i miei fratelli siamo pronti ai nostri banchi, e quando nostro padre si mette
al lavoro dallaltra parte della casa, nostra madre d inizio alle lezioni.
Con un accesso scopro che George non ha mai messo piede in unaula vera perch i suoi
genitori hanno avuto un diverbio con la maestra dasilo di suo fratello maggiore sul metodo
dinsegnamento. Mi  difficile immaginare come i metodi dinsegnamento adottati in un asilo possano
dimostrarsi tanto scioccanti da allontanare per sempre unintera famiglia dalla scuola, ma non ho modo
di accedere alle informazioni in merito allevento: George non ne ha idea. Ha solo dovuto affrontare le
conseguenze.
Ho gi frequentato altre scuole familiari, volute da genitori particolarmente volenterosi e
propositivi che desideravano assicurarsi che i loro figli avessero lo spazio necessario per esplorare e
crescere. Non  questo il caso. La madre di George  inflessibile, ostinata e inoltre  loratrice pi
fiacca che mi sia mai capitato di ascoltare.
Ragazzi oggi parleremo degli eventi che hanno causato la Guerra Civile.
I miei fratelli sono rassegnati. La fissano per tutto il tempo, una pantomima della perfetta
attenzione.
Il presidente del Sud era un uomo di nome Jefferson Davis.
Mi rifiuto di essere tenuto in ostaggio. Non quando Rhiannon mi aspetta. Dopo unora, perci,
adotto la strategia di Nathan.
Comincio a fare domande.
Qual era il nome della moglie di Jefferson Davis?
Quali erano gli stati dellUnione?
Quanti sono morti a Gettysburg?
Lincoln ha scritto il Discorso di Gettysburg da solo?
E almeno altre tre dozzine.
I miei fratelli mi guardano come se fossi sotto leffetto della cocaina, e mia madre si fa pi
agitata a ogni domanda, finch non  costretta a controllare per trovare le risposte.
Jefferson Davis si  sposato due volte. La prima moglie Sarah era figlia del
Presidente Zachary Taylor. Ma Sarah  morta di malaria tre mesi dopo il matrimonio.
Davis si  risposato
Proseguiamo cos per unaltra ora. Poi chiedo di poter andare in biblioteca per consultare
qualche libro sullargomento.
La madre di George mi d il permesso e si offre di accompagnarmi.
 giorno di scuola oggi, quindi sono lunico ragazzo in biblioteca. La bibliotecaria per mi
conosce, sa da dove vengo. Con me  gentile, mentre con mia madre  scontrosa, il che mi porta a
credere che la maestra dellasilo non sia lunica persona in citt di cui mia madre ha messo in
discussione le capacit lavorative.
Trovo un computer e scrivo a Rhiannon dove mi trovo. Poi prendo una copia di Feed dagli
scaffali e cerco di ricordare il punto a cui ero arrivato parecchi corpi fa. Mi siedo a un banco di
consultazione accanto alla finestra, e anche se mancano ancora un paio dore allarrivo di Rhiannon
tengo docchio il traffico in strada.
Mi concedo una pausa dalla vita che ho preso in prestito oggi e per unora mi ritrovo nella vita
presa in prestito dal libro; Rhiannon mi sorprende cos, nellattimo di straniamento che la mente
sperimenta durante la lettura. Neppure mi accorgo di lei, in piedi davanti a me.
Ehm dice. Immaginavo che dovessi essere lunico ragazzo in biblioteca. Quindi devi essere
tu.
Me lha servita su un piatto dargento, non posso resistere.
Scusa? dico in modo piuttosto brusco.
Sei tu, vero?
Faccio apparire George quanto pi confuso possibile. Ci conosciamo?
Rhiannon inizia a dubitare di s. Oh, scusa. Dovevo, uhm, incontrarmi con una persona.
Che aspetto ha?
Non lo so.  una cosa online.
Grugnisco. Non dovresti essere a scuola?
E tu non dovresti essere a scuola?
Ho un appuntamento con una ragazza meravigliosa.
Mi scocca unocchiataccia. Idiota.
Scusa, volevo solo
Stupido idiota.
 furiosa. Ho rovinato tutto.
Mi alzo.
Rhiannon, mi dispiace.
Non puoi fare cos. Non  giusto. Fa per andarsene.
Non lo far pi. Prometto.
Non ci posso credere. Guardami negli occhi e ripetilo. Promettilo.
La guardo negli occhi. Promesso.
Basta, ma non del tutto. Ti credo dice. Ma rimani un idiota finch non mi provi il
contrario.
Aspettiamo che la bibliotecaria si distragga, e sgattaioliamo fuori. Ho paura che ci sia una legge
che obbliga a denunciare chi, frequentando una scuola familiare, si assenta senza autorizzazione. La
madre di George torner fra un paio dore, perci non abbiamo molto tempo.
Scegliamo un ristorante cinese l vicino: anche se qualcuno penser che dovremmo essere a
scuola, se lo terr per s. Rhiannon mi racconta della sua mattina priva di eventi memorabili  Steve e
Stephanie hanno litigato di nuovo, ma hanno fatto pace durante la seconda ora  e io le parlo di com
stato essere Vanessa.
Conosco parecchie ragazze cos dice Rhiannon quando finisco di raccontare. Le pi
pericolose sono quelle che ci provano gusto.
Sospetto che Vanessa ci provi gusto.
Be, sono felice di non averla incontrata.
Ma cos non hai incontrato me, penso. Lo tengo per me.
Avviciniamo le ginocchia sotto il tavolo. Le mie mani trovano le sue, le stringono. Per
continuiamo a parlare come se nulla fosse, come se non avvertissimo la vita pulsare nei punti di
contatto tra i nostri corpi.
Mi spiace di averti dato dellidiota dice. Ma  gi abbastanza difficile, ed ero sicura di avere
ragione.
Sono stato un idiota. Davo per scontato quanto sia normale per me.
Anche Justin lo fa. Ogni tanto finge che non gli abbia detto una cosa, anche se lho appena
fatto. Oppure inventa una storia, e poi mi prende in giro quando ci casco. Lo detesto.
Mi dispiace.
Non ti preoccupare. Non  che sia stato lui il primo. Sembra che le persone adorino prendermi
in giro. E probabilmente lo faccio anchio  mi prendo gioco di loro  quando ne ho loccasione.
Prendo tutte le bacchette dal contenitore e le poso sul tavolo.
Cosa fai? chiede Rhiannon.
Con le bacchette disegno un grande cuore, che riempio usando delle bustine di dolcificante. Ne
prendo anche dagli altri tavoli.
Una volta finita lopera, le indico il cuore.
Questo rappresenta un novantamilionesimo di ci che provo per te dico.
Ride.
Cerca di non prenderla sul personale dice.
Prendere sul personale cosa? chiedo. Sei tu che dovresti prenderla molto sul personale.
Hai usato del dolcificante artificiale.
Raccolgo una bustina e gliela lancio contro.
Non tutto  simbolico strillo.
Lei raccoglie una bacchetta e la brandisce come fosse una spada. Io ne prendo unaltra.
Cominciamo a tirare di scherma.
Quando ci portano il pranzo, quindi, siamo nel bel mezzo di un duello. Io mi distraggo e ricevo
un colpo in pieno petto.
Muoio! proclamo.
Chi ha ordinato il pollo moo-shu? chiede il cameriere.
Il cameriere si occupa di noi anche mentre ridiamo e chiacchieriamo;  un professionista, il
genere di cameriere che riempie il bicchiere dacqua quand mezzo vuoto senza farsi notare.
A fine pranzo ci d un biscotto della fortuna. Rhiannon rompe il suo, legge il bigliettino e si
acciglia.
Questo non  un augurio per il futuro dice mostrandomelo.
HAI UN BEL SORRISO
No. Dovrebbe essere: Avrai un bel sorriso le dico.
Lo rimando indietro.
Inarco un sopracciglio o almeno ci provo; pi che altro credo di somigliare a qualcuno che sta
avendo un ictus.
Rimandi spesso indietro i biscotti della fortuna?
No.  la prima volta. Cio, siamo in un ristorante cinese.
Che crimine.
Esatto.
Rhiannon fa cenno al cameriere, gli spiega la situazione incresciosa, lui annuisce. Quando torna
al tavolo ha con s una mezza dozzina di biscotti della fortuna.
Ne voglio soltanto uno dice Rhiannon. Aspetti un secondo.
Io e il cameriere tratteniamo il fiato mentre Rhiannon rompe il secondo biscotto. Ecco un bel
sorriso.
Ci mostra il biglietto.
LAVVENTURA  DIETRO LANGOLO
Ben fatto, signore dico al cameriere.
Rhiannon minvita a rompere il mio biscotto. Ubbidisco, e scopro che sopra c scritta la stessa
frase del suo.
Non lo rimando indietro.
Quando torniamo in biblioteca ci resta mezzora. La bibliotecaria ci nota, ma non dice una
parola.
Allora mi chiede Rhiannon, cosa dovrei leggere?
Le mostro Feed. Le racconto di La bambina che salvava i libri. Le faccio scoprire Destroy all
cars e First day on Earth. Le spiego che sono stati i miei compagni di viaggio lungo il corso degli anni,
la costante cui potevo tornare anche se la mia vita cambiava ogni giorno.
E tu? le chiedo. Cosa mi consigli?
Mi prende per mano e mi porta nella sezione per bambini. Si guarda attorno per un istante, poi
si avvicina a uno scaffale vicino allingresso. Vedo un certo libro verde e vado nel panico.
No. Quello no!
Rhiannon non sta prendendo il libro verde, ma Harold and the Purple Canyon.
Coshai contro Harold and the Purple Canyon? chiede.
Scusa. Credevo che stessi per prendere Lalbero.
Rhiannon mi guarda come se fossi pazzo. Io detesto Lalbero.
Sono sollevato. Grazie al cielo. Se fosse stato il tuo libro preferito, per noi sarebbe stata la
fine.
Vieni: prendi le mie braccia! Prendi le mie gambe!
Prendi la mia testa! Prendi le mie spalle!
Perch  questo lamore!
Quel ragazzino  lidiota del secolo dico, felice che Rhiannon sappia cosa intendo.
Il pi grande idiota della storia della letteratura azzarda lei. Poi rimette a posto Harold e si
avvicina.
Lamore significa non dover mai perdere una qualunque parte di te le dico, facendomi avanti
per un bacio.
Esatto mormora lei, le labbra sulle mie.
 un bacio innocente. Non stiamo per darci da fare sulle poltrone-sacco della sala per ragazzi,
ma la voce infuriata e scioccata della madre di George ha comunque lo stesso effetto di una doccia
gelata.
Cosa pensi di fare? chiede. Presumo che ce labbia con me, invece si scaglia contro
Rhiannon. Non so chi siano i tuoi genitori, ma io non cresco i miei figli perch frequentino delle
sgualdrine.
Mamma! grido. Lasciala stare!
Va in macchina, George. Adesso.
Peggiorer la situazione di George, ma non me ne importa. Non lascer Rhiannon da sola con
lei.
Calmati dico alla madre di George, la voce un po stridula. Poi mi volto verso Rhiannon e le
dico che la chiamo dopo.
Non credo proprio! proclama la madre di George. Provo un certo sollievo al pensiero che
sar sotto la sua supervisione soltanto per altre otto ore.
Rhiannon mi saluta con un bacio, mi sussurra che trover un modo per liberarsi nel weekend.
La madre di George mi afferra letteralmente per lorecchio e mi trascina fuori.
Rido, e questo non fa che peggiorare le cose.
 come Cenerentola, ma al contrario. Ho danzato con il principe, e ora sono tornato a casa e
pulisco i gabinetti. La mia punizione prevede ogni tazza, ogni vasca da bagno, ogni specchio. Dovrebbe
bastare, ma a intervalli di pochi minuti la madre di George si affaccia per impartirmi una lezione sui
peccati della carne. Spero che George non abbia interiorizzato la sua strategia del terrore. Vorrei
controbattere, dirle che i peccati della carne sono un meccanismo di controllo  se si demonizza il
piacere di una persona, allora se ne pu controllare la vita. Non saprei dire quante volte si sono serviti
di questo strumento contro di me, e in quale molteplicit di forme. Ma io non vedo alcun peccato in un
bacio. Vedo un peccato solo nella sua condanna.
Ovviamente non mi metto a discutere con la madre di George. Lo farei se fosse mia madre a
tempo pieno. Lo farei se fossi io a dover affrontare le conseguenze. Ma non devo esagerare. Ho gi
complicato la vita di George. Spero in meglio, ma forse in peggio.
Mandare unemail a Rhiannon  fuori discussione. Dovr aspettare domani.
Dopo aver sudato sette camicie, e dopo che il padre di George  intervenuto con una sua
personale lavata di capo su suggerimento della moglie, devo andare a letto presto e meditare nel
silenzio di camera mia. Se il mio passaggio nel corpo di Rhiannon costituisce una prova, potrei
costruire alcuni ricordi da lasciare a George. Cos, sdraiato sul letto, elaboro una versione alternativa
dellaccaduto. George ricorder di essere stato in biblioteca e di aver incontrato una ragazza  una
ragazza venuta da fuori, che la madre aveva lasciato in biblioteca mentre faceva visita a una vecchia
collega. La ragazza gli aveva chiesto che cosa stesse leggendo, e la conversazione aveva avuto inizio.
Avevano mangiato al cinese e trascorso dei bei momenti. Erano tornati in biblioteca, avevano parlato
de Lalbero e si erano scambiati un bacio. Sua madre era arrivata a quel punto. Ecco ci che aveva
interrotto. Qualcosa dimprevisto, e di splendido.
La ragazza era svanita. Non si erano neanche detti come si chiamavano. George non sa dove
abiti.  accaduto tutto in un momento, e il momento si  poi consumato.
Gli lascio il desiderio. Forse  una cattiveria, ma spero che George possa servirsene per uscire
da questa piccola, minuscola casa.
...
.
...
Giorno 6019.
...
.
...
La mattina dopo ho pi fortuna perch mi sveglio nel corpo di Surita, i cui genitori sono fuori
citt. A occuparsi di lei  la nonna novantenne, che non sinteressa di ci che fa la nipote, purch non
interferisca con i quiz televisivi del Game Show Network. Sono pi o meno a unora da Rhiannon, e
siccome non voglio che la convochino in presidenza per via delle troppe assenze ingiustificate, ci
incontriamo alla libreria Clover dopo la scuola.
Rhiannon ha fatto dei programmi.
Ho detto a tutti che nel weekend andr a trovare mia nonna, mentre ai miei genitori ho detto
che star da Rebecca, quindi sono libera. A dire il vero stasera dormir sul serio da Rebecca, ma
pensavo che domani potremmo andare da qualche parte.
Le dico che il piano mi piace.
Decidiamo di fare una passeggiata al parco, ci divertiamo nellarea giochi e chiacchieriamo.
Quando sono nel corpo di una ragazza Rhiannon  meno amorevole nei miei confronti, ma non voglio
farglielo notare.  tornata di nuovo da me,  ancora contenta, ed  gi qualcosa.
Non parliamo di Justin. Non parliamo del fatto che non sappiamo dove sar domani. Non
parliamo di come far funzionare le cose.
Lasciamo tutto questo fuori, e godiamo luno dellaltra.
...
.
...
Giorno 6020.
...
.
...
Xavier Adams non poteva immaginare che il suo sabato avrebbe preso questa piega. A
mezzogiorno avrebbe le prove di teatro ma appena uscito di casa, Xavier chiama il regista e gli dice di
essersi preso un brutto virus influenzale  con ogni speranza quello che dura ventiquattro ore. Il regista
 comprensivo: andr in scena lAmleto, e siccome Xavier interpreta Laerte, sono molte le scene da
provare senza di lui. Xavier dunque  libero e si avvia allistante da Rhiannon.
Mi ha lasciato delle indicazioni, ma non mi ha parlato della destinazione. Guido per quasi due
ore verso ovest, nellentroterra del Maryland. Alla fine arrivo a una casetta di legno immersa negli
alberi. Se non vedessi lauto di Rhiannon parcheggiata, penserei di essermi irrimediabilmente perso.
Quando scendo dallauto, la trovo ad aspettarmi sullingresso. Sembra contenta e nervosa. Non
ho ancora idea di dove mi trovo.
Sei molto carino oggi dice avvicinandosi.
Pap francocanadese, mamma creola dico. Ma non parlo una parola di francese.
Tua madre non si far vedere stavolta, vero?
No.
Bene. Allora posso farlo senza che qualcuno mi uccida.
Mi bacia sul serio. E io rispondo al bacio. E allimprovviso lasciamo che siano i nostri corpi a
parlare. Siamo sulla porta, poi nel capanno. Non mi guardo attorno: sento Rhiannon, la assaporo, mi
premo contro di lei mentre lei si preme contro di me. Eccola sfilarmi il cappotto. Scalciamo via le
scarpe. Dopodich Rhiannon mi fa indietreggiare. Le mie gambe vanno a sbattere contro il bordo del
letto, e cadiamo malamente, con piacere. Io di schiena, lei aggrappata alle mie spalle, e ci baciamo
ancora e poi ancora. Il respiro, il calore, il contatto, niente pi magliette. Siamo pelle contro pelle.
Sussurriamo. Ridiamo. Limmensit si rivela nei gesti pi piccoli, nelle sensazioni pi delicate.
Mi ritraggo da un bacio e la guardo. Rhiannon si ferma e mi guarda.
Ehi dico.
Ehi dice.
Disegno il contorno del suo volto con le dita, le accarezzo la clavicola. Lei fa correre i
polpastrelli sulle mie spalle, sulla mia schiena. Mi bacia il collo, lorecchio.
Per la prima volta mi guardo in giro.  una casetta di una sola stanza  il bagno devessere sul
retro. Alcune teste di cervo ci scrutano coi loro occhi di vetro dalle pareti.
Dove siamo? chiedo.
Nel capanno di caccia di mio zio. Al momento  in California, cos ho pensato che potevamo
intrufolarci.
Cerco una finestra rotta, un segno di effrazione. Sei entrata forzando la porta?
No, con le chiavi in comune.
Le sue mani si muovono al centro del mio petto, poi sul battito del mio cuore. Io poso una mano
sui fianchi, le sfioro la pelle levigata.
Non male come benvenuto le dico.
E non  ancora finito dice. E cos rieccoci luno addosso allaltra.
Lascio che sia Rhiannon a prendere liniziativa. Che mi slacci il bottone dei jeans. Che tiri gi
la zip. Che si tolga il reggiseno. La assecondo, ma la tensione sale. Quanto ci spingeremo in l? Quanto
dovremmo spingerci in l?
La nostra nudit ha un significato. La nudit  una forma di fiducia,  una manifestazione del
nostro desidero. Ecco come siamo quando ci apriamo luno allaltra. Ecco dove andiamo quando non
vogliamo pi nasconderci. La voglio. Lo voglio. Ma ho paura.
Ci facciamo trasportare delleccitazione, poi rallentiamo e ci muoviamo come se ci trovassimo
in un sogno. Ormai non ci sono pi vestiti, soltanto lenzuola. Questo non  il mio corpo, ma  il corpo
che lei desidera.
Mi sento un simulatore.
 questa lorigine della tensione.  questa la ragione della mia esitazione. In questo momento
sono insieme a lei con tutto me stesso, ma domani potrei non esserci. Potrei approfittare della giornata.
Godermi Rhiannon. Ma domani? Domani potrei non esserci pi.
Vorrei fare lamore con lei. Vorrei tanto dormire con lei.
Ma vorrei anche svegliarmi accanto a lei domattina.
Il corpo non sta pi nella pelle. Le sensazioni lo infiammano. Quando Rhiannon mi chiede se ne
ho voglia, so cosa risponderebbe il corpo.
Invece le dico di no. Non dovremmo. Non ancora. Non adesso.
La domanda di Rhiannon era sincera, e la mia risposta la stupisce. Si ritrae per guardarmi negli
occhi.
Sei sicuro? Io ne ho voglia. Se ti preoccupi per me, non devi. Sono preparata.
Non credo che dovremmo farlo.
Va bene dice, ritraendosi ancora di pi.
Non si tratta di te le spiego. E non  che non ne abbia voglia.
E allora? mi chiede.
Sembra sbagliato.
La risposta pare ferirla.
Lascia che sia io a preoccuparmi di Justin dice. Siamo io e te.  diverso.
Ma non si tratta solo di me e te le dico. C anche Xavier.
Le indico il mio corpo. Xavier.
Oh.
Non lha mai fatto aggiungo. E non  giusto che lui non possa decidere della sua prima
volta, e non possa rendersene conto.  come rubare qualcosa di suo.
Non so se sia vero, e non ho intenzione di accedere ai ricordi di Xavier per scoprirlo. Ma  una
ragione accettabile per fermarsi  accettabile perch non offende lorgoglio di Rhiannon.
Oh ripete lei. Dopodich si riavvicina e si accoccola contro di me. Pensi che gli
dispiacerebbe?
Il corpo si rilassa. Si gode il momento in un modo diverso.
Ho messo la sveglia. Cos possiamo dormire.
Scivoliamo nel sonno insieme, nudi a letto. Il cuore mi batte allimpazzata, ma quando rallenta
prende il ritmo di quello di Rhiannon; siamo entrati nel bozzolo pi sicuro che il nostro affetto possa
creare, e ce ne stiamo l. Ci crogioliamo nel benessere del momento, e ci abbandoniamo luno allaltra.
Ci abbandoniamo al sonno.
Non  la sveglia a ridestarci.  il frullio delle ali di uno stormo duccelli fuori dalla finestra.  il
rumore del vento tra le foglie.
So che non ne parliamo mai dico. Ma perch stai con lui?
Non lo so dice. Pensavo di saperlo. Ma non lo so pi.
Chi  il tuo preferito? chiede.
Il mio preferito?
Il tuo corpo preferito. La tua vita preferita.
Una volta sono stato nel corpo di una ragazza cieca le racconto. A undici anni. Forse dodici.
Non so se sia lei la mia preferita, ma dallessere lei per un giorno ho imparato pi di quanto non abbia
imparato in un anno. Mi ha mostrato quanto sia arbitrario e parziale il nostro modo di fare esperienza
del mondo. E non solo grazie ai suoi sensi pi sviluppati, ma per quella sua capacit tutta umana di
trovare altri modi per andare per il mondo comunque ci si presenti. Per me  stata una grande sfida. Per
lei  la vita.
Chiudi gli occhi sussurra Rhiannon.
Chiudo gli occhi, e lei fa lo stesso.
Scopriamo i nostri corpi in modo del tutto diverso.
Spengo la sveglia. Non voglio pensare al tempo.
Non abbiamo acceso le luci, perci, mentre il cielo si fa scuro, anche il capanno si rabbuia. Il
manto delle tenebre, gli ultimi barlumi di luce.
Rester qui dice Rhiannon.
Torner domani prometto.
Vorrei che non accadesse pi dico. Se potessi, non cambierei. Vorrei restare qui con te.
Ma non puoi dice. Lo so.
Il tempo  diventato esso stesso la sveglia. Guardando lorologio non posso fingere che lora di
andare sia ormai passata da un pezzo. Le prove teatrali sono finite. E anche se Xavier ha labitudine di
uscire con gli amici dopo le prove, deve tornare. Assolutamente prima di mezzanotte.
Ti aspetter mi dice Rhiannon.
La lascio nel letto. Mi rivesto, prendo le chiavi e mi chiudo la porta alle spalle. Mi volto.
Continuo a voltarmi pur di vederla. Anche se tra di noi ci sono pareti. Anche se tra noi ci sono sempre
pi miglia. Continuo a voltarmi. Continuo a voltarmi verso di lei.
...
.
...
Giorno 6021.
...
.
...
Mi sveglio, e mi ci vuole almeno un minuto per capire chi sono. Riconosco solo un corpo, un
corpo straziato da un doloroso martellio. I pensieri sono annebbiati, la testa stretta in una morsa.
Quando apro gli occhi, la luce per poco non mi uccide.
Dana dice una voce fuori da me.  mezzogiorno.
Non mimporta che sia mezzogiorno. Non mimporta di nulla. Desidero solo che il martellio
cessi.
O forse no. Perch quando il martellio sinterrompe, la nausea simpossessa del corpo.
Dana, non dormirai tutto il giorno. Essere in castigo non significa poter poltrire tutto il
giorno.
Mi ci vogliono altri tre tentativi, ma alla fine riesco ad aprire gli occhi e a tenerli aperti, anche
se la luce della stanza sembra forte quanto il sole.
La madre di Dana mi guarda con rabbia e sofferenza.
La dottoressa P arriver fra mezzora dice. Hai bisogno di lei.
Accedo allimpazzata, ma  come se le mie sinapsi fossero incatramate.
Dopo tutto quello che abbiamo passato Non ho parole per ci che hai fatto ieri sera. Ci
siamo presi cura di te, ed  cos che ci ripaghi? Io e tuo padre non ne possiamo pi.
Cosho fatto ieri sera? Ricordo di essere stato con Rhiannon. E di essere rincasato nei panni di
Xavier. Di aver parlato con i suoi amici al telefono. Di essermi fatto raccontare le prove di teatro. Non
riesco a raggiungere i ricordi di Dana. Era troppo sbronza perch qualcosa potesse restarle impresso
nella memoria.
 cos che si sentir Xavier stamattina? Completamente vuoto?
Spero di no, perch  terribile.
Hai mezzora per farti la doccia e vestirti. E non aspettarti che ti aiuti
La madre di Dana esce sbattendo la porta, e leco si propaga per tutto il mio corpo. Quando
cerco di muovermi, ho la sensazione di essere intrappolata venti miglia sottacqua. E quando cerco di
mettermi seduta, provo la sindrome da decompressione. Per mantenere lequilibrio devo appoggiarmi a
una colonnina del letto, ma quando faccio per aggrapparmi per poco non la manco.
Non mimporta della dottoressa P o dei genitori di Dana. Per quanto mi riguarda, Dana ha scelto
di comportarsi cos, dunque merita il malessere che prova. Deve aver bevuto parecchio per ridursi in
questo stato. Non  per lei che mi sono alzato. Mi sono alzato perch, chiss quanto lontano da qui,
Rhiannon  da sola in un capanno da caccia e mi sta aspettando. Non ho idea di come ci arriver, ma
devo arrivarci.
Arranco per il corridoio, fino alla doccia. Apro il rubinetto, dopodich resto in piedi per almeno
un minuto dimenticandomi perch sono in bagno. Lo scroscio dacqua  soltanto un ronzio che fa da
sottofondo allo spaventoso martellio dentro il mio corpo. Poi ricordo, ed entro in doccia. Il getto mi
ridesta un po, ma barcollo. Potrei facilmente cadere, perdere i sensi e accasciarmi con i piedi sullo
scarico, mentre lacqua mi scorre addosso.
Tornata in camera lascio cadere lasciugamani e indosso i primi vestiti a portata di mano. Non
c un computer, n un telefono. Non posso contattare Rhiannon. Dovrei ispezionare la casa, ma il solo
pensiero richiede gi troppe energie. Devo sedermi. Sdraiarmi. Chiudere gli occhi.
Svegliati!
Lordine  brusco quanto la porta che sbatteva, e due volte pi vicino. Apro gli occhi, e vedo il
padre infuriato di Dana.
La dottoressa P  qui sintromette la mamma, alle sue spalle, in tono pi conciliante. Forse
prova compassione. O forse non vuole che suo marito mi uccida alla presenza di testimoni.
Se hanno chiamato un medico, forse il mio stato non dipende soltanto da una sbronza; quando
la dottoressa P mi si siede accanto, per, non vedo alcuna valigetta. Solo un quaderno.
Dana dice con gentilezza.
La guardo. Mi metto seduta, e la mia testa urla.
Lei si rivolge ai miei genitori.
Va tutto bene. Perch non ci lasciate sole?
Non hanno bisogno di farselo ripetere.
Accedere  ancora difficile. I fatti sono nella mente, ma sono protetti da un muro caliginoso.
Vuoi raccontarmi cos successo? chiede la dottoressa P.
Non lo so dico. Non ricordo.
Ti senti cos male?
Gi.
Vuole sapere se i miei genitori mi hanno dato del Tylenol. Le rispondo di no, non da stamattina,
cos la dottoressa esce per un istante. Torna con due Tylenol e un bicchiere dacqua.
Non riesco a buttar gi le compresse al primo tentativo, e con grande imbarazzo comincio a
tossicchiare; il secondo tentativo invece va a buon fine, e mando gi il resto dellacqua. La dottoressa P
esce dalla camera e riempie di nuovo il bicchiere dandomi il tempo di riflettere. Ma i pensieri nella mia
testa sono ancora impacciati, lenti.
La dottoressa rientra ed esordisce con: Capisci perch i tuoi genitori sono arrabbiati, vero?
Mi sento idiota, ma non posso fingere.
Non ricordo niente dico. Non  una bugia. Vorrei.
Sei stata alla festa di Cameron. Mi studia, vuole capire se la notizia sortisce qualche effetto.
Sei uscita di nascosto. E quando sei arrivata alla festa hai cominciato a bere. Molto. E per ovvie
ragioni i tuoi amici si sono preoccupati. Ma non ti hanno fermata. Hanno solo cercato di impedirti di
tornare a casa in macchina.
Sono ancora sottacqua, e il ricordo dellavvenimento  in superficie. So che c. So che la
dottoressa dice la verit. Per non riesco a vederla.
Ho guidato?
S, anche se non dovevi. Hai rubato le chiavi dellauto di tuo padre.
Ho rubato le chiavi di mio padre ripeto a voce alta, nella speranza che questo crei
unimmagine mentale dellaccaduto.
I tuoi amici non volevano che ti mettessi alla guida, ma tu non hai dato loro ascolto. Hanno
cercato di fermarti, ma tu li hai insultati. Li hai ricoperti di offese. E quando Cameron ha provato a
prenderti le chiavi
Cosho fatto?
Gli hai morso il polso. E sei corsa via.
 cos che devessersi sentito Nathan, la mattina dopo.
La dottoressa P prosegue. La tua amica Lisa ha chiamato i tuoi genitori, che si sono precipitati.
Quando tuo padre  arrivato eri gi al volante; voleva fermarti, e tu lhai quasi investito.
Lho quasi investito?
Non sei arrivata a tanto. Eri troppo ubriaca per inserire la retromarcia. Sei finita nel cortile dei
vicini. Ti sei schiantata contro un palo del telefono. Per fortuna nessuno si  fatto male.
Espiro. Penetro nella mente di Dana nel tentativo di ricordare.
Dana, vorremmo sapere perch hai fatto una cosa del genere. Perch, dopo quanto  successo a
Anthony?
Anthony. Quel nome  troppo luminoso per restare nascosto. Il mio corpo si contorce per il
dolore. Il dolore  tutto ci che riesco a percepire.
Anthony. Mio fratello.
Il mio fratello defunto.
Il fratello che  morto accanto a me.
Il fratello che  morto accanto a me, sul sedile passeggero.
Perch ho fatto un incidente.
Perch ero ubriaca.
Per colpa mia.
Oddio piango. Oddio.
Adesso lo vedo. Il corpo insanguinato. Mi metto a urlare.
Va tutto bene dice la dottoressa P. Adesso va tutto bene.
Ma non  cos.
Non  cos.
La dottoressa P mi d qualcosa di pi forte del Tylenol. Cerco di oppormi, ma inutilmente.
Devo parlare con Rhiannon dico. Non volevo, ma mi  sfuggito.
Chi  Rhiannon? chiede la dottoressa P.
Le mie palpebre si chiudono. Mi arrendo prima che lei abbia ottenuto una risposta.
I ricordi cominciano a riaffiorare durante il sonno, e al risveglio si fanno pi chiari. Non il
finale: non riesco a ricordare di aver preso la macchina, di aver quasi investito mio padre e di aver
centrato un palo del telefono. Dana aveva gi perso la cognizione di s. Per ricordo la festa. Ricordo
di aver bevuto tutto ci che mi  stato offerto. Ricordo la sensazione di sollievo che lalcol mi ha dato.
Di leggerezza. Ricordo di aver flirtato con Cameron. Di aver bevuto ancora. Senza riflettere. I pensieri
mi avevano tormentato per tanto tempo e volevo tenerli a bada.
Sono come i genitori di Dana, o la dottoressa P: vorrei chiederle il perch. Non riesco a capirlo
neppure da qui. Il suo corpo non pu rispondere alla domanda.
Ho braccia e gambre pesanti, come di legno. Mi puntello, mi sollevo. Avanzo fino al bordo del
letto. Devo trovare un computer o un telefono.
Quando arrivo alla porta, la trovo chiusa. Dovrebbe esserci una chiave che mi permetta di
uscire, ma qualcuno lha presa.
Sono in trappola nella mia stanza.
Adesso sanno che ricordo qualcosa, e mi lasciano macerare nella colpa.
E la cosa peggiore  che sta funzionando.
Ho finito lacqua. Grido che ho bisogno dacqua. Nel giro di un minuto mia madre  sulla soglia
con un bicchiere. Ha laria di aver pianto.  a pezzi. Ho distrutto mia madre.
Ecco dice.
Posso uscire dalla camera? chiedo. Devo fare delle ricerche per la scuola.
Scuote la testa. Forse pi tardi. Dopocena. Intanto la dottoressa P vorrebbe che scrivessi ci
che provi.
Va via, e si chiude la porta alle spalle. Trovo un foglio di carta e una penna.
Mi sento impotente.
Ma poi mi fermo. Non sto scrivendo come se fossi Dana. Sto scrivendo come se fossi me stesso.
Il mal di testa e la nausea sono un po passati. Ogni volta che immagino Rhiannon da sola nel
capanno, per, mi sento male di nuovo.
Le avevo fatto una promessa. Conoscevo i rischi, ma le avevo fatto una promessa.
E adesso le sto dimostrando quando sia pericoloso fidarsi delle mie promesse.
Le sto dimostrando che non potr mai soddisfare le sue aspettative.
La madre di Dana mi porta un vassoio con la cena, come fossi uninvalida. La ringrazio. E cos
trovo le parole di cui mi sarei gi dovuto servire.
Mi dispiace dico. Mi dispiace davvero.
Annuisce, ma intuisco che non basta.
Devo averglielo detto troppe volte. A un certo punto  forse ieri sera  la madre di Dana ha
smesso di crederci.
Quando le chiedo dov pap, dice che ha portato a riparare la macchina.
Domani dovr andare a scuola e scusarmi con i miei amici. Cos hanno deciso i genitori di
Dana. Ho il permesso di usare il computer per fare i compiti, ma loro si siedono dietro di me, cos devo
inventarmi qualcosa da cercare.
Scrivere unemail a Rhiannon  fuori discussione.
E non hanno intenzione di restituirmi il cellulare.
Gli eventi della notte scorsa non riaffiorano. Trascorro il resto della serata a fissare il vuoto. E
ho davvero la sensazione che il vuoto ricambi il mio sguardo.
...
.
...
Giorno 6022.
...
.
...
Il piano era di svegliarmi presto  attorno alle sei  e di scrivere unemail a Rhiannon per darle
una spiegazione. Non credo che sia rimasta ad aspettarmi tutto il giorno.
Ma il piano va a rotoli quando qualcuno mi scrolla per svegliarmi prima delle cinque.
Michael,  ora di alzarsi.
 mia madre  la madre di Michael. A differenza di quella di Dana, mi parla con aria
dispiaciuta.
Devo avere un allenamento di nuoto, penso, o qualcosa da fare prima della scuola. Quando
scendo dal letto, per, i miei piedi inciampano in una valigia.
Mia madre sta gi svegliando le mie sorelle in unaltra stanza.
 ora di andare alle Hawaii! dice allegra.
Hawaii.
Accedo e scopro che, s, siamo in partenza per le Hawaii.  laggi che la sorella maggiore di
Michael si sposer. E la famiglia di Michael si  presa una settimana di vacanza.
Ma per me non sar una settimana. Per tornare dovrei svegliarmi nel corpo di un sedicenne che
sta tornando nel Maryland. Potrebbero volerci settimane. Mesi.
Potrebbe non accadere mai.
Il taxi sar qui tra tre quarti dora! dice il padre di Micheal.
Non partir per nessuna ragione al mondo.
Larmadio di Michael  zeppo di T-shirt di band heavy-metal. Ne indosso una con un paio di
jeans.
Se ti presenti cos, in pratica  come se chiedessi alla Sicurezza Nazionale di farti una
perquisizione dice una delle mie sorelle mentre le passo accanto in corridoio.
Sto ancora cercando di elaborare un piano.
Michael non ha la patente, e sarebbe inutile rubare una delle macchine dei suoi. Il matrimonio
della sorella  venerd, quindi non glielo far perdere. Ma chi prendo in giro? Non mimbarcherei
sullaereo neanche se il matrimonio fosse stasera.
Caccer Michael in un mucchio di guai, e mentre gli scrivo un biglietto da lasciare sul tavolo
della cucina gli porgo le mie scuse pi sentite.
Non posso partire con voi. Mi dispiace. Torner stasera tardi. Andate senza di me. Arriver per
gioved, in un modo o nellaltro.
Mentre tutti sono al piano di sopra, esco dalla porta sul retro.
Potrei chiamare un taxi, ma ho paura che i genitori di Michael interpellerebbero tutte le
compagnie della zona per sapere se qualcuno ha preso a bordo un metallaro adolescente. Sono a pi di
due ore da Rhiannon. Monto sul primo autobus e chiedo allautista il modo migliore per arrivare a
destinazione. Lautista ridacchia e dice: Con la macchina. Gli spiego che lauto non ce lho, e di
rimando lui dice che probabilmente dovr arrivare fino a Baltimore, e da l tornare indietro.
Ci vorranno almeno sette ore.
Dopo aver camminato per un miglio dal centro citt, arrivo a scuola prima che le lezioni siano
finite. Ancora una volta nessuno si preoccupa di me, anche se sono un ragazzone sudato e capellone
con una maglietta dei Metallica che si avventura su per i gradini dellingresso.
Cerco di ricordare lorario di Rhiannon. Dopotutto sono stato nel suo corpo per un giorno. Ho
una vaga reminiscenza, credo che abbia educazione fisica, quindi controllo la palestra. Deserta. Il passo
successivo, ovviamente, sono i campetti. Quando esco allaperto mi trovo davanti una partita di softball
in pieno svolgimento. Rhiannon  in terza base.
Mi nota con la coda dellocchio. Le faccio cenno. Non so se mi abbia riconosciuto. Mi sento
troppo esposto, qui fuori. Gli insegnanti potrebbero vedermi. Cos torno indietro, e aspetto sulla porta
della palestra. Sono uno dei tanti fannulloni che si concedono una pausa per fumare, pur senza fumare.
Rhiannon si avvicina a uno degli insegnanti, gli dice qualcosa; linsegnante sembra
comprensivo, e mette unaltra studentessa in terza base. Rhiannon viene verso la palestra, io laspetto
allinterno. Non c nessuno.
Ehi le dico quando entra.
Dove diavolo sei stato? risponde.
Non lho mai vista cos arrabbiata.  quel genere di rabbia che si prova quando ci si sente traditi
non solo da una persona, ma dalluniverso intero.
Ero segregato in camera le dico.  stato terribile. E non cera il computer.
Ti ho aspettato mi spiega. Mi sono alzata. Ho rifatto il letto. Ho preparato la colazione. E ti
ho aspettato. Il telefono un po prendeva e un po no, e ho creduto che fosse quello il problema. Ho
cominciato a sfogliare vecchi numeri di Field & Stream perch non cera altro da leggere. Poi ho
sentito dei passi. Ero emozionata. E quando qualcuno si  avvicinato alla porta, mi sono precipitata.
Be, non eri tu. Era un tizio di ottantanni. E aveva con s un cervo morto. Non so chi di noi
due fosse pi sorpreso. Quando me lo sono trovato davanti mi sono messa a urlare, e lui per poco non
ha avuto un infarto. Non ero nuda, ma poco ci mancava. Mi vergognavo cos tanto. E lui ci  andato gi
pesante: ha detto che quella era propriet privata, e quando gli ho spiegato che Artie era mio zio, non
mi ha creduto. Per fortuna ho il suo stesso cognome, e cos eccomi l, in mutande e reggiseno, a
mostrare la carta didentit a questo tizio. Aveva le mani sporche di sangue. E ha detto che sarebbero
arrivati dei suoi amici. Credeva che la mia auto fosse una delle loro. Il problema  che non ho smesso
di credere che saresti arrivato, e ti ho aspettato. Mi sono messa qualcosa addosso e sono rimasta seduta
mentre quei tizi sventravano il povero cervo. E ti ho aspettato anche quando se ne sono andati. Ho
aspettato finch non si  fatto buio. Nel capanno cera puzza di sangue, A. Ma sono rimasta. E tu non
sei venuto.
Le racconto di Dana. Le racconto di Michael, di come sono fuggito da casa.
 qualcosa. Ma non abbastanza.
Come potrebbe funzionare? mi chiede. Come?
Vorrei che esistesse una risposta. Vorrei conoscerla.
Vieni qui le dico. E la stringo a me, perch non ho altra risposta.
Rimaniamo cos per un minuto. Nessuno di noi sa cosa fare. Ci separiamo quando la porta della
palestra si apre, ma ormai  tardi. Pensavo che fosse uno degli insegnanti, o unaltra ragazza, ma non 
la porta che d sui campetti ad aprirsi;  quella che d sulla scuola, ed  Justin ad attraversarla.
Cosa diavolo succede? sbotta. Cosa. Diavolo. Succede?
Justin prova a spiegare Rhiannon, ma lui la zittisce.
Lindsay mi ha scritto un messaggio per dirmi che non ti sentivi bene. Cos sono venuto a
vedere. Be, ti trovo in forma. Non volevo interrompervi.
Falla finita dice Rhiannon.
Finita con cosa, stronza? chiede. Ormai ci  addosso.
Justin dico.
Si volta. Non hai il permesso di parlare, tu.
Vorrei ribattere, ma Justin mi tira un pugno, dritto sul setto nasale e finisco al tappeto.
Rhiannon grida, si avvicina per aiutarmi a tirarmi su.
Lho sempre saputo che eri una puttana dice Justin.
Falla finita! urla Rhiannon.
Justin si disinteressa di lei, e si avventa su di me. Comincia a prendermi a calci.
 il tuo nuovo ragazzo? grida. Lo ami?
Non lo amo ribatte Rhiannon. Ma non amo neppure te.
Quando Justin sferra lennesimo calcio, gli afferro una gamba e lo trascino a terra facendolo
schiantare sul pavimento. Penso che basti per fermarlo, ma lui si fa sotto di nuovo con lo stivale e mi
colpisce al mento. I miei denti si serrano con uno schianto.
Nel frattempo, fuori la partita di softball devessere finita, perch nel giro di trenta secondi le
ragazze si riversano in palestra, e alla vista della carneficina restano senza fiato; una di loro si precipita
da Rhiannon per assicurarsi che stia bene.
Justin si rialza e torna a mollarmi calci perch tutti possano vederlo. Per mi sfiora a malapena,
e cos ne approfitto per schivare i suoi colpi e rialzarmi; vorrei colpirlo, fargli male, ma onestamente
non so come fare.
E poi devo andarmene. Non ci vorr molto prima che scoprano che non sono uno studente della
scuola. E anche se esco sconfitto dallincontro, potrebbero chiamare la polizia e accusarmi di
violazione di domicilio e aggressione.
Mi avvicino barcollando a Rhiannon. Le sue amiche si muovono per proteggerla, ma lei le
allontana con un gesto.
Devo andare dico. Vediamoci da Starbucks, dove ci siamo incontrarti la prima volta. Se ce
la fai.
Sento una mano sulla spalla.  Justin, vuole farmi voltare perch non infierir su di me alle mie
spalle.
Dovrei affrontarlo e colpirlo, se ne fossi capace, invece mi abbasso per impedirgli di rinsaldare
la presa e costringermi a voltarmi. Non mi seguir. Mi guarder fuggire via e si crogioler per la
vittoria.
Non avrei mai voluto lasciare Rhiannon in lacrime, ma  proprio quello che faccio.
Ritrovo la strada per tornare alla fermata dellautobus, dopodich uso la cabina telefonica pi
vicina per chiamare un taxi. Una cinquantina di dollari pi tardi sono da Starbucks. Se prima ero un
ragazzone sudato e capellone con una maglietta dei Metallica, adesso sono un ragazzone sudato e
capellone con una maglietta dei Metallica che  stato picchiato. Ho qualche graffio, sanguino. Ordino
un caff nero lungo e lascio venti dollari nella tazza delle mance. Per quanto sia spaventoso il mio
aspetto, adesso mi lasceranno in pace.
Mi do una ripulita nel bagno. Poi mi siedo e aspetto.
E aspetto.
E aspetto.
Non arriva fino alle sei passate.
Non si scusa. Non spiega perch le ci sia voluto tanto. E non viene subito al tavolo. Si ferma
prima al bancone per ordinare un caff.
Ne avevo davvero bisogno dice infine sedendosi. Si riferisce al caff.
Io sono al quarto caff e al secondo dolcetto.
Grazie per essere venuta le dico. Suona troppo formale.
Ci ho pensato, a non venire dice. Ma non sul serio. Guarda il mio viso, i miei lividi. Stai
bene?
S.
Ricordami come ti chiami, oggi.
Michael.
Mi studia di nuovo. Povero Michael.
Non aveva immaginato che la sua giornata finisse cos.
Allora siamo in due.
Siamo ancora molto lontani dal vero argomento della conversazione. Devo avvicinarmi.
 finita? Fra voi due, dico.
S. Hai ottenuto ci che volevi.
 un modo orribile di metterla dico. Non lo volevi anche tu?
S, ma non cos. Non di fronte a tutti.
Faccio per toccarle il viso, ma Rhiannon si ritrae. Riabbasso la mano.
Adesso sei libera le dico.
Scuote la testa. Ho detto qualcosaltro di sbagliato.
Dimentico che hai poca esperienza dice. Non sai come funziona una relazione. Non sono
libera, A. Rompere con qualcuno non significa liberarsene. Sono ancora legata a Justin in un centinaio
di modi diversi. Mi ci vorranno anni per liberarmi da lui.
Ma almeno hai cominciato, vorrei dirle. Almeno hai rotto il legame. Invece sto zitto. Forse ci ha
pensato anche lei, ma non  quello che vuole sentirsi dire.
Avrei dovuto andare alle Hawaii? chiedo.
Allora si raddolcisce.  una domanda assurda, ma sa cosa intendo.
No, non avresti dovuto. Ti voglio qui.
Insieme a te?
Insieme a me. Quando riesci a esserci.
Vorrei prometterle di pi, ma so di non potermelo permettere.
Restiamo cos, in equilibrio su una corda da acrobata; non guardiamo di sotto, e neppure ci
muoviamo.
Usiamo il suo telefono per controllare i voli in partenza per le Hawaii, e una volta sicuri che la
famiglia di Michael non possa pi imbarcarlo a forza su un aereo, Rhiannon mi riaccompagna a casa in
auto.
Dimmi della ragazza di ieri mi chiede. Laccontento. Una certa tristezza simpadronisce
dellabitacolo e cos, terminato il racconto, decido di parlarle di altri giorni, di altre vite. Pi felici.
Condivido alcuni ricordi: quando mi hanno cantato la ninnananna; elefanti allo zoo e al circo; primi
baci e quasi primi baci in un armadio in taverna; una notte allaperto coi Boy Scout; un film dellorrore.
 il mio modo di dirle che, anche se non ho esperienza di molte cose, sono riuscito ad avere una vita.
Ci avviciniamo alla casa di Micheal.
Voglio vederti domani dico.
Anchio dice. Ma sappiamo tutti e due che volerlo non basta.
Allora ci spero le dico.
Ci spero anchio.
Vorrei darle un bacio della buonanotte, non daddio. Arrivati a destinazione, per, Rhiannon
non sembra intenzionata a baciarmi, e io non voglio forzarla prendendo liniziativa. E neanche voglio
chiederglielo, per paura di ricevere un no.
Cos la ringrazio per avermi dato un passaggio, e ci separiamo. Ci sarebbe molto altro da dire.
Non entro subito; passeggio attorno alla casa per far trascorrere il tempo. Sono le dieci quando
mi ritrovo davanti alla porta dingresso. Accedo alla mente di Michael per scoprire dove sono le chiavi,
ma quando finalmente riesco a trovarle, la porta ormai  aperta. E l in piedi davanti a me c il padre di
Michael.
Mi guarda in silenzio. Resta nel cono di luce della lampada e mi fissa.
Vorrei prenderti a pugni dice alla fine, ma vedo che qualcuno lo ha gi fatto.
Mia madre e le mie sorelle sono gi partite per le Hawaii. Mio padre  rimasto per me.
Per scusarmi devo dargli una spiegazione, e siccome mi sento patetico, ne elaboro una molto
simile al mio stato danimo: cera un concerto che non volevo perdere, e non sono riuscito a
chiederglielo per tempo. Scombussolare la vita di Michael mi fa sentire in modo orribile, e il malessere
deve fare capolino sul mio volto mentre parlo, perch il padre di Micheal si dimostra meno ostile di
quanto avrebbe il diritto di essere. Ma non me la cavo cos: la tariffa per il cambio dei biglietti aerei
verr saldata con la mia paghetta del prossimo anno, e alle Hawaii sar in castigo, non potr fare nulla
che non sia collegato col matrimonio. Mi sentir in colpa per il resto della vita. Lunica nota positiva 
che cerano ancora dei posti disponibili sui voli di domani.
Quella sera creo il ricordo del miglior concerto al quale Michael abbia mai assistito.  lunica
cosa che posso dargli per convincerlo che ne sia valsa la pena.
...
.
...
Giorno 6023.
...
.
...
Ancor prima di aprire gli occhi, Vic mi piace. Biologicamente  una femmina, e tuttavia sente
di appartenere al genere sessuale maschile. Vive secondo una sua personalissima concezione di verit,
proprio come me. Sa chi vuole essere. Molti ragazzi della mia et non devono acquisire una tale
consapevolezza di s. Non escono mai dal perimetro delle certezze pi comode. Ma se si vuole vivere
secondo una propria concezione di verit, allora si deve intraprendere il sentiero  allinizio doloroso e
poi confortante  che conduce alla sua scoperta.
Vic ha davanti a s una giornata piena dimpegni. Ha una verifica di storia, e una di matematica.
E le prove del gruppo, lavvenimento che aspetter per tutto il giorno. E ha appuntamento con una
ragazza di nome Dawn.
Mi alzo. Mi vesto. Prendo le chiavi e salgo in macchina.
Ma quando arrivo a scuola, invece di spegnere il motore, continuo a guidare.
Sono a tre, quattro ore di macchina da Rhiannon. Le ho scritto unemail per farle sapere che io e
Vic stiamo arrivando. Non le ho dato tempo di rispondere, o di dire no.
Lungo il tragitto, grazie a qualche accesso, scopro di pi riguardo a Vic. Venire al mondo nel
corpo sbagliato  una situazione difficile come poche altre. E anche se crescendo mi sono ritrovato
nella stessa situazione pi volte, io ho sempre dovuto affrontarle per un giorno solo. Prima di diventare
cos malleabile  cos remissivo nei confronti delle particolarit della mia vita  mi sono opposto ad
alcuni momenti di transizione: mi piaceva avere i capelli lunghi, e mi crucciavo molto se, al risveglio,
scoprivo che non cerano pi; certi giorni mi sentivo una ragazza, certi altri un ragazzo, e non sempre
cera corrispondenza tra me e il corpo in cui mi trovavo. Allepoca non avevo ancora smesso di credere
a chi sostiene che si debba per forza essere luno, o laltro. Nessuno mi aveva raccontato una storia
diversa, ed ero troppo giovane per pensarci da solo. Ma poi ho imparato che, per quanto riguarda il
genere sessuale, io appartengo a entrambi, e a nessuno.
 terribile, essere traditi dal proprio corpo.  una circostanza tristissima perch ti sembra di non
poterne parlare. Hai la sensazione che si tratti di qualcosa di privato, tra te e il tuo corpo  una battaglia
che non puoi vincere ma che ciononostante combatti ogni giorno, mentre la lotta ti sfinisce. Ti sforzi
di far finta di nulla, ma fingere prosciuga ogni tua energia.
Vic  fortunato ad avere dei genitori come i suoi. A loro non importava che la figlia preferisse i
jeans alle gonne, o i camioncini alle bambole. Soltanto durante ladolescenza Vic ha dato loro qualche
grattacapo. I suoi si rendevano conto che alla figlia piacessero le ragazze, ma Vic aveva impiegato un
po di tempo per spiegare  prima di tutto a se stesso  che le ragazze gli piacevano come piacciono a
un ragazzo. Vic era destinata a diventare un ragazzo, o quantomeno a vivere come un ragazzo: nello
spazio nebuloso che separa una ragazza mascolina da un ragazzo effeminato.
Suo padre, un uomo mite, si era dimostrato comprensivo e lo aveva sostenuto con la sua
mitezza. Per sua madre era stato pi difficile. Rispettava il desiderio di Vic di essere chi sentiva di
dover essere, ma allo stesso tempo per lei non era stato facile arrendersi al fatto di avere un figlio,
invece di una figlia. Alcuni degli amici di Vic avevano capito, anche se avevano solo tredici o
quattordici anni. Altri avevano dato di matto: le ragazze pi dei ragazzi. Per i ragazzi Vic era sempre
stato la spalla del gruppo, lamico asessuato. E la cosa non cambi.
Dawn  sempre rimasta sullo sfondo. Lei e Vic avevano frequentato le stesse scuole fin
dallasilo. Erano sempre stati gentili luno nei confronti dellaltra, ma non erano mai stati amici. Alle
superiori, Vic frequentava i ragazzi che scrivevano furiosamente poesie in quaderni che poi lasciavano
nel cassetto, mentre Dawn frequentava ragazzi che proponevano le loro poesie alle riviste letterarie non
appena le avevano finite. La ragazza pubblica, che concorreva come tesoriere della classe e che
partecipava al club dei dibattiti, e il ragazzo privato, il compagno per un giro da 7-Eleven. Vic non
avrebbe mai notato Dawn, n avrebbe mai creduto che il destino avesse in serbo qualcosa per loro, se
Dawn non avesse notato lui per prima.
E Dawn lo aveva fatto. Per lei, Vic era il dettaglio che, per quanto marginale, attirava sempre la
sua attenzione. Quando chiudeva gli occhi prima di addormentarsi, era il pensiero di Vic ad
accompagnarla nel mondo dei sogni. Non sapeva bene cosa la attraesse  la ragazza mascolina, il
ragazzo effeminato  e alla fine aveva deciso che non le importava. Era attratta da Vic. Ma Vic non
aveva idea che Dawn esistesse. Non in quel ruolo.
Alla fine, come Dawn aveva poi raccontato a Vic, la situazione si era presto fatta
insopportabile. Molti dei loro amici in comune avrebbero potuto sondare per lei le predilezioni e le
simpatie di Vic, ma Dawn sentiva che, se doveva correre un rischio, allora doveva farlo in prima
persona. Cos un giorno, quando aveva visto Vic unirsi ad alcuni ragazzi per un giro da 7-Eleven, si era
messa in macchina e li aveva seguiti. E come sperava, Vic aveva deciso di aspettare fuori mentre gli
amici si divertivano fra le corsie. Dawn allora si era avvicinata e lo aveva salutato, ma sulle prime Vic
non aveva capito che si rivolgesse a lui, e neppure perch fosse nervosa. Poi, lentamente, aveva intuito
perch Dawn avesse voglia di parlare, e aveva capito di desiderarlo a sua volta. Quando i suoi amici
erano usciti facendo suonare il campanello sulla porta dingresso, Vic li aveva salutati ed era rimasto
con Dawn; non si era neanche premurato di fingere di aver bisogno di qualcosa dal negozio. Dawn
sarebbe rimasta l fuori a parlare per ore, ma Vic laveva invitata a prendere un caff, e tutto aveva
avuto inizio cos.
Da allora cerano stati alti e bassi, ma il cuore della relazione non aveva mai smesso di battere:
quando Dawn guardava Vic, vedeva Vic proprio come lui voleva essere visto. Laddove i genitori di Vic
continuavano a vedere la figlia di un tempo, e laddove i tanti amici ed estranei continuavano a vedere la
persona che Vic non voleva pi essere, Dawn vedeva soltanto lui. A dispetto di quanto si sarebbe
potuto credere, per, Dawn non aveva la vista annebbiata: ci vedeva benissimo. Vedeva una persona
dai contorni molto netti e distinti.
Mentre mi avventuro in questi ricordi avverto un profondo senso di gratitudine, e un tale
desiderio. Ma non si tratta di sentimenti che appartengono a Vic, sono miei. Ecco ci che vorrei da
Rhiannon. Ecco ci che vorrei darle.
Ma come posso aiutarla a guardare attraverso la nebbia, se sono un corpo che non vedr mai per
davvero, se vivo una vita che lei non potr mai capire fino in fondo?
Arrivo per lora prima del pranzo e parcheggio al solito posto.
So quale lezione sta seguendo Rhiannon, cos aspetto fuori dallaula, e quando la campanella
suona, eccola nella calca. Parla con la sua amica Rebecca. Non mi vede; non alza neppure gli occhi.
Devo seguirla per un po, e non so bene nemmeno io se oggi sono uno spirito del suo passato, del
presente o del futuro. Alla fine, lei e Rebecca si separano, cos posso parlarle in privato.
Ehi dico.
E riaccade. Prima di voltarsi Rhiannon ha unesitazione, ma poi colgo quel senso di
riconoscimento reciproco nei suoi occhi.
Ehi dice. Sei qui. Perch non sono sorpresa?
Non  il benvenuto che speravo, ma  un benvenuto che posso capire. Quando siamo insieme,
da soli, io sono la destinazione a cui conduce la sua strada; quando siamo qui, nella sua vita a scuola, io
sono una deviazione imprevista.
Pranzo? chiedo.
Daccordo dice. Ma poi devo tornare.
Le dico che va bene.
Camminiamo in silenzio e, quando non mi concentro su di lei, mi accorgo della reazione che la
sua presenza suscita negli altri. C chi la guarda con aria benevole, e chi meno.
Rhiannon si accorge che la cosa non mi  sfuggita.
A quanto pare, ormai sono la tipa di un metallaro dice. Secondo alcune fonti sono
addirittura andata a letto con alcuni membri dei Metallica. Da un lato  divertente, ma dallaltro per
niente. Mi scruta. Tu, comunque, non assomigli per niente a un metallaro. Non so neppure con chi ho
a che fare oggi.
Mi chiamo Vic. Biologicamente sono una femmina, ma mi sento un maschio.
Rhiannon sospira. Non sono neanche sicura di cosa voglia dire.
Inizio a spiegare, ma lei minterrompe.
Aspettiamo di essere lontani dalla scuola, va bene? Anzi, perch non cammini dietro di me per
un po? Semplificherebbe le cose.
Non ho alternativa. Laccontento.
Arriviamo a una tavola calda. Let media degli avventori  novantaquattro anni, e il pur di
mele sembra la pietanza pi gettonata del men. Non  esattamente un luogo di ritrovo per studenti
delle superiori.
Dopo esserci seduti e aver ordinato, le chiedo delle conseguenze di ieri.
Justin non sembra molto dispiaciuto dice. E non mancano le ragazze con la voglia di
consolarlo.  patetico. Rebecca  stata meravigliosa. Lo giuro, se esistesse un lavoro del tipo
Responsabile delle Relazioni Pubbliche dellAmicizia, Rebecca sarebbe un asso. Sta facendo circolare
la mia versione della storia.
Che sarebbe?
Che Justin  un idiota. E che il metallaro e io non stavamo facendo niente fuorch parlare.
La prima parte  irrefutabile, ma la seconda sembra debole perfino a me.
Mi dispiace che le cose siano precipitate dico.
Non avrebbe potuto andare peggio. E dobbiamo smetterla di chiederci scusa. Le nostre frasi
non possono cominciare sempre con Mi dispiace.
La sua voce  carica di rassegnazione, ma non so dire a cosa Rhiannon si sia rassegnata.
Allora sei una ragazza, e anche un ragazzo?
Una cosa del genere. Intuisco che non vuole approfondire.
Per quanto hai guidato?
Tre ore.
E cosa ti stai perdendo?
Un paio di verifiche. Un appuntamento con la mia ragazza.
Pensi che sia giusto?
Per un attimo sono confuso. Cosa intendi? chiedo.
Ascolta dice Rhiannon. Sono contenta che tu abbia fatto tutta questa strada. Davvero. Ma ho
dormito poco, e ho i nervi a fior di pelle. Stamattina, quando ho letto la tua email, ho pensato:  giusto?
Non nei miei confronti, o nei tuoi, ma nei confronti dei ragazzi a cui sequestri la vita.
Rhiannon, faccio sempre attenzione
Lo so. Ed  solo per un giorno. Ma se oggi dovesse accadere qualcosa dimprevisto? Se la sua
ragazza avesse organizzato una spettacolare festa a sorpresa? Se la sua compagna di laboratorio venisse
bocciata perch tu non sei l ad aiutarla? Se non lo so. Se ci fosse un incidente, e dovessi trovarti nei
paraggi per salvare un bambino?
Lo so le dico. Ma se fossi io, quello a cui deve capitare qualcosa di particolare? Se non fossi
qui, quando invece dovrei, e qualcosa nel mondo andasse storto? Un errore infinitesimale ma
decisivo?
Ma la sua vita non dovrebbe venire prima della nostra?
Perch?
Perch tu sei lospite.
 cos, ma sentirglielo dire  scioccante. Rhiannon tenta subito di stemperare quella che suona
come unaccusa.
Non voglio dire che tu sei meno importante. Sai che non  cos. Al momento, tu sei la persona
che amo di pi al mondo.
Davvero?
Cosa vuoi dire?
Ieri hai detto che non mi amavi.
Sa perfettamente cosa intendo. Parlavo del metallaro. Non di te.
Allimprovviso la conversazione non  pi cos male. Ma tutti gli argomenti restano sul tavolo.
Il nostro pranzo arriva, ma Rhiannon si limita ad accoltellare il ketchup con le patatine fritte.
Ti amo anchio, lo sai dico.
Lo so risponde. Ma la cosa non sembra renderla pi felice.
Lo supereremo. Allinizio tutte le relazioni incontrano delle difficolt. Questa  la nostra. 
come quella tessera del puzzle che non si incastra subito: in una relazione si devono modellare le
tessere da ogni lato perch combacino alla perfezione.
La tua tessera cambia forma ogni giorno mi fa notare lei.
Soltanto fisicamente.
Lo so. Decide di mangiare una patatina. Credimi, lo so. Ma suppongo di dover lavorare un
po sulla mia tessera. Sono successe troppe cose. E tu sei qui, e questo si aggiunge al troppo.
Me ne vado dopopranzo dico.
Non vorrei, ma penso che dovresti.
Capisco dico. Ed  cos.
Bene. Sorride. Ora raccontami dellappuntamento di stasera. Se non sar io a stare con te,
voglio sapere chi sar.
Ho scritto un messaggio a Dawn per dirle che non sono a scuola, ma che lappuntamento 
confermato. Ceneremo insieme dopo il suo allenamento di hockey sullerba.
Torno a casa di Vic per lora in cui dovrebbe rientrare da scuola. Al sicuro in camera sua, provo
il tipico nervosismo pre-appuntamento. Nellarmadio Vic ha una discreta collezione di cravatte, il che
mi fa credere che gli piaccia indossarle. Cos metto insieme un abbigliamento piuttosto elegante  forse
troppo. Da quanto ho scoperto grazie a miei accessi in Vic, per, so che Dawn lo apprezzer.
Impegno le ore al computer. Non ci sono nuove email di Rhiannon, ma ci sono otto nuove email
di Nathan. Non ne apro nessuna. Controllo la playlist di Vic e metto su le canzoni pi ascoltate. Scopro
sempre della nuova musica in questo modo.
Alla fine, poco prima delle sei, esco. Per quanto possa sembrare strano, ho aspettato con ansia
questo momento. Voglio essere parte di qualcosa che funziona, non importa quale sfida mi attenda.
Dawn non mi delude. Adora laspetto di Vic, usa la parola chic invece di elegante. Mi racconta
la sua giornata, e mi chiede cosho fatto io.  un territorio insidioso, non voglio che Vic possa tradirsi
con una bugia, cos le dico che ho sentito il bisogno di prendermi un giorno libero. Senza verifiche, n
corridoi, solo un viaggio in un posto in cui non sono mai stato per poi tornare da lei. Dawn approva
la mia decisione, e non mi chiede perch non labbia invitata a unirsi. Questo , spero, ci che Vic
ricorder di oggi.
Devo accedere allimpazzata per cogliere le allusioni di Dawn, ma  comunque una bella serata.
 vero ci che ho visto nei ricordi di Vic: Dawn lo capisce in modo cos nitido, meraviglioso,
immediato. Non ostenta la sua capacit di capire Vic: la possiede e basta.
La loro situazione  diversa dalla nostra. Io non sono Vic, e Rhiannon non  Dawn, ma una
parte di me vorrebbe fare unanalogia. Una parte di me vorrebbe che io e Rhiannon fossimo capaci di
trascendere cos. Una parte di me vorrebbe che il nostro amore fosse cos solido, cos forte.
Sia Vic che Dawn hanno la macchina, ma su richiesta di Dawn, Vic la segue fino a casa pur di
accompagnarla alla porta, dove si scambieranno un vero bacio della buonanotte.  un desiderio dolce,
come dolce  risalire i gradini dellingresso mano nella mano con Dawn. Non so se i suoi genitori sono
in casa, ma Dawn non se ne preoccupa, quindi non me ne preoccupo neanche io. Quando arriviamo alla
zanzariera, ci fermiamo come una coppia di fidanzatini degli anni Cinquanta. Poi Dawn si fa avanti e
mi bacia con grande trasporto, e io ricambio, e cos facendo non ci avviciniamo alla porta, ma a una
siepe. Dawn mi fa indietreggiare nelle tenebre, e io la assaporo appieno, e tutto  cos intenso che perdo
la testa, o meglio smarrisco il tracciato della mente di Vic e mi ritrovo nella mia. Sto baciando Dawn, e
avverto tutta la forza dei nostri baci, ma poi dalla mia bocca fuoriesce il nome Rhiannon. Allinizio non
credo che Dawn abbia sentito, ma poi eccola che si ritira e mi chiedo che cosa ho detto. Le spiego che
si tratta di una canzone: non la conosce? Mi sono sempre chiesto cosa significasse quella parola, ma ora
lo so, finalmente conosco la sensazione a cui allude. Dawn ammette di non averla mai sentita, per non
d troppo peso alla questione;  abituata alle mie stravaganze. Da parte mia la rassicuro, pi tardi le
far ascoltare la canzone, ma nel frattempo, tra una cosa e laltra, ci ritroviamo ricoperti di foglie, la
mia cravatta si  impigliata in un ramo, ma  tutto cos pieno di vita che non ce ne curiamo. Non ci
curiamo di nulla.
Quella notte Rhiannon minvia unemail.
A,
oggi  stata una giornata orribile, ma credo dipenda dal fatto che  un momento orribile. Tu
non centri, e non centra lamore.  che molte cose si sono sgretolate nello stesso momento. Penso
che tu sappia cosa intendo.
Riproviamoci. Ma non a scuola.  troppo, per me. Vediamoci dopo le lezioni. In un posto che
non mi ricordi la mia vita. Nostro soltanto.
Per quanto sia difficile da immaginare, voglio che le tessere combacino.
Con amore,
R.
...
.
...
Giorno 6024.
...
.
...
Non  la sveglia a strapparmi dal sonno il giorno dopo. Invece apro gli occhi e trovo mia madre
 la madre di qualcuno, la mia  seduta sul bordo del letto. Mi osserva. Ha laria dispiaciuta, non
voleva svegliarmi, ma il suo dispiacere  solo la minima parte di un dolore pi grande. Mi sfiora la
gamba.
 ora di alzarsi sussurra, come se volesse rendere il passaggio tra il sonno e la veglia il pi
dolce possibile. Ti ho lasciato fuori il vestito. Partiremo tra quarantacinque minuti. Tuo padre 
sconvolto. Lo siamo tutti. Ma lui la sta prendendo malissimo, perci sii comprensivo, daccordo?
Mi parla, ma non ho lattenzione necessaria per concentrarmi e capire chi sono, o cosa succede.
Quando se ne va, per, vedo un completo nero appeso alle ante della cabina armadio, e allora i pezzi
vanno al loro posto.
Mio nonno  morto, e io sto per assistere al mio primo funerale.
Dico a mia madre che dimenticato di chiedere ai miei compagni di segnarmi i compiti che
daranno i professori oggi che non ci sono, e mi metto al computer per dire a Rhiannon che oggi non ci
potremo vedere. Il funerale  ad almeno due ore da qui, ma non credo che dormiremo fuoricasa.
Mio padre finora era rimasto chiuso in camera da letto, ma mentre sto scrivendo a Rhiannon,
arriva. Non sembra semplicemente sconvolto: sembra diventato cieco. C un tale senso di perdita nel
suo sguardo, e lo stesso senso di perdita gli permea tutto il corpo. Al collo ha una cravatta a malapena
annodata.
Marc dice. Marc.  il mio nome, e pronunciato dalle sue labbra suona sia come la formula
di un incantesimo, sia come un grido dincredulit. Non so come comportarmi.
La madre di Marc sopraggiunge allimprovviso.
Oh, tesoro dice, e abbraccia il marito per un secondo, poi gli annoda la cravatta. Dopodich si
volta verso di me e mi chiede se sono pronto.
Cancello la cronologia, spengo il computer, e le dico che devo soltanto mettere le scarpe.
Il tragitto in auto avviene in gran parte in silenzio. Lautoradio  sintonizzata su una stazione
dinformazioni, ma dopo il terzo notiziario mi rendo conto che nessuno sta ascoltando. Al contrario,
immagino che i genitori di Marc siano impegnati in unoperazione simile alla mia: accedere ai ricordi
che riguardano il nonno di Marc.
Quasi tutti i miei ricordi sono privi di dialoghi o di parole. C invece il silenzio, quellessere
seduti a lungo in una barca da pesca in attesa che la lenza si tenda. C limmagine di nonno a
capotavola per il Giorno del Ringraziamento, mentre sventra il tacchino come fosse suo diritto di
nascita. Da piccolo mi ha portato allo zoo: tutto ci che ricordo  il tono autorevole in cui mi
raccontava di leoni e orsi. Non ricordo gli animali, ma lidea che lui aveva creato di loro.
Marc ha imparato il significato della morte quando sua nonna se n andata. Nei suoi ricordi, lei
 un fantasma sullo sfondo, ma sono sicuro che sia una presenza pi rilevante in quelli dei suoi genitori.
La mia mente sa rievocare meglio gli ultimi mesi, quando il nonno  avvizzito. Io mi facevo pi alto,
lui si ripiegava su se stesso, sullet, tanto che tra noi era nata una certa goffaggine. La sua morte mi ha
colto alla sprovvista: sapevo che stava per arrivare, ma non laspettavo quel particolare giorno. Era
stata mia madre a rispondere al telefono. Non avevo avuto bisogno di origliare per capire che qualcosa
non andava. Lei aveva preso la macchina ed era andata ad avvertire mio padre in ufficio. Io sono
rimasto a casa. Non lho visto accadere.
Adesso  mio padre a ripiegarsi su se stesso, proprio come ha fatto il nonno, quasi che la perdita
di una persona cara cinducesse a prendere il suo posto un attimo prima che sopraggiunga la morte; poi,
nel tentare di superare laccaduto,  come se vivessimo la sua vita al contrario. Dalla morte alla vita.
Dalla malattia alla salute.
I pesci dei laghi e dei fiumi dei dintorni oggi saranno al sicuro, perch ho limpressione che tutti
i pescatori del Maryland siano venuti al funerale. Pochi indossano un completo, e ancor meno la
cravatta. Ci sono anche i miei parenti  cugini in lacrime, zie commosse, zii stoici. Mio padre sembra
averla presa peggio di tutti,  lui la calamita delle condoglianze altrui. Io e la mamma gli restiamo
accanto, e riceviamo cenni dassenso e pacche sulle spalle.
Mi sento un impostore. Osservo, cerco di immagazzinare quanti pi ricordi per Marc, perch so
che non sarebbe voluto mancare. Vorrebbe ricordare tutto.
Non sono pronto per la bara aperta. Non sono preparato per entrare nella cappella e ritrovarmi il
nonno di Marc di fronte. Siamo in prima fila, e non riesco a distogliere lo sguardo. Ecco qual 
laspetto di un corpo quando non ha pi nulla dentro. Se riuscissi a uscire da Marc, e lui non
riprendesse subito il suo posto, lespressione sul suo viso sarebbe simile. Qualcosa di molto diverso dal
sonno, malgrado gli sforzi degli addetti delle pompe funebri, che volevano che il nonno di Marc
sembrasse addormentato.
Il nonno di Marc  cresciuto in citt, ed  stato membro della comunit per tutta la vita. C
molto da dire, e molto trasporto nelle testimonianze. Persino il pastore sembra commosso:  abituato a
parlare della morte, ma non di quella di qualcuno che aveva davvero a cuore. Il padre di Marc si alza
per prendere la parola, e il suo corpo pare in lotta con ci che vorrebbe dire  quando prova ad aprire la
bocca il respiro si spezza, le spalle sincurvano. Sua moglie si alza, gli si mette di fianco. Lui fa per
chiederle di leggere il discorso che aveva preparato, ma decide altrimenti. Mette i fogli da parte. E
parla. Srotola i ricordi: alcuni sono annodati, altri sfilacciati, ma sono i ricordi che si presentano alla
sua mente quando pensa a suo padre. Attorno a lui la comunit ride, piange e annuisce in segno di
apprezzamento.
Mi sinumidiscono gli occhi, le lacrime mi rigano il viso. Allinizio non capisco perch. Non
conosco luomo di cui parlano; anzi, non conosco nessuno dei presenti. Non faccio parte di questa
comunit ed  questa la ragione del mio pianto. Non ne faccio parte, e non potr mai farne parte. Lo
sapevo gi, eppure si pu passare anni a sapere qualcosa senza esserne toccati nel profondo. Mentre
adesso la realt mi sta toccando. Non avr mai una famiglia che possa addolorarsi per me. Nessuno
prover per me ci che queste persone provano nei confronti del nonno di Marc. Non lascer mai una
scia di ricordi simile a quella che lui si  lasciato alle spalle. Nessuno sapr mai chi sono stato, e cosho
fatto in vita. Se morissi, nessun corpo resterebbe per dire che me ne sono andato, non ci sarebbe un
funerale cui partecipare, una sepoltura. Se morissi, nessuno saprebbe che sono esistito, a eccezione di
Rhiannon.
Mio padre ha finito il suo discorso, ma io non smetto di singhiozzare. E tornando alla panca, i
miei genitori mi si siedono accanto, uno da una parte e uno dallaltra, per confortarmi.
Piango ancora, sicuro del fatto che Marc ricorder che queste lacrime sono per suo nonno. Non
sapr mai che sono stato qui.
 uno strano rituale, quello di seppellire un corpo. Sono l quando calano la bara. Sono l mentre
preghiamo. Mi metto in fila quando viene il momento di gettare una manciata di terra sulla bara.
Non accadr mai pi che cos tante persone pensino al nonno di Marc nello stesso istante. E
anche se non lho mai conosciuto, spero che lui sia qui, da qualche parte, e che stia guardando.
Dopo la cerimonia torniamo a casa del nonno. I presenti si disperderanno presto, ciascuno
prender la propria strada, ma adesso sono tutti qui a comporre lambiente museale adatto per la mostra
del compianto. Si raccontano aneddoti, talvolta lo stesso in stanze diverse. Non conosco gran parte dei
convenuti, ma non si tratta di un problema di accesso:  che Marc fatica a capacitarsi di quante persone
facessero parte della vita di suo nonno.
Dopo il banchetto, le storie e gli incoraggiamenti, ecco da bere, e una volta bevuto, il viaggio di
ritorno. La madre di Marc  sobria, perci  lei a mettersi a volante e a guidare fra le tenebre. Non so se
il padre di Marc si sia addormentato o se si sia perso nei ricordi.
 stata una lunga giornata mormora la madre di Marc. Poi ascoltiamo le notizie che si
avviluppano, ripetute a intervalli di mezzora, finch non arriviamo a casa.
Fingo che questa sia la mia vita. Fingo che questi siano i miei genitori. Ma mi sembra tutto
vuoto, non ne posso pi.
...
.
...
Giorno 6025.
...
.
...
La mattina dopo riesco a malapena a sollevare la testa dal cuscino e il corpo dal letto, o le
braccia che giacciono abbandonate lungo i fianchi.
E la ragione  che peso centotrenta chili.
Mi  gi capitato di pesare tanto, ma non cos.  come se mi avessero legato dei sacchi di carne
alle braccia e alle gambe, e al busto. Qualunque movimento richiede uno sforzo considerevole perch a
determinare il mio peso non sono i muscoli. Non sono il linebacker di una squadra di football. No, sono
grasso. Flaccido, scomodamente grasso.
Quando alla fine mi guardo attorno, e dentro, non  un bello spettacolo, quello che mi si
presenta. Finn Taylor si  ritirato dal mondo; la sua stazza  frutto della trascuratezza e della pigrizia, di
una noncuranza che sarebbe patologica se avesse in s una dose di meticolosit. Se accedessi nel
profondo di Finn, sono sicuro che troverei una fonte di umanit; tutto ci che vedo in superfice, per, 
lequivalente emotivo di un rutto.
Arranco fino al bagno, vado sotto la doccia, tolgo dallombelico di Finn una palla di pelucchi di
cotone grande quanto una zampa di gatto. Ogni gesto comporta un dispendio notevole di energie.
Tempo fa Finn deve avere raggiunto il limite, tutto era diventato troppo faticoso, e deve essersi arreso.
Mi ci vogliono cinque minuti per uscire dalla doccia, e sudo.
Non voglio che Rhiannon mi veda in questo stato. Ma devo vederla  non posso trascurarla per
due giorni di seguito, non quando le cose tra noi sembrano cos precarie.
La avverto. Le mando unemail dicendole in anticipo che oggi sono mastodontico. Voglio
comunque vederla dopo la scuola. Abito vicino alla libreria Clover, perci le propongo di incontrarci
l.
Prego che venga.
Non trovo nulla nei ricordi di Finn che possa convincermi che lidea di perdere un giorno di
scuola non gli vada a genio, ma ciononostante esco di casa. Gli lascio la possibilit di decidere delle
sue assenze.
Per via della stazza devo concentrarmi pi del solito. Persino le piccole cose  il piede sul
pedale dellacceleratore, lo spazio da lasciarmi attorno mentre cammino lungo i corridoi  richiedono
notevoli aggiustamenti.
Poi ci sono gli sguardi. Il palese disgusto degli studenti, e addirittura degli insegnanti. E degli
estranei. Il loro giudizio  lampante. Il disgusto  la loro reazione nei confronti della creatura che Finn
ha scelto deliberatamente di diventare, ma forse nei loro occhi si nasconde qualcosa di pi primordiale,
un istinto di difesa. Io sono ci che temono di diventare.
Mi sono vestito di nero. Ho sentito dire che snellisce, eppure somiglio a una sfera di tenebra che
si muove per i corridoi come un sottomarino.
Lunica tregua  il pranzo, quando Finn incontra Ralph e Dylan. Sono buoni amici fin dalle
elementari. I due si prendono gioco di Finn e della sua mole, ma in realt se ne infischiano; se fosse
magro, scherzerebbero sulla sua magrezza.
Con loro ho la sensazione di potermi rilassare.
Dopo la scuola torno a casa per fare unaltra doccia e cambiarmi. Mentre mi asciugo, mi chiedo
se non potrei imprimere un ricordo traumatico nella mente di Finn, qualcosa capace di scioccarlo a tal
punto da impedirgli di continuare a mangiare cos. Ma al pensiero rabbrividisco. Ricordo a me stesso
che ci che fa Finn non mi riguarda.
Per lappuntamento con Rhiannon scelgo i vestiti migliori  una camicia XXXL e un paio di
jeans taglia 58. Provo persino una cravatta, ma sembra ridicola; si allunga sulla mia pancia come una
pista da sci sul fianco di una montagna.
Le sedie del caff della libreria sono traballanti, perci decido di gironzolare tra gli scaffali, ma
i corridoi si rivelano angusti; continuo a far cadere cose. Alla fine decido di aspettare davanti
allingresso.
Rhiannon mi vede subito. Non che possa fare altrimenti. Nei suoi occhi brilla quel senso di
riconoscimento reciproco, ma dallo sguardo non sembra particolarmente felice.
Ehi dico.
Gi, ehi.
Restiamo immobili.
Che c?
Cercavo di vederti per intero.
Non guardare la confezione. Concentrati sul contenuto.
 facile per te. Io non cambio mai, no?
S e no, penso. Il suo corpo  sempre lo stesso, ma spesso ho la sensazione di incontrare una
versione leggermente diversa di lei.  come se il suo stato danimo potesse determinare piccole
variazioni.
Andiamo dico.
Dove?
Be, siamo stati alloceano, in montagna, e nei boschi. Quindi stavolta pensavo di provare
con cena e cinema.
Le strappo un sorriso.
Sospetto che si tratti di un appuntamento dice.
Ti comprer anche dei fiori, se ti piacciono.
Andiamo mi sfida. Comprami dei fiori.
Rhiannon  lunica ragazza nel cinema con una dozzina di rose sulla poltrona accanto.  anche
lunica ragazza il cui compagno straborda dal proprio posto finendo per occupare il suo. Tento di
rendere la situazione meno imbarazzante cingendola con un braccio. Ma poi mi accorgo di sudare, e
penso a quale sensazione deve darle il mio braccio carnoso sulla nuca. E mi rendo anche conto di quel
lieve ansimo che emetto respirando. Dopo i trailer dei film in uscita mi sposto una poltrona pi in l.
Per poso una mano sul posto libero rimasto tra di noi, e lei la stringe. Rimaniamo cos per almeno una
decina di minuti, finch Rhiannon non finge di avere un prurito, e non riporta pi la mano sulla mia.
Per cena ho scelto un locale gradevole, ma questo non garantisce che lo sar anche la serata.
Rhiannon continua a fissarmi, a fissare Finn.
Cosa c? le chiedo alla fine.
 che non riesco a vederti. Di solito ci riesco. Un lampo nei tuoi occhi. Ma stasera no.
In un certo senso mi lusinga. Ma il modo in cui lo dice  anche mortificante.
Ti assicuro che ci sono.
Lo so. Ma non posso nasconderlo. Non sento niente. Ti vedo cos, e non provo nulla. Non ce la
faccio.
Daccordo. Non riesci a vedermi perch Finn  molto diverso da me. Non riesci a sentirmi
perch io non sono cos. Perci, in un certo senso,  logico.
Credo di s dice, trafiggendo qualche asparago.
Non sembra convinta. E se sono arrivato al punto di doverla convincere, credo di aver gi perso.
Non sembra un appuntamento. N una cena tra amici. Invece  come se fossimo caduti da una
fune da equilibrista e non avessimo ancora raggiunto la rete di protezione.
Le nostre macchine sono parcheggiate fuori dalla libreria, perci  l che torniamo. Invece di
cullare le rose tra le braccia, Rhiannon le lascia penzolare lungo il fianco, quasi che da un momento
allaltro potesse brandirle come una mazza.
Che c? le chiedo.
Forse una serata no. Porta le rose al naso, le annusa. Ci  permesso di avere delle serate, no?
Soprattutto se consideriamo
Gi. Soprattutto se consideriamo.
Se fossi in un corpo diverso, questo sarebbe il momento di fare un passo avanti e baciarla. Se
fossi in un corpo diverso, quel bacio potrebbe trasformare una serata no in una serata s. Se fossi in un
corpo diverso, lei riuscirebbe a vedermi qui dentro. Vedrebbe ci che si aspettava di vedere.
Ma cos  terribile.
Tiene le rose sotto il naso. Mi riempio i polmoni del loro profumo.
Grazie per i fiori dice.
 il nostro arrivederci.
...
.
...
Giorno 6026.
...
.
...
La mattina dopo sono di una taglia normale, e mi sento in colpa per il senso di sollievo che
provo. Mi sento in colpa perch mi rendo conto che prima le opinioni degli altri e il loro modo di
vedermi non mi davano pensiero, mentre adesso ci penso. Giudico assieme a loro. Mi vedo attraverso
gli occhi di Rhiannon. Credo che questo mi renda pi simile agli altri, ma mi fa sentire anche pi
smarrito.
Lisa Marshall somiglia a Rebecca, lamica di Rhiannon: capelli neri e lisci, un po di lentiggini,
occhi azzurri. Non che qualcuno, vedendola passare, finirebbe per smarrire la propria strada, ma  di
sicuro quel genere di persona che noteresti, se si sedesse accanto a te.
Non dispiacer a Rhiannon oggi, penso. Poi mi sento in colpa per averlo pensato.
C una sua email nella mia casella. Inizia cos:
Oggi ho davvero voglia di vederti.
E penso: Bene. Ma poi la email prosegue.
Dobbiamo parlare.
E allora non so pi cosa pensare.
La giornata si trasforma in un gioco dattesa, un conto alla rovescia, anche se non so da cosa mi
separi quel conto. Lorologio mi avvicina al momento fatidico. La paura martella sempre pi forte.
Oggi le amiche di Lisa non otterranno molto da lei.
Rhiannon propone di incontrarci ai giardini pubblici vicino alla sua scuola. E siccome oggi sono
una ragazza, sar un terreno neutrale: nessuno, vedendoci, penser che si tratti di un appuntamento
vietato ai minori. Credono tutti che il suo tipo siano i metallari.
Arrivo in anticipo, mi siedo su una panchina con una copia di un romanzo di Alice Hoffman che
appartiene a Lisa. Sono cos tanto nella storia che non mi accorgo dellarrivo di Rhiannon fino a
quando lei non si siede accanto a me.
Non posso evitare di sorridere, quando la vedo.
Ehi la saluto.
Ehi mi saluta.
Ancora prima che mi dica ci che ha intenzione di dirmi, le chiedo com andata la giornata,
della scuola, del tempo  tutto pur di evitare largomento: noi due. Ma lattesa dura una decina di
minuti.
A dice. Devo dirti alcune cose.
Di rado una frase che comincia cos si conclude bene. Ma non ho ancora perso la speranza.
Anche se Rhiannon parla di certe cose, lasciando intuire che ce ne siano molte altre, tutto si
riduce alla considerazione seguente.
Non credo di potercela fare.
Resto in silenzio per un solo istante. Pensi di non potercela fare, oppure non vuoi?
Vorrei, davvero. Ma non so come, A. Non vedo come sia possibile.
Cosa vuoi dire?
Sei diverso ogni giorno. E io non posso amare tutte quelle persone in maniera uguale. So che
ci sei tu, l dentro. So che si tratta solo della confezione. Ma non ce la faccio, A. Ci ho provato. E non
ce la faccio. Vorrei esserne capace. Ma non  cos. E poi ho appena rotto con Justin, ho bisogno di
tempo per metabolizzarlo, per lasciarmi tutto alle spalle. Pensa a quante cose non potremo mai fare
insieme. Non potremo mai uscire in compagnia. Non posso neanche parlare di te con le mie amiche, e
la cosa mi fa impazzire. Non potrai conoscere i miei genitori. Non potr addormentarmi con te, e
svegliarmi con te la mattina dopo. Mai. Mi sono detta che sono sciocchezze, A, ma non sono riuscita a
convincermi. E non posso continuare a fingere di non conoscere quale sia il vero motivo.
Sarebbe il momento di dirle cambier. Sarebbe il momento di rassicurarla che le cose
cambieranno, e che le dimostrer che  possibile. Ma il meglio che posso fare  offrirle la mia fantasia
pi segreta, quella che non ho mai confessato perch me ne sono sempre vergognato.
Non  impossibile esordisco. Ci ho riflettuto anchio, credimi. E ho cercato di immaginare
un futuro insieme. Perci, ecco, voglio sentire cosa ne pensi. Per non viaggiare troppo dovremo vivere
in una grande citt, perch ci sarebbero pi ragazzi della mia et. Non so bene come funzioni il
passaggio da un corpo allaltro, ma sono certo che la distanza sia collegata alla disponibilit di corpi.
Se fossimo a New York, probabilmente non uscirei mai dai confini della citt. Sarebbero molti, i
ragazzi tra cui scegliere. Potremo vederci sempre. Stare insieme. Sembra una follia, e tu non puoi
andartene di casa da un giorno allaltro, ma alla fine ce la faremo. Non potr mai svegliarmi accanto a
te, ma sarei con te quasi tutto il giorno. Non sarebbe una vita normale, lo so. Ma sarebbe una vita. Una
vita insieme.
Ho immaginato noi due in un appartamento tutto nostro. Ho immaginato di tornare a casa ogni
giorno, di scalciare via le scarpe e preparare la cena, intrufolarmi nel letto, e uscire con passo felpato
allavvicinarsi della mezzanotte. Crescere assieme. Scoprire il mondo scoprendo lei.
Ma Rhiannon scuote la testa. Ha gli occhi lucidi, le lacrime sono ormai una realt. E bastano a
dissolvere le mie fantasie. Bastano a fare delle mie fantasie, le fantasie di un pazzo.
Vorrei tanto crederlo dice lei con dolcezza. Ma non pu funzionare.
Ma Rhiannon
Voglio che tu sappia che se fossi un ragazzo come gli altri  se fossi lo stesso ragazzo ogni
mattina, se linteriorit combaciasse con lesteriorit   molto probabile che ti amerei per sempre. Non
stiamo parlando di chi sei tu, ma del resto, e spero che tu lo sappia.  il resto, a essere troppo difficile.
Forse esistono delle ragazze capaci di affrontare una situazione del genere. Spero che esistano. Ma io
non sono una di loro. Non ce la faccio.
Adesso sono io a piangere. Allora?  tutto qui?  finita?
Vorrei che restassi nella mia vita, e io voglio restare nella tua. Ma la tua non pu continuare a
far deragliare la mia. Devo poter stare con le mie amiche, andare a scuola e partecipare al ballo, fare
tutto ci che dovrei fare alla mia et. Ti sono grata, A, molto grata perch ho rotto con Justin. Ma non
posso abbandonare tutto.
La mia durezza mi lascia stupefatto. Non puoi farlo per me, mentre io posso farlo per te.
Non ce la faccio. Mi spiace. Non ce la faccio.
Siamo allaperto, eppure mi sento pareti stringermi sempre di pi. Sotto di noi nella terra, per
quanto solida e compatta, sembra essersi aperta una voragine.
Rhiannon dico. Ma mi fermo subito. Non mi viene in mente nientaltro. Ho finito gli
argomenti.
Lei si china, mi bacia sulla guancia.
Devo andare dice. Non me ne vado per sempre. Solo per un po. Riparliamone tra qualche
giorno. Se ci rifletti, arriverai alla stessa conclusione. Non ti sembrer cos male. E allora potremo
affrontare la situazione insieme, e capire cosa ne sar di noi. Solo che non potr essere
Amore?
Una relazione. Una frequentazione. Chiamala come preferisci.
Si alza. Io invece sono inchiodato alla panchina.
Ne riparleremo mi rassicura.
Ne riparleremo le faccio eco. Ma le mie parole risuonano nel vuoto.
Non vuole lasciarmi cos. Rester finch non le far capire che sto bene, che sopravvivr.
Rhiannon, ti amo dico.
E io amo te.
Non  questo il problema, mi spiega.
Ma non  neppure la soluzione.
Volevo lamore per conquistare la vita. Ma lamore non pu conquistare la vita. Di per s,
lamore  impotente.
Deve poter contare su di noi, prima di lanciarsi alla conquista.
Arrivo a casa e trovo la madre di Lisa in cucina. Sta preparando la cena, c un profumo
meraviglioso, ma non riuscir a sedermi a tavola e a chiacchierare. Non riuscir mai a parlare. Non
credo di poter sopravvivere alle prossime ore senza mettermi a urlare.
Le dico che non mi sento bene e vado di sopra.
Mi chiudo in camera di Lisa, e ho la sensazione che la mia condizione non potrebbe essere
diversa. Rinchiuso in una stanza. Intrappolato dentro me stesso.
...
.
...
Giorno 6027.
...
.
...
La mattina dopo mi sveglio con una caviglia rotta. Per fortuna  rotta da un po, e le stampelle
sono accanto al letto.  la sola parte di me che, in questi ultimi giorni, sembra voler guarire.
Non posso farne a meno: controllo la posta elettronica. Rhiannon non ha scritto. Mi sento solo.
Del tutto solo. Ma poi mi rendo conto che al mondo c unaltra persona che ha una vaga idea di chi io
sia. Controllo se mi abbia scritto di recente.
 cos. I messaggi di Nathan da leggere sono ormai una ventina, uno pi disperato del
precedente, per finire con:
Non ti chiedo altro che una spiegazione. Poi ti lascer in pace. Ma devo sapere.
Gli rispondo.
Daccordo. Dove vuoi che ci incontriamo?
Con la caviglia rotta Kasey non pu guidare. E Nathan non ha il permesso di guidare perch 
ancora nei guai per via della fuga di cui non ricorda nulla. Perci dovremo farci accompagnare dai
rispettivi genitori. E malgrado non abbia dato loro modo di crederlo, i miei presumono che si tratti di
un appuntamento.
Il problema  che Nathan si aspetta un ragazzo di nome Andrew, perch cos gli ho detto
lultima volta. Se voglio raccontargli la verit, per, essere Kasey mi sar daiuto.
Ci incontreremo in un ristorante messicano vicino a casa mia. Volevo un luogo pubblico, dove i
nostri genitori potessero lasciarci senza preoccupazioni. Ed ecco che entra Nathan. Anche lui  vestito
come se avesse un appuntamento  indossa abiti casual, ma  evidente che abbia cercato di presentarsi
al meglio. Sollevo una stampella, gli faccio un cenno. Sapeva delle stampelle, ma non si aspettava una
ragazza. Volevo dirglielo di persona, credo.
Si avvicina con aria molto confusa.
Nathan dico mentre arriva. Siediti.
Tu sei Andrew?
Posso spiegarti. Siediti.
Il cameriere percepisce la tensione e si precipita sommergendoci di offerte. I nostri bicchieri
dellacqua presto sono pieni. Ordiniamo da bere. Poi siamo costretti a parlare.
Sei una ragazza dice.
Mi scappa da ridere. Il pensiero di essere stato posseduto da una ragazza lo fa impazzire. Come
se questo potesse fare qualche differenza.
A volte dico. Il che non fa che confonderlo ancora di pi.
Chi sei? chiede.
Te lo dir rispondo. Promesso. Ma prima ordiniamo da mangiare.
Non mi fido di Nathan, ma gli lascio intendere il contrario perch voglio instaurare un clima di
reciproca fiducia. Certo, sto comunque correndo un rischio, ma non riesco a immaginare un altro modo
per metterlo a suo agio.
Soltanto unaltra persona  al corrente della mia storia esordisco, poi gli racconto chi sono. E
come funziona. Dopodich torno a quel giorno, quando ero nel suo corpo. Gli racconto perch so che
non riaccadr.
A differenza di Rhiannon, Nathan non dubita di me perch le mie spiegazioni gli sembrano
perfette. Si adattano alla sua esperienza.  ci che ha sempre sospettato. Chiss come lho indotto a
ricordare. Non so perch, ma quando la mia mente e la sua si sono accordate sulla storia da
confezionare, hanno lasciato una crepa. E adesso io la sto riempiendo.
Quando arrivo in fondo, Nathan  a corto di parole.
Perci be allora domani non sarai pi lei?
No.
E lei?
Avr un altro ricordo di oggi. Magari penser di essere uscita con un ragazzo, e che
lappuntamento non  andato come sperava. Non si ricorder di te. Avr solo una vaga idea della
persona che ha incontrato, abbastanza da sapere cosa rispondere se i suoi genitori dovessero
chiederglielo. Ma non avr mai la sensazione di essersene andata per un giorno.
Allora perch io lho avuta?
Forse perch ho lasciato il tuo corpo allimprovviso. Forse perch non ho gettato le basi per un
ricordo preciso. O forse perch tu volevi trovarmi. Non saprei.
La cena, arrivata mentre parlavamo,  ancora sul tavolo, grossomodo intatta.
 incredibile dice Nathan.
Non devi dirlo a nessuno lo avverto. Mi fido di te.
Lo so, lo so. Annuisce con aria assente, e inizia a mangiare.  una cosa tra me e te.
Finita la cena, Nathan mi dice che parlare con me e sapere la verit gli  stato utile. Mi chiede
se possiamo rivederci domani, per vedere con i propri occhi il passaggio da un corpo allaltro. Gli
rispondo che non posso garantirglielo, ma che ci prover.
I nostri genitori vengono a prenderci. Nel tragitto verso casa la mamma di Kasey mi chiede
com andata.
Bene... credo le dico.
Sono le uniche parole sincere che pronuncio lungo tutto il tragitto.
...
.
...
Giorno 6028.
...
.
...
Il giorno dopo, una domenica, mi sveglio e sono Ainsley Mills. Allergica al glutine,
aracnofobica, fiera padrona di tre terrier scozzesi. Due dei quali dormono nel suo letto.
In circostanze normali mi verrebbe naturale pensare che sar una giornata come unaltra.
Nathan mi manda unemail, vuole vedermi. Se ho la macchina potrei andare da lui. I suoi
genitori resteranno fuori tutto il giorno, perci non pu farsi accompagnare.
Rhiannon non mi scrive, cos vado da Nathan.
Ainsley dice ai suoi genitori che far shopping con le amiche. Loro non approfondiscono. Le
danno le chiavi dellauto di sua madre, e le dicono di non tornare tardi. Dovr fare da babysitter alla
sorella dalle cinque in poi.
Sono le undici. Ainsley li rassicura che torner per tempo.
Sono a un quarto dora da Nathan. Non star da lui molto. Devo solo dimostrargli di essere la
stessa persona di ieri. E basta. Non ho altro da offrirgli. Il resto sta a lui.
Sembra sorpreso quando, dopo aver aperto la porta, mi vede. Forse non ci credeva per davvero,
ma adesso ha la verit davanti agli occhi.  nervoso, e penso che sia perch siamo a casa sua. La
riconosco, ma ha gi cominciato a confondersi con le altre case in cui sono stato. Se Nathan mi
accompagnasse in anticamera e chiudesse tutte le porte, non saprei dire quale stanza si nasconde dietro
a ciascuna.
Nathan minvita in soggiorno.  il luogo dove si accolgono gli ospiti, e anche se sono stato lui
per un giorno, rimango comunque un ospite.
Allora sei davvero tu dice. In un corpo diverso.
Annuisco e mi siedo sul divano.
Vuoi da bere?
Dellacqua andr benissimo. Non gli dico che ho intenzione di andarmene subito, e che lacqua
probabilmente non  necessaria.
Mentre Nathan va a prendermi da bere, osservo le fotografie di famiglia in bella mostra. Nathan
non sembra mai a suo agio proprio come suo padre. Soltanto sua madre  radiosa.
Nathan sta tornando in soggiorno, e siccome non ho sollevato lo sguardo ho un sussulto quando
sento una voce diversa dalla sua. Sono felicissimo di avere lopportunit di incontrarti.
 un uomo dai capelli argento, e abiti grigi. Porta la cravatta, ma allentata. Per lui 
unoccasione informale. Costringo il corpo leggero di Ainsley a mettersi in piedi, ma non riesco a
portare gli occhi allaltezza dei suoi.
Ti prego dice il reverendo Poole, non c bisogno che ti alzi. Sediamoci.
Si chiude la porta alle spalle, e si accomoda su una poltrona che sta tra me e la porta.  grosso
due volte Aisley, perci se volesse bloccarmi, ci riuscirebbe senza problemi. La domanda  se ne abbia
intenzione. Se me lo chiedo, per, significa che listinto sta cercando di avvertirmi. Forse  davvero il
caso di allarmarsi.
Decido di attaccare.
 domenica dico. Non dovrebbe essere in chiesa?
Sorride. Ho cose pi importanti da fare qui.
Cappuccetto Rosso dovessersi sentita cos, quando ha incontrato per la prima volta il grosso
lupo cattivo. Deve aver provato intrigo e terrore.
Che cosa vuole?
Accavalla le gambe. Be, Nathan mi ha raccontato una storia molto interessante, e mi
domandavo se fosse vera.
Negare non servir. Nathan non avrebbe dovuto parlarne con nessuno! dico a voce alta, con
la speranza che Nathan possa sentirmi.
Tu hai lasciato Nathan nellincertezza per mesi. Io gli ho offerto delle risposte.  ovvio che
abbia voluto confidarsi con me, una volta ascoltata una storia del genere.
 chiaro che Poole ha uno scopo, ma non so ancora quale.
Non sono il diavolo dico. N un demonio. Non sono nessuna delle creature che lei vuole che
io sia. Sono soltanto una persona. Una persona che prende in prestito la vita degli altri per un giorno.
E non riconosci, in questo, il diavolo allopera?
Scuoto il capo. No. Dentro Nathan non cera il diavolo. E non c il diavolo in questa ragazza.
Ci sono solo io.
 qui che ti sbagli dice Poole. S, tu sei dentro i loro corpi. Ma cosa si nasconde dentro di te,
amico mio? Cosa pensi di essere? Non credi che possa essere opera del diavolo?
Scandisco le parole. Quello che faccio non  opera del diavolo.
Poole scoppia a ridere.
Rilassati, Andrew. Rilassati. Tu e io siamo dalla stessa parte.
Mi alzo di scatto. Bene. Allora mi lasci andare.
Faccio per andarmene, ma come avevo previsto Poole mi si mette davanti; fa indietreggiare
Ainsley con uno spintone, costringendola a sedersi di nuovo sul divano.
Non cos in fretta dice. Non abbiamo finito.
Dalla stessa parte. Come no.
Ecco il ghigno. E un lampo nei suoi occhi. Non so di cosa si tratti, ma mi paralizza.
Ti conosco bene, pi di quanto tu non sia disposto a credere dice Poole. Pensi che si tratti di
un caso? Non sono un religioso zelante venuto per esorcizzare i tuoi demoni. Ti sei mai chiesto perch
sto catalogando queste esperienze? Secondo te che cosa sto cercando? La risposta sei tu, Andrew. E
altri come te.
Sta bluffando. Non c altra spiegazione.
Non ci sono altri come me gli dico.
I suoi occhi lampeggiano di nuovo. Al contrario. Il fatto che tu sia diverso, Andrew, non
significa che tu sia unico.
Non so di cosa stia parlando. Non voglio saperlo.
Guardami ordina.
Ubbidisco. Lo guardo dritto negli occhi. So che cosa sta per dire.
 stupefacente che tu non abbia ancora scoperto come farlo durare per pi di un giorno. Non
hai idea del tuo potere.
Indietreggio. Tu non sei il reverendo Poole dico, incapace di controllare il tremolio della voce
di Ainsley.
Lo sono oggi. Lo ero ieri. Domani, chiss. Devo ancora valutare quale corpo si adatti meglio a
me. Ma questo mi mancher.
Vuole farmi attraversare una soglia, ma non so cosa si nasconda dallaltra parte.
Ci sono modi migliori per vivere la tua vita continua. Io posso mostrarti come.
Nei suoi occhi c consapevolezza, s, ma anche malizia. E dellaltro. Un grido. Come se il vero
reverendo Poole fosse l dentro, da qualche parte, e stesse cercando di mettermi in guardia.
LEVAMI LE MANI DI DOSSO dico, alzandomi di nuovo.
Sembra divertito. Non ti sto toccando. Sono seduto qui. Stiamo solo parlando.
Levami le mani di dosso! dico a voce pi alta, e inizio a strapparmi la camicetta facendo
saltare i bottoni.
Cosa?
Levami le mani di dosso! urlo, e il mio urlo  un singhiozzo, e il singhiozzo  una richiesta
daiuto. E come speravo Nathan lo sente, stava origliando, e la porta del salotto si spalanca. Eccolo. In
tempo per vedermi urlare e piangere nella mia camicetta strappata, mentre Poole  in piedi e mi fissa
coi suoi occhi criminali.
Ho scommesso sulla rispettabilit di Nathan. Lavevo intravvista mentre mi trovavo dentro di
lui, e adesso il suo senso del decoro lo sprona, lo spinge a farsi avanti. Invece di scappare, o di chiudere
la porta e ascoltare ci che Poole ha da dirgli, Nathan urla: Cosa sta facendo? Dopodich tiene la
porta aperta perch io possa fuggire, e impedisce al reverendo  o a chiunque si celi dentro di lui  di
acciuffarmi mentre mi precipito fuori. Nathan raduna le forze necessarie per ostacolare Poole, e cos
facendo mi regala secondi cruciali. Quando Poole arriva sul praticello davanti alla casa, ho gi infilato
le chiavi nellaccensione.
Scappare non ti servir! grida Poole. Sarai tu a cercarmi! Lo hanno fatto anche tutti gli
altri!
Tremo, accendo la radio, e copro le sue parole con una canzone, col rumore della macchina che
si allontana.
Non voglio credergli. Devo convincermi che si tratti di un attore, un ciarlatano, un impostore.
Eppure, quando lho guardato da vicino, dentro di lui ho intravvisto unaltra persona. Lho
riconosciuta, proprio come Rhiannon ha riconosciuto me.
Ma ho intravvisto anche un pericolo.
Ho intravisto qualcuno che non gioca secondo le mie regole.
Sono fuggito, ma sarei voluto restare. Vorrei aver dato a Poole la possibilit di spiegarsi.
Adesso mi pongo domande che non mi sono mai posto, e Poole potrebbe custodire le risposte.
Ma se fossi rimasto un solo altro minuto, non sarei pi riuscito a scappare. E avrei segnato il
destino di Ainsley con lo stesso tormento di Nathan, se non peggiore. Se fossi rimasto, chiss di cosa
sarebbe stato capace Poole. Chiss cosa avremmo potuto fare ad Ainsley noi due insieme.
Forse ha mentito. Non devo dimenticare che potrebbe mentire.
Non sono lunico.
Devo impedire a questidea di insinuarsi tra i miei pensieri. Forse esistono altri come me e sono
passati per le stesse scuole, le stesse stanze, le stesse famiglie, ma non potr mai saperlo perch le
persone come me proteggono bene il loro segreto.
Ricordo quel ragazzo del Montana la cui storia somigliava molto alla mia. Era vera? O era solo
una trappola di Poole?
Ne esistono altri.
Potrebbe cambiare tutto.
O non cambiare nulla.
Mentre torno a casa di Ainsley capisco che la decisione spetta soltanto a me.
...
.
...
Giorno 6029.
...
.
...
Il giorno dopo Darryl Drake  molto distratto.
Faccio in modo che arrivi a scuola, e che dica le cose giuste quando viene il suo turno. I suoi
amici per ripetono che sembra altrove. Durante gli allenamenti di atletica, lallenatore lo rimprovera
pi volte perch non si sta concentrando abbastanza.
Che cosa ti passa per la testa? gli chiede Sasha, la sua ragazza, quando Darryl la accompagna
a casa.
Credo di non essere molto presente oggi le dice lui. Ma torner domani.
Trascorro il pomeriggio e la sera al computer. I genitori di Darryl sono al lavoro e suo fratello al
college, quindi ho la casa per me.
La mia storia  a tutta pagina sul sito di Poole, un resoconto di ci che ho detto a Nathan, ma
imbastardito da alcuni errori che potrebbero essere imputabili sia a Nathan, che forse ha omesso
qualcosa, sia a Poole, che forse vuole mettermi pressione.
Esco dal sito e cerco informazioni sul reverendo, ma non ho molta fortuna. Non sembra essersi
esposto molto prima della possessione demoniaca di Nathan. Studio le fotografie che risalgono a prima
del mio giorno nel corpo di Nathan e le confronto con quelle scattate dopo, alla ricerca di qualche
differenza. Sembra la stessa persona. La piattezza delle immagini non mi permette di studiare gli occhi.
Torno al sito del reverendo e leggo a fondo tutte le storie, cercando di ritrovarmici e di
riconoscere i miei simili. C la testimonianza di una coppia, sempre del Montana, e altre esperienze
che potrebbero ricordare la mia se ci che dice Poole corrisponde a verit: il limite di un giorno  per i
neofiti, e pu essere chiss come superato.
 quello che vorrei, naturalmente. Restare per sempre in un corpo. Condurre una sola vita.
Ma  anche ci che non voglio, perch non posso fare a meno di pensare alla persona nel cui
corpo deciderei di restare. La sua esistenza sinterromperebbe di colpo? La sua anima verrebbe
cacciata, e comincerebbe a passare da un corpo allaltro? In altre parole, i nostri ruoli sinvertirebbero?
Non immagino nulla di pi triste di aver sempre avuto un unico corpo e poi, allimprovviso, di doverne
cambiare uno al giorno. Dalla mia ho quantomeno la consolazione di non aver mai vissuto in maniera
diversa; se avessi dovuto abbandonare qualcosa, prima di intraprendere questa mia esistenza nomade,
allora ne sarei uscito annientato.
Sarebbe una scelta semplice, se non coinvolgesse altre persone. Ma non  cos che va il mondo?
Si finisce sempre per coinvolgere qualcun altro.
C unemail di Nathan.  dispiaciuto per ieri. Credeva che il reverendo Poole volesse aiutarmi.
Adesso non  pi sicuro di nulla.
Gli rispondo che non  colpa sua, e che deve tenersi alla larga dal reverendo. Deve tornare a una
vita normale.
Gli dico anche che questa  la mia ultima email. Non sto a spiegargli che non posso fidarmi di
lui. Pu arrivarci da solo.
Una volta spedita lemail, inoltro tutte le altre al mio nuovo indirizzo di posta. Dopodich
chiudo il vecchio account. E cos alcuni anni della mia vita svaniscono. Il filo rosso che teneva unita la
mia esistenza  perduto.  sciocco avere nostalgia di un indirizzo email, ma  proprio ci che provo. Il
mio passato non ha molti elementi, perci quando uno di loro scompare non posso che rimpiangerlo.
Pi tardi, quella sera, ricevo unemail di Rhiannon.
Come stai?
R
Tutto qui. Vorrei raccontarle cosho passato nelle ultime quarantotto ore. Vorrei parlarle degli
ultimi due giorni e valutare la sua reazione, capire se si rende conto di quanto significhino per me.
Vorrei il suo aiuto. Una rassicurazione.
Ma non credo che sia ci che vuole Rhiannon. E non posso coinvolgerla a meno che non sia lei
a deciderlo. Perci le rispondo:
Ho avuto due giorni difficili. A quanto pare potrebbero esserci altri come me. Il pensiero mi
tormenta.
A
La notte ha ancora qualche ora davanti a s, ma Rhiannon non la impiega per tornare da me.
...
.
...
Giorno 6030.
...
.
...
Mi sveglio a due citt da lei, tra le braccia di unaltra.
Faccio attenzione a non svegliare la ragazza che mi stringe a s. Ha gli occhi nascosti da
ciocche di capelli giallo canarino. Avverto il battito del suo cuore contro la schiena. Si chiama Amelia,
e ieri sera  entrata di nascosto dalla finestra pur di stare con me.
Mi chiamo Zara, o almeno cos ho deciso di ribattezzarmi. I miei avevano scelto Clementine, e
ho amato quel nome fino allet di dieci anni. Poi ho cominciato a sperimentare, e Zara  il nome che
mi  rimasto addosso. La Z  sempre stata la mia lettera preferita, e ventisei  il mio numero preferito.
Amelia si agita sotto le coperte. Che ora ? chiede un po intontita.
Le sette le dico.
Invece di alzarsi si rannicchia contro di me.
Potresti essere tanto gentile da ispezionare la casa e capire dov tua madre? Non vorrei uscire
da dove sono entrata. Di mattina ho meno coordinazione che di notte, e sono sempre pi ispirata
quando ho un appuntamento con una fanciulla.
Okay le dico. Per ringraziarmi Amelia mi bacia sulla spalla nuda.
La dolcezza tra due persone pu rendere laria pi dolce, la stanza pi dolce, il tempo stesso pi
dolce. Mentre scendo dal letto e mi infilo una maglietta oversize, percepisco attorno a me una felicit
febbrile: nulla della notte appena trascorsa  andato perduto. Mi sono svegliato nel benessere che
Amelia e Zara hanno creato.
Mi avventuro in punta di piedi in corridoio e origlio alla porta della camera di mia madre.
Riconosco il suo respiro nel sonno, ma non ci sono altri rumori: la situazione sembra tranquilla.
Quando torno in camera, Amelia mi sta aspettando a letto, le lenzuola scostate. Ci sono lei, la sua
T-shirt e la sua biancheria intima. Ho la sensazione che Zara non si lascerebbe mai scappare
unoccasione cos. Sintrufolerebbe nel letto, accanto ad Amelia, ma non penso di poterlo fare al posto suo.
Dorme le dico.
Dorme del tipo: sono-al-sicuro-se-mi-faccio-una-doccia?
Penso di s.
Vuoi farla per prima, per seconda, o insieme?
Vai pure tu per prima.
Scende dal letto, e lungo il tragitto verso la porta si ferma a darmi un bacio. La sua mano si
muove sotto la mia maglietta oversize, e non resisto, mi abbandono, la bacio ancora.
Sicura? mi chiede.
Tu per prima.
E poi, non appena esce dalla camera, avverto la sua mancanza. Proprio come la avvertirebbe
Zara.
Vorrei che fosse Rhiannon.
Amelia sgattaiola fuori mentre sono sotto la doccia. Dopodich, venti minuti pi tardi, rieccola
alla porta di casa. Mi d un passaggio per andare a scuola. Mia madre ormai  sveglia, in cucina;
quando ha visto Amelia attraversare il vialetto ha sorriso.
Chiss cosa immagina.
Trascorriamo quasi tutta la giornata insieme, ma senza che ci condizioni i nostri rapporti con
gli altri. Semmai fagocitiamo gli amici nel sentimento che ci lega. Esistiamo come individui. Come
coppia. Come elementi di un trio, di un quartetto, e cos via. Sembra perfetto.
Non riesco a levarmi dalla testa Rhiannon. Ripenso a quando mi ha detto che le sue amiche non
avrebbero mai potuto conoscermi. E che nessunaltro avrebbe potuto farlo. Che non avremmo avuto
nientaltro allinfuori di noi, per sempre.
Comincio a capire cosa intendesse, e quanto sia triste.
E anche se non sta nemmeno ancora succedendo, inizio gi a sentire un po di quella tristezza.
Alla settima ora Amelia ha unora libera, io educazione fisica. Quando ci rincontriamo, mi
mostra dei libri. Li ha presi per me, credeva che potessero piacermi.
Conoscer mai Rhiannon cos bene?
Dopo la scuola, Amelia ha gli allenamenti di basket. Di solito laspetto facendo i compiti, ma a
guardarla mi viene nostalgia di Rhiannon, decido di chiederle in prestito la macchina con la scusa di
sbrigare qualche commissione.
Amelia mi allunga le chiavi, e non fa domande.
Impiego venti minuti per arrivare alla scuola di Rhiannon. Parcheggio al solito posto mentre
gran parte delle auto si avvia ormai nella direzione contraria. Trovo un punto dove sedermi e tengo
docchio lingresso nella speranza che Rhiannon non se ne sia gi andata.
Non le parler. Non voglio ricominciare daccapo. Voglio soltanto vederla.
Cinque minuti dopo eccola, sta chiacchierando con Rebecca e un paio di altre amiche. Non
riesco a sentire quello che si dicono, ma sono molto prese dalla conversazione.
Rhiannon non ha laria di qualcuno che ha perso qualcosa di recente. Non sembrano esserci
note stonate nella sua vita. Tutto a un tratto alza gli occhi e si guarda attorno. In quel momento mi
convinco che stia guardando me. Per non saprei dire che cosa accade subito dopo perch distolgo in
fretta lo sguardo e rimango a fissare altrove. Non voglio che veda i miei occhi.
Se lei lha superata, devo superarla anchio.
Prima di tornare da Amelia mi fermo al supermercato. Zara sa cosa le piace, quali snack. Faccio
scorta, e prima di rientrare a scuola dispongo il tutto sul cruscotto in modo da formare il suo nome. ,
credo, ci che Zara vorrebbe che facessi.
Non sono sincero. Avrei voluto che Rhiannon si accorgesse di me. Anche se ho distolto lo
sguardo, avrei voluto che si avvicinasse, e si comportasse come Amelia si comporterebbe con Zara
dopo aver trascorso tre ore lontano da lei.
So che non accadr mai. E la consapevolezza  una luce troppo abbagliante perch io riesca a
vedere che cosa si nasconde al di l.
Amelia  felicissima dello spettacolo sul cruscotto, e insiste per portarmi a cena. Chiamo a casa
e informo mia madre, che non sembra contrariata.
Amelia si  resa conto che sono presente solo a met, ma se laltra met di me ha bisogno di
essere altrove, lei  disposta ad accettarlo. Durante la cena riempie i silenzi raccontando qualche
aneddoto di oggi, alcuni reali e altri del tutto inventati; mi lascia indovinare quali siano gli uni, e quali
gli altri.
Stiamo insieme da sette mesi. Ma considerata la quantit di ricordi collezionati da Zara sembra
molto tempo.
Ecco ci che voglio, penso.
Ma non posso fare a meno di aggiungere: Ecco ci che non potr mai avere.
Posso chiederti una cosa? dico ad Amelia.
Sicuro. Cosa?
Se mi svegliassi in un corpo diverso ogni giorno, e se tu non potessi sapere quale sar il mio
aspetto domani, mi ameresti comunque?
Non indugia, n si comporta come se si trattasse di una domanda assurda. Anche se tu fossi
verde, e avessi la barba e unappendice maschile tra le gambe. Anche se le tue sopracciglia fossero
arancioni e avessi un neo grande quanto la guancia, e un naso che mi si conficcasse nellocchio ogni
volta che ti bacio. Anche se pesassi trecento chili e avessi una pelliccia da Dobermann sulle braccia. Ti
amerei comunque.
E io lo stesso le dico.
Dirlo  facile, perch non accadr mai.
Prima di salutarci Amelia mi bacia con tutta se stessa. E io cerco di ricambiare con tutto ci che
vorrei essere.
Ecco la nota felice, continuo a pensare.
Ma proprio come un suono, la nota comincia a svanire non appena si libra nellaria.
Quando rimetto piede in casa, la mamma di Zara dice: Potevi invitare Amelia a entrare.
Le dico che lo so, poi mi precipito in camera perch  troppo: tanta felicit non pu che
avvilirmi. Chiudo la porta e comincio a singhiozzare. Rhiannon ha ragione. Non potr mai avere tutto
questo.
Non controllo neppure le email.  meglio non sapere, in ogni caso.
Amelia chiama per augurarmi la buonanotte. Lascio che parta la segreteria telefonica. Prima di
rispondere devo ritrovare la calma e rientrare nei panni di Zara.
Mi dispiace le dico quando la richiamo. Stavo parlando con mia madre. Secondo lei dovresti
venire da noi pi spesso.
Entrando dalla finestra della tua camera o dalla porta dingresso?
La porta dingresso.
Be, a quanto pare stiamo facendo dei progressi.
Sbadiglio, e mi scuso per averlo fatto.
Non c bisogno di scusarsi, dormigliona. Sognami, okay?
Lo far.
Ti amo dice.
Ti amo.
E poi riattacchiamo, perch non resta altro da dire.
Voglio restituire a Zara la sua vita. Anche se sento di meritare qualcosa di simile, non lo merito
a sue spese.
Decido che ricorder tutto. Non il mio malcontento. Ma la felicit che lha causato.
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Giorno 6031.
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Mi sveglio febbricitante, indolenzito, inquieto.
La madre di July entra per sincerarsi del suo stato. Ieri sera la figlia sembrava stare meglio.
 malata, o ha il cuore spezzato?
Non saprei.
Secondo il termometro  tutto nella norma, ma non  cos.
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Giorno 6032.
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Unemail da parte di Rhiannon. Finalmente.
Vorrei rivederti, ma non sono sicura che sia la cosa giusta. Vorrei sapere come stai, ma temo
che cos ricominceremo daccapo. Ti amo, davvero, ma ho paura che il mio amore per te possa
diventare troppo importante. Perch finirai sempre per lasciarmi, A. Non possiamo negare levidenza.
Finirai sempre per lasciarmi.
R
Non so cosa rispondere, quindi tento di perdermi in Howie Middleton; a pranzo ha litigato con
la sua ragazza perch non passa mai del tempo con lei. Howie non aveva molto da ribattere.
Devo andare, penso. Se esistono cose che qui non potr mai avere, ne esistono altre che non
scoprir certo restandomene qui. Cose che ho bisogno di scoprire.
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Giorno 6033.
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La mattina dopo mi sveglio e sono Alexander Lin. Scatta la sveglia, e parte una canzone che mi
piace. Il risveglio  pi facile, cos.
Anche la sua camera mi piace. Le mensole sono stracariche di libri, alcuni con la costa rovinata
dalle riletture. In un angolo ci sono tre chitarre; una  elettrica, ancora attaccata allamplificatore da ieri
sera. In un altro angolo c un divano verde lime, e intuisco che  l che i suoi amici si stravaccano:  la
loro casa lontano da casa. Ci sono post-it con citazioni di vario genere sparsi dappertutto. Sul computer
di Alexander c una frase di George Bernard Shaw: La danza  lespressione perpendicolare di un
desiderio orizzontale. Alcuni dei post-it sono scritti con la sua grafia, altri sono degli amici. Io sono il
tricheco. Io sono Nessuno  Tu chi sei? Che tutti i sognatori sveglino la nazione.
Ancora prima di aver fatto la sua conoscenza, Alexander Lin mi ha fatto sorridere.
I suoi genitori sono felici di vederlo. Ho la sensazione che siano sempre felici di vederlo.
Sicuro che starai bene durante il weekend? mi chiede sua madre. Dopodich apre il
frigorifero, dove ha stipato almeno un mese di provviste. Penso che possa bastare, ma se ti serve
qualcosa, usa i soldi nella busta.
Manca qualcosa. Ho la sensazione di dover fare qualcosa. Accedo in Alexander e scopro che
domani  lanniversario dei Lin. Andranno in viaggio per festeggiare. E il regalo di Alexander  in
camera sua.
Un secondo dico. Corro di sopra e lo trovo nella cabina armadio: un pacchetto addobbato di
post-it, ciascuno con una delle frasi che i suoi genitori gli hanno ripetuto nel corso degli anni, da A per
Ape, a Ricordati sempre di controllare dallo spioncino. E questa  soltanto la confezione. Quando porto
gi il pacchetto, il signore e la signora Lin lo aprono e trovano dieci ore di musica per il loro viaggio da
dieci ore, e anche dei biscotti che Alexander ha cucinato per loro.
Il padre di Alexander lo avvolge in un abbraccio per dirgli grazie, e anche sua madre si unisce.
Per un momento dimentico chi sono realmente.
Anche larmadietto di Alexander  ricoperto di post-it con citazioni, un arcobaleno di parole
scritte a mano. Il suo miglior amico, Mickey, lo saluta e gli offre met muffin  la parte di sotto, perch
a Mickey piace solo la parte di sopra. Questo, percepisco,  il loro rituale mattutino.
Mickey inizia a raccontarmi di Greg, un ragazzo per il quale ha una cotta da secoli, dove secoli
significa perlomeno tre settimane. Mi viene la voglia perversa di raccontare a Mickey di Rhiannon, a
due citt da qui. Accedo e scopro che al momento Alexander non ha cotte, ma se ne avesse sarebbero
femminili. Mickey non  un impiccione, comunque, e presto ecco sopraggiungere altri amici. Le
chiacchiere si concentrano sulla prossima Battle of the Bands; a quanto pare Alexander suoner in
almeno tre dei gruppi concorrenti, incluso quello di Mickey.  il genere di ragazzo che ha sempre
voglia di contribuire quando centra la musica.
La giornata prosegue, e non posso ignorare la sensazione che Alexander  il genere di persona
che io stesso cerco di essere. Ma uno degli aspetti pi decisivi della sua personalit  la sua capacit di
farsi trovare se c bisogno di lui. Di esserci sempre per gli altri. I suoi amici confidano in lui, e lui
confida in loro  il semplice equilibrio su cui sono costruite molte vite.
Decido di controllare se  davvero cos. Trascuro la lezione di matematica e mi concentro sui
ricordi di Alexander. Accedere in lui  lo stesso che accendere un migliaio di televisori nello stesso
momento, perci  come se vedessi molte parti di lui contemporaneamente. I ricordi belli. I ricordi
spiacevoli.
La sua amica Cara lo chiama perch  incinta; Alexander non  il padre, ma Cara si fida pi di
lui che del padre. Il pap di Alexander non vuole che il figlio trascorra troppo tempo in compagnia
della chitarra, gli dice che la musica  una vocazione che non lo porter lontano. Alexander beve la sua
terza lattina di Red Bull per cercare di finire un tema alle quattro del mattino dopo che  rimasto fuori
con gli amici fino alluna. Si arrampica su per la scala di una casa sullalbero. Lo bocciano al test per la
patente, e Alexander tenta di ricacciare indietro le lacrime mentre listruttore glielo comunica.  da
solo in camera sua, continua a suonare lo stesso accordo con la chitarra acustica cercando di capire che
cosa significhi. Ginny Dulles lo lascia, gli dice che le piace come amico, ma la verit  che le piace
molto di pi Brandon Rogers. Alexander  sul sedile di unaltalena, ha sei anni, va sempre pi su finch
non si convince che ci siamo,  la volta che voler. Eccolo infilare qualche banconota nel portafogli di
Mickey mentre lamico non guarda, perch pi tardi abbia i soldi per pagare la sua parte del conto. A
Halloween, Alexander si veste da uomo di latta. Sua madre si  scottata la mano col forno e lui non sa
cosa fare. La mattina dopo aver preso la patente, Alexander guida fino alloceano per vedere lalba, ed
 lunico in spiaggia.
Mi fermo. Mi fermo qui. Ritorno in me. Non so se posso farcela.
 difficile non lasciarmi tentare da Poole: se potessi restare in questa vita, sceglierei di farlo?
Ogni volta che mi pongo la domanda, per, dalla vita di Alexander torno di colpo alla mia. Mi  venuta
unidea, e quando unidea si radica non  facile liberarsene.
E se davvero esistesse un modo per restare?
Ciascuno di noi incarna unopportunit. I romantici disperati lo percepiscono con maggiore
precisione, ma anche gli altri alla fine devono arrendersi al fatto che lunico modo per cavarsela in
questa vita  vedere ogni persona come unopportunit. E pi osservo lAlexander che il mondo,
riflettendolo, mi restituisce, pi mi si presenta come unopportunit. Il suo modo di essere si basa su ci
che pi conta per me: cortesia; creativit; partecipazione nel mondo; un senso del dovere nei confronti
delle opportunit che gli stanno attorno.
 quasi trascorsa met della giornata. Non ho molto tempo per capire cosa fare delle
opportunit di Alexander.
Lorologio non la smette di ticchettare. A volte non lo si sente, altre invece lo si sente eccome.
Mando unemail a Nathan e gli chiedo lindirizzo di Poole. Mi risponde subito. Invio a Poole
qualche semplice domanda.
Ricevo unaltra immediata risposta.
Mando unemail a Rhiannon e le dico che passer nel pomeriggio.
Le dico che  importante.
Mi dice che ci sar.
Alexander deve dire a Mickey che salter le prove dopo la scuola.
Un appuntamento a luci rosse? chiede Mickey, scherzando.
Alexander sorride con aria complice e se ne va.
Rhiannon mi sta aspettando alla libreria.  diventato il nostro ritrovo.
Mi riconosce non appena entro. I suoi occhi mi seguono mentre mi avvicino. Non sorride, ma io
s. Sono felicissimo di vederla.
Ehi dico.
Ehi dice.
Anche lei aveva voglia di vedermi, ma non  convinta di aver fatto bene a venire. Anche lei 
felice, ma teme che questa felicit possa presto tramutarsi in rammarico.
Ho unidea le dico.
Cosa?
Facciamo finta che questa sia la prima volta. Facciamo finta che tu sia venuta per comprare un
libro, e mi hai incontrato. Tu mi piaci. Io ti piaccio. Adesso ci sediamo per bere un caff. Ci sembra
giusto. Tu non sai che io cambio corpo ogni giorno. Io non so nulla del tuo ex o del resto. Siamo
soltanto due persone che sincontrano per la prima volta.
Ma perch?
Perch cos riusciremo a goderci il pomeriggio. E non dovremo parlare di altro. Perch cos
staremo insieme davvero. Ci divertiremo.
Non capisco il motivo
Niente passato. Niente futuro. Solo il presente. Dagli una chance.
Sembra indecisa. Mi osserva con il pugno appoggiato sotto il mento. Alla fine decide.
Piacere di conoscerti dice. Ancora non capisce, ma star al gioco.
Sorrido. Piacere mio. Dove vogliamo andare?
Decidi tu dice. Qual  il tuo posto preferito?
Accedo in Alexander, ed ecco la risposta.  come se me la offrisse spontaneamente.
Il mio sorriso si allarga.
Conosco un posto dico. Ma prima avremo bisogno di provviste.
Siccome  la prima volta che ci incontriamo, non le racconto di Nathan o di Poole, di quant
successo o sta per succedere. Il passato e il futuro sono complicati. Il presente  semplice. E la
sensazione che provo, quando siamo noi due soltanto,  la semplicit.
Ci servono poche cose, ma prendiamo comunque un carrello e attraversiamo tutte le corsie del
supermercato. Non passa molto e Rhiannon salta a bordo; io comincio a spingerla. Andiamo il pi
veloce possibile.
Stabiliamo una regola: ogni corsia  una storia. In quella del cibo per animali, perci, Rhiannon
mi racconta di Swizzle, il malvagio coniglietto. Nella corsia della frutta e della verdura le racconto di
quel giorno al campo estivo in cui mi ero iscritto al gioco dellanguria, e di come languria,
appositamente unta, fosse poi schizzata via dalle braccia di tutti i contendenti finendomi diritta
sullocchio  il primo caso di aggressione da parte di un cocomero negli annali dellospedale. Nella
corsia dei cereali, le nostre autobiografie sono scandite dalle diverse variet di cereali mangiate nel
corso degli anni, dopodich tentiamo di risalire con precisione allanno in cui quei cereali che
coloravano il latte di azzurro avevano smesso di essere alla moda, ed erano diventati disgustosi.
Alla fine abbiamo abbastanza cibo per un festino vegetariano.
Forse  meglio se chiamo mia madre e le dico che mi fermo a cena da Rebecca dice
Rhiannon prendendo il telefono.
Dille che dormirai fuori le suggerisco.
Si blocca. Davvero?
Davvero.
Esita ancora.
Non sono sicura che sia una buona idea.
Fidati le dico. So quello che faccio.
Sai come mi sento.
S. Ma devi fidarti di me. Non voglio farti del male. Non potrei mai.
Rhiannon chiama sua madre, le dice che rester da Rebecca. Poi chiama Rebecca e si assicura
che la copertura non salti. Rebecca le chiede cosa sta succedendo. Rhiannon risponde che glielo
spiegher pi tardi.
Dille che hai incontrato un ragazzo le suggerisco quando ha ormai appeso.
Un ragazzo che ho appena conosciuto?
S dico, un ragazzo che hai appena conosciuto.
Torniamo a casa di Alexander. Nel frigorifero c a malapena spazio per i nostri acquisti.
Che bisogno cera di comprare altra roba? chiede Rhiannon.
Stamattina non ho guardato cosa cera, e volevo essere sicuro che non mancasse nulla.
Sai cucinare?
Non proprio. Tu?
Non proprio.
Scopriremo come fare. Ma prima voglio mostrarti una cosa.
La stanza di Alexander le piace tanto quanto piace a me. Ne sono sicuro. Rhiannon si perde
leggendo i post-it, fa correre le dita sul dorso dei libri. Il suo viso  il ritratto della gioia.
Poi si volta, e non possiamo negare levidenza: siamo in una camera da letto, e c un letto. Ma
non  per questo che lho portata qui.
 ora di cena le dico. La prendo per mano e ci avviamo insieme.
Cuciniamo ascoltando un po di musica. Ci muoviamo perfettamente coordinati. In tandem.
Non labbiamo mai fatto prima, ma troviamo il nostro ritmo, la nostra ripartizione dei compiti. Non
posso fare a meno di pensare che dovrebbe essere sempre cos: una piacevole condivisione dello
spazio, laccogliente silenzio del conoscersi. I miei genitori non ci sono, e la mia ragazza  venuta per
aiutarmi a preparare la cena. Eccola che taglia le verdure, inconsapevole della sua postura e della sua
chioma selvaggia, e neppure del mio sguardo colmo damore. Siamo in una bolla grande quanto la
cucina, ma la notte canta anche allesterno. Me ne accorgo quando guardo fuori dalla finestra, mentre
indovino il riflesso di Rhiannon sul vetro. Ogni cosa  al posto giusto, e il mio cuore ha voglia di
credere che tutto ci possa durare in eterno. Il mio cuore vuole renderlo vero, anche se qualcosa di
oscuro lo minaccia.
Quando finiamo di cucinare sono ormai le nove passate.
Apparecchio la tavola? chiede Rhiannon, indicandomi la sala da pranzo.
No. Ti devo portare nel mio posto preferito, ricordi?
Trovo due vassoi e ci sistemo sopra la cena. Rimedio perfino una dozzina di candele, e le faccio
strada. Usciamo dalla porta sul retro.
Dove andiamo? mi chiede una volta in cortile.
Guarda su le dico.
Non se ne accorge subito  c una sola luce, proviene dalla cucina, e quanto pi noi ci
allontaniamo, tanto pi la luce si affievolisce, come fosse il riverbero di un altro mondo; ma poi,
quando i nostri occhi si abituano alloscurit, anche lei riesce a vederla.
Bella dice, e si avvicina finch la casa sullalbero di Alexander non giganteggia sopra di noi.
La scala  sotto i nostri polpastrelli.
C un calapranzi, un sistema di leve per i vassoi dico. Salgo per primo e te lo mando gi.
Prendo due candele e mi arrampico veloce su per la scala. Linterno della casetta corrisponde
piuttosto fedelmente ai ricordi di Alexander.  una casa sullalbero, e una sala prove. In un angolo c
lennesima chitarra, e ci sono quaderni zeppi di testi di canzoni e di musica. C una lampadina; potrei
accenderla, ma preferisco le candele. Con il calapranzi tiro su i vassoi uno per volta. Quando il secondo
 al sicuro allinterno, Rhiannon mi raggiunge.
Non male, eh? le chiedo mentre lei si guarda attorno.
Gi.
 tutta sua. I suoi genitori non salgono mai quass.
La adoro.
Non ci sono tavoli n sedie, perci ci sediamo a gambe incrociate sul pavimento e mangiamo
luno di fronte allaltra a lume di candela. Non abbiamo fretta, assaporiamo il momento. Accendo altre
candele, e mi godo la visione di Rhiannon. Qui non abbiamo bisogno del sole o della luna. Rhiannon
risplende della propria luce.
Che c?
Mi faccio avanti e la bacio. Solo una volta.
Questo dico.
 il mio primo e unico amore. Molti sanno che il loro primo amore non sar lunico. Per me,
invece, Rhiannon incarna entrambi.  lunica opportunit che mi  concessa. Non riaccadr pi.
Qui non ci sono orologi, ma sono consapevole del correre dei minuti e delle ore. Persino le
candele complottano, consumandosi al consumarsi del tempo. Non fanno che ricordarmelo.
Voglio che sia questa la prima volta. Voglio che questo sia il primo appuntamento tra due
adolescenti. E vorrei gi immaginare un secondo appuntamento, e un terzo.
Ma ci sono cose da dire. E altre cose da fare.
Finita la cena Rhiannon sposta di lato i vassoi. Mi si avvicina. Pensavo che volesse baciarmi,
invece infila una mano in tasca ed estrae un blocchetto di post-it di Alexander. Prende una penna. Poi
disegna un cuore su un post-it, lo stacca dal blocchetto e me lo appiccica sul cuore.
Ecco dice.
Lo guardo. E rialzando gli occhi, guardo lei.
Devo dirti una cosa annuncio.
Intendo dire che voglio raccontarle tutto.
Le racconto di Nathan. E di Poole. Le racconto che potrei non essere lunico. Le racconto che
forse esiste un modo per restare pi a lungo in un corpo. Forse esiste un modo per non andare via.
Le candele si stanno esaurendo. Ci sto mettendo troppo. Quando finisco sono quasi le undici.
Allora puoi restare? mi chiede. Stai dicendo che rimarrai?
S rispondo. E no.
Quando il primo amore finisce, molti sanno gi che ne verranno altri. Loro non hanno chiuso
con lamore. E lamore non ha chiuso con loro. Non sar pi come la prima volta, ma sotto certi aspetti
sar meglio.
Io non potr mai avere questa consolazione. Ecco perch mi aggrappo con tanta forza. Ecco
perch per me  cos difficile.
Potrebbe esserci un modo le dico. Ma non voglio. Non ne sarei mai capace.
Omicidio. Se dovessi decidermi, sarebbe come commettere un omicidio. E nessun amore
potrebbe mai controbilanciare un atto del genere.
Rhiannon si ritrae. Si alza. Si volta.
Non puoi! urla. Non puoi piombare cos allimprovviso, portarmi qui, darmi tutto questo, e
poi dirmi che non pu funzionare.  crudele, A. Crudele.
Lo so dico. Ecco perch  un primo appuntamento. Ecco perch questa  la prima volta.
Come puoi dire una cosa simile? Come puoi cancellare tutto quello che c stato tra di noi?
Mi alzo. Mi avvicino. La cingo con le braccia. Allinizio si oppone, vorrebbe sottrarsi, poi cede.
 un bravo ragazzo le dico, e la mia voce si rompe in sussurri. Non vorrei, ma devo farlo.
Anzi, potrebbe anche essere un ragazzo impareggiabile. E oggi  il vostro primo appuntamento.
Ricorder di essere stato alla libreria. Ricorder la prima volta che ti ha visto, e come si  sentito
attratto da te; non solo perch sei bella, ma perch ha saputo riconoscere la tua forza. Ha saputo vedere
quanto tu voglia essere parte del mondo. Ricorder di aver parlato con te e di quanto sia stato facile,
coinvolgente. Non voleva che finisse l, e difatti ti ha chiesto se ti andava di fare qualcosa insieme.
Ricorder il supermercato, le storie nelle corsie, la prima volta che ti ha portato in camera sua: non
mancher nulla, e non dovr cambiare una virgola. Il battito del suo cuore sar quello del mio. Lo
stesso. So che ti capir. Avete lo stesso cuore.
Ma che ne sar di te? chiede Rhiannon. Anche la sua voce sincrina.
Troverai in lui le stesse cose che hai trovato in me le dico. Senza complicazioni.
Non posso passare dalluno allaltro cos.
Lo so. Ecco perch dovr guadagnarselo giorno per giorno. Dovr dimostrarsi degno di te. E
se non ci riuscir, sar tutto finito. Ma credo che si comporter bene.
Perch lo fai?
Perch devo andare, Rhiannon. Per davvero stavolta. Molto lontano. Ci sono delle cose che
devo scoprire. E non posso continuare a invadere la tua vita. Meriti qualcosa di pi.
Perci questo  un addio.
Da un certo punto di vista  un addio. Da un altro  solo un ciao.
Voglio che Alexander ricordi qual  la sensazione di tenerla fra le braccia. Voglio che ricordi
qual  la sensazione di condividere il mondo con lei. Voglio che, nel profondo, ricordi quanto la amo. E
voglio che impari ad amarla a modo suo, senza che nulla abbia pi a che fare con me.
Non ho potuto fare a meno di chiederlo a Poole. Volevo sapere se  davvero possibile, e se
avrebbe potuto insegnarmelo.
Ha detto che pu. Ha promesso che lavoreremo insieme.
Non unesitazione. Un avvertimento. Un accenno alle vite che potremmo distruggere.
Ecco quandho capito che dovevo scappare.
Rhiannon mi abbraccia. Mi stringe talmente forte da non lasciare spazio al pensiero della
separazione.
Ti amo le dico. Come non ho mai amato nessuno.
Non fai che ripeterlo dice. Eppure non capisci che per me  lo stesso. Neanche io ho mai
amato qualcuno cos.
Ma lo farai dico. Lo farai ancora.
Guardando con attenzione al centro delluniverso, non si vede altro che un gelido vuoto. In
ultima istanza luniverso non si preoccupa di noi. E neppure il tempo.
Ecco perch dobbiamo prenderci cura luno dellaltro.
I minuti corrono. La mezzanotte si avvicina.
Voglio addormentarmi accanto a te sussurro.
 il mio ultimo desiderio.
Lei annuisce,  daccordo.
Scendiamo dalla casa sullalbero, corriamo nella notte per ritrovare la luce della cucina, la
musica che ci eravamo lasciati alle spalle. 23:13. 23:14. Andiamo in camera da letto, ci togliamo le
scarpe. 23:15. 23:16. Lei sinfila sotto le coperte, io spengo la luce. La raggiungo.
Mi sdraio di schiena e Rhiannon mi si accoccola vicino. Ricordo una spiaggia, loceano.
C tanto da dire, ma parlare non avrebbe senso. Sappiamo gi quanto c da sapere.
Rhiannon si spinge fino alla mia guancia, mi fa voltare la testa. Mi bacia. Ci baciamo minuto
dopo minuto dopo minuto.
Voglio che te ne ricordi domani mi dice.
Poi riprendiamo a respirare. Ci rimettiamo sdraiati. Il sonno si avvicina.
Ricorder tutto le dico.
Anchio mi promette.
Non avr mai una sua fotografia da portare in tasca. N una lettera scritta di suo pugno, o un
taccuino con degli schizzi dei momenti che abbiamo vissuto insieme. Non avremo mai un nostro
appartamento in una grande citt. Non potr mai sapere se ascolteremo la stessa canzone nello stesso
istante. Non invecchieremo insieme. Non sar io la persona che chiamer quando si trover nei guai.
Non sar lei la persona che chiamer quando avr delle storie da raccontare. Non potr mai tenere con
me qualcosa che mi ha regalato lei.
La guardo addormentarsi accanto a me. La guardo respirare. La guardo mentre i sogni
simpossessano di lei.
Questo ricordo.
Ho soltanto questo.
Avr soltanto questo.
Anche Alexander se ne ricorder. Lo sentir. Sapr che si  trattato di un pomeriggio perfetto.
Di una serata perfetta.
Si risveglier accanto a lei, e si sentir fortunato.
Il tempo corre. Luniverso si espande. Prendo il post-it col disegno del cuore e lo sposto dal mio
al suo. Lo osservo.
Poi chiudo gli occhi. Le dico addio. Mi addormento.
...
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...
Giorno 6034.
...
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...
Mi sveglio a due ore di distanza, nel corpo di una ragazza che si chiama Katie.
Katie non lo sa, ma oggi andr molto lontano. Mander allaria la sua quotidianit, sar una brusca svolta nel tracciato della sua vita. Ma Katie ha dalla sua il lusso del tempo, potr aspettare che le cose si calmino. Tra molti anni, questo giorno non sembrer che una leggera, quasi invisibile aberrazione.
Per me invece sar una rivoluzione. Linizio di un presente che contiene in s sia il passato che il futuro.
Per la prima volta nella mia vita mi metto a correre.
...
.
...
FINE.
...
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Ringraziamenti.
...
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...
Molti dei romanzi che ho scritto avevano un inizio ben preciso  una scintilla, quellidea
originaria che poi si tramuta in una storia. Di solito me ne ricordo. Ammetto per che, nel caso di
questo libro, non  cos. Tuttavia ricordo tre momenti decisivi che mi hanno poi convinto a scrivere. Il
primo  stato una conversazione con John Green durante un mio tour promozionale. Il secondo  stato
una conversazione con Suzanne Collins durante un suo tour promozionale. E il terzo  stato un
pomeriggio a casa di Billy Merrel, quando gli lessi il primo capitolo (o quanto ne avevo scritto
allepoca) e prestai molta attenzione alla sua reazione. Perci vorrei ringraziare tutti e tre per aver
alimentato il mio fuoco. E vorrei ringraziare luomo che mi ha guidato e John, per aver mantenuto la
promessa di non rubarmi lidea e pubblicarla per primo.
Come sempre devo ringraziare la mia famiglia e gli amici. I miei genitori. Adam, Jen, Paige,
Matthew e Hailey. Le mie zie, gli zii, i cugini e i nonni. I miei amici autori. Gli amici della Scholastic.
Gli amici di scuola. Gli amici librai. Gli amici di Facebook. I miei migliori amici. E tutti gli amici che
hanno preso posto di fronte a me per scrivere i loro libri mentre io lavoravo al mio (Eliot, Chris, Daniel,
Marie, Donna, Nathalie). E quel solo amico che dipingeva mentre io scrivevo (Nathan).
Un ringraziamento sincero al mio intrepido agente, Bill Clegg, e anche alleccezionale gruppo
della WMEE, inclusi Alicia Gordon, Shaun Dolan e Lauren Bonner. Un ringraziamento anche alla mia
fantastica casa editrice, la Random House: lufficio diritti e marketing, il comparto editoriale e lufficio
grafico. (Mi permetto un ringraziamento particolare a Adrienne Waintraub, Tracy Lerner e Lisa Nadel,
per il decennio di cene e di sessioni di autografi, e allocchio attento di Jeremy Medina, e alla
lungimirante pianificazione di Elizabeth Zajac). Grazie anche alla Egmont nel Regno Unito, alla Text
in Australia, e a tutte le altre case editrici internazionali che hanno pubblicato questo libro.
Infine, ringrazio da qui alleternit Nancy Hinkel, la mia editor. Adoro quando metto le ruote, e
tu sali a bordo per farti un giro.
...
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...
FINE.